Scorrono i fatti, i processi. Scorrono i protagonisti della nostra vita. Scorrono le identificazioni e le illusioni.
Tutto scorre e nulla rimane nelle mani del contemplante. Voleva qualcosa? No, eppure vive quel senso non di perdita ma di un allontanamento, di un divenire consapevole che tutto scorre e si allontana.
I fatti sono consegnati alla loro impermanenza: le ansie, le paure vanno e vengono con il loro carico di irrealtà, il contemplante può solo osservare e ascoltare.
Chi non vive questa vita non può comprendere la natura dell’osservare e dell’ascoltare, non può sapere cosa sia una vita interamente vissuta sulla riva del fiume osservandolo nel suo scorrere.
Essere sulla riva del fiume e non appartenere né alla riva né al fiume, essere uno straniero, uno che risiede lontano.
Osservare e ascoltare senza fine conduce al vasto deserto dell’Essere dove la realtà non è più e solo l’Essere è Reale.
Nell’Essere non c’è più osservazione né ascolto, c’è solo stare, risiedere, solo Ciò-che-È.
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“Essere sulla riva del fiume e non appartenere né alla riva né al fiume, essere uno straniero, uno che risiede lontano.”
Risuonano forti queste parole.Grazie!
“Vivere quel senso non di perdita ma di allontanamento”.
È una esperienza che conosco e la vedo accentuarsi.
Lì risiedo.
Parole che riposizionano sull’Essere, quando il dubbio sul perché del proprio esistere, emerge.
Grazie