Per il contemplativo anche l’eccesso di vibrazione prodotto da un passo può essere troppo.
Vibrazione inferta al terreno, o a un pavimento retto da travi di legno: la consapevolezza di sé e dell’ambiente è tale che il sistema monitora in continuazione la realtà che il sentire genera, la sua corrispondenza allo stato unitario portatore di rispetto, delicatezza, trasparenza, irrilevanza di sé.
Il passo pesante può essere il segno di una pesantezza di sé, di una distrazione, di un esserci oltre la misura adeguata. Chi stabilisce l’adeguatezza della misura? Non un archetipo transitorio, è un processo tutto interno al sentire.
Il sentire sente se stesso e quello che genera e lo sente in relazione al dettato degli Archetipi Permanenti e della Vibrazione Prima: la comparazione è immediata e ne risulta, nei corpi transitori e nell’autoconsapevolezza, un senso di disagio, di non equilibrio, di non delicatezza.
Cos’è la delicatezza? L’essere lievi, il non lasciare impronta di sé.
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“non lasciare l’impronta si sé” .
Eppure “nell’essere lievi”, non c’è vuoto, ma il Ciò che È, con tutta la sua pregnanza.