Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenza: il dolore per una perdita e la scomparsa di sé.
Ma la vita è per sottrarvi tutto questo e lasciarvi dentro quel dolore per la perdita di quello che avete di più caro, che non sono le persone che vi stanno accanto, ma le immagini che vi create su di loro, vale a dire le vostre pretese, i vostri segreti progetti e le vostre indulgenze in nome dei progetti. Questo avete di più caro. Dietro la cornice di un amore disinteressato si nasconde spesso un interesse per quello che costruite come immagine sull’altro. Però la vita parla di altro, nascosto ai vostri occhi, mai parla delle vostre pretese. (Pag.1)
“Le immagini che vi create su di loro, vale a dire le vostre pretese, i vostri segreti progetti e le vostre indulgenze in nome dei progetti“.
L’altro non come realtà – impossibile da raggiungere – ma come immagine da noi creata: questa è l’illusione che alimenta ogni relazione e che nutre senza fine il nostro immaginario e su cui costruiamo il senso di tanta parte del nostro quotidiano e della nostra stessa immagine.
Proviamo a immaginare le nostre vite, il quotidiano, noi stessi, privi di tutta la narrazione relativa all’altro, al legame che abbiamo, alle complicità o alle avversioni: che cosa rimane di noi?
Il legame fisico, affettivo, intellettuale quanto creano in noi la percezione di essere e di esistere in una dato modo, con una certa immagine e qualità?
Se togliamo le relazioni e quello che costruiamo su di esse, un vuoto si spalanca, un abisso di assenza e di non senso. Questo ci dice quanto poco appoggiamo su Essere ed Esistere, quanto la nostra illusione sia grande.
Si obbietterà che l’umano è tale perché costituito dalle relazioni: infatti. Dalla narrazione costruita per mezzo delle relazioni. Qui ci può venire in aiuto la questione delle varianti: nessuno di noi sa se l’altro sente la scena che noi sentiamo, o se mai la sentirà.
Il fatto che sia percepito da noi nella scena, o che ci narri determinati aspetti di sé, non significa che viva la realtà che noi percepiamo o ascoltiamo.
La realtà dell’altro è totalmente inconoscibile nei suoi aspetti legati al divenire: dell’altro possiamo condividere solo il sentire – quando è equivalente – ma anche in questo caso non sapremo mai di condividerlo.
Siamo soli, quanto siamo in totale comunione oltre l’illusoria frammentazione. Il contemplativo conosce sia questa solitudine che questa comunione.
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“Le immagini che vi create su di loro, vale a dire le vostre pretese, i vostri segreti progetti e le vostre indulgenze in nome dei progetti”: è uno schema che tende a riproporsi anche dopo che ne è stata colta l’illusorietà;
lo schema può dispiegarsi sotto lo sguardo: vi è consapevolezza, e tuttavia l’immaginario tende a riattivarsi, ricostruendo narrazioni proprio là dove la perdita ha smantellato la precedente struttura illusoria.
M’interrogo su cosa sento di più caro.
Forse permane una certa ambivalenza. Ce n’è da togliere.