Ciò che il corpus di Elias non permette di stabilire sul Cristo [+10]

Se molte idee e storie attribuite a Gesù sono costruzioni collettive, possiamo isolare un nucleo che appartenga al Gesù storico?

La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.

MONOGRAFIE
6. Il Cristo e il cristianesimo secondo Elias
☉Fonti del capitolo presente: a fondo pagina
Capitolo 10

Una ricostruzione critica non si misura soltanto da ciò che riesce ad affermare. Si misura anche dalla precisione con cui distingue ciò che il corpus stabilisce da ciò che lascia incompleto, ambiguo o contraddittorio.

Nei capitoli precedenti abbiamo raggiunto alcuni punti sufficientemente solidi. Secondo Elias, il Christ entity è un simbolo, un figurehead e un focal point of a movement of energy; Gesù è un focus individuale dell’Essenza; Giovanni Battista, Gesù e Paolo/Saulo sono tre manifestazioni della stessa Essenza nello stesso quadro temporale; una parte molto ampia della figura religiosa del Cristo viene costruita collettivamente; il linguaggio religioso può essere ritradotto in differenti time frameworks; la seconda venuta non implica il ritorno personale di Gesù; il dossier storico, infine, contiene versioni incompatibili sulla crocifissione e sulla biografia di Gesù.

Ma proprio la quantità di materiale acquisito rende più importante non oltrepassarne i limiti. Restano almeno alcune domande alle quali il corpus, allo stato delle fonti verificate, non consente una risposta univoca. Questo capitolo non cerca quindi nuove soluzioni. Stabilisce il confine oltre il quale, per ora, comincerebbe la nostra interpretazione.


Il primo problema era già emerso nel Capitolo 3. La Sessione 298 stabilisce con chiarezza il dato:
“All three of these manifestations are manifestations of one essence.”
Tutte e tre queste manifestazioni sono espressioni di un’unica essenza.
Giovanni Battista, Gesù e Paolo/Saulo sono tre manifestazioni di una sola Essenza.

La Sessione 140 precisa che i tre focus sono manifestati nello stesso periodo; la 150 li mette in relazione con il movimento cristiano come mass event.

Ciò che rimane meno stabile è il perché del numero tre. La fonte più esplicita è la Sessione 38, molto antica. Elias vi afferma che:
“the task for this new focus was also too large for one physical focus”
Il compito per questo nuovo obiettivo era troppo vasto per un singolo obiettivo fisico.

E prosegue dicendo che l’Essenza si espresse simultaneamente attraverso tre incarnazioni o aspetti di personalità. Se considerassimo soltanto questa sessione, potremmo concludere: il compito richiedeva necessariamente tre focus. Ma le fonti successive rendono questa conclusione troppo forte.

Nella 254, alla domanda se Gesù fosse più connesso all’Essenza rispetto agli altri individui, Elias risponde: “No.”
Aggiunge che Gesù esprimeva una maggiore subjective awareness e quindi una maggiore objective awareness rispetto a molti individui, ma senza possedere una capacità maggiore.

La 530, inoltre, normalizza la manifestazione multipla dell’Essenza. Una Essenza può esprimersi attraverso più focus; il numero delle manifestazioni non è ciò che possiede l’importanza fondamentale. L’importanza è attribuita al movimento che viene simbolizzato.

Perciò possiamo acquisire:
ci furono tre manifestazioni simultanee.

Non possiamo invece acquisire con la stessa forza:
dovevano necessariamente essere tre perché un singolo focus non avrebbe potuto sostenere il compito.

La 38 offre questa spiegazione localmente; il corpus più tardo non la stabilizza come principio generale.


Questa è forse la distinzione terminologica più importante dell’intera monografia.
La Sessione 382 identifica direttamente l’Essenza del focus Gesù:
“Essence name held by the focus of Jesus, Telleth.”
Il nome dell’Essenza custodito dal punto focale di Gesù, Telleth.

La 298 afferma che Giovanni Battista, Gesù e Paolo/Saulo sono manifestazioni della stessa Essenza. Da queste fonti possiamo quindi ricostruire con forte sicurezza:

Telleth
→ Essenza del focus Gesù
→ stessa Essenza delle tre manifestazioni.

La 530, però, definisce il Christ entity in termini differenti.
Il Christ entity è:
“a symbol”
“a figurehead”
“a focal point of a movement of energy.”

Elias aggiunge che una Essenza può manifestarsi in più individui nell’espressione di quel simbolo. Questo stabilisce una relazione molto stretta fra:

Essenza
manifestazioni
simbolo
movimento

ma non stabilisce automaticamente un’identità semplice: Telleth = Christ entity.

Anzi, la formulazione della 530 invita a mantenere distinti i livelli.
Telleth designa l’Essenza.

Christ entity designa, nella formulazione più esplicita disponibile, il simbolo/focal point attraverso cui un movimento di energia viene reso riconoscibile.

Potremmo forse dire che Telleth è l’Essenza che si esprime fisicamente nel contesto del simbolo del Cristo. Questo è fortemente sostenuto dalla struttura delle fonti.

Ma non possiamo trasformarlo senza residuo in: «Christ entity è il nome religioso dell’Essenza Telleth.» Il corpus verificato non ci offre una frase diretta che consenta questa equivalenza.


La Sessione 1879 offre una risposta radicale ma incompleta. Alla domanda su quanto di ciò che viene raccontato sia stato realmente vissuto dall’individuo storico, Elias risponde: “Very little.”

La 1476 converge con questa affermazione: molte idee, filosofie ed esperienze attribuite a Gesù sarebbero state generate collettivamente e successivamente concentrate su un singolo individuo.

La 301 amplia il meccanismo: alcuni eventi possono essere realmente accaduti, ma non necessariamente attraverso la persona alla quale vengono poi attribuiti.

La 306 aggiunge che alcuni racconti funzionano come presentments of concepts e che determinati individui diventano designated symbols or carriers (vettori) of the symbols.

Il principio generale è quindi sufficientemente chiaro:
la figura religiosa di Gesù contiene molto più dell’esperienza biografica del singolo individuo storico.

Ciò che il corpus non fornisce è una catalogazione. Non sappiamo, episodio per episodio:

  • quali detti appartengano effettivamente al Gesù storico;
  • quali esperienze siano state vissute da altri individui;
  • quali racconti siano stories;
  • quali siano interpretazioni;
  • quali eventi siano stati actualized dalla percezione collettiva;
  • quali formulazioni siano successive traduzioni culturali di un contenuto precedente.

Il lavoro sulle Beatitudini non risolve questa domanda. Quando Elias le ritraduce nel linguaggio dello Shift, sta mostrando come un contenuto possa essere reinterpretato in un differente time framework. Non sta fornendo una certificazione filologica secondo cui ogni Beatitudine fu pronunciata letteralmente dal Gesù storico nella forma conservata dal testo evangelico.

Perciò: “very little” stabilisce un limite quantitativo generale, non una mappa dell’autenticità.


Il Capitolo 9 ha mostrato che il corpus conserva almeno due configurazioni incompatibili:

1931: Gesù viene crocifisso e muore sulla croce.

201603051: Maria e Giuseppe non ritengono che sia stato crocifisso il loro figlio; poco dopo viene confermata una ricapitolazione nella quale Gesù parte dopo la crocifissione.

All’interno della sessione del 2016 Judy usa l’espressione: “the other Jesus was crucified.” Ma questa formulazione appartiene a Judy.

Elias conferma direttamente che Maria e Giuseppe non pensavano fosse stato crocifisso il loro figlio; non pronuncia però, in quel passaggio, una dichiarazione autonoma che identifichi chi sarebbe stato crocifisso.

Una sessione successiva, la 201803052, contiene la domanda:
“Was I the Essene crucified in place of Jesus?”

La risposta è soltanto:
“Observing.”

Non possiamo trasformare Observing in un «Yes».
Quindi, anche assumendo soltanto per descrizione interna la versione nella quale Gesù sopravvive, resta aperta una domanda elementare: chi viene crocifisso?

Il corpus verificato non lo stabilisce. Non sappiamo se l’espressione “the other Jesus” indichi:

  • un altro individuo realmente chiamato Gesù;
  • un modo colloquiale di Judy per riferirsi al sostituto;
  • un Esseno;
  • oppure un’altra configurazione non ancora documentata.

Qualunque scelta sarebbe editoriale.


Qui il limite delle fonti è ancora più netto. Abbiamo materiale abbondante sulla costruzione collettiva della figura religiosa.
Abbiamo materiale sul fatto che eventi, idee, filosofie ed esperienze di individui differenti possano essere concentrati su determinate figure.
Abbiamo anche materiale sul carattere culturalmente tradotto di alcuni contenuti religiosi.
Ma tutto questo non equivale automaticamente a una teoria della composizione materiale dei Vangeli.

La Sessione 364 offre una dichiarazione diretta sulla composizione del Vangelo di Matteo. Secondo Elias, il testo non sarebbe opera di un singolo autore: sarebbe stato prodotto in frammenti da più individui, attraverso idee e concetti collettivi, e successivamente assemblato e attribuito a una sola figura. Elias aggiunge inoltre che il testo ha subito molte modificazioni e rifiuta l’idea di una “versione finale” definitivamente chiusa.

Di conseguenza non possiamo affermare, sulla base del corpus verificato:

  • «Elias dice che il Vangelo di Matteo fu scritto da un gruppo preciso di individui.» né:
  • «Elias offre una teoria completa della formazione dei quattro Vangeli.» né ancora:
  • «la costruzione collettiva della Christ story coincide con il processo storico di redazione evangelica.»

Sono livelli differenti.
La costruzione collettiva della figura religiosa è fortemente documentata.
La storia testuale dei Vangeli secondo Elias non lo è ancora.

Questo limite è importante perché impedisce di trasformare un principio generale sulla percezione e sull’attribuzione collettiva in una ricostruzione storica dettagliata dei testi.


La domanda precedente ne apre un’altra. Se molte idee e storie attribuite a Gesù sono costruzioni collettive, possiamo isolare un nucleo che appartenga al Gesù storico?
Le fonti consentono di dire qualcosa, ma non abbastanza per costruire un «vangelo originario» secondo Elias.

La 201603051 conferma che le idee presenti nella Christ story non erano nuove nemmeno nel tempo di Gesù:
“that information was not new then, it is not new now”
Quell’informazione non era nuova allora, e non lo è nemmeno adesso.

E aggiunge che quell’informazione è stata tradotta in molte forme a seconda del tempo e della cultura. Questo passaggio modifica profondamente la domanda.
Il problema non è più soltanto: «Quali parole inventò Gesù?»

Elias sembra infatti collocare il contenuto in una corrente più ampia, precedente e successiva alla persona storica. Ma questo non ci permette di identificare con precisione:

  • quali insegnamenti il Gesù storico pronunciò;
  • quali ricevette da tradizioni precedenti;
  • quali gli furono attribuiti dopo;
  • quali furono riformulati dai gruppi che costruirono la Christ story.

Anche qui la monografia deve resistere a una tentazione: creare retroattivamente un «Gesù autentico secondo Elias» sottraendo dal testo evangelico ciò che appare più compatibile con il resto dell’insegnamento di Elias. Sarebbe una nostra selezione.


Questa non è soltanto una domanda sul Cristo. È una domanda sul metodo con cui leggiamo l’intero corpus. La Sessione 38 appartiene alla fase iniziale dell’energy exchange e presenta formulazioni molto forti:

  • il compito troppo ampio per un singolo focus;
  • Gesù come aspetto “most connected with essence” nella consegna del messaggio;
  • una struttura di course, deviazione e necessità della seconda venuta.

Le sessioni più tarde modificano alcuni elementi del quadro.

La 254 nega che Gesù fosse più connesso all’Essenza degli altri individui.
La 298 riformula radicalmente la seconda venuta: il focus coinvolto è Paolo, ma nessun focus ritorna.
La 530 normalizza la manifestazione multipla e sposta l’importanza dalla quantità delle manifestazioni al movimento di energia simbolizzato.

Che cosa dobbiamo concludere? Non possiamo semplicemente cancellare la 38. Fa parte del corpus e contiene la spiegazione più esplicita del «perché tre». Ma non possiamo neppure utilizzarla come se le formulazioni successive non esistessero. La soluzione metodologica più rigorosa è quella adottata in questa monografia:

conservare la formulazione antica come circoscritta, documentarne la tensione con le fonti successive e non trasformarla in principio sistematico quando il corpus più tardo non la stabilizza.

Questo non significa assumere una regola automatica: tardi = vero; antico = errore. Significa soltanto che una ricostruzione dell’insegnamento complessivo deve considerare la storia interna delle formulazioni e attribuire particolare peso alle definizioni più esplicite e meglio convergenti.


Dopo un capitolo costruito quasi interamente sui limiti, potrebbe sembrare che la ricostruzione precedente diventi incerta nel suo complesso. Non è così. Le questioni aperte sono precisamente delimitate.

Non sappiamo perché proprio tre, ma sappiamo che Elias identifica Giovanni, Gesù e Paolo come tre manifestazioni di una sola Essenza.

Non sappiamo se Telleth = Christ entity, ma sappiamo che Telleth è l’Essenza del focus Gesù e che il Christ entity viene definito simbolo/focal point di un movimento.

Non sappiamo quali singoli episodi evangelici appartengano al Gesù storico, ma sappiamo che Elias considera molte attribuzioni collettivamente costruite.

Non sappiamo chi venga crocifisso nella versione del 2016, ma sappiamo che quella versione è incompatibile con la morte sulla croce affermata nella 1931.

Non possediamo una teoria verificata della redazione dei Vangeli, ma possediamo una teoria corpus-based della costruzione collettiva della figura religiosa.

Non sappiamo ricostruire integralmente un insegnamento originario di Gesù, ma sappiamo che Elias considera il contenuto della Christ story precedente alla sua formulazione cristiana e suscettibile di nuove traduzioni culturali.

Le lacune non distruggono la struttura. Ne definiscono i bordi.


Il contributo di questo capitolo non è un’altra definizione del Cristo.
È una regola epistemica: una proposizione non diventa più vera nel corpus soltanto perché completa elegantemente la nostra ricostruzione.

Questa regola è particolarmente importante in un tema come questo, dove il linguaggio religioso tende spontaneamente a produrre equivalenze:

  • Gesù = Cristo;
  • Cristo = Telleth;
  • Telleth = intera Essenza;
  • tre focus = tre parti di un’unica persona;
  • seconda venuta = ritorno di Gesù;
  • Rose = nuovo Cristo;
  • Christ story = biografia storica;
  • contenuto religioso = parole letteralmente pronunciate da Gesù.

La ricerca ha mostrato che quasi tutte queste equivalenze richiedono di essere spezzate. Il corpus lavora attraverso relazioni più complesse:

individuo
Essenza
focus multipli
simbolo
costruzione collettiva
movimento di energia
traduzione culturale

sono connessi, ma non intercambiabili. E proprio questa distinzione permette ora di avvicinarsi alla conclusione.


Le fonti portanti del capitolo sono soprattutto le Sessioni 38, 254, 298, 382, 530, 1476, 1879, 301, 306, 201603051 e 201803052.

La 38 viene mantenuta come fonte antica per la spiegazione del numero tre, ma non elevata a legge ontologica alla luce delle tensioni con 254 e 530.

La 382 identifica direttamente Telleth come Essenza del focus Gesù; la 530 definisce invece il Christ entity come simbolo, figurehead e focal point di un movimento di energia. Nessuna fonte verificata autorizza ancora l’equazione semplice Telleth = Christ entity.

La 1879, insieme a 1476, 301 e 306, stabilisce che una parte molto ampia della figura e delle esperienze attribuite a Gesù è costruita collettivamente, ma non offre una catalogazione episodio per episodio.

La 201603051 introduce nuovamente una configurazione nella quale Gesù è vivo dopo la crocifissione, ma l’espressione “the other Jesus was crucified” appartiene all’interlocutrice. La 201803052 non identifica l’eventuale sostituto, perché alla proposta dell’Esseno Elias risponde soltanto “Observing”.

Le Sessioni 331 e 364 restano, nel dossier attuale, riferimenti da verificare prima di costruire una teoria corpus-based della redazione evangelica. Non vengono quindi utilizzate qui come fonti sostanziali.


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

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