Cerchio Firenze 77: spazio e tempo, duplice aspetto dell’illusione 28

[…] Quale aspetto può avere il piano akasico si tanto diverso dagli altri piani del Cosmo, dove la sola forma che esiste è il «sentire»? E quale aspetto può avere questo «sentire»?

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
– Insegnamento filosofico del Cerchio Firenze 77, indice generale dei temi e dei post della categoria “Contemplare il paradigma” di questo sito. Contemplazioni di uma.
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File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

Il piano akasico, pur appartenendo al Cosmo, è qualcosa di molto diverso dal piano fisico, dal piano astrale, dal piano mentale.
Solo per darvi un’idea della diversità del trascorrere del tempo e dello spazio nel piano fisico in confronto alla successione, allo scorrere del tempo nel «mondo degli individui» – solo parlando di questo – quanto imbarazzo e quanto logorio vi abbiamo procurato! Ma certo siamo qua per questo e, pietra su pietra, cercheremo di ampliare le vostre conoscenze.

Nel piano akasico esiste qualcosa di simile al tempo perché v’è uno scorrere; e anche se questo scorrere è generato dalla natura stessa del «sentire», che dà l’idea di provenire da un «sentire» precedente e dello sfociare in un «sentire» seguente, cioè se anche – nel piano akasico – questo trascorrere è un’illusione nei confronti della Realtà, pur tuttavia agli effetti della percezione soggettiva esiste questo scorrere, c’è questa sorta di tempo, tanto per cosi dire.

E c’è dunque spazio, perché lo spazio e il tempo – sia pure in forma diversa – esistono e imperano in tutto il Cosmo come enti inscindibili anche se profondamente diversi da un piano all’altro. In ultima analisi, che cos’è che differenzia un piano dall’altro, se non lo spazio e il tempo i quali non sono che il duplice aspetto di una stessa cosa; di una stessa illusione avente duplice faccia?

Nel piano fisico, sembra che il tempo trascorso cada nel nulla e non sia più esistente, che lo spazio possa contenere una quantità finita di corpi. Invece, quante volte esiste questo tempo nel piano fisico! Tutte le volte che questo fotogramma è «sentito» da qualcuno che in questo fotogramma è raffigurato, tutte le volte che una creatura rappresentata in questo fotogramma finalmente lo percepisce, la data di oggi, vive, esiste.

E questo spazio? Possiamo parlare di spazio se nel Cosmo esistono con­temporaneamente tutti i tempi? Dunque lo spazio quante volte si sdoppia, centuplica? Quante volte! Spazio e tempo non sono che il duplice aspetto di una stessa entità illusoria. Ogni piano ha un suo spazio e un suo tempo, e i piani si differenziano per questo. Spazio e tempo sono strettamente legati alla densità della materia; tuttavia essi acquistano realtà ove è la sede della percezione, il «sentire individuale».

Lo scorrere dell’orologio e il misurarsi dello spazio nel piano fisico a opera degli individui – perché sono solo gli incarnati nel piano fisico che, dentro di loro, creano lo spazio e il tempo del piano fisico – avviene solo e unicamente in funzione dello scorrere del tempo nel piano akasico, nel «mondo degli individui». Perché è là che viene scandito, in qualche modo, il tempo cosmico, l’unico che ha parvenza di scorrere, sia pure illusoria. È là che è scandito il ritmo dell’evoluzione. Quando è l’èra del «sentire» A, tutte le creature esistenti percepiscono il loro «sentire» A nel piano fisico, ovunque questo sia collocato: misurano lo spazio nel quale è il loro corpo fisico, e leggono il tempo, la data nella quale essi vivono. Così è per i «sentire» successivi, intendendo per successivi i più complessi.
Se dunque una successione convenzionale noi dobbiamo mantenerla (la successione che dal sentire più semplice procede al più complesso, ndr) per non vedere crollare tutto, questa è l’unica alla quale possiamo momentaneamente appoggiarci.

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