Nel corpus di Elias la multidimensionalità non costituisce il privilegio metafisico del Cristo: è una caratteristica generale dell’Essenza.
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
6. Il Cristo e il cristianesimo secondo Elias
☉Fonti del capitolo presente [Sessione: 530]
Capitolo 1
Quando nel linguaggio religioso occidentale si usa la parola Cristo, il riferimento tende quasi automaticamente a coincidere con Gesù: un individuo storico al quale viene attribuita un’identità religiosa e metafisica particolare. Nel corpus di Elias questa identificazione non può essere assunta come punto di partenza.
La Sessione 530 introduce infatti una distinzione decisiva. Elias non comincia chiedendosi quale individuo sia il Cristo, ma che cosa venga realmente designato con l’espressione Christ entity. La domanda cambia quindi livello: prima di stabilire quale rapporto vi sia fra Gesù, l’Essenza che lo manifesta e le altre figure connesse al movimento cristiano, occorre chiarire che cosa significhi, nel lessico di Elias, chiamare qualcosa «Cristo».
La formulazione che apre il passaggio centrale è esplicita:
“The Christ entity — what is the Christ entity?”
— Sessione 530
Elias osserva che il Christ entity viene facilmente trattato come se fosse una cosa determinata: un oggetto metafisico, una manifestazione o un’entità alla quale si possano attribuire proprietà definite nello stesso modo in cui si descrive un oggetto fisico. Ma è precisamente questa identificazione a essere messa in discussione. Il problema, secondo Elias, non è soltanto quale definizione attribuire al Cristo; è il fatto stesso di cercare di definirlo come una «cosa».
Il Cristo come simbolo e focal point
La risposta di Elias non presenta il Christ entity come un essere separato, né come il nome metafisico di un singolo individuo. Lo definisce attraverso una serie di termini funzionali:
“the Christ entity … is a symbol … a figurehead, a focal point of a movement of energy”
l’entità di Cristo … è un simbolo … una figura di riferimento, un punto focale di un movimento energetico — Sessione 530
I termini sono importanti e non sono perfettamente intercambiabili.
Symbol indica che il Cristo rende riconoscibile qualcosa che non si esaurisce nella sua forma visibile o personale.
Figurehead indica una figura nella quale un movimento può essere concentrato e riconosciuto.
Focal point esprime ancora più chiaramente questa funzione: un punto nel quale un movimento di energia diviene identificabile all’interno della realtà fisica.
Il Cristo, in questa formulazione, non coincide quindi semplicemente con il portatore del simbolo. Il simbolo rimanda a un movimento più ampio del singolo individuo attraverso il quale viene espresso.
È una distinzione essenziale per tutta la monografia: il focal point non è la totalità di ciò di cui costituisce il focal point.
Questa frase è una formulazione editoriale, non una citazione di Elias, ma ricostruisce direttamente la struttura della Sessione 530. Elias distingue infatti la manifestazione visibile dal movimento di energia che essa rende riconoscibile.
La manifestazione non esaurisce il movimento
Poco prima di definire il Christ entity, Elias insiste sul fatto che il numero delle manifestazioni non costituisce l’elemento fondamentale. Nel contesto della discussione afferma:
“The one or the nine or the ten thousand manifestations … are not what holds the importance.”
L’una, le nove o le diecimila manifestazioni… non sono ciò che ha importanza.
— Sessione 530
Ciò che mantiene l’importanza è il movement of energy e il principio che viene espresso attraverso la manifestazione. La manifestazione costituisce la simbolizzazione fisica di quel movimento; offre un’immagine, un punto di riconoscimento, una configurazione oggettivamente percepibile.
Questo passaggio impedisce di ridurre il Cristo a una questione numerica. Chiedere se il Cristo sia «uno» oppure «molti» è insufficiente se prima non si distingue fra il movimento e ciò che lo simbolizza. Per Elias, una manifestazione singola o una molteplicità di manifestazioni possono svolgere la funzione di rendere riconoscibile un movimento. Il numero dei focus non definisce, da solo, che cosa sia il Christ entity.
È proprio su questo punto che la Sessione 530 corregge una possibile lettura troppo semplice del materiale di Elias. Dire che «il Cristo è costituito da tre persone» sarebbe ancora una volta trasformare il Cristo in una cosa delimitabile, soltanto più complessa di un individuo singolo. La 530 orienta invece verso una distinzione più precisa: esiste un movimento, esiste il simbolo attraverso il quale quel movimento viene focalizzato, esiste una Essenza che partecipa alla sua espressione fisica, ed esistono i focus attraverso i quali tale espressione si manifesta. Questi livelli sono connessi, ma non devono essere sovrapposti.
Un termine interno ai sistemi di credenze
La 530 aggiunge un elemento ulteriore che impedisce di trasformare Christ entity in una categoria metafisica assoluta. Subito dopo la definizione del Cristo come simbolo e focal point, Elias osserva che molti dei termini utilizzati nella comunicazione sono offerti in rapporto ai sistemi di credenze già presenti negli individui. Quando Jo domanda se termini diversi possano essere utilizzati per indicare realtà che vengono espresse simbolicamente, Elias risponde:
“They are merely terms. They are offered in conjunction with the existing held belief systems…”
Sono semplicemente termini. Vengono offerti insieme ai sistemi di credenze esistenti…
— Sessione 530
Il termine costituisce quindi un punto d’accesso alla comprensione. Non è necessariamente la denominazione definitiva di una struttura ontologica separata.
Questo vale in modo particolare per un’espressione culturalmente carica come Christ entity. Elias utilizza un termine già presente nella cultura religiosa occidentale, ma ne ridefinisce la funzione. Il termine conserva la capacità di richiamare una figura riconoscibile, mentre il significato che gli viene attribuito si amplia: dalla figura singola al simbolo, dal simbolo al focal point, dal focal point al movimento di energia.
La ridefinizione non elimina il termine religioso; ne modifica la portata.
Nella stessa sessione Elias collega l’ampliamento delle definizioni all’ampliamento dell’awareness. Non si tratta quindi semplicemente di sostituire una parola con un’altra, ma di evitare che il termine venga irrigidito nella definizione precedente. La parola «Cristo» può continuare a essere usata, purché non venga automaticamente identificata con un oggetto metafisico separato o con una singola personalità.
Un’essenza manifesta il simbolo attraverso più focus
Solo dopo aver definito il Christ entity come simbolo e focal point Elias introduce esplicitamente il rapporto con l’Essenza:
“one essence is manifest within physical focuses in the expression of the symbol … of this Christ entity”
Un’unica essenza si manifesta all’interno dei centri (focus) fisici nell’espressione del simbolo… di questa entità cristica.
— Sessione 530
La formulazione va mantenuta con precisione. Elias non dice qui che l’Essenza è il Christ entity. Dice che un’Essenza si manifesta in focus fisici nell’espressione del simbolo del Christ entity, che è rappresentativo del movimento di energia.
Questa distinzione è sottile ma decisiva. Se l’Essenza fosse semplicemente sinonimo di Christ entity, i due termini potrebbero essere sostituiti senza perdita di significato. La 530 non autorizza questa equivalenza. La struttura espressa è invece:
movimento di energia → simbolo/focal point → espressione attraverso una Essenza → manifestazioni fisiche.
Questa sequenza non va intesa temporalmente, come se un movimento esistesse prima e poi producesse successivamente un simbolo e infine dei focus. Serve soltanto a distinguere funzioni che nel corpus vengono presentate nello stesso insieme di relazioni.
Per questa ragione non useremo come formula acquisita: «Telleth è il Christ entity.»
La relazione fra Telleth e i tre focus verrà documentata nei capitoli successivi, ma la Sessione 530 ci obbliga già a non identificare automaticamente l’Essenza/Telleth con il simbolo che essa contribuisce a esprimere.
La multidimensionalità non rende Gesù un’eccezione ontologica
Nella stessa risposta Elias amplia ulteriormente la questione. Afferma che l’espressione di Gesù è multidimensionale e che l’Essenza, in quel quadro temporale e in congiunzione con un movimento nella coscienza, si manifesta in più focus:
“Therefore, the expression of Jesus is also multidimensional…”
Pertanto anche l’espressione di Gesù è multidimensionale…
— Sessione 530
Ma immediatamente normalizza questa affermazione. Gli individui sono multidimensionali; le Essenze manifestano molteplici focus; questo non è presentato come qualcosa di raro o esclusivo. Elias sottolinea esplicitamente che tali manifestazioni multiple “are not unusual or uncommon” e, poco dopo, che non si tratta di amazing stories (storie incredibili) o di espressioni rare dell’Essenza.
La conseguenza è importante. La molteplicità legata alla figura di Gesù non deve essere utilizzata per ricostruire, sotto un’altra forma, l’eccezionalità religiosa tradizionale. Nel corpus di Elias la multidimensionalità non costituisce il privilegio metafisico del Cristo: è una caratteristica generale dell’Essenza.
Ciò che distingue il caso non è dunque la possibilità di manifestare più focus. È il modo in cui quella molteplicità viene coinvolta nell’espressione di un movimento collettivo e diventa un simbolo culturalmente riconoscibile.
Questo punto sarà essenziale quando verranno affrontati Giovanni Battista, Gesù e Paolo. Il fatto che siano presentati come manifestazioni della stessa Essenza non rende quella Essenza una specie diversa di Essenza, né rende i focus esseri ontologicamente superiori. Definisce invece una particolare configurazione attraverso la quale il movimento associato al Cristo viene espresso.
Il primo nodo della monografia
A questo punto possiamo formulare la prima acquisizione strutturale della monografia.
Secondo la Sessione 530, il Christ entity non designa anzitutto un individuo separato né può essere ridotto alla persona storica di Gesù. È un simbolo, un figurehead (riferimento), un focal point attraverso il quale viene resa riconoscibile l’espressione di un movimento di energia. Una Essenza partecipa a questa espressione attraverso più focus fisici, ma il corpus non autorizza a identificare senza distinzione il movimento, il simbolo, l’Essenza e i singoli focus.
Possiamo quindi rappresentare provvisoriamente la struttura in questo modo:
movimento di energia / movimento nella coscienza
→ Christ entity come simbolo e focal point
→ espressione attraverso una Essenza
→ manifestazioni fisiche
La freccia, ancora una volta, non indica successione temporale né causalità lineare. Serve esclusivamente a mantenere distinti i livelli che il linguaggio religioso tende invece a condensare nella parola «Cristo». Questo è il punto dal quale dovrà partire tutto ciò che segue.
Prima di chiedere che cosa abbia fatto Gesù, quali eventi gli siano realmente attribuibili, quale rapporto abbia avuto con Giovanni Battista e Paolo, o quale significato Elias assegni alla «seconda venuta», dobbiamo mantenere stabile questa distinzione iniziale.
Gesù è una manifestazione fisica.
L’Essenza non coincide con un singolo focus.
Il Christ entity è il simbolo/focal point di un movimento.
Il movimento non si esaurisce nella figura che lo rende riconoscibile.
Il capitolo successivo potrà quindi restringere l’attenzione al primo dei livelli che qui sono stati distinti: l’individuo Gesù come focus dell’Essenza, e la differenza fra il focus e l’Essenza che lo manifesta.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
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