Il punto più importante è che la funzione eccezionale attribuita alla figura di Gesù non produce, nel corpus, una superiorità ontologica.
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
6. Il Cristo e il cristianesimo secondo Elias
☉Fonti del capitolo presente: a fondo pagina
Capitolo 11 Conclusione
La domanda da cui questa monografia è partita era apparentemente semplice: che cosa designa realmente il “Cristo” nell’insegnamento di Elias?
La ricerca ha mostrato che la difficoltà nasce soprattutto da un’abitudine linguistica. Nel lessico religioso ordinario, «Gesù» e «Cristo» tendono a sovrapporsi fino a diventare quasi sinonimi. Nel corpus di Elias, invece, questa identificazione non regge.
La distinzione decisiva è già contenuta nella Sessione 530. Elias non definisce il Christ entity come una persona, e neppure semplicemente come un’Essenza. Lo definisce:
“a symbol”
“a figurehead”
“a focal point of a movement of energy.”
Queste parole spostano interamente il centro della questione. Il Cristo non viene definito anzitutto da chi è, ma da 👉quale funzione svolge. È il punto nel quale un movimento più ampio diventa riconoscibile, rappresentabile, concentrabile in una figura.
La manifestazione non è il movimento. È la sua simbolizzazione. Elias lo dice esplicitamente nella stessa sessione:
“The manifestation is merely the symbolization of it.”
La manifestazione è semplicemente la sua simbolizzazione.
È da qui che deve partire ogni risposta finale.
Gesù non scompare: cambia il suo posto nella struttura
Questo spostamento non implica che Gesù venga dissolto in un simbolo impersonale.
Secondo Elias, esistette un individuo storico chiamato Gesù. Quel focus possiede una propria individualità e una propria esperienza. La sua Essenza viene identificata come Telleth. Ma Gesù non esaurisce Telleth.
La stessa Essenza si manifesta, nello stesso quadro temporale, anche come Giovanni Battista e Paolo/Saulo. La triplice manifestazione impedisce quindi di identificare l’Essenza con una sola personalità e, nello stesso tempo, impedisce di trasformare i tre focus in tre parti incomplete di un unico individuo.
- Ognuno è un focus individuale.
- Telleth è l’Essenza.
- Il Christ entity è il simbolo/focal point del movimento.
- Questi livelli sono connessi, ma non equivalenti.
Il punto più importante è che la funzione eccezionale attribuita alla figura di Gesù non produce, nel corpus, una superiorità ontologica. Quando viene chiesto a Elias se Gesù fosse più connesso all’Essenza rispetto agli altri, la risposta è: “No.”
La maggiore awareness attribuita a quel focus non implica una capacità differente in natura. Elias insiste che gli altri individui incorporano la stessa capacità.
Perciò la centralità religiosa di Gesù appartiene alla funzione del focal point, non alla costituzione di una specie ontologica separata.
Il Cristo religioso è più grande della biografia di Gesù
La seconda trasformazione decisiva riguarda la Christ story. Se il Cristo fosse semplicemente Gesù, la storia religiosa dovrebbe corrispondere, almeno nelle sue linee essenziali, alla biografia dell’individuo.
Elias afferma invece che gran parte di ciò che viene attribuito alla figura è stato costruito collettivamente.
Nella Sessione 1879, alla domanda su quanto di ciò che viene raccontato sia stato realmente vissuto dall’individuo, risponde: “Very little.”
La 1476, la 301 e la 306 mostrano come idee, esperienze, filosofie ed eventi appartenenti a individui differenti possano essere concentrati su una singola figura. In questo processo la figura acquista una maggiore forza simbolica: diventa il punto nel quale una pluralità di esperienze viene resa leggibile come una sola storia. Questo non significa che tutto sia «falso».
Nel modello di Elias, un evento può essere realmente accaduto ma essere attribuito a un individuo diverso; un racconto può funzionare come presentazione di un concetto; una percezione collettiva può actualize un evento; una storia può assumere una realtà culturale ed esperienziale anche senza corrispondere alla biografia letterale di una singola persona.
La distinzione fondamentale non è quindi semplicemente: vero / falso.
È: individuo / evento / attribuzione / racconto / simbolo / movimento collettivo.
Il Cristo religioso nasce precisamente nel punto in cui questi livelli convergono.
Il simbolo non conserva necessariamente la stessa forma
La Christ story non è però, per Elias, una costruzione fissata una volta per tutte.
Le sessioni del 2016 introducono un altro elemento decisivo: ciò che viene espresso attraverso il linguaggio religioso può essere tradotto nuovamente in relazione a un differente time framework e a una differente cultura.
Nella Sessione 201603051 Elias afferma che l’informazione incorporata nella Christ story:
“was not new then, it is not new now”
“Non era una novità allora, e non lo è nemmeno adesso”
e che è stata tradotta in molte forme dipendenti dal tempo e dalla cultura. Aggiunge che viene nuovamente tradotta nel presente in relazione allo Shift.
Questo passaggio impedisce di identificare il valore del Cristo con la conservazione letterale della sua formulazione religiosa. Il simbolo può continuare a funzionare anche quando cambia il linguaggio che lo interpreta.
Ed è qui che il rapporto fra Cristo e religious era diventa comprensibile. La religione può esteriorizzare ciò che, nel sistema di Elias, appartiene all’Essenza e alla coscienza:
Dio diventa un essere separato;
Heaven diventa un luogo;
il Cristo può diventare un’autorità esterna dotata di capacità che gli altri non possiederebbero.
Lo Shift non richiede necessariamente di distruggere queste immagini. Cambia il rapporto con esse. La stessa figura può cessare di funzionare come autorità esterna e 👉continuare a operare come focal point, come linguaggio attraverso cui l’individuo concentra l’attenzione e riconosce qualcosa di sé.
La seconda venuta mostra il funzionamento del simbolo
La rilettura della «seconda venuta» rende questa struttura particolarmente evidente. Il linguaggio religioso parla di un Cristo che ritorna. Elias conserva quel linguaggio, ma nega il ritorno personale del focus: “no focus returns.”
Il focus coinvolto nell’azione descritta è Paolo/Saulo, non Gesù; ma nemmeno Paolo ritorna come individuo reincarnato. La struttura viene ricondotta a mergence, Rose, nuove manifestazioni e movimento dello Shift.
Una delle nuove manifestazioni può essere chiamata, “so to speak”, second-coming focus, ma non perché Gesù o Paolo siano tornati personalmente.
Il motivo religioso del ritorno di una persona viene quindi reinterpretato come simbolizzazione di un’azione molto più ampia.
Questa è forse la conferma più chiara della definizione della 530: il focal point non è ciò di cui costituisce il focal point. La figura rende il movimento riconoscibile; non lo contiene interamente.
Dove porta allora la parola «Cristo»?
Alla fine della ricerca, «Cristo» non designa una sola cosa. Ma questo non significa che sia un termine indefinito. La sua struttura può essere formulata con sufficiente precisione.
- Secondo Elias, esiste un individuo storico chiamato Gesù.
- Gesù è un focus dell’Essenza identificata come Telleth.
- Telleth si manifesta nello stesso quadro storico attraverso più focus.
- Attorno a questo evento e al movimento collettivo nel quale esso si inserisce viene costruita una figura religiosa molto più ampia della biografia individuale.
- Questa figura diventa un simbolo, un figurehead, un focal point attraverso cui un movimento di energia viene reso oggettivamente riconoscibile.
Per questo il Cristo non coincide semplicemente:
- con Gesù;
- con Telleth;
- con i tre focus;
- con la Christ story;
- con il cristianesimo;
- con una dottrina.
È il punto di convergenza simbolica attraverso cui un movimento nella coscienza viene focalizzato in una forma riconoscibile.
Questa formulazione è una ricostruzione fedele a Elias, non una definizione letterale pronunciata da Elias. Ma è precisamente la struttura che emerge quando le fonti vengono tenute distinte senza sovrapporle.
Il limite della ricostruzione resta parte della risposta
Questa conclusione non elimina le zone instabili del corpus. Non sappiamo ancora perché il numero tre debba essere considerato necessario, ammesso che debba esserlo.
- Non possediamo una frase che autorizzi l’identità semplice: Telleth = Christ entity.
- Non possiamo stabilire episodio per episodio quanto della narrazione evangelica appartenga al Gesù storico.
- Le versioni sulla crocifissione, sulla morte, sul matrimonio e sui figli rimangono incompatibili.
- La Sessione 364 consente ora di affermare direttamente che, secondo Elias, il Vangelo di Matteo fu prodotto da più individui, in frammenti, attraverso idee e concetti collettivi, e successivamente assemblato e attribuito a una singola figura; ma questo non equivale ancora a una teoria completa della redazione di tutti i Vangeli.
Questi limiti non sono un difetto da nascondere. Fanno parte del risultato. La ricostruzione diventa più precisa proprio quando rinuncia a trasformare ogni connessione in identità e ogni lacuna in spiegazione.
Dal personaggio al movimento
Il risultato complessivo può infine essere espresso in una sola direzione. La lettura religiosa tende a muovere dal movimento verso la persona:
movimento → simbolo → Cristo → Gesù
fino a concentrare tutto nell’individuo. La ricostruzione del corpus obbliga a compiere il movimento inverso:
Gesù → focus → Essenza → manifestazione multipla → costruzione collettiva → simbolo / focal point → movimento di coscienza
Non si tratta di negare Gesù. Si tratta di ricollocarlo. Gesù rimane reale come focus individuale; ma il Cristo, nel senso più ampio che emerge dalle fonti, non termina in lui.
Il punto di arrivo della monografia può quindi essere formulato così:
Secondo Elias, il Cristo non è anzitutto un essere separato né una persona ontologicamente superiore.
È la forma simbolica attraverso cui un movimento collettivo di coscienza viene focalizzato e reso riconoscibile.
Gesù partecipa a questa configurazione come focus individuale dell’Essenza Telleth, ma non la esaurisce; la figura religiosa che porta il suo nome è inoltre una costruzione collettiva, continuamente traducibile in differenti quadri culturali.
Il Cristo designa quindi meno una identità da localizzare che una funzione di focalizzazione: il punto nel quale un movimento diventa figura, linguaggio e simbolo.
È in questo senso che il percorso conduce dal personaggio al focal point. E, oltre il focal point, al movimento che esso rende visibile.
Nota finale sulle fonti
La conclusione non introduce una nuova dottrina, ma ricompone le acquisizioni documentate soprattutto nelle Sessioni 530, 298, 254, 1476, 1879, 301, 306, 1555, 201603051 e nelle fonti relative alla seconda venuta.
La definizione portante rimane quella della 530: Christ entity come symbol, figurehead e focal point of a movement of energy; la manifestazione come simbolizzazione del movimento. La stessa sessione insiste che il numero delle manifestazioni non costituisce ciò che possiede l’importanza fondamentale.
Le formulazioni conclusive che parlano di «punto di convergenza simbolica» e di «funzione di focalizzazione» sono editoriali ma fedeli a Elias: sintetizzano la convergenza delle fonti senza pretendere di sostituirsi al loro lessico.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org