Cerchio Firenze 77: il sentire scorre su un fondale 16

La percezione del tempo da parte dell’individuo è in funzione del tipo di evoluzione che sta seguendo e del piano di esistenza in cui egli vive consapevolmente.

Fonte: Le gamme del sentire vibrano all’unisono, dal libro: Cerchio Firenze 77, Oltre l’illusione, ed. Mediterranee.

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
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Per comprendere meglio che cosa significa questa affermazione dobbiamo ricordarci innanzi tutto com’è costituito l’individuo. Prendiamo l’uomo incarnato che è il prototipo di individuo più completo nella sua struttura; egli ha:

  • un corpo fisico che gli permette di vivere nel piano fisico e di avere quelle esperienze così essenziali alla sua evoluzione;
  • un corpo astrale che dà all’individuo la possibilità di avere sensazioni ed emozioni;
  • un corpo mentale che dà all’individuo la vita istintiva ed intellettiva conscia ed inconscia;
  • un corpo akasico che rappresenta la coscienza individuale e l’evoluzione raggiunta;
  • infine la Scintilla divina che è Dio nell’individuo.

Questo per sommi capi ed in modo schematico. A tutti questi corpi corrispondono tante «materie» e tanti piani d’esistenza, né più né meno come al corpo fisico corrisponde la materia fisica e il piano d’esistenza fisico (per voi il mondo).
Quando l’uomo muore, non vive più consapevolmente nel piano fisico, ma sposta la sua consapevolezza al piano immediatamente più sottile nel quale abbia un corpo costituito, cioè l’astrale. E cos via.

La percezione di tempo-spazio che l’uomo aveva nel piano fisico è molto diversa da quella che ha nel piano astrale, perché diversi sono i piani d’esistenza. Altrettanto dicasi per il piano mentale; ma più ancora per il piano akasico.

Con quanto ho detto è forse ora più chiara la prima parte dell’iniziale affermazione e cioè che la percezione del tempo da parte dell’individuo è in funzione del piano di esistenza in cui egli vive consapevolmente. Ma l’altra parte dell’affermazione, che tale percezione è in funzione del tipo di evoluzione che sta seguendo, che cosa significa?

Per quanto concerne l’evoluzione, noi abbiamo distinto l’intero ciclo in tre momenti: evoluzione della materia, evoluzione della forma, evoluzione dell’autocoscienza. A questi tre momenti l’individuo è interessato in modo sempre più diretto, secondo una scala che va da un minimo nell’evoluzione della materia, ad un massimo nell’evoluzione dell’autocoscienza. Giocano, dunque, due fattori nell’evoluzione: uno esterno, costituito dalle spinte che vengono dall’ambiente, l’altro interno, costituito dall’anima dell’individuo che, in qualche modo, influisce sui corpi che lo costituiscono e sull’ambiente inteso come insieme di altri individui che lo circondano e coi quali ha rapporti.

Ad esempio nell’evoluzione di una razza animale (evoluzione della forma) giocano il fattore ambiente (è l’ambiente che determina le caratteristiche di un corpo fisico, la necessità che abbia certi organi e non altri) ed il fattore individuo (è l’individuo che usando certi organi ne causa lo sviluppo).

Come ho detto, il fattore individuo gioca un ruolo preminente nell’evoluzione dell’autocoscienza; non influisce affatto, in quanto è semplice soggetto passivo, nell’evoluzione della materia. Quest’ultimo è uno dei motivi per i quali diciamo che il ciclo della vita macrocosmica non è modificato dalle scelte individuali; l’evoluzione della materia, che fa parte del ciclo di vita macrocosmica, vede l’individuo soggetto passivo di questo ciclo. Vi ricordo che la vita macrocosmica è la vita delle materie dei piani di esistenza; vita intrinseca, indipendente dalle forme viventi o no che queste materie compongono.

Anche con questo concetto che ora vi ho ricordato si ribadisce, in ultima analisi, che il ciclo della vita macrocosmica non è influenzato dalle scelte individuali; verità questa che troveremo più chiara quando parleremo delle varianti.
Il ciclo di vita macrocosmica va dall’emanazione del Cosmo al suo riassorbimento, secondo una progressione che, ad esempio, nel piano fisico per la materia fisica, è eguale a quella scandita dal calendario astronomico ed occupa tutta la durata e tutto il suo spazio per completarsi.

Il ciclo di vita dei microcosmi segue una progressione di «sentire» che va da un «sentire» limitato ad un «sentire assoluto». Il ciclo di vita dei microcosmi nel loro insieme, occupa egualmente tutta la durata e tutto lo spazio di un Cosmo, però ciascun microcosmo per compiere l’intera progressione del «sentire» occupa tutta la durata del Cosmo, ma non tutto lo spazio (1).

(1) N.d.R. – Riprendiamo l’esempio del libro: il libro è lì, senza tempo; ipotizziamo che sia formato da mille pagine che contengono dieci storie di cento pagine ognuna. Se dieci persone iniziano a leggere, separatamente ma simultaneamente, ognuna una storia, la durata della lettura del libro occuperà il tempo che s’impiega a leggere le cento pagine e non le mille di cui è composto il libro.

Ebbene, il fatto che lo stesso spazio non è condiviso da tutti gli individui esistenti comporta come conseguenza logica la non contemporaneità del «sentire» gli stessi fotogrammi da parte di più individui che questi fotogrammi abbiano in comune, a meno che non si tratti di individui di eguale evoluzione.

Questo significa che il calendario astronomico, pure di una stessa epoca e di uno stesso luogo, non segna lo stesso stadio di sviluppo di tutti gli individui che in quell’epoca e in quel luogo si trovino.
Da qui la necessità di distinguere due tempi fondamentali nel Cosmo (che pure non esistono oggettivamente): il tempo del mondo delle materie ed il tempo del mondo degli individui.

Nel Cosmo le parti eguali vibrano all’unisono, così le varie gamme dei «sentire» individuali sono percepite contemporanea­mente dai singoli individui, ma questa contemporaneità è del tempo del mondo degli individui (contemporaneità delle razze) e corrisponde, invece, come abbiamo detto, ad una non contemporaneità nel mondo delle materie.

Questo è quanto appare confrontando la realtà del mondo degli individui con quella del mondo delle materie, ma non è la Realtà Assoluta nella quale non esiste né spazio, né tempo. E non è, neppure, quanto appare al singolo individuo il quale illusoriamente crede di condividere il luogo e l’epoca dei suoi vicini.
La sua visione, non solo non è la visione della Realtà oggettiva, ma neppure la visione della Realtà del relativo: è una visione prettamente soggettiva, quasi onirica (2).

2) N.d.R. – Cioè non esiste un solo mondo relativo, ma tanti relativi quante sono le individualità esistenti.

Come ho detto all’inizio, la percezione dello spazio-tempo da parte dell’individuo è in funzione dell’ambiente nel quale vive consapevolmente e del tipo di evoluzione che sta seguendo. Se egli è un animale incarnato la sua percezione sarà del tutto differente da quella di un uomo disincarnato; tuttavia nell’uno e nell’altro caso sarà essenzialmente una visione soggettiva di un essere relativo.

Ma al di là delle visioni oniriche degli individui esiste una realtà, sia pure non assoluta, ed è quella della quale ci stiamo interessando. In questo vostro oggi si può dire che tutta la materia della terra è a un certo punto dell’evoluzione, ma non si può dire che tutti gli individui che sono incarnati sono ad uno stadio eguale di evoluzione, perché il trascorrere della scala del «sentire» degli individui è diverso dal trascorrere del calendario astronomico.

Ciascuno di voi in questo momento può dire: «Tutti quelli che esistono in questo momento sperimentano il mio stesso “sentire”, sono alla mia stessa evoluzione». Ma in quale spazio cosmico essi sono ubicati? Nella stessa vostra epoca? Oppure nel passato o nel futuro astronomico? In ognuno di questi spazi-tempo del Cosmo, perché il Cosmo, inteso come insieme di materie, è il contenente e l’individuo il contenuto.

Dunque, un tempo per il contenente ed un tempo per il contenuto.
Il tempo delle materie non è che la rappresentazione delle materie che costituiscono il Cosmo, secondo una progressione che va da una «non aggregazione» ad una «aggregazione» (emanazione) e di nuovo ad una «non aggregazione» (riassorbimento) (il calendario astronomico, ndr). Di esso l’individuo prende cognizione sperimentando le situazioni cosmiche nelle quali è rappresentato, secondo la progressione del suo «sentire».


Il tempo delle materie non è un tempo oggettivo; diventa tale per l’individuo che lo sperimenta, ma al di fuori dell’individuo che lo anima è solo una rappresentazione di differenti apparenze seguita secondo un determinato modulo.

E il tempo del mondo degli individui da che cosa nasce? Nasce dalla natura del «sentire individuale» che è limitato. Solo una figurazione per il momento può farvi intendere la spiegazione.

Se, in un oceano di madreperla, voi voleste costruire una collana di perle, che cosa fareste? Innanzi tutto immaginereste la collana nella sua interezza e poi passereste all’atto pratico ‘di circoscrivere una quantità di madreperla per formare una piccola sfera, e dopo questa un’altra sfera, e dopo questa un’altra ancora, fino a completare la collana che avete immaginata.
Ebbene ogni perla esiste se e in quanto v‘è qualcosa che la limita, che la racchiude, che la circoscrive. E la collana esiste se e in quanto le perle sono poste l’una accanto all’altra ed unite con un filo.

Orbene, se paragono il « sentire assoluto » all’oceano di madreperla ed il « sentire relativo » degli individui alle perle e l’individualità alla collana, e se riunisco in un solo istante ciò che io ho invece detto nel tempo, posso forse intuire che il «sentire degli individui» si concretizza in un qualcosa di chiuso, di circoscritto, di relativo, di un «ora» che prelude ad un «dopo» e che proviene da un «prima». Tutto ciò, però, è un’illusione che mai ha avuto inizio dal momento che tutto è racchiuso in un attimo senza tempo; io lo sento come chiuso e come un trascorrere, solo perché se non lo sentissi limitato, definito, concluso, non lo potrei sentire, altrimenti, relativo.

Se non lo sentissi come qualcosa che è «ora» e che non è stato «prima» e che non sarà «dopo», non sarebbe un «sentire» relativo: un «sentire» alla volta. Ma in effetti questo percepire «ora» come momento di una teoria che volge al termine, non ha mai avuto inizio né nell’Eterno Presente, né nelle dimensioni di altri mondi. Sempre è stato, sempre è, sempre sarà.

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