Non devi essere certo di ciò che accadrà per fidarti di te. Devi permetterti abbastanza fiducia da compiere il passo successivo e vedere che cosa sai fare.
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
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MONOGRAFIE
7. La via indicata da Elias non è per diventare ma per essere
☉Fonti del capitolo presente [Sessioni indicate nel testo]
Capitolo 5
Fidarsi di sé non significa sapere in anticipo che cosa accadrà.
In una sessione dedicata proprio alla fiducia in sé, una persona gli descrive la difficoltà di affidarsi a un modo nuovo di usare le proprie capacità perché non può sapere anticipatamente se funzionerà. Elias individua esattamente il problema: nella sua percezione la fiducia non è «solida», non è un assoluto e soprattutto non offre una garanzia. È proprio questa mancanza di garanzia a generare scetticismo.
La fiducia, quindi, non è la certezza del risultato. È la disponibilità a muoversi senza aver bisogno di quella certezza.
Fidati della tua capacità di muoverti, non della garanzia di un risultato.
Non devi conoscere in anticipo dove arriverai
La differenza è particolarmente evidente quando scegli una direzione nuova. Se aspetti di sapere esattamente dove porterà, quali conseguenze produrrà e se avrà successo, ciò che stai cercando non è propriamente fiducia: stai cercando una previsione abbastanza sicura da eliminare l’incertezza.
Ma una direzione può essere riconosciuta senza conoscerne già l’esito.
Parlando dell’immagine religiosa di Mosè che si muove senza sapere precisamente dove andare, Elias sposta l’origine della guida dall’esterno all’individuo. Non descrive un percorso già conosciuto in tutti i suoi dettagli, ma un riconoscimento della direzione, accompagnato dalla fiducia necessaria per compiere le scelte successive.
Questo introduce una distinzione importante:
fidarsi della propria direzione
non significa
conoscere anticipatamente tutta la strada.
Posso riconoscere che desidero avviare un’attività, lasciare una situazione, sviluppare una capacità, iniziare una relazione o esplorare qualcosa di nuovo senza sapere già quale forma assumerà quell’esperienza fra sei mesi.
La fiducia riguarda la mia possibilità di partecipare al movimento mentre si sviluppa.
Non la disponibilità di una mappa completa prima di partire.
Il sé di cui fidarti sei tu
Anche l’espressione «fidarsi di sé» può però essere deformata. Si può smettere di affidarsi a un Dio esterno e trasferire la stessa funzione a un «sé superiore», all’Essenza, a una guida o a qualche parte più sapiente di noi che dovrebbe conoscere il piano e indicare la strada.
Per Elias, questo mantiene la separazione. In una sessione particolarmente esplicita osserva che la metafisica può sostituire Dio con l’Essenza concepita come un’entità distinta dal focus: una sorta di nuovo Dio che conosce il «bene superiore» dell’individuo e dirige ciò che gli accade. Elias respinge questa distinzione e riporta l’attenzione al sé concreto, al focus fisico che l’individuo riconosce come sé stesso.
Altrove è ancora più netto: ciò che viene chiamato «sé superiore» non è in realtà un sé superiore; è il sé stesso, del quale nel focus fisico non vengono riconosciuti tutti gli aspetti.
Fidarti di te, allora, non significa aspettare istruzioni da una parte più elevata di te.
Significa riconoscere che intuizioni, impressioni, impulsi e altre comunicazioni che puoi attribuire a un’entità esterna sono comunque informazioni che tu presenti a te stesso.
La questione diventa quindi molto più vicina:
ascolto ciò che mi comunico e mi permetto di agire sulla base di quella informazione?
La fiducia si costruisce attraverso l’esperienza
Questo non significa che dovresti improvvisamente fidarti perfettamente di ogni tua capacità. Elias afferma esplicitamente che la fiducia è qualcosa che si costruisce. Non è necessario possedere una fiducia completa prima di iniziare ad agire. Si continua nella propria direzione, si sperimenta, si osserva ciò che si riesce effettivamente a fare e così si offre a sé stessi un’evidenza concreta delle proprie capacità.
È un punto essenziale. Potremmo infatti pensare:
prima devo avere fiducia → poi potrò agire.
Ma spesso il movimento è anche inverso:
agisco → faccio esperienza della mia capacità → riconosco ciò che ho compiuto → la fiducia si rafforza.
Nella sessione 1438 Elias collega esplicitamente il movimento verso una maggiore fiducia alle esperienze reali nelle quali l’individuo si permette di fidarsi di sé. Sono quelle esperienze a rendere concreta la capacità e ad ampliare gradualmente sicurezza e libertà.
Per questo ciò che hai già compiuto è importante. Non come trofeo, ma come informazione. Quando dubiti di essere capace di fare qualcosa, puoi guardare a ciò che hai realmente fatto invece di costruire scenari su ciò che potrebbe andare male.
Elias suggerisce precisamente questo davanti alla domanda «e se…?»:
distinguere ciò che nasce da un’esperienza reale da ciò che è soltanto anticipazione e richiamare l’attenzione su ciò che si è già realizzato.
Il riconoscimento dei propri risultati rafforza capacità, fiducia e sicurezza; la continua anticipazione, invece, può eroderle e alimentare nuovamente il dubbio.
Convalidarti non significa dimostrare continuamente di essere capace
Qui compare una distinzione sottile. L’esperienza può convalidare una capacità. Ma cercare continuamente di mettere alla prova quella capacità può produrre l’effetto opposto.
Nella sessione 1779 la persona descrive un metodo abituale: ricontrollare, ripetere, verificare continuamente ciò che ha appreso per essere certa di saperlo. Quando comincia a sperimentare una modalità più spontanea, la difficoltà non consiste nell’assenza di capacità, ma nel fatto che non possiede una garanzia che fidarsi funzionerà.
Elias suggerisce allora di sperimentare, distinguendo esplicitamente l’esperimento dal mettersi alla prova: l’esperienza può convalidare la propria capacità senza trasformarsi in un esame continuo di sé.
La differenza può sembrare minima:
«Vediamo che cosa riesco a fare.»
e
«Devo verificare ancora una volta se sono davvero capace.»
Ma l’energia delle due posizioni è molto diversa. Nel primo caso esplori. Nel secondo parti già dal sospetto di non poterti fidare.
Elias invita la stessa persona a riconoscere ciò che ha già sperimentato e convalidato, invece di svalutarlo perché avvenuto in situazioni considerate meno importanti. Continuare a confrontare una prova «piccola» con una sfida «grande» le consente infatti di mantenere aperta la domanda: sì, ci sono riuscita lì, ma riuscirò quando conterà davvero?
È così che una prova può smettere di convalidare e trasformarsi in un nuovo test.
Il dubbio non dimostra che la direzione sia sbagliata
Quando compare il dubbio, siamo spesso tentati di interpretarlo come un avvertimento:
«Forse questa non è la strada giusta.» Ma il dubbio può avere altre origini.
Nella sessione 644 una donna sta per realizzare un progetto desiderato da anni e comincia a domandarsi se sia davvero la scelta corretta e se funzionerà. Elias non interpreta il dubbio come prova che la direzione sia sbagliata. Lo collega invece alla Duplicità e alla mancanza di fiducia nelle proprie capacità.
Questo non significa che ogni dubbio debba essere ignorato. Significa che il dubbio non possiede automaticamente autorità.
Può segnalare una contraddizione reale, ma può anche sorgere perché ciò che stai facendo è nuovo, perché non possiedi ancora esperienza sufficiente, perché anticipi il risultato o perché la tua capacità non è ancora familiare.
La sessione 1779 lo mostra in modo particolarmente chiaro: il nuovo modo di agire genera dubbio proprio perché è non familiare e non garantito. Elias non suggerisce di prendere il dubbio come verdetto, ma di ampliare progressivamente l’esperienza sulla quale la fiducia può poggiare.
Perciò, quando dubiti, la domanda non deve essere immediatamente:
«Questo significa che sto sbagliando direzione?»
Puoi chiederti prima:
«Di che cosa sto dubitando?»
Della direzione?
Della mia capacità?
Dell’esito?
Del fatto che gli altri collaboreranno?
Del fatto che non possiedo ancora una prova?
Sono domande molto diverse.
Il risultato non è la misura della fiducia
Un altro modo in cui cerchiamo sicurezza consiste nel fissarci sull’esito.
Se vendo l’attività, allora mi sono fidato correttamente. Se il progetto riesce, la direzione era giusta. Se ottengo ciò che volevo, posso finalmente fidarmi.
Ma in questo modo il risultato diventa la convalida retroattiva della fiducia.
Nella sessione 1438 Elias richiama più volte l’attenzione dalla meta al processo. Una persona interpreta una possibilità che non si è concretizzata come prova che qualcosa sia andato storto; Elias le fa notare, invece, ciò che l’esperienza le ha già mostrato sulle proprie capacità e sulla rapidità con cui può generare movimento. Il punto che lei perde di vista è proprio il processo, perché concentra l’attenzione sul risultato finale.
La fiducia non richiede quindi di controllare l’esito. Richiede di partecipare a ciò che stai facendo.
Puoi desiderare un risultato. Puoi preferirlo e dirigerti verso di esso. Ma se la tua capacità di muoverti dipende dalla garanzia che quel risultato si manifesterà grossomodo come previsto, l’attenzione non è più sulla tua capacità: è sul tentativo di eliminare l’incertezza.
Il sostegno degli altri può aiutarti senza sostituirti
Fidarsi di sé non significa neppure rifiutare ogni aiuto. Elias offre un’immagine molto chiara nella sessione 1438. La presenza della sua energia funziona inizialmente per la persona come una sorta di rete di sicurezza: sentendosi sostenuta, si permette di fidarsi maggiormente delle proprie impressioni. Elias non presenta questo sostegno come un errore. Lo paragona a un bambino che impara a nuotare mentre un genitore lo sostiene da sotto.
Il problema sorgerebbe se il bambino concludesse: «Posso nuotare soltanto quando qualcuno mi sostiene.»
Il movimento naturale è invece che, attraverso l’esperienza, il sostegno diventi sempre meno necessario come condizione della fiducia. Elias distingue infatti esplicitamente la relazione di sostegno dall’essere dipendenti da quel sostegno.
Questa distinzione vale anche per la convalida esterna. Nel 2025 Julie riconosce di voler ricevere la conferma di Elias prima di permettersi di insegnare ciò che ha scoperto attraverso la propria esperienza. Elias non svaluta il desiderio di convalida — dice che non c’è nulla di sbagliato — ma le ricorda che possiede una propria interpretazione e soprattutto esperienze che hanno avuto successo per lei. Queste hanno già valore.
Puoi quindi chiedere consiglio.
Puoi confrontarti.
Puoi ricevere sostegno.
Puoi persino trovare rassicurante che qualcuno confermi ciò che hai riconosciuto.
La differenza è fra:
«questa conferma mi sostiene»
e
«senza questa conferma non mi permetto di fidarmi di ciò che so».
La fiducia non precede sempre il primo passo
Questo ci riporta al punto essenziale. Non devi attendere di sentirti completamente sicuro. Elias dice esplicitamente che non è una questione di bianco o nero: prima devo avere fiducia, poi riuscirò. Esistono gradi e variazioni, e la fiducia viene costruita attraverso il movimento stesso.
- Puoi dunque iniziare con una fiducia incompleta.Puoi avere contemporaneamente desiderio e dubbio.
- Puoi avanzare senza sapere esattamente dove arriverai.
- L’esperienza di ciò che riesci effettivamente a fare può offrirti nuova convalida.
Il movimento diventa allora:
riconosco una direzione → scelgo di sperimentarla → faccio esperienza delle mie capacità → riconosco ciò che ho compiuto → la fiducia si amplia.
Non:
ottengo una garanzia → elimino ogni dubbio → finalmente agisco.
La seconda sequenza rischia di non iniziare mai. La prima, invece, permette alla fiducia di diventare esperienza.
Non devi essere certo di ciò che accadrà per fidarti di te. Devi permetterti abbastanza fiducia da compiere il passo successivo e vedere che cosa sai fare.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org