Ciclo sulle varianti secondo il Cerchio Firenze 77. Riunione 307, 15 aprile 1970 (da Opera Omnia del Cerchio Firenze 77)
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Allora abbiamo cominciato da lontano. Vi abbiamo detto: «Questa serata – per parlare di cose che cadono sotto i vostri occhi – si svolge così come è, perché? E se tutto potesse tornare indietro, tornerebbe a svolgersi nello stesso modo?».
E vi abbiamo spiegato perché e per come si svolgerebbe nella stessa, precisa, identica maniera. Pur rispettando le libertà che eventualmente ciascuno di voi ha. E poi vi abbiamo parlato di varianti, vi abbiamo detto di alcuni esempi.
Vogliamo porli sul piatto di una stessa bilancia, questi esempi, per vedere se voi li avete ragionati abbastanza? È vero che vi abbiamo, in un certo senso, detto, parlato di verità pure, additandovi esempi che non potevano e non possono far parte di quel tipo di verità; ma vi abbiamo anche dato gli elementi per giungere a quella conclusione. Ma sarà la pigrizia che questa “era” così affannosa ispira, pigrizia mentale, sarà che l’argomento e il modo di ragionare è nuovo, ma non avete colto ciò che dovevate cogliere.
Allora abbiamo parlato delle varianti e di una storiella: di una storiella di un passante che versa l’obolo a un mendicante; ma che questo fatto costituisce per lui oggetto di variante – per lui passante – tanto che egli può non versare l’obolo. Mentre, abbiamo detto, questo fatto non costituisce variante per il mendicante – seguitemi – tanto che qualunque sia la scelta del passante, egli vive e “sente” i fotogrammi nei quali è rappresentato, egli esiste nell’atto di ricevere l’obolo. Ora vi erano da fare alcune considerazioni; alcune le abbiamo fatte noi, altre abbiamo cercato di farvele fare. Ma ancora niente!
➡️Esempio della serata del Cerchio e del cinema.
Abbiamo cambiato tipo di esempio, abbiamo parlato di questa serata e di una serata al cinema; vi abbiamo parlato di preclusione di fotogrammi, vi abbiamo anche detto infine che le scelte della serata riguardano voi, e non riguardano coloro che assistono alla serata cinematografica. Insomma a questo punto, cari fratelli, bisogna un po’ mettere insieme le cose, un po’ ragionarle, è vero?
Alla fine io non avrei voluto aggiungere altro, se non che vi è stata un’anima generosa che vi ha addirittura dato la soluzione del quesito della serata. Sviluppate quello, portatelo sugli altri esempi che vi abbiamo fatti. Invece no! Bisogna un po’, fratelli, collegare tutti questi elementi, porli vicini l’uno all’altro per giungere ad un ragionamento costruttivo e logico.
Dunque: se la serata – e tante volte vi abbiamo invitato a meditare su questa serata, sul numero dei presenti e via e via – se la serata è quella che è, non può svolgersi che in questo modo; ed è quella che è per quanto concerne il numero dei presenti, pur contenendo questa serata creature – naturalmente quando si dice “creature” significa corpo fisico, corpo mentale, corpo astrale, è vero? – le quali hanno un tipo di libertà, tanto da rappresentare – questa serata, per loro – una variante a una loro scelta, e purtuttavia il numero rimane invariato, quello che è e che voi conoscete (?, ndr).
Che cosa significa questo? Significa che l’evento in sé della serata è così formato e costituito nei fotogrammi. Dunque, se per qualcuno di noi che siamo qua, questa serata può costituire l’alternativa a un’altra azione – ad una serata invece da trascorrersi in casa leggendo un libro, tanto per dire qualche cosa – ciò vuol dire che questo evento di scelta non intacca minimamente il realizzarsi di questa serata.
Se io ho la libertà di trascorrere la serata qua con voi, o di andarmene a un cinema, non occorrono dei fotogrammi diversi per quanto concerne la serata del cinema.
Intendo dire che se trascorrerò la serata qua, mi immedesimerò, prenderò contatto con i miei così detti veicoli inferiori o con quei fotogrammi relativi al veicolo mentale, all’astrale, al fisico legati a questi fotogrammi, ed avrò le sensazioni proprie di questa serata, di come essa si svolge, è vero?
Se invece la mia scelta mi porterà ad andare al cinematografo, mi legherò a quei veicoli che sono legati allo svolgimento di una serata cinematografica, la quale rimane tale e quale come deve essere. È chiaro questo? Si trattava di trarre queste conclusioni.
Ora, ancora una volta, vediamo che le cose non si complicano come potrebbe sembrare. Mentre in un primo momento il pensare una serata cinematografica quale alternativa di una mia scelta – e in un certo senso anche in questo vi abbiamo un po’ spronati – pensare questa serata come alternativa a questa riunione, poteva significare avere una serie di fotogrammi diversi della serata cinematografica nei quali venivo rappresentato come acquistante il biglietto e seduto in sala, oppure invece la serata si svolgeva senza la mia presenza – vi ricordate, figli e fratelli? – e parlarvi di una serata come questa la quale ha un numero preciso di intervenuti e perché questo numero è quello che è, significa appunto un po’ confondere la causa con l’effetto, il contenuto con il contenente e via dicendo.
Insomma cercare un po’ di stimolarvi a ragionare, vedere se i conti tornano, se il criterio, il concetto, è lo stesso. Ma, alla fine, ci siamo dovuti arrendere perché effettivamente non è che esistessero molte idee chiare in proposito. Ora, a questo punto, ripeto, vedete di ragionare su questi esempi, su come, su quale diversità di esempi si hanno a seguito di queste varianti.
➡️Gli eventi non mutano, anche se si scelgono varianti diverse
Nell’esempio del mendicante e del donante, poteva sembrare che vi fossero due eventi diversi, un evento secondo due versioni, perché la variante si svolgeva in seno al medesimo evento – a differenza della riunione da trascorrersi qui o a casa – e la scelta veniva di fronte al comun denominatore: il mendicante, il denaro, quello che voi volete, è vero, figli e fratelli? Allora ne derivava che se veniva scelta la donazione di un obolo, ecco che poteva sembrare che l’altro evento in qualche modo venisse meno. Poteva sembrare – e può sembrare – che questo esempio giustifichi l’altro della serata cinematografica in due versioni.
Cioè la versione secondo la quale io entro e pago il biglietto; la versione secondo la quale la serata cinematografica si svolge senza la mia presenza. Ma non è così. Il criterio è lo stesso: che io scelga di versare un obolo a un mendicante, o scelga il rifiuto a questo versamento, l’evento non cambia; nè più nè meno come se io scelgo di rimanere a casa piuttosto che venire a questa riunione; o se io scelgo di venire a questa riunione piuttosto che andare al cinematografo.
Gli eventi dunque – pensate e riflettete, non voglio aggiungervi di più perché siate voi a centrare, a quadrare, a fare chiari in voi stessi questi concetti – gli eventi dunque non mutano.
Si tratta solo di scegliere serie di fotogrammi nei quali io sono rappresentato secondo una azione piuttosto che secondo un’altra. Ma se io scelgo l’azione di una variante, ciò non vuol dire che sono escluso dall’altra variante.
Se io dunque scelgo di vivere e sentire questa riunione, ciò non vuol dire – se esisteva una alternativa a questa riunione con una serata cinematografica – che quella muti volto, muti proporzioni, muti presenze e verità. Kempis
Fratello Massone riassume l’ultima lezione di Kempis in poche righe.
Ecco come tutto si muove senza niente spostare. Come tutto esiste già, eppure nulla sia scritto in senso di costretto laddove deve esservi libertà. Ecco dunque come le scelte individuali avvengono singolarmente, quando possono avvenire, senza cambiare, variare l’altrui situazione, quando questa non debba essere variata, cambiata.
Ecco come i conti tornano, come ciò che sembra dipendere dall’evenienza non muta il quadro nel suo insieme. Perché le scelte individuali non spostano, non variano il generale. E il generale vive indistintamente, senza diversità, ciò che è scelto da ciò che non è scelto, ed il risultato è identico. Fratello Massone
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