Non sei qui per completare ciò che sei. Puoi completare un’esperienza, una fase o persino l’esplorazione propria di questo focus; ma ciò che sei come espressione della consciousness non attende di diventare finalmente intero.
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
📌 NON PER DIVENTARE, PER ESSERE: la Monografia 7 raccolta in un volume digitale
MONOGRAFIE
7. La via indicata da Elias non è per diventare ma per essere
☉Fonti del capitolo presente [Sessioni indicate nel testo]
Conclusione
Arrivati alla fine di questo percorso, potrebbe rimanere una domanda implicita: dove conduce tutto questo? Se impari a riconoscere meglio le tue credenze, a prestare attenzione a ciò che fai, a distinguere le preferenze dagli automatismi, a fidarti maggiormente di te, a scegliere con maggiore consapevolezza e a dirigerti più liberamente, esiste un punto nel quale il percorso può dirsi finalmente compiuto?
Nell’insegnamento di Elias la risposta richiede una distinzione.
Una particolare esplorazione può completarsi. Elias parla del value fulfillment (adempimento esistenziale) come di qualcosa che viene espresso attraverso l’esperienza del focus e, nelle formulazioni più tarde, arriva a definirne l’espressione fondamentale come la “completion of the goal of that particular focus” (completamento dell’obiettivo di quel particolare focus). Questo non significa tuttavia che il focus stia avanzando verso una perfezione prestabilita. Quel goal non costituisce un destino immutabile: le probabilità possono cambiare, e con esse può modificarsi anche ciò che l’individuo sta esplorando e ciò che costituisce il proprio value fulfillment. (Sessione 202503221)
In altre conversazioni Elias descrive questa completion
- non come il raggiungimento improvviso di una meta,
- ma come il progressivo esaurirsi di una specifica esplorazione.
- Un individuo può accorgersi che la motivazione e il desire che avevano sostenuto una determinata direzione non sono più presenti.
Il cessare del value fulfillment (adempimento esistenziale) non deve quindi essere immaginato come un singolo evento: può costituire un movimento graduale. (Sessioni 1519, 1763)
Può dunque completarsi una danza. Può completarsi un’esperienza. Può esaurirsi una determinata esplorazione fisica. Ma da questo non segue che ciò che sei debba diventare finalmente completo.
Quando Elias sposta il discorso dal singolo focus alla consciousness, utilizza infatti un linguaggio diverso. L’esplorazione non tende a una conclusione: è la sua stessa azione. La consciousness viene descritta come continuamente impegnata nell’esplorazione del proprio essere attraverso l’esperienza. E questa azione non è meno pienamente espressa nel fisico di quanto lo sia nelle aree non fisiche. (Sessione 1152)
In un’altra sessione Elias definisce gli individui “endless explorers” (“esploratori senza fine) e afferma che tutta la consciousness continua a esplorare. (Sessione 208)
La stessa Essenza non viene presentata come un’entità che accumula esperienze fino a raggiungere un punto finale. Elias descrive la consciousness come priva di elementi statici: continuamente crea, scopre ed esplora nuove espressioni di sé. Questa azione non deriva da una mancanza che debba essere colmata e neppure da un bisogno di arrivare da qualche parte. È semplicemente l’azione della consciousness. (Sessione 329)
Questo cambia profondamente anche il significato che può assumere una ricerca spirituale.
Molti percorsi vengono formulati come un’ascesa: dal materiale allo spirituale, dall’ego al Sé, dall’inconsapevolezza all’illuminazione, da una condizione ordinaria a una condizione superiore. Anche pratiche e metodi possono essere utilizzati con l’idea che attraverso di essi l’individuo diventi progressivamente più spirituale.
Elias non svaluta queste pratiche. Una meditazione, uno yoga, una disciplina o qualsiasi altro metodo possono essere scelti e possono facilitare chiarezza, attenzione o una particolare esperienza. Ciò che contesta è l’idea che costituiscano il conseguimento di una spiritualità superiore. Parlando direttamente di questo tema afferma che tutta l’esperienza, tutto il focus, tutta l’attenzione e tutto l’essere dell’individuo sono già spirituali; ciò che viene intrapreso come metodo non produce quindi un attainment of higher spirituality (raggiungimento di una spiritualità superiore). (Sessione 645)
Non esiste, in questa prospettiva, una parte fisica dell’esperienza che debba essere superata per accedere a una condizione più autentica. Elias include nella spiritualità il corpo, la sessualità, l’intelletto, l’intuizione e l’intera espressione fisica dell’individuo. Essere fisicamente focalizzati non significa trovarsi a un livello spiritualmente inferiore. (Sessione 1084)
Nella 1152 lo dice ancora più chiaramente: la spiritualità comprende tutte le esperienze e ogni aspetto della realtà dell’individuo. Considerare le manifestazioni fisiche come less than spiritual expressions (espressioni meno che spirituali) è già un effetto delle credenze attraverso le quali viene definita la spiritualità. (Sessione 1152)
Perciò non stai cercando di diventare più spirituale.
- Puoi ampliare la tua consapevolezza.
- Puoi riconoscere più chiaramente le influenze delle tue credenze.
- Puoi modificare ciò che scegli, espandere ciò che riesci a percepire come possibile, fidarti maggiormente di te, sperimentare configurazioni che prima non avresti considerato.
Ma nulla di questo trasforma un essere incompleto in uno finalmente completo.
Ed è proprio qui che l’intero percorso può tornare al punto dal quale è partito: alla vita che stai vivendo adesso.
Elias riporta continuamente l’attenzione dall’astrazione a ciò che l’individuo sta realmente facendo. Pensieri e sentimenti comunicano informazioni, ma ciò che stai scegliendo si manifesta in ciò che fai. In una formulazione particolarmente diretta afferma: “what you are choosing is what you do” (ciò che scegli è ciò che fai). (Sessione 1763)
Per questo la domanda non è soltanto che cosa credi di volere, quale livello pensi di aver raggiunto o quale definizione di te stesso hai costruito. È anche: dove si trova la tua attenzione? Elias considera la consapevolezza della direzione dell’attenzione una delle azioni più significative che l’individuo possa generare. (Sessione 1290)
E non riguarda soltanto le grandi decisioni. Parlando del value fulfillment, Elias richiama l’attenzione proprio sulle azioni quotidiane che normalmente vengono considerate insignificanti: lavarsi i denti, interagire con una persona in un negozio, rispondere a un collega, ripetere una routine. Le credenze e le influenze che operano in queste piccole azioni sono spesso le stesse che partecipano alle esperienze che definiamo importanti. (Sessione 1290)
- È lì che puoi osservare ciò che stai facendo.
- È lì che puoi riconoscere ciò che stai scegliendo.
- Ed è lì che puoi cominciare a vedere ciò che stai effettivamente valorizzando.
Elias chiede ripetutamente “What do you value?” (Quali sono i tuoi valori? A cosa dai importanza?), proprio perché ciò che l’individuo dichiara di valorizzare non coincide necessariamente con ciò che esprime attraverso le proprie scelte e le proprie esperienze. Comprendere ciò che valorizzi è parte del diventare più familiare con te stesso. (Sessione 1290)
Questo vale anche per ciò che fai automaticamente. Una risposta automatica non elimina la scelta, ma restringe ciò che riesci a riconoscere come possibile. Elias usa l’immagine dell’automatic pilot: finché non riconosci che il veicolo sta procedendo automaticamente, continuerà nella direzione già configurata. Il punto del “notare” è proprio rendere visibile ciò che prima operava senza essere riconosciuto. (Sessione 1290)
E il riconoscimento di una scelta diversa non significa necessariamente aver trovato una scelta migliore. Elias lo precisa: ciò che offre libertà è riconoscere di incorporare più di una scelta. Non è necessario sostituire una nuova regola alla vecchia. La possibilità alternativa può essere più facile oppure più difficile, più confortevole oppure meno confortevole; ciò che conta è non confondere una risposta automatica con l’unica possibilità disponibile.
Alla fine, quindi, le domande possono diventare molto semplici:
- Dov’è la mia attenzione?
- Che cosa sto facendo?
- Che cosa sto scegliendo?
- Che cosa sto valorizzando?
- Sto scegliendo consapevolmente o sto reagendo automaticamente?
- Posso riconoscere un’altra scelta?
Non sono domande che conducono a una meta finale.
Non misurano un livello raggiunto.
Non servono a stabilire quanto sei avanzato, evoluto o spirituale.
Servono a incontrare più chiaramente l’esperienza che stai già creando.
La consciousness non attende che tu raggiunga un punto nel quale potrà finalmente essere ciò che è. L’esplorazione stessa è la sua azione. E tu non sei separato da quell’azione.
Non sei qui per completare ciò che sei.
Puoi completare un’esperienza, una fase o persino l’esplorazione propria di questo focus; ma ciò che sei come espressione della consciousness non attende di diventare finalmente intero.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org