Il quadro offerto da Elias sull’autoerotismo è essenziale e non moralizzante.
Considerata in sé, la masturbazione è un’espressione del permettersi piacere fisico.
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MONOGRAFIE
9. La sessualità secondo Elias
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 12
“If you are inquiring as to the physical incorporation of the action in itself, this is merely an expression of allowance of a physical pleasure.”
«Se ti riferisci all’azione fisica in sé, questa è semplicemente un’espressione del permettersi un piacere fisico.»
— Elias, Sessione 1066
1. L’azione in sé: permettersi un piacere fisico
Nella Sessione 1066 Elias viene interrogato direttamente sulla masturbation (masturbazione). La domanda la collega immediatamente ad abitudini e distrazioni, ma Elias separa innanzitutto l’azione in sé dai significati che un individuo può associarle.
La formulazione è estremamente semplice: considerata come azione fisica, la masturbazione è
“merely an expression of allowance of a physical pleasure”
— semplicemente un’espressione del permettersi un piacere fisico.
È un punto importante perché non introduce alcuna gerarchia fra piacere sessuale condiviso e piacere sessuale autoindotto. Elias non presenta l’autoerotismo come un’attività sessuale incompleta, inferiore o necessariamente sostitutiva di una relazione con un altro individuo.
L’azione, presa in se stessa, è una possibilità del corpo e del piacere.
[Raccordo editoriale — Sessione 1066.]
2. L’autoerotismo non possiede un significato unico
Subito dopo Elias aggiunge però una qualificazione decisiva:
“It is dependent upon the individual.”
— dipende dall’individuo.
Al piacere fisico possono infatti associarsi configurazioni molto differenti. Elias dice che alcuni individui possono utilizzare l’azione come distraction (distrazione); altri possono collegarla a una particolare problematica che stanno esprimendo; altri ancora possono associarla alla paura.
La struttura è molto simile a quella incontrata nel capitolo precedente sulla compulsione: la forma fisica dell’azione non ne determina automaticamente la funzione nell’esperienza del focus.
Ma occorre evitare anche l’errore opposto. Elias non dice:
— masturbazione = distrazione;
né:
— masturbazione = paura;
né:
— masturbazione = problema psicologico.
Dice precisamente che alcuni individui possono incorporare questi significati. L’azione può dunque essere semplicemente piacere; oppure può essere accompagnata da altre dinamiche. La valutazione deve rimanere individuale.
3. Piacere e significato sono due livelli distinti
Questa distinzione merita di essere mantenuta con precisione. Nel linguaggio di Elias, l’azione fisica può essere una reale esperienza di piacere e, nello stesso tempo, essere inserita dall’individuo in una configurazione più complessa.
Il fatto che una persona utilizzi talvolta l’autoerotismo come distrazione non rende falso il piacere sperimentato. Analogamente, il fatto che l’azione produca piacere non ci dice ancora tutto sul ruolo che essa sta svolgendo in quel momento.
Possiamo quindi distinguere editorialmente:
— azione fisica → piacere
e
— configurazione individuale → significati, motivazioni, associazioni.
[Raccordo editoriale — Sessione 1066.]
Questo evita di trasformare l’autoerotismo sia in una pratica neutra per definizione, priva di qualsiasi significato individuale, sia nel sintomo automatico di qualcosa che dovrebbe essere spiegato.
4. Il peso delle credenze
La Sessione 1066 introduce esplicitamente anche le beliefs (credenze). L’interlocutore osserva che alcune persone ritengono la masturbazione «cattiva», mentre altre non la considerano tale. Elias lo invita a indagare quali associazioni personali e quali credenze di duplicity — la polarizzazione bene/male, giusto/sbagliato — vengano collegate all’azione.
Questo sposta nuovamente l’attenzione dall’atto al rapporto che l’individuo ha con esso. Due persone possono compiere esattamente la stessa azione e configurarla in modo completamente differente:
- una può permettersi semplicemente piacere;
- un’altra può sperimentarlo accompagnato da vergogna;
- un’altra può utilizzarlo come distrazione;
- un’altra ancora può associare l’azione a paura, colpa o proibizione.
L’atto non contiene intrinsecamente queste valutazioni. Esse appartengono al sistema di credenze attraverso cui il focus interpreta ciò che sta facendo. [Raccordo editoriale — Sessione 1066.]
5. Non occorre giustificare il piacere
La formulazione «allowance of a physical pleasure» contiene un elemento caratteristico dell’insegnamento di Elias: il physical pleasure (piacere fisico) non necessita di una finalità ulteriore per essere legittimato.
Elias non giustifica la masturbazione dicendo che essa prepara alla sessualità di coppia, migliora la conoscenza dell’altro, sostituisce un partner assente o serve necessariamente a uno scopo terapeutico. La sua prima definizione non contiene nessuna di queste finalità. È semplicemente permettersi un piacere fisico.
Questo è significativo nel quadro complessivo della M09, perché mantiene separati:
piacere sessuale
da
riproduzione
da
relazione romantica
da
intimità interpersonale
da
amore.
L’attività sessuale può intrecciarsi con tutti questi elementi, ma non deve necessariamente farlo per costituire un’esperienza valida del focus. [Raccordo editoriale — Sessione 1066.]
6. Autoerotismo e interazione sessuale con un altro
La Sessione 1583 permette di introdurre una seconda distinzione. L’interlocutore parte da una premessa tipicamente eliasiana: se ciascun individuo crea ciò che percepisce, allora anche nell’atto sessuale con un partner la manifestazione fisica dell’altro viene configurata attraverso la propria percezione.
Domanda quindi se la differenza fra rapporto sessuale e masturbazione consista nell’energy exchange (scambio energetico) fra i partecipanti.
Elias risponde:
“In a manner of speaking”
«In un certo senso»,
e precisa che, nell’interazione con un’altra persona, si partecipa direttamente dell’energia dell’altro individuo. La precisazione è importante.
Il principio secondo cui ciascuno crea la propria realtà non trasforma il rapporto sessuale con un altro individuo in una sorta di masturbazione elaborata. Nell’interazione sessuale interpersonale vi è una reale ricezione e partecipazione dell’energia proiettata dall’altro focus, che viene poi configurata attraverso la propria percezione.
[Raccordo editoriale — Sessione 1583.]
7. Sessualità con sé e sessualità con l’altro
Le due fonti permettono quindi di distinguere senza gerarchizzare.
— Nell’autoerotismo il focus genera direttamente un’esperienza sessuale attraverso il proprio corpo, le proprie sensazioni, immagini, associazioni e percezione.
— Nell’interazione con un altro individuo rimane vero che ciascuno crea la propria esperienza, ma interviene inoltre la partecipazione all’energia proiettata dall’altro.
Non sarebbe però rigoroso trasformare la risposta della 1583 in una definizione assoluta secondo cui questa sarebbe l’unica differenza fra masturbazione e rapporto sessuale: Elias accoglie la proposta soltanto “in a manner of speaking” e concentra la risposta sull’elemento dell’interazione energetica.
La conclusione documentabile è più limitata:
— l’autoerotismo non richiede l’interazione con l’energia sessuale di un altro focus; l’attività sessuale condivisa la incorpora.
8. Non un surrogato della «vera» sessualità
Da queste fonti non emerge alcuna base per definire l’autoerotismo come surrogato di una sessualità più completa. Questa distinzione è importante soprattutto dopo il capitolo 10. Lì abbiamo visto che un’attività sessuale può essere usata come camouflage (camuffamento) o substitute (sostituto) di intimità, accettazione o valore. Ma non possiamo trasferire automaticamente quella struttura all’autoerotismo.
La Sessione 1066 non dice che masturbarsi significhi sostituire un partner, un rapporto o un’intimità mancante. Al contrario, la definizione primaria è autonoma:
— permettersi piacere fisico.
Solo nell’individuo concreto l’azione può acquisire funzioni ulteriori. Perciò:
autoerotismo ≠ automaticamente sostituzione
autoerotismo ≠ automaticamente compensazione
autoerotismo ≠ automaticamente compulsione.
[Raccordo editoriale — Sessione 1066.]
9. Autoerotismo dentro una relazione
Lo stesso principio impedisce di contrapporre automaticamente autoerotismo e relazione di coppia. Le fonti verificate non stabiliscono che la masturbazione abbia un significato diverso quando l’individuo possiede o non possiede un partner. Non vi è quindi base per affermare che l’autoerotismo all’interno di una relazione indichi necessariamente insoddisfazione sessuale, distanza affettiva o insufficienza del partner.
Può certamente assumere questi significati per un particolare individuo, così come può assumerne altri; ma Elias invita precisamente a non dedurre la configurazione dalla forma dell’azione.
Questo si raccorda con quanto abbiamo visto nei capitoli 10 e 11: la sessualità individuale non viene completamente assorbita dalla relazione. Anche quando vi è una coppia, ciascun focus continua a incorporare desideri, preferenze, sensazioni e scelte proprie.
[Raccordo editoriale — Sessioni 1066, 1583; raccordo con M09.10–11.]
10. Il corpo come esperienza diretta di sé
Vi è infine un elemento semplice ma significativo nella definizione di Elias. Nell’autoerotismo non è necessario che il piacere venga ricevuto, confermato o facilitato da un’altra persona. Il focus interagisce direttamente con il proprio corpo e con la propria capacità di generare sensazione fisica.
Non occorre caricare questa constatazione di un significato che Elias non formula — ad esempio definendo necessariamente l’autoerotismo «amore verso sé stessi» o «intimità con sé». Le fonti non autorizzano una simile equivalenza.
Possiamo però dire qualcosa di più circoscritto: l’azione mostra che l’esperienza sessuale e il piacere fisico possono essere generati individualmente, senza richiedere la partecipazione sessuale di un altro focus.
La sessualità adulta non coincide quindi, neppure sul piano dell’attività sessuale, esclusivamente con l’interazione di coppia. [Raccordo editoriale — Sessioni 1066, 1583.]
11. Il punto acquisito
Il quadro offerto da Elias sull’autoerotismo è essenziale e non moralizzante.
Considerata in sé, la masturbazione è: un’espressione del permettersi piacere fisico.
Non possiede un significato psicologico unico. Può essere semplice piacere oppure, per un particolare individuo e in un particolare momento, associarsi a distrazione, paura, problematiche personali o credenze di bene e male.
La domanda significativa non è quindi:
— «la masturbazione è buona o cattiva?»
né:
— «che cosa significa sempre masturbarsi?»
ma:
— «che cosa sto facendo e vivendo io attraverso questa azione, in questo momento?»
L’interazione sessuale con un’altra persona introduce inoltre un elemento assente nell’esperienza autoerotica: la partecipazione diretta all’energia proiettata dall’altro focus. Questo non rende una forma superiore all’altra; indica che sono configurazioni differenti dell’esperienza sessuale.
Autoerotismo e sessualità interpersonale appartengono così entrambe alle possibilità dell’esperienza adulta, senza che la prima debba essere interpretata come versione incompleta, sostitutiva o necessariamente problematica della seconda.
Sessioni principali: 1066 · 1583.
Nota editoriale — «Autoerotismo» è utilizzato come categoria editoriale più ampia. Nelle fonti principali Elias risponde direttamente alla parola masturbation (masturbazione). Le fonti verificate non offrono una teoria estesa dell’autoerotismo; per questo il capitolo mantiene deliberatamente un perimetro più ristretto rispetto ad altri capitoli della M09.
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
