L’intimità con un’altra persona non viene considerata completamente separabile dalla relazione con se stessi.
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MONOGRAFIE
9. La sessualità secondo Elias
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Capitolo 6
Nei capitoli precedenti abbiamo progressivamente separato elementi che nel linguaggio comune vengono facilmente sovrapposti. Sexuality (sessualità) non coincide con sexual activity (attività sessuale); orientation (orientamento) non coincide con sexual preference (preferenza sessuale); attraction (attrazione) non coincide necessariamente con sexual attraction (attrazione sessuale).
Una distinzione altrettanto importante riguarda ora intimacy (intimità) e attività sessuale.
Nel corpus di Elias le due esperienze possono incontrarsi profondamente. L’attività sessuale può costituire una forma particolarmente intensa di apertura, contatto ed esperienza condivisa. Ma questo non significa che l’intimità richieda necessariamente l’attività sessuale, né che ogni attività sessuale sia necessariamente intima.
Anzi, Elias arriva ad affermare qualcosa di apparentemente paradossale: in alcune situazioni l’attività sessuale può essere utilizzata proprio per evitare o camuffare l’intimità. È questa doppia possibilità che occorre comprendere.
L’attività sessuale come apertura
Una delle formulazioni più ampie compare nella Sessione 308 del 1998. Nel contesto di una discussione sulle relazioni, Elias descrive la possibilità che due individui, aprendosi reciprocamente, sperimentino uno exchange of energy (scambio di energia) e persino ciò che definisce una mergence of energy (fusione/interpenetrazione dell’energia) che non si esaurisce nell’azione fisica.
L’attività sessuale può funzionare, in questa configurazione, come un focal point (punto focale) che facilita l’apertura. Attraverso il significato attribuito culturalmente e personalmente a quell’esperienza, gli individui possono permettersi un’intensità di scambio che coinvolge non soltanto le sensazioni fisiche ma anche una maggiore apertura della propria consapevolezza. [Raccordo editoriale — Sessione 308]
Il punto richiede cautela. Elias non afferma che il rapporto sessuale produca automaticamente una fusione fra due individui, né che l’attività sessuale costituisca una via privilegiata o necessaria alla coscienza. Dice piuttosto che può essere utilizzata in questo modo.
La distinzione è coerente con tutto ciò che abbiamo già incontrato: un’azione fisica non possiede un significato unico in se stessa. Il significato dipende dalla configurazione dell’esperienza, dall’apertura degli individui, dalle loro associazioni e da ciò che stanno generando attraverso quell’interazione.
La sessualità può quindi facilitare un’esperienza di apertura. Ma non la garantisce.
Sexual intimacy e intimacy non sono la stessa cosa
La Sessione 522 permette di vedere la distinzione da un’altra prospettiva. Un interlocutore descrive diverse possibilità di relazione: successioni di partner sessuali, convivenza con un partner oppure un rapporto stabile centrato prevalentemente sul sesso. Elias distingue allora due direzioni che l’uomo sta sovrapponendo:
— una intimate relationship (relazione intima) continuativa;
— e una relazione basata principalmente sulla intimate sexuality (sessualità intima) e sul contatto fisico.
Sono due possibilità differenti. Questa distinzione è molto significativa.
L’attività sessuale può essere intima, ma l’intimità della relazione contiene qualcosa di più dell’intimità sessuale. Può includere esposizione di sé, conoscenza reciproca, condivisione dell’esperienza, apertura, fiducia e disponibilità a essere conosciuti dall’altro.
Nella stessa sessione Elias collega la ricerca esclusiva di un rapporto sessuale alla difficoltà dell’interlocutore nell’accettare alcuni aspetti di sé. L’uomo desidera il contatto e una forma di intimità, ma contemporaneamente cerca una configurazione che gli consenta di evitare una maggiore esposizione della propria persona.
Qui appare già il tema che più tardi Elias definirà esplicitamente camouflage (camuffamento). Un individuo può cercare una grande vicinanza corporea e contemporaneamente mantenere protette parti significative di sé.
La prossimità fisica, dunque, non misura automaticamente il grado di intimità.
Intimità senza attività sessuale
La relazione inversa è altrettanto importante. Se può esistere sesso senza una piena intimità, può esistere anche intimità senza sesso. La Sessione 1591 costituisce una delle fonti più chiare.
L’interlocutrice, di orientation soft, racconta che nelle relazioni attraversa frequentemente periodi nei quali l’interesse sessuale diminuisce o scompare e interpreta questo movimento come un fallimento: immagina di avere smesso di amare, di essersi chiusa o di avere compromesso la relazione.
Elias respinge questa conclusione. Afferma che possono esistere periodi estesi nei quali l’individuo non manifesta interesse per l’attività sessuale e tuttavia continua a esprimere:
- appreciation (apprezzamento);
- preference (preferenza);
- intimacy (intimità) verso l’altra persona.
È una distinzione fondamentale per l’intera monografia. La continuità dell’intimità non può essere misurata attraverso la frequenza dell’attività sessuale.
Due persone possono continuare a essere profondamente legate e intimamente coinvolte anche quando l’attività sessuale attraversa lunghi periodi di sospensione.
Nella stessa sessione l’interlocutrice osserva che spesso sente un desiderio molto più forte di toccare l’altra persona che di avere un rapporto sessuale.
Elias considera questo contatto una naturale espressione fisica di affetto e lo associa all’intimità più direttamente di quanto lo associ all’atto sessuale. Il contatto permette una connessione fisica senza richiedere quella particolare esplosione o rilascio di energia che egli collega, in quel contesto, all’espressione sessuale del soft.
Dormire insieme, stare fisicamente vicini, toccarsi, abbracciarsi possono quindi costituire forme significative di intimità anche in assenza di attività sessuale. Ancora una volta cade una sequenza che culturalmente appare quasi obbligatoria:
vicinanza → intimità → sesso.
Per Elias le tre esperienze possono incontrarsi, ma non costituiscono una progressione necessaria.
L’intimità come esposizione di sé
La Sessione 1626 permette di comprendere perché la sexual intimacy (intimità sessuale) possa essere vissuta da alcuni individui come particolarmente intensa. Parlando dell’orientation intermediate, Elias introduce il tema della exposure of self (esposizione di sé).
Gli intermediate, afferma in termini generali, possono manifestare una certa guardedness (cautela/protezione) rispetto all’espressione della propria passione. La sexual intimacy può accentuare questa cautela proprio perché viene percepita come una forte esposizione del sé.
Non si tratta semplicemente dell’esposizione del corpo. Ciò che viene percepito come esposto è self — il sé.
Questa precisazione illumina retrospettivamente anche altri passaggi del corpus. L’intimità non viene definita soltanto dalla distanza fisica tra due corpi. Implica una particolare disponibilità a non mantenersi completamente protetti rispetto all’altro.
- Per alcuni individui il sesso può facilitare questa apertura.
- Per altri può renderla più difficile.
- Per altri ancora il contatto fisico non sessuale può consentire un grado di intimità molto maggiore rispetto all’attività sessuale.
Le differenze legate all’orientation possono influenzare queste modalità, ma Elias ricorda esplicitamente che si tratta di general statements, not a rule — affermazioni generali, non di una regola. Nella Sessione 201205031, parlando ancora degli intermediate, precisa che essi possono essere molto passionali e apprezzare intensamente l’attività sessuale; ciò che descrive è soltanto una tendenza generale nella relazione fra fisicità e intimità.
Quando il sesso diventa camouflage
È però la Sessione 1767 a introdurre la distinzione più radicale. Elias sta discutendo di sexual compulsion (compulsione sessuale) e afferma esplicitamente:
sexual interaction can be incorporated as a camouflage for intimacy
— l’interazione sessuale può essere utilizzata come camuffamento dell’intimità.
Aggiunge immediatamente che può funzionare anche come camuffamento di:
- nurturing (nutrimento/cura);
- acceptance (accettazione);
- e del proprio value (valore).
L’affermazione richiede attenzione perché potrebbe essere facilmente trasformata in una generalizzazione psicologica che Elias non formula. Non sta dicendo:
— chi fa molto sesso sta evitando l’intimità.
Non sta nemmeno dicendo:
— una sessualità intensa è necessariamente compensatoria o compulsiva.
Nella stessa conversazione distingue esplicitamente la libera esplorazione delle proprie preferenze dalla compulsione sessuale. L’interlocutrice descrive il proprio interesse nell’ampliare l’esperienza sessuale; Elias considera questa esplorazione una possibilità di conoscere meglio se stessa e le proprie preferences. Dice poi chiaramente che questa azione è differente da ciò che sta descrivendo come sexual compulsion.
La distinzione non riguarda quindi la quantità o la non-convenzionalità dell’attività sessuale. Riguarda la funzione che essa assume per quel particolare individuo.
Cercare attraverso il sesso ciò che si pensa di non possedere
Che cosa viene camuffato? La risposta della Sessione 1767 è precisa.
Un individuo può svalutarsi a tal punto da rivolgersi all’attività sessuale come mezzo per ottenere qualcosa che percepisce di non possedere. Può cercare attraverso l’interazione sessuale:
- accettazione;
- cura;
- conferma della propria attrattiva;
- riconoscimento del proprio valore.
In questo caso il sesso diventa un camouflaged substitute (sostituto camuffato). L’individuo può associare la capacità di essere sessualmente desiderato o di produrre una determinata esperienza nell’altro con la prova del proprio valore personale.
La dinamica può essere espressa schematicamente:
«Sono desiderato, quindi valgo.»
oppure:
«Se riesco a ottenere questa interazione, significa che sono accettato.»
Il problema, nella spiegazione di Elias, non risiede nell’attività sessuale stessa. Risiede nel fatto che essa viene utilizzata come mezzo indiretto per ottenere qualcosa che l’individuo percepisce come mancante dentro di sé.
Per questo la parola camouflage è particolarmente appropriata: ciò che appare essere ricerca di sesso può nascondere una ricerca di tutt’altra natura.
Camouflage non significa falsità cosciente
Occorre però comprendere correttamente il termine. Il camuffamento non è necessariamente un inganno deliberato. L’individuo non deve pensare consapevolmente:
«Sto utilizzando il sesso per ottenere accettazione.»
La Sessione 522 descrive il camouflage come una copertura molto efficace che permette all’individuo, in un certo senso, di non riconoscere immediatamente ciò che sta facendo. Nel caso discusso, persino la forte attrazione verso un determinato tipo di partner può coprire una dinamica di non-accettazione di sé.
Il camuffamento appartiene quindi alla configurazione della perception. La spiegazione immediata che l’individuo offre a se stesso può essere:
- «questa persona mi attrae»;
- «ho bisogno di sesso»;
- «questa relazione deve essere sessuale»;
mentre l’azione complessiva può essere influenzata anche da bisogni di conferma, accettazione, valore o protezione. Questo non rende falsa l’attrazione o inesistente il desiderio. Significa che la stessa azione può incorporare più livelli contemporaneamente.
Non esiste una spiegazione unica della compulsione
Anche su questo punto Elias rifiuta una teoria generale. Nella Sessione 1767 l’interlocutrice propone una spiegazione psicologica secondo la quale una particolare compulsione sessuale deriverebbe dall’età emotiva nella quale la persona aveva smesso di sentirsi positivamente rispetto a se stessa.
Elias considera questa spiegazione too general — troppo generale.
Suggerisce invece di comprendere ogni individuo attraverso la sua particolare esperienza, le sue motivazioni, le sue paure e le dinamiche che influenzano il suo comportamento. Quando gli viene chiesto quale sia la causa della compulsione, risponde in sostanza che dipende dall’individuo.
Questo limite è importante metodologicamente. La monografia non deve trasformare il discorso di Elias in una teoria clinica della compulsione sessuale. Le sessioni permettono di individuare alcune possibili funzioni:
- camuffare intimità;
- cercare acceptance;
- cercare nurturing;
- cercare conferma del proprio valore;
- usare l’attività sessuale come outlet (sfogo/canale) di energia;
ma non autorizzano a dire che ogni comportamento compulsivo nasca dalla stessa causa.
La medesima attività può avere significati completamente differenti
Nella stessa Sessione 1767 Elias richiama un principio particolarmente importante. Due individui possono partecipare apparentemente alla stessa interazione sessuale e vivere esperienze molto differenti.
Uno può sperimentarla come libertà, piacere e apertura. L’altro può non sperimentarla affatto in quel modo. L’apparente identità dell’azione fisica non ci dice dunque quale esperienza stia realmente producendo ciascuno dei partecipanti.
È un punto essenziale per evitare una classificazione esterna dei comportamenti. Non possiamo stabilire semplicemente dalla forma di un atto se esso rappresenti:
- intimità;
- esplorazione;
- piacere;
- compulsione;
- ricerca di accettazione; o qualcos’altro.
La stessa espressione fisica può svolgere funzioni diverse per individui differenti — e perfino funzioni differenti per la stessa persona in momenti diversi.
Questo principio diventerà particolarmente importante quando affronteremo fetish, fantasie ed esperienze considerate non convenzionali.
Intimità con l’altro e intimità con se stessi
Nella Sessione 1767 compare infine un collegamento ancora più fondamentale. Parlando di un individuo che incontra difficoltà nell’intimità sessuale, Elias associa il problema a una mancanza di genuine intimacy with himself — autentica intimità con se stesso, collegata alla difficoltà di prestare attenzione a sé e permettersi le proprie espressioni.
L’intimità con un’altra persona non viene quindi considerata completamente separabile dalla relazione con se stessi. Questo non significa che occorra raggiungere una condizione ideale di completa accettazione di sé prima di poter costruire una relazione.
Significa piuttosto che ciò che un individuo non permette a se stesso può influenzare il modo in cui permette all’altro di avvicinarsi.
La protezione verso l’altro può riflettere una protezione rispetto a parti di sé. E il sesso può assumere due funzioni opposte:
- può essere un’occasione di apertura;
- oppure può fornire una forma di vicinanza sufficientemente intensa da sembrare intimità, mantenendo tuttavia protette le aree che l’individuo non vuole esporre.
Questa è probabilmente una delle distinzioni più sottili presenti nel corpus sulla sessualità.
Intimità e libertà dell’altro
Esiste inoltre un limite che non può essere trascurato. Se l’attività sessuale viene utilizzata come mezzo per ottenere accettazione, valore o conferma, aumenta la possibilità che l’altro venga implicitamente investito della funzione di fornire ciò che si percepisce di non possedere. Ma l’altro conserva le proprie preferences e le proprie scelte.
Nella parte finale della Sessione 1767, davanti a una situazione nella quale un partner desidera determinate esperienze sessuali che l’interlocutrice non desidera, Elias le dice di prestare attenzione alle proprie preferences, alla propria energia e a ciò che vuole. La invita a non muoversi nell’acquiescenza o nella semplice accomodazione, distinguendo cooperation (cooperazione) da acquiescence (acquiescenza).
Il passaggio anticipa un tema che dovremo affrontare separatamente quando entreremo nella questione di consent (consenso), coercion (coercizione) e harm (danno).
Per ora stabilisce un principio sufficiente:
— la ricerca di intimità di un individuo non annulla la direzione e le preferenze dell’altro.
Il sesso non misura l’intimità
Possiamo ora ricomporre le diverse fonti. L’attività sessuale può essere:
- un’espressione di attrazione;
- una manifestazione della passione;
- un’esplorazione delle proprie preferences;
- una forma di piacere;
- un punto focale per apertura e intenso scambio;
- un’espressione di intimità.
Ma può anche essere:
- un rilascio di energia;
- un’attività poco connessa con l’affetto;
- un sostituto dell’intimità;
- un mezzo per ottenere conferma;
- un camuffamento di bisogni differenti;
- una componente di un comportamento compulsivo.
La forma esterna dell’azione non consente da sola di stabilire quale di queste possibilità sia presente. Questo è forse il risultato centrale del capitolo:
— sexual activity e intimacy possono coincidere, ma non sono sinonimi.
- Esiste sesso con intimità.
- Esiste sesso senza intimità.
- Esiste intimità senza sesso.
E la stessa relazione può attraversare nel tempo tutte queste configurazioni.
Una distinzione decisiva per il tema della non-centralità
Questa conclusione prepara anche uno degli assi principali della monografia. Se intimacy, affection (affetto), appreciation (apprezzamento) e physical closeness (vicinanza fisica) possono continuare in assenza di attività sessuale, allora una diminuzione della sexual activity non implica necessariamente una diminuzione della relazione o della connessione.
La Sessione 1591 lo mostra con particolare chiarezza: possono esistere lunghi periodi senza interesse sessuale durante i quali intimità, apprezzamento e preferenza continuano pienamente. Questo dato sarà essenziale quando affronteremo direttamente la possibile non-centralità dell’espressione sessuale.
Ma prima occorre comprendere un altro elemento. Se l’attività sessuale non è l’unico canale possibile della passione e se la stessa energia che viene tradotta sessualmente può trovare espressione attraverso altre attività, allora dobbiamo chiederci che cosa Elias intenda realmente quando parla di:
sexual energy — energia sessuale.
È necessariamente energia che cerca il sesso? Oppure il termine indica qualcosa di più ampio, che può essere canalizzato attraverso creatività, movimento, attività e altre direzioni della passione? È da questo nodo che prosegue l’indagine.
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

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