Elias: La vita dell’Essenza come azione e consapevolezza [E171]

La vita dell’Essenza non consiste nell’accumulazione di realtà, ma nell’inesauribile esperienza consapevole del proprio essere.

La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.

MONOGRAFIE
5. La vita dell’Essenza non rivolta alla manifestazione fisica
☉Fonti del capitolo presente [Sessione: innumerevoli]
Capitolo 8

Quando parliamo dell’esperienza dell’Essenza, il linguaggio introduce quasi inevitabilmente una struttura familiare: esiste un soggetto, questo soggetto incontra qualcosa e, attraverso quell’incontro, produce un’esperienza.
La sequenza sembra quindi essere:

Essenza → esperienza → conoscenza o consapevolezza.

Ma proprio questa struttura viene messa in discussione da uno dei passaggi più significativi del corpus. Nella Sessione 1879 Marta propone a Elias una comprensione maturata riflettendo su Regional Area 4: non vi sarebbe una reale separazione fra experiencer (sperimentatore) ed experience. L’Essenza non sarebbe un’entità che prima esiste e poi possiede esperienze; in quanto coscienza è azione, e l’azione stessa costituisce esperienza. Elias conferma ripetutamente questa formulazione. (eliasweb.org)

È importante mantenere la precisione filologica: è Marta a sviluppare estesamente questa formulazione ed Elias a convalidarla. Non possiamo quindi attribuire a Elias ogni singola parola della sua esposizione come se fosse una sua definizione autonoma. Ma la sequenza delle conferme è sufficientemente esplicita da rendere molto forte il principio che ne emerge. La distinzione ordinaria fra:

chi esperisce
e
ciò che viene esperito

non appartiene necessariamente alla struttura fondamentale della coscienza. È una distinzione utile alla nostra modalità di rappresentare l’esperienza. Non necessariamente all’esperienza stessa.


Una precisazione molto più tarda permette di radicalizzare ulteriormente questo punto. Nel 2021 Elias viene interrogato direttamente sull’attività dell’Essenza indipendentemente dai suoi focus. Risponde che l’attenzione dell’Essenza non è interamente rivolta ad essi e che le Essenze interagiscono fra loro, poiché non vi è separazione. Nello stesso dialogo introduce una distinzione ancora più radicale: 👉qualcosa può esistere come azione senza essere un being, una cosa o un ente nel senso nel quale normalmente concepiamo l’essere. (eliasweb.org)

Questo modifica profondamente l’immagine dell’Essenza. Tendiamo a rappresentarla come una sorta di grande individuo non fisico: un soggetto molto più vasto del focus, capace di rivolgere la propria attenzione in molte direzioni, di fare esperienze, di interagire, di creare. Ma questa rappresentazione conserva ancora la struttura: un essere che compie delle azioni.

Il corpus permette di spingersi oltre. L’Essenza non deve necessariamente essere pensata come 👉qualcosa che possiede l’azione. In quanto configurazione della coscienza, 👉la sua esistenza è essa stessa azione.

Questo non annulla l’individualità. Elimina piuttosto la necessità di immaginare, dietro l’azione, un’entità separata e immobile che ne sarebbe il proprietario.


La Sessione 1879 diventa decisiva proprio qui. Marta formula esplicitamente la comprensione secondo la quale in Regional Area 4 vi sarebbe «only action, which is experience» (solo azione, che è esperienza). Elias risponde: Correct. Poco dopo Marta estende il principio all’azione della coscienza ed Elias lo conferma nuovamente. (eliasweb.org)

Questo permette una prima formulazione strutturale:

L’esperienza non è qualcosa che viene aggiunto all’azione della coscienza: l’azione stessa è esperienza.

È una ricostruzione editoriale, ma molto strettamente fondata sul dialogo. La conseguenza è considerevole. Se l’azione è già esperienza, non abbiamo più:
Essenza → azione → esperienza come tre momenti differenti.
Abbiamo una sola attività che possiamo descrivere sotto aspetti diversi.

Quando parliamo di movimento, azione, espressione o esperienza, stiamo isolando linguisticamente aspetti di una realtà che nella sua attività non si presenta necessariamente divisa. La vita dell’Essenza comincia quindi ad apparire non come una successione di esperienze, ma come 👉attività esperienziale della coscienza.


A questo punto acquista un significato molto più preciso anche ciò che abbiamo individuato nel capitolo precedente riguardo all’attenzione. Nella Sessione 758 Elias afferma che,

  • per 👉esperire se stessa e la propria creatività,
  • la coscienza crea 👉attentions attraverso le quali
  • esplora la propria 👉beingness (essere/essenza/esistenza). (eliasweb.org)

L’attenzione può quindi essere compresa come una modalità di differenziazione dell’azione.
Non crea una separazione all’interno della coscienza.
Non produce un individuo estraneo alla totalità.
Determina una direzione dell’esperienza.

Questo permette di collegare direttamente i due ultimi capitoli:
attenzione → direzione → esplorazione non deve essere letto come una sequenza temporale. È piuttosto una struttura della differenziazione.

  • L’azione della coscienza si esprime attraverso molteplici attenzioni;
  • le attenzioni incorporano differenti direzioni;
  • quelle direzioni configurano
  • differenti esplorazioni.

Nessuna singola attenzione contiene o esaurisce l’Essenza. Ma attraverso ciascuna attenzione l’azione della coscienza assume una particolare espressione esperienziale.
Possiamo quindi formulare: l’attenzione differenzia l’esperienza senza dividere la coscienza.


Qui emerge una seconda conseguenza, forse ancora più importante.
Nel modello umano ordinario tendiamo a pensare:

esperienza → assimilazione → conoscenza → consapevolezza.

L’esperienza avrebbe quindi una funzione: rendere consapevole un soggetto di qualcosa che precedentemente non conosceva. La Sessione 1879 incrina anche questa successione.
Marta mette insieme consciousness, action, movement, expression, experience, knowledge e awareness, riconoscendoli come aspetti di una medesima attività piuttosto che come realtà indipendenti; Elias convalida il nucleo della sua comprensione. (eliasweb.org)

Non dobbiamo trasformare questa conferma nell’equazione terminologica:
experience = awareness = knowledge in qualsiasi sessione e in qualsiasi contesto.
Elias utilizza questi termini con funzioni differenti.
La conclusione più rigorosa è più circoscritta:

nell’attività dell’Essenza esperienza, knowing e awareness non devono essere necessariamente rappresentati come stadi successivi.

Ne segue che sarebbe improprio dire: l’Essenza fa esperienza per diventare consapevole.
Questo riporterebbe immediatamente nell’insegnamento una finalità acquisitiva che il corpus non richiede. La consapevolezza non appare come il premio ottenuto alla fine dell’esperienza. Appartiene all’attività stessa.


6. «There is only awareness»

La Sessione 1879 conduce Marta a una formulazione ancora più radicale.
Considerando la non-separazione propria della descrizione di Regional Area 4, osserva che non avrebbe più senso immaginare diverse consapevolezze come proprietà isolate — la consapevolezza di Bourjn, quella di Elias e così via — perché, a quel livello, «there is only awareness». Elias conferma. (eliasweb.org)

La frase potrebbe facilmente essere interpretata come dissoluzione dell’individualità.
Ma il dialogo procede nella direzione opposta. Quando Marta cerca di comprendere che cosa rimanga dell’individualità, propone che ogni azione mantenga una propria esperienza unica e che individualità significhi espressione dell’esperienza piuttosto che separazione. Elias approva, aggiungendo il riferimento alla personality. (eliasweb.org)

Abbiamo quindi una struttura che il pensiero ordinario fatica a rappresentare: non-separazione senza perdita dell’unicità.

Non è necessario scegliere fra: una sola coscienza indistinta
e
molte coscienze realmente separate.

L’individualità può essere una differenziazione dell’espressione senza costituire una separazione dalla coscienza.
Analogamente, l’esperienza può essere unica senza essere posseduta da un’entità ontologicamente isolata.


A questo punto possiamo tornare alla domanda che ha accompagnato tutta la monografia:

perché esplorare, se l’Essenza è già ciò che è?

La Sessione 549 fornisce uno dei vincoli più forti per la risposta. Elias respinge l’idea che la coscienza si espanda aggiungendo qualcosa a se stessa. Non esiste un «fuori» della coscienza dal quale possa essere acquisito nuovo essere. Creando azioni e probabilità, non si aggiunge qualcosa alla coscienza: si esplorano capacità della coscienza. Il becoming è quindi esplorazione e creazione di esperienza, non movimento verso un conseguimento. (eliasweb.org)

Il punto può essere formulato con precisione: l’esperienza non completa l’Essenza.

  • Non la rende più reale.
  • Non ne aumenta l’essere.
  • Non colma una mancanza.
  • L’esplorazione appartiene invece alla modalità stessa nella quale la coscienza è attiva.

Questo modifica anche il significato della parola purpose (scopo) applicata all’esperienza. La domanda «a che cosa serve?» presuppone normalmente che un’attività sia il mezzo attraverso il quale raggiungere qualcosa che ancora non possediamo.
Ma se nulla viene aggiunto alla coscienza, questa struttura diventa insufficiente.

L’esperienza non deve necessariamente servire a qualcosa oltre se stessa.


La Sessione 549 utilizza l’immagine di un edificio che non diventa più grande mentre ne vengono esplorati gli ambienti. L’immagine ha limiti evidenti, perché la coscienza non è una struttura statica, ma rende chiaro il punto essenziale: l’esplorazione non modifica la completezza di ciò che è. (eliasweb.org)

Da qui possiamo formulare una distinzione editoriale centrale: completezza dell’Essere non significa esaurimento dell’esperienza.

O, ancora più sinteticamente: la realtà è completa senza essere esperienzialmente conclusa.

La seconda formulazione deve essere utilizzata come ricostruzione, non come proposizione letterale di Elias. La completezza riguarda l’assenza di qualcosa che debba essere aggiunto per rendere la coscienza ciò che è.
L’inesauribilità riguarda l’azione.
Non esiste quindi contraddizione necessaria fra:

essere già
e
continuare a esplorare.

La contraddizione appare soltanto se attribuiamo all’esplorazione il significato di acquisizione.


Rimane tuttavia una difficoltà che non deve essere nascosta.
La Sessione 549 afferma che il potenziale delle probabilità appartiene alla coscienza, mentre la probabilità come azione viene creata nel momento. Nello stesso dialogo Elias sottolinea che il linguaggio fisico introduce inevitabilmente il tempo e rende parzialmente inaccurata la descrizione della coscienza e dell’Essenza. (eliasweb.org)

La Sessione 777 utilizza formulazioni ancora più radicali: parla della creazione continua di nuove espressioni e identifica questo movimento con il becoming. (eliasweb.org)

Non dobbiamo eliminare questa tensione affermando semplicemente: tutto è già stato creato/sperimentato*. Il corpus non lo consente.

Ma neppure possiamo concludere: la coscienza cresce aggiungendo continuamente realtà che prima non appartenevano ad essa. La 549 lo esclude esplicitamente. (eliasweb.org)

La formulazione più rigorosa rimane quindi aperta:

la coscienza non acquista un Essere ulteriore attraverso l’esperienza, ma la sua natura include una continua azione di creazione, esplorazione e becoming.

Come questa azione debba essere compresa nella simultaneità senza introdurre surrettiziamente un «prima» e un «dopo» ontologici rimane uno dei limiti della traduzione fisica dell’insegnamento.

Non è necessario risolverlo per comprendere la vita dell’Essenza. È necessario non falsificarlo.


Possiamo ora tornare alla formula apparentemente più semplice: l’Essenza è. Dopo quanto abbiamo ricostruito, però, questa frase non descrive immobilità. La coscienza di Elias non è un Essere statico al quale successivamente accadono movimenti.
Il suo essere comprende azione. E l’azione comprende esperienza.

La Sessione 202112091 offre forse la formulazione più efficace per liberarci dell’immagine di un’entità sostanziale: si può esistere come azione senza essere una «cosa» o un essere nel senso ordinario. (eliasweb.org)

La vita dell’Essenza non deve quindi essere rappresentata come una biografia immensamente più lunga di quella del focus.
Non è: una serie infinita di eventi vissuti da un soggetto eterno.
È più radicalmente:

l’attività esperienziale e consapevole di una configurazione individuale della coscienza.

Questa è una ricostruzione editoriale. Ma riunisce tre nuclei fortemente attestati:

  • la coscienza crea attenzioni attraverso cui esplora* la propria beingness (essenza); (eliasweb.org)
  • l’azione e l’esperienza non sono separabili nella comprensione confermata nella 1879; (eliasweb.org)
  • l’esplorazione non aggiunge qualcosa a ciò che la coscienza è. (eliasweb.org)

Possiamo infine formulare il nucleo al quale tutta la ricerca conduce:

L’esperienza dell’Essenza è consapevolezza in azione.

La frase non significa che experience e awareness siano termini sempre intercambiabili nel corpus. Significa qualcosa di più preciso.
L’Essenza non deve essere concepita come un soggetto privo di esperienza che entra successivamente in rapporto con qualcosa, assimila quell’esperienza e diventa infine consapevole.

In quanto configurazione della coscienza:
è azione;
l’azione è esperienza;
l’esperienza non è separata dalla consapevolezza
che l’accompagna;
le attenzioni differenziano
questa attività in molteplici direzioni;
le direzioni generano differenti espressioni dell’esperienza
senza separarsi dalla totalità dell’Essenza.

L’Essenza manifesta ciò che è.
Esperisce ciò che è.
È consapevole di ciò che è.
Non perché debba infine raggiungere se stessa, ma perché questa è la sua attività come coscienza.


La domanda dalla quale eravamo partiti presupponeva ancora, implicitamente, un modello umano dell’esistenza.
Un essere nasce, vive una serie di esperienze, acquisisce conoscenza e si trasforma.
Applicato all’Essenza, questo modello produce immediatamente il problema:

se l’Essenza è già completa, perché dovrebbe continuare a fare esperienza?

Il problema cambia quando viene abbandonata la separazione fra Essenza ed esperienza.
L’Essenza non è un soggetto completo che, non avendo altro da acquisire, dovrebbe logicamente cessare di agire.
La sua completezza non è immobilità.
È completezza nell’azione.

Le attenzioni differenziano questa azione. Le direzioni ne configurano le esplorazioni. Le esperienze non aggiungono qualcosa alla coscienza, ma ne costituiscono l’espressione attiva.

Possiamo quindi formulare la conclusione:

L’Essenza non vive per diventare ciò che ancora non è. Non esplora per aggiungere qualcosa alla propria realtà né per completare una conoscenza mancante.
In quanto configurazione della coscienza è azione; e nell’azione movimento, espressione, esperienza e consapevolezza non costituiscono realtà indipendenti. Le molteplici attenzioni differenziano questa attività in direzioni ed esplorazioni differenti senza condurla verso un compimento ulteriore.

E, nella forma più essenziale:

La vita dell’Essenza non consiste nell’accumulazione di realtà, ma nell’inesauribile esperienza consapevole del proprio essere.

Questa ultima frase è una sintesi editoriale, non una citazione di Elias. Ma credo che, con il lavoro compiuto dalla 549, dalla 758, dalla 1879 e dalla 202112091, possiamo ormai sostenerla senza introdurre nel corpus una finalità che non gli appartiene. (eliasweb.org)


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

1 commento su “Elias: La vita dell’Essenza come azione e consapevolezza [E171]”

  1. Un condensato di concetti che dopo una prima lettura, non desta sorpresa. Mi sembra che quando parliamo di contemplazione tutto quanto fin qui descritto, possa rientrare.
    Ma la lettura è molto densa ed è necessario approfondire.
    I dubbi sorgono ad esempio sulla facoltà, tipicamente umana, di riflettere e riformulare pensieri, sulle capacità intuitive.
    Altro dubbio: l’Essenza è esperienza, si esprime in una forma dinamica e non statica. Come si concilia questo con l’espressione di “Eterno presente”? Tanti gli spunti da approfondire.

    Rispondi

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