Contemplazione: la parzialità incombente

Rifletto su quel che scrivo, su quel che leggo e trovo che tutto sia sempre parziale, relativo, rifletta e afferri aspetti del reale del mondo e del Reale unitario colga un riflesso sbiadito.

So che è naturale, che questa è la percezione dell’umano, ciononostante, in particolare, mi atterrisce – letteralmente – la presunzione degli umani di scienza e di potere, la loro fanfaronaggine.

Ogni giorno, a ogni istante indago il Reale, l’Unitario Essere. Vivo il reale del mondo sentendolo come aspetto apparente ai sensi del Reale unitario, ma il fuoco del monitoraggio è sempre sull’Unitario Essere, tutto è rivolto e impregnato di consapevolezza dell’Unitario Essere.

Il mondo è irreale nella sua presunzione, un istinto potente mi induce a proteggermi standone lontano. Dovrei dire: è così, questa è la vita nel divenire. Ma a me non interessa, è un arrabattarsi senza fine e senza la possibilità di fare esplodere – letteralmente – un sentire pronto a deflagrare la sua portata unitaria.

Tocca stare in mezzo la guado, né di qua, né di là.

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Natascia

Star lontano dal mondo è una scelta. Permette un’osservazione più imparziale credo.
Viverci, perché le scelte familiari e/o lavorative, lì ti hanno posto, comporta un lavoro continuo di discernimento tra l’essenziale e il superfluo.

Tornare costantemente all’Essenziale è l’esercizio, a mio avviso che caratterizza il monaco nel mondo.

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