«Non avete alcuna motivazione a tradurre alcuna immagine oggettiva in consapevolezza soggettiva»
Tema: Consapevolezza soggettiva e oggettiva. Seconda raccolta sessioni, terzo post
Sessione: multiple, estratti (Fonte)
👉La traduzione è opera di Deepl con il supporto, per alcuni passi, di ChatGPT quando il risultato non è convincente. I testi sono esaminati con attenzione dal curatore e i passi di importanza rilevante sono sempre vagliati e sottoposti all’interpretazione più aderente al pensiero di Elias. In presenza di passi secondari, quando la traduzione rende comunque il senso del pensiero di Elias, il curatore tende a non cavillare.
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ELIAS: «La tua coscienza oggettiva sarebbe paragonabile al tuo stato di veglia e lo comprenderebbe; ciò che tu definisci come la tua consapevolezza cosciente. La tua coscienza soggettiva è quell’elemento di coscienza che comprende tutti gli altri stati; tutti gli stati che tu definisci come stati alterati, compreso anche il tuo stato onirico, gli stati meditativi, gli stati ipnotici. Qualsiasi stato alterato di coscienza, secondo la tua terminologia, sarebbe compreso nella tua attività soggettiva. Questo verrà anche definito come ciò che attualmente considerate il vostro elemento inconscio, sebbene non sia inconscio!” [sessione 140, 15 dicembre 1996]
ELIAS: “La vostra consapevolezza oggettiva è quella che occupa la vostra attenzione nel vostro stato di veglia. La vostra consapevolezza soggettiva è quella consapevolezza che è parte di voi, che si muove in armonia con la vostra consapevolezza oggettiva e include il vostro stato onirico e tutti gli altri stati di coscienza associati a questa realtà; non il vostro stato di veglia. Farò riferimento a questi due stati di coscienza molte volte. Anch’essi, come ho affermato, sono elementi di voi. Sono inseparabili. Inoltre, non sono in contrasto tra loro. Non siete manipolati da alcun elemento che voi definite ‘inconscio’. Non esiste l’inconscio. Ciò suggerisce il non-conscio, e non esiste il non-conscio. Esiste semplicemente l’area delle tue “oubliettes” individuali, i tuoi luoghi dell’oblio, che sono parte della tua consapevolezza oggettiva. La tua consapevolezza soggettiva è quella che custodisce il ricordo, che stai portando nella posizione di fusione con la tua consapevolezza oggettiva. Anche questo è un elemento di questo cambiamento nella coscienza.” [sessione 270, 19 marzo 1998]
ELIAS: «Ti dico, come ho già detto in precedenza, che nulla ti è nascosto! Queste sono idee che sono espressioni dei tuoi sistemi di credenze. Tutto è perfettamente a tua disposizione, e puoi osservare tutte le tue creazioni con estrema facilità. Sono proprio davanti a te! La tua consapevolezza soggettiva e quella oggettiva non sono in opposizione l’una all’altra, e l’una non sta creando alcun elemento di cui l’altra non sia consapevole e che non stia esprimendo a sua volta in azione speculare. Pertanto, non c’è alcun elemento del tuo focus che ti sia nascosto. Sei a conoscenza di tutto! Devi semplicemente osservare, prestare attenzione e notare ciò che stai creando tu stesso.” [sessione 338, 10 novembre 1998]
ELIAS: “Quando entri nel focus fisico e ti manifesti fisicamente all’interno di questa dimensione, scegli un tipo di corpo fisico e una funzione, un genere. Scegliete anche un orientamento (sessuale, ndr) ≣. L’orientamento può adattarsi a entrambi i generi. Tutti e tre gli orientamenti possono adattarsi a entrambi i generi. Pertanto, si incrociano tra loro e uno non determina l’altro. Questo è un altro elemento del vostro sistema di credenze che crea grande confusione dentro di voi, poiché, dato che vi identificate così fortemente con i generi, vi confondete con gli orientamenti, poiché gli orientamenti non si adattano a un genere particolare. Non sono associati direttamente l’uno all’altro.
“L’orientamento è la vostra percezione. È ciò che crea la vostra percezione. Le vostre convinzioni influenzano la vostra percezione e quindi la creano anch’esse, ma il vostro orientamento è un ingrediente della vostra percezione.
“La vostra percezione è il modo in cui vedete voi stessi, come vedete il vostro mondo, come interagite con il vostro mondo, come interagite con voi stessi, gli uni con gli altri, e COME CREATE LA VOSTRA REALTÀ. Create la vostra realtà attraverso la vostra percezione. La percezione non è la vista visiva. La percezione non si limita al tuo processo di pensiero. Non si limita all’emozione. È onnicomprensiva, ed è quell’elemento di te stesso che non identifichi come una cosa, poiché non è il tuo corpo e non è il tuo cervello. È quell’elemento di te stesso che crea la tua realtà, che ti colloca nella consapevolezza della realtà all’interno di questa dimensione fisica. È la tua consapevolezza, la tua consapevolezza oggettiva.” [sessione 381, 9 aprile 1999]
ELIAS: «Come ti ho già spiegato in precedenza, la tua consapevolezza oggettiva e quella soggettiva si muovono in armonia l’una con l’altra e non sono indipendenti l’una dall’altra, per così dire. Pertanto, ciò che viene creato soggettivamente viene creato anche oggettivamente.
«Ciò verso cui state cercando di muovervi è la traduzione, è la consapevolezza oggettiva di ENTRAMBE le creazioni della consapevolezza. Desiderate essere oggettivamente consapevoli del movimento soggettivo.
I passaggi successivi sono complessi e li approfondiremo con un inciso, ndr.
«E in questo, ci concentriamo sul movimento oggettivo, sulle osservazioni oggettive, sui riconoscimenti e sulle traduzioni, poiché non avete bisogno di una traduzione del soggettivo – il soggettivo non ha bisogno di una traduzione dell’oggettivo – e non avete alcuna motivazione a tradurre alcuna immagine oggettiva in consapevolezza soggettiva.
«Ma poiché avete creato veli e separazioni oggettivamente nel corso della vostra storia di manifestazione all’interno di questa dimensione, nutrite una curiosità e una motivazione a creare una traduzione di ciò che vedete attualmente – o percepite come illusorio – come immagini e movimento soggettivi, quell’elemento di voi stessi che continua a essere sospetto, e desiderate creare una traduzione, affinché possiate avere una consapevolezza oggettiva del movimento delle immagini e della consapevolezza soggettive; non che il movimento, le immagini o la consapevolezza soggettivi vengano creati in modo diverso da quelli oggettivi in termini di direzione, poiché non è così.
“La direzione è la stessa sia per l’oggettivo che per il soggettivo, ma le immagini si presentano in modo diverso, e pertanto vi è un fascino nell’indagare ciò che vi è oggettivamente sconosciuto. Pertanto, concentriamo le nostre discussioni in direzione dei termini oggettivi della traduzione.” [sessione 506, 24 novembre 1999]
👉 Proviamo a decodificare quanto Elias sta dicendo…
Elias sta distinguendo con precisione tre livelli:
- consapevolezza soggettiva;
- consapevolezza oggettiva (del focus);
- traduzione tra i due.
La frase da decodificare è:
«Ci concentriamo sul movimento oggettivo, sulle osservazioni oggettive, sui riconoscimenti e sulle traduzioni, poiché non avete bisogno di una traduzione del soggettivo – il soggettivo non ha bisogno di una traduzione dell’oggettivo – e non avete alcuna motivazione a tradurre alcuna immagine oggettiva in consapevolezza soggettiva.»
1. «Ci concentriamo sul movimento oggettivo»
L’insegnamento di Elias è rivolto al focus fisico.
L’Essenza conosce già. La coscienza soggettiva non è confusa.
Chi è confuso è il focus, cioè la coscienza oggettiva.
Per questo Elias lavora sempre su:
- osservazione,
- riconoscimento,
- attenzione,
- percezione,
- traduzione.
È il focus che deve imparare a leggere ciò che già accade.
2. «Il soggettivo non ha bisogno di una traduzione dell’oggettivo»
L’Essenza non deve capire il focus. Lo comprende già.
L’Essenza non ha bisogno che il focus le spieghi:
- cosa prova,
- cosa pensa,
- quali immagini produce,
- quali simboli crea.
Per il soggettivo tutto questo è già immediatamente evidente. È come se il soggettivo leggesse direttamente il “codice sorgente”, senza bisogno dell’interfaccia.
3. «Non avete bisogno di una traduzione del soggettivo»
Qui Elias ribalta il punto di vista. Non significa che il focus non debba conoscere il soggettivo. Significa che il soggettivo non deve essere tradotto nel soggettivo stesso, perché esso è già ciò che è.
La traduzione serve solo quando qualcosa entra nella coscienza oggettiva.
È il focus che deve tradurre. Non l’Essenza.
4. «Non avete alcuna motivazione a tradurre alcuna immagine oggettiva in consapevolezza soggettiva»
Perché mai il focus dovrebbe tradurre le proprie immagini nella consapevolezza dell’Essenza? Non serve. L’Essenza già sa cosa quell’immagine significa.
Facciamo un esempio. Supponiamo che tu sogni un ponte. Il focus cerca di interpretarlo:
- cosa rappresenta?
- perché un ponte?
- qual è il simbolo?
L’Essenza non ha bisogno di questa interpretazione. Per l’Essenza quel ponte è già immediatamente l’espressione di un determinato movimento della coscienza. L’immagine è stata prodotta proprio da quel livello.
5. La direzione della traduzione
La traduzione ha una sola direzione realmente utile: dal soggettivo verso l’oggettivo.
Il soggettivo genera continuamente:
- intuizioni,
- impulsi,
- immagini,
- sogni,
- bleed-through (trasformazione di stati),
- simboli,
- risonanze.
Il lavoro del focus consiste nel riconoscerli e tradurli nella propria consapevolezza oggettiva.
La direzione inversa non ha senso, perché il soggettivo possiede già integralmente ciò che il focus sperimenta.
👉 Ulteriore sguardo su questa frase per interiorizzare meglio:
«Ci concentriamo sul movimento oggettivo, sulle osservazioni oggettive, sui riconoscimenti e sulle traduzioni, poiché non avete bisogno di una traduzione del soggettivo – il soggettivo non ha bisogno di una traduzione dell’oggettivo – e non avete alcuna motivazione a tradurre alcuna immagine oggettiva in consapevolezza soggettiva.»
La frase non può essere letta isolatamente. Va collegata a ciò che Elias dice immediatamente prima. Egli afferma:
«Ciò verso cui state cercando di muovervi è la traduzione, cioè la consapevolezza oggettiva di ENTRAMBE le consapevolezze. Desiderate essere oggettivamente consapevoli del movimento soggettivo.»
Questa è la tesi. Poi spiega perché.
Quando dice:
«non avete bisogno di una traduzione del soggettivo — il soggettivo non ha bisogno di una traduzione dell’oggettivo»
non sta dicendo che i due livelli sono equivalenti. Sta dicendo che la traduzione è necessaria solo da una parte. Perché? Perché il soggettivo non è separato dall’oggettivo.
È il focus che si percepisce separato.
L’Essenza non ha alcun problema di comunicazione con il focus.
È il focus che ha creato il velo.
Elias continua:
«Poiché avete creato veli e separazioni oggettivamente… avete curiosità e motivazione a tradurre ciò che percepite come immagini e movimenti soggettivi… affinché possiate averne una consapevolezza oggettiva.»
Qui introduce il motivo della traduzione. Non è un problema del soggettivo. È un problema del focus. L’intero lavoro della consapevolezza consiste nel riconoscere oggettivamente ciò che soggettivamente è sempre presente.
Perché il soggettivo non traduce? Perché non ne ha bisogno. L’Essenza non deve interpretare:
- i sogni;
- i simboli;
- le emozioni;
- le intuizioni.
Li genera. Ne conosce immediatamente il significato. È il focus che, vivendo nella percezione lineare e simbolica, deve imparare a riconoscere ciò che quelle immagini esprimono.
Subito dopo Elias aggiunge:
«Non è che il movimento soggettivo venga creato in modo diverso da quello oggettivo… la direzione è la stessa per entrambi; è l’immagine che si presenta in modo diverso.»
Non esistono:
- un’azione soggettiva;
- un’azione oggettiva.
Esiste la stessa azione.
Ciò che cambia è il linguaggio.
Il soggettivo vive l’azione direttamente.
L’oggettivo la rappresenta mediante immagini, simboli, pensieri, eventi, emozioni.
Per questo Elias parla continuamente di language of translation.
Questo cambia il significato del “remembering”. Ricordare non significa che il focus riceva nuove informazioni dall’Essenza.
Significa imparare a tradurre nella consapevolezza oggettiva ciò che il soggettivo sta già vivendo.
Il remembering è quindi un problema di linguaggio, non di conoscenza.
L’Essenza sa già. Il focus impara a riconoscere.
L’insegnamento di Elias non mira a portare il focus verso il soggettivo, ma a rendere il focus oggettivamente consapevole della stessa realtà che il soggettivo vive già senza alcuna separazione.
È per questo che Elias insiste continuamente su:
- noticing (notare);
- recognition (riconoscere);
- translation ;
- objective awareness (consapevolezza oggettiva).
Non perché manchi qualcosa all’Essenza. Ma perché il focus possa finalmente vedere, nella propria esperienza oggettiva, ciò che ha sempre creato e sempre saputo. Questo è il significato dell’ultima parte della spiegazione:
«Tutto ciò che possedete come capacità è già espresso… non state acquisendo nuove capacità… state semplicemente permettendovi di notare oggettivamente ciò che state già creando.»
Nota di uma: tutto il processo del “conosci te stesso” cos’è se non un riconoscere, un divenire consapevoli di ciò che già si è? Il focus diviene consapevole della sua natura unitaria.
E il percorso psicologico attraverso i personali grovigli? La decodifica e il divenire consapevoli di come il focus si aggroviglia alla luce di ciò che l’Essenza è, sua bussola ineliminabile da ascoltare, osservare, comprendere. La decodifica di come l’azione creativa dell’Essenza diviene groviglio.
L’oggettivo parla simultaneamente dell’Essenza e del focus: contemplando, interpretando, “traducendo”, diviene evidente la radice dell’Essenza che lo genera.
Non si arricchisce l’interiore, non si comprende: l’Essenza non muta in virtù dell’esperienza. Ciò che muta è il focus che si sgroviglia e riconosce la sua unità.
«Tutto ciò che possedete come capacità è già espresso… non state acquisendo nuove capacità… state semplicemente permettendovi di notare oggettivamente ciò che state già creando.»
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org