Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Smettere di lottare

Osservare, ascoltare, discernere, accogliere.
Il soggetto lotta e dice: “Debbo farcela!”. La persona che è in bilico tra il soggetto e la sua scomparsa, non lotta più, si dispone all’obbedienza.
A chi obbedisce? Al sentire che la conduce, che genera le scene, che la sospinge in una direzione o in un’altra.
Ad un certo punto del cammino esistenziale, l’imperativo diviene: “Smetti di lottare perché nel rumore e nell’eccitazione della lotta non puoi ascoltare quanto la vita ha da dirti!”.
Dalla cultura della lotta dobbiamo passare a quella dell’ascolto e dell’obbedienza: lo sguardo si fa allora acuto, l’intelligenza pronta, la capacità di cogliere le sfumature e di leggere i simboli, alta.
Al lottatore il termine obbedienza suona male, pazienza, farà quello che crede: la persona che va oltre se stessa è in grado di cogliere il vero significato dell’obbedire, quel piegarsi senza fine all’invito del sentire che la porta nelle mille esperienze e che in ciascuna mostra e realizza qualcosa e, quando non realizza niente, è il trionfo della gratuità.
Smettere di lottare è smettere di controllare.
E’ smettere la pretesa di sapere.
Bisogna arrendersi nel profondo per non lottare più.


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  1. Ogni tanto ritorno su questo post, lo rileggo e lo interiorizzo sempre meglio ad ogni occhiata.

    Grazie Roberto.

  2. Quanto è vero tutto questo….ma ancora difficile, per me, “smettere di lottare e arrendersi”. Grazie Roberto!

  3. Inchinarsi al flusso della vita, senza resistenza.

  4. Forse non si tratta solo di smettere di lottare. Certo, anche quello. Ma credo occorra anche essere recipienti vuoti, pronti ad accogliere quel che viene per poi lasciarlo andare. Spesso l’identificazione con la mente ci impedisce di essere semplici testimoni. Ma forse sto dicendo la stessa cosa.

  5. “La vera obbedienza non è verso gli altri ma verso la propria coscienza”.
    Questa frase mi fa pensare: obbedisco sempre alla mia coscienza o a volte, rimanendo succube dell’identificazione, finisco per obbedire “all’altro” ?
    E’ poi quel senso di insoddisfazione che mi fa capire di aver obbedito “all’altro” ?

  6. ..per quanto possa sembrare strano, solo dalla profonda obbedienza può nascere quella libertà vera, propria dell’essere umano.

  7. L’etimologia di obbedire è: “ob” dinanzi e “audire” prestare ascolto, ascoltare.
    Come dici tu Robi: “smetti di lottare perché nel rumore e nell’eccitazione della lotta non puoi ascoltare quanto la vita ha da dirti”.
    La vera obbedienza non è verso gli altri ma verso la propria coscienza.

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