La meditazione non appare come produzione di qualcosa che l’individuo non possiede, ma come una condizione nella quale può diventare più facile accorgersi di ciò che sta già esprimendo.
☉ La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
8. Spiritualità, pratiche, maestri, illuminazione
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda relativa alle fonti a fondo pagina.
Capitolo 8
Che cosa cambia quando si medita?
Dopo aver distinto l’utilità di una pratica dalla verità universale delle spiegazioni che la accompagnano, possiamo porre una domanda più concreta: che cosa può fare effettivamente la meditation («meditazione»)? Nelle sessioni esaminate, Elias non ne offre una definizione unica né prescrive una tecnica universale. Descrive piuttosto alcune possibilità:
- quietare determinate attività abituali,
- dirigere diversamente l’attenzione e rendere più riconoscibili comunicazioni che normalmente possono essere meno evidenti. [Raccordo editoriale — Sessioni 202601121, 201604151, 1238]
La meditazione, in questa prospettiva, non appare anzitutto come produzione di qualcosa che l’individuo non possiede, ma come una condizione nella quale può diventare più facile accorgersi di ciò che sta già esprimendo. [Raccordo editoriale — Sessioni 202601121, 991]
Quiete non significa soppressione
Nella Sessione 202601121 Elias affronta direttamente ciò che può accadere quando, durante la meditazione, emerge un feeling («sensazione o emozione percepita»). Il punto non consiste nel liberarsene immediatamente, ma nel portargli awareness («consapevolezza») e riconoscerlo. [Elias — Sessione 202601121]
Elias conferma che l’acknowledgment («riconoscimento») di ciò che viene sentito può permettere al feeling («sensazione/emozione») di attenuarsi o allontanarsi. Al contrario, respingerlo o ignorarlo può contribuire ad amplificarlo. [Elias — Sessione 202601121]
La quiete meditativa non coincide quindi necessariamente con l’assenza di emozioni o sensazioni. Può diventare, al contrario, una condizione nella quale ciò che è presente viene avvertito con maggiore evidenza e può essere riconosciuto invece di essere immediatamente evitato. [Raccordo editoriale — Sessione 202601121]
È importante non trasformare questo passaggio in una formula automatica. Il corpus non autorizza a dire che «osservare un’emozione la farà sempre scomparire». Nella sessione Elias mantiene distinte le azioni di riconoscimento, esperienza del feeling («sensazione/emozione») ed espressione. [Raccordo editoriale sulla cautela documentale — Sessione 202601121]
Ciò che diventa più percepibile
Nella stessa sessione Elias attribuisce alla stillness («quiete», «condizione di maggiore immobilità») un’altra possibile funzione: alcune comunicazioni possono diventare più facilmente riconoscibili quando diminuisce il consueto rumore dell’attività. [Elias — Sessione 202601121]
Fra queste Elias menziona
— impulses («impulsi»),
— impressions («impressioni»),
— comunicazioni dell’Essenza,
— idee o pensieri già formati e altri aspetti dell’awareness («consapevolezza»).
La meditazione può quindi funzionare come una condizione nella quale l’individuo discrimina segnali che, nel flusso abituale dell’esperienza, potrebbero essere meno facilmente riconosciuti. [Elias — Sessione 202601121]
Il punto non è che tali comunicazioni vengano necessariamente create dalla meditazione. La formulazione più prudente consentita dalla fonte è che la quiete può renderle più percepibili. [Raccordo editoriale — Sessione 202601121]
Da questo punto di vista, meditare può essere anche un esercizio di familiarizzazione: imparare a distinguere un impulso, un’impressione, un pensiero già organizzato o una sensazione, senza ridurli immediatamente alla stessa categoria. [Raccordo editoriale — Sessione 202601121]
La funzione della quiete non consiste necessariamente nell’eliminare contenuti, ma può consistere nel modificare il modo in cui vengono percepiti: sensazioni, impressioni, impulsi e comunicazioni possono essere riconosciuti con una discriminazione maggiore. [Raccordo editoriale — Sessione 202601121]
«Dove sono?»
La Sessione 201604151 mostra un’altra modalità. L’interlocutore utilizza la domanda Where am I? («Dove sono?») come una sorta di meditazione e riferisce un diverso rapporto con il tempo, maggiore presenza e minore tensione. [Interlocutore — Sessione 201604151]
Elias non limita però la domanda alla localizzazione fisica. La amplia implicitamente verso un’altra questione: dove si trova, in quel momento, la propria attention («attenzione»)? La pratica diventa così uno strumento per riconoscere la direzione che l’attenzione sta assumendo. [Elias — Sessione 201604151]
Questo passaggio aggiunge una funzione importante alla meditazione: non soltanto quietare, ma accorgersi di dove ci si sta dirigendo nell’esperienza. La domanda «dove sono?» può diventare «dove sto dirigendo la mia attenzione?». [Elias / raccordo editoriale — Sessione 201604151]
La Sessione 991 converge su questo punto: possono esistere diversi metodi e processi, ma ciò che diventa decisivo è riconoscere dove si trova l’attenzione e sapere che può essere ridiretta. [Elias — Sessione 991]
Quando si cerca di riprodurre lo stato
La Sessione 201604151 introduce però anche una tensione. Dopo aver sperimentato una condizione piacevole attraverso quella pratica, l’interlocutore cerca di ricrearla. Ciò che inizialmente aveva favorito presenza diventa allora il tentativo di ottenere nuovamente un risultato precedente. [Interlocutore / Elias — Sessione 201604151]
Elias individua un cambiamento nella direzione dell’attenzione: invece di rivolgersi a ciò che sta accadendo, l’individuo comincia a confrontare il presente con lo stato già sperimentato e tenta di riprodurre what was («ciò che era») come what is («ciò che è»). [Elias — Sessione 201604151]
La stessa tecnica può dunque funzionare in modi differenti. Può riportare l’attenzione a ciò che sta accadendo oppure può diventare uno strumento per inseguire una condizione già vissuta. La forma esterna della pratica può rimanere identica, mentre cambia la direzione con cui viene utilizzata. [Raccordo editoriale — Sessione 201604151]
Permettere oppure forzare
Da questa dinamica emerge la distinzione fra allowance («permettere, lasciare essere») e force («forzatura»). Elias osserva che il tentativo di conservare o ricreare lo stato piacevole introduce una spinta: l’esperienza presente viene orientata verso ciò che dovrebbe nuovamente accadere. [Elias — Sessione 201604151]
La meditazione non viene quindi valutata soltanto dal fatto che produca quiete o un’esperienza piacevole. Diventa rilevante anche il rapporto che l’individuo stabilisce con ciò che emerge: può riconoscerlo e permetterne il movimento oppure tentare di trattenerlo, respingerlo o ricrearlo. [Raccordo editoriale — Sessioni 201604151, 202601121]
Le due sessioni convergono proprio su questo punto. Nella 202601121, respingere un feeling («sensazione/emozione») può amplificarlo; nella 201604151, forzare il ritorno di una condizione piacevole può produrre disagio. In entrambi i casi, la pratica perde apertura quando viene utilizzata per imporre all’esperienza una forma predeterminata. [Raccordo editoriale — Sessioni 202601121, 201604151]
Meditare non significa ottenere sempre lo stesso risultato
Nulla nelle fonti permette di costruire una sequenza automatica secondo la quale meditare genererebbe necessariamente quiete, determinati impulsi, impressioni o una particolare esperienza. Elias descrive possibilità e dinamiche osservate in contesti specifici. [Raccordo editoriale — Sessioni 202601121, 201604151, 1238]
Anche il rilassamento indicato nella Sessione 1238 in relazione al Kriya Yoga costituisce una possibilità concreta, non una legge universale della meditazione. Una pratica può facilitare una determinata condizione per un individuo senza produrre necessariamente lo stesso effetto in ogni circostanza. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1238]
Per questo la meditazione, nel corpus considerato, appare meno come una procedura che garantisce un risultato e più come uno strumento attraverso cui possono cambiare quiete, percezione e direzione dell’attenzione. [Raccordo editoriale — Sessioni 202601121, 201604151, 991]
Conclusione
Le fonti permettono quindi di attribuire alla meditazione funzioni concrete senza trasformarla in un metodo universale. Può favorire quiete, rendere più riconoscibili feelings («sensazioni/emozioni»), impulses («impulsi») e impressions («impressioni»), e aiutare l’individuo a riconoscere dove sta dirigendo la propria attenzione. [Elias / raccordo editoriale — Sessioni 202601121, 201604151]
Il criterio non è produrre il silenzio eliminando ciò che emerge. Quietare può significare creare condizioni nelle quali le comunicazioni divengono più riconoscibili; osservare può significare riconoscere ciò che accade senza trasformarlo immediatamente in qualcosa da sopprimere o da trattenere. [Raccordo editoriale — Sessione 202601121]
Allo stesso modo, una condizione piacevole non diventa automaticamente il nuovo obiettivo della pratica. Quando la meditazione si trasforma nel tentativo di riprodurre ciò che è già accaduto, l’attenzione può allontanarsi proprio dall’esperienza che si sta svolgendo. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 201604151]
Fin qui abbiamo considerato modalità relativamente semplici di quiete e direzione dell’attenzione. Alcune forme di meditazione possono però produrre condizioni molto più specifiche e profonde. La domanda successiva sarà allora inevitabile: la maggiore profondità dello stato equivale anche a una maggiore profondità spirituale? [Raccordo editoriale — Sessioni 202601121, 201604151; ponte verso Sessione 202504211]
Fonti
- Sessione 202601121 — Eliasweb
- Sessione 201604151 — Eliasweb
- Sessione 1238 — Eliasweb
- Sessione 991 — Eliasweb
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
