Elias: Essere ed Esistere, il senso dell’esperienza [E271]

L’esperienza non aggiunge dall’esterno qualcosa all’Essere, ma partecipa al suo conoscersi e al divenire della comprensione.

☉ La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati.
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MONOGRAFIE
41. Il divenire della consapevolezza
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 9

Questa indagine è nata da una difficoltà: dire che una vita di sofferenza è un’esperienza dell’Essenza sembra lasciare senza risposta la domanda di chi soffre. La frase nomina l’appartenenza dell’esperienza, ma non chiarisce che cosa vi accada sul piano della comprensione. Il percorso compiuto permette ora di formulare una risposta più articolata: nell’insegnamento di Elias,
— l’esperienza viene collegata all’incorporazione della conoscenza,
— all’ampliamento della consapevolezza
— e alla possibilità che determinate espressioni distruttive diventino non necessarie. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]

La questione non è più soltanto se l’Essenza sperimenti anche attraverso il dolore. Occorre comprendere il rapporto fra il vivere, il conoscersi e il cambiamento del proprio modo di esprimersi. La sofferenza entra in questo rapporto, ma non lo esaurisce: l’indagine riguarda l’esperienza nel suo insieme. [Impostazione conclusiva editoriale.]

La sessione 15 afferma insieme due elementi: Elias possiede già tutto e continua ad ampliare la propria consapevolezza. Riceve da altre Essenze l’esperienza della loro consapevolezza e comunica la propria agli interlocutori.👉 La differenza fra ciò che si è e ciò che viene incorporato nell’esperienza riguarda dunque anche l’Essenza. Non è un problema confinato alla limitata percezione del focus umano. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]

L’affermazione della completezza non autorizza perciò a considerare il vivere una ripetizione priva di conseguenze sul conoscere. Nel medesimo testo, esperienza e incorporazione modificano la necessità della ripetizione. Il movimento della consapevolezza ha un contenuto: ciò che viene vissuto entra nel conoscere e può cambiare il modo in cui ci si manifesta. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]

La sessione 549 precisa che il divenire amplia consapevolezza ed esperienza senza ampliare ciò che si è. La distinzione consente di sostenere la nostra ipotesi:
— l’esperienza rende vissuto e riconoscibile ciò che appartiene già all’essere.
È una formulazione editoriale che raccoglie il rapporto individuato; non una citazione di Elias né l’affermazione che ogni evento sia già stato vissuto nella stessa forma. [Sintesi editoriale — Sessione 549.]

Per esprimere questa relazione adottiamo la distinzione proposta da uma nel corso dell’indagine: Essere ed Esistere. Con Essere indichiamo la completezza della realtà; con Esistere il suo manifestarsi, vivere ed esprimersi, entro cui la comprensione diviene. È la proposta interpretativa con cui organizziamo il risultato della ricerca, non una coppia di termini tecnici che attribuiamo indistintamente a entrambi gli insegnamenti. [Proposta interpretativa di uma; elaborazione editoriale.]

Il punto decisivo è la loro inscindibilità. Non immaginiamo un Essere completo che, in un secondo momento, decida di aggiungere l’Esistere. Questo introdurrebbe un prima e un dopo fra i due aspetti. La tesi proposta è più radicale: l’Essere comprende il suo Esistere, e l’Esistere è inseparabile dalla realtà che si esprime. Nessuno dei due può essere pensato come una realtà autonoma rispetto all’altro. [Sviluppo della proposta interpretativa.]

La completezza comprende quindi anche le esperienze e le differenze di comprensione che vi si manifestano. Dire che nulla viene aggiunto all’Essere non rende superflua una vita: quella vita appartiene alla realtà di cui affermiamo la completezza. La nostra formula non dimostra perché ogni particolare evento debba accadere; chiarisce perché non possiamo sottrarre l’esperienza alla totalità e continuare a parlare della stessa totalità. [Conseguenza della proposta interpretativa.]

Un passo del CF77 offre un riscontro pertinente. Kempis afferma che quanto viviamo esiste nell’Eterno Presente, ma aggiunge che non esisterebbe se non esistesse nel tempo, e viceversa. La manifestazione non apporta qualcosa a Dio nel senso temporale; tuttavia la comunione degli esseri non viene separata dalla pluralità vissuta. Il testo sostiene così un rapporto più stretto della semplice coesistenza fra due realtà indipendenti. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, p. 3298.]

Alla distinzione Essere–Esistere abbiamo accostato Potenza–Atto. L’accostamento è utile se con Potenza intendiamo la pienezza delle possibilità e con Atto il loro concreto esprimersi. Non lo impieghiamo come equivalenza filosofica già dimostrata, né come terminologia propria di Elias o del CF77. [Analogia proposta da uma; precisazione editoriale.]

In questo uso, la Potenza non è un Essere ancora incompleto, in attesa di ricevere realtà. L’Atto non è un’aggiunta proveniente dall’esterno. L’analogia mette in evidenza il rapporto fra possibilità ed espressione, ma non deve ricreare la separazione che la coppia Essere–Esistere intende superare. Per questo la formulazione principale della nostra conclusione rimane quella dell’inscindibilità fra Essere ed Esistere. [Delimitazione dell’analogia.]

Il confronto con il CF77 ha mostrato che la distinzione fra una via sequenziale e una simultanea non può essere trasformata in un’opposizione assoluta. Il Cerchio descrive una gamma di sentire nell’Eterno Presente e distingue la successione con cui la rappresentiamo dalla sua realtà fuori del tempo. La successione dei sentire è inoltre definita logica. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, pp. 2171–2173 e 3243.]

L’immagine dei fotogrammi serve a spiegare il divenire vissuto entro questa realtà: le situazioni non devono essere prodotte una dopo l’altra per esistere. Nella lettura precisata durante il nostro confronto, il sentire le collega nella sequenza sperimentata. I fotogrammi riguardano dunque il rapporto fra Eterno Presente e successione; le varianti riguardano le alternative. Sono queste ultime a dover essere poste in relazione con le probabilità di Elias. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, pp. 3242–3243; distinzione di confronto precisata da uma.]

In Elias il continuo divenire non è limitato alla vita fisica: anche l’Essenza esplora nelle aree non fisiche. Il linguaggio temporale resta però una traduzione limitata di tale processo. L’assenza della successione fisica non permette quindi di concludere che la consapevolezza sia immobile. [Raccordo editoriale — Sessione 549.]

Per la nostra indagine è sufficiente conservare questo risultato: la simultaneità non annulla la distinzione fra conoscere e vivere consapevolmente ciò che si conosce. La questione di come descrivere fino in fondo tale dinamismo rimane aperta. [Sintesi editoriale.]

La domanda riguarda il focus, l’Essenza e la coscienza, ma non tre soggetti separati che si trasmettono risultati. Nella sessione 1879, Marta formula la non separazione fra esperienza ed essere che sperimenta e collega l’esperienza alla conoscenza; Elias conferma. Il conoscere non viene collocato fuori dall’esperire, come un prodotto che qualcuno raccoglie dopo. [Raccordo editoriale — Sessione 1879; formulazioni dell’interlocutrice confermate da Elias.]

Quando diciamo che una persona comprende attraverso la propria vita, quella comprensione appartiene alla sua esperienza individuale. Quando la riferiamo all’Essenza, ne riconosciamo l’inseparabilità dalla realtà più ampia di cui è espressione. Il focus mantiene la propria concretezza: non diviene uno strumento sacrificabile a beneficio di un altro essere. Questa è la conseguenza che ricaviamo dalla non separazione. [Conseguenza interpretativa — Sessione 1879.]

L’unità non equivale però a un’identica esperienza di tutto. La sessione 147 distingue la conoscenza delle Essenze che non hanno scelto la manifestazione fisica dalla comprensione dell’esperienza emotiva di chi la vive. Il carattere individuale dell’esperire rimane significativo. [Raccordo editoriale — Sessione 147.]

Nel CF77, l’esperienza contribuisce alla comprensione e il dolore può interrompere le cristallizzazioni; quando la coscienza raggiunge una diversa condizione, il dolore perde la propria necessità. In Elias, l’esperienza incorpora la conoscenza come realtà e l’ampliamento della consapevolezza rende non necessarie determinate espressioni violente. Il confronto riguarda questi processi, non soltanto la funzione di parole simili nei rispettivi discorsi. [Sintesi comparativa — CF77, Opera Omnia, pp. 1278–1281; Elias, Sessione 15.]

L’ipotesi di una sostanziale convergenza ha dunque trovato sostegno. Il confronto accosta il sentire del CF77 alla conoscenza vissuta descritta da Elias: una conoscenza incorporata attraverso l’esperienza, che modifica il modo di vivere e di esprimersi. La convergenza riguarda questo processo concreto e non richiede che le due cosmologie coincidano in ogni loro aspetto. La valutazione raggiunta è un’equivalenza funzionale del processo esaminato: esperienza, comprensione vissuta, cambiamento delle forme dell’espressione. [Valutazione comparativa editoriale.]

La risposta alla domanda iniziale è ora più precisa. Nella sessione 15, il dolore e la negatività non vengono lasciati soltanto nella categoria generale dell’esperienza dell’Essenza: il discorso li collega
— a conoscenza incorporata,
— ampliamento della consapevolezza
— e superamento della ripetizione. Questo nesso deve accompagnare la lettura delle affermazioni sugli accordi fra Essenze. Isolarle significa perdere una parte decisiva dello stesso insegnamento. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]

Il nesso non trasforma tuttavia la sofferenza in un bene da perseguire. Non autorizza a misurare la comprensione di una persona dall’intensità del suo dolore, né a dedurre che ogni specifica violenza fosse indispensabile. Nella stessa sessione, gli accordi possono cambiare: un’esperienza distruttiva non è presentata come un contratto irrevocabile. [Conseguenza interpretativa — Sessione 15.]

Anche l’aiuto appartiene al vivere condiviso. Se l’esperienza può concorrere alla comprensione, non vi è motivo di escludere da questa relazione il sostegno, la cura reciproca e il sollievo. La ricerca di un significato del soffrire non dà a nessuno la conoscenza delle presunte necessità interiori di un altro. È una conseguenza etica della nostra lettura, non una spiegazione delle cause dei singoli dolori. [Conseguenza editoriale.]

Possiamo raccogliere l’esito della ricerca in questa proposta:

— Essere ed Esistere sono inscindibili.
— La completezza dell’Essere comprende il suo manifestarsi;
— nell’Esistere, la realtà viene vissuta attraverso esperienze e comprensioni differenti.
— L’esperienza non aggiunge dall’esterno qualcosa all’Essere, ma partecipa al suo conoscersi e al divenire della comprensione. [Sintesi interpretativa conclusiva.]

In questa prospettiva, una vita non è resa irrilevante dalla completezza dell’Essenza. Il suo vivere appartiene al conoscere di cui stiamo parlando. E la sofferenza non è una destinazione ultima: nei testi esaminati, la comprensione apre alla possibilità che le forme distruttive perdano la propria necessità. [Raccordo conclusivo — Sessione 15.]

Il risultato non è una spiegazione di ogni dolore. È una diversa comprensione del rapporto fra esperienza e coscienza: il vivere conta perché appartiene al conoscersi; il conoscersi genera consapevolezza e comprensione, e può cambiare il vivere. L’affermazione «siamo già tutto» trova così il proprio complemento indispensabile nell’esperienza concreta attraverso cui ciò che siamo viene vissuto. [Conclusione editoriale.]


Il capitolo riprende le fonti verificate nei capitoli precedenti e integra le precisazioni emerse nel dialogo successivo al capitolo 8. Non presume che tali precisazioni siano già state inserite nei file dei capitoli precedenti.

  • Elias, Sessione 15 — 18 giugno 1995: testo integrale condiviso dall’autore; conoscenza incorporata, consapevolezza delle Essenze, ripetizione, violenza e accordi modificabili.
  • Elias, Sessione 147 — 12 gennaio 1997: specificità della comprensione esperienziale.
  • Elias, Sessione 549 — 20 gennaio 2000: divenire della consapevolezza senza accrescimento di ciò che si è; esplorazione non fisica e limiti del linguaggio temporale.
  • Elias, Sessione 1879 — 3 dicembre 2005: esperienza, conoscenza e non separazione, nelle formulazioni di Marta confermate da Elias.
  • CF77, Opera Omnia, Riunione 142, 13 gennaio 1962, pp. 1278–1281: dolore, comprensione e possibilità di evolvere senza dolore.
  • CF77, Opera Omnia, Riunione 252, 7 maggio 1966, pp. 2171–2173: Individualità e gamma di sentire nell’Eterno Presente.
  • CF77, Opera Omnia, pp. 3242–3243 e 3298: fotogrammi, varianti, successione logica dei sentire e rapporto fra realtà temporale ed Eterno Presente. Pagine stampate; numero e data delle riunioni non verificati.

La coppia Essere–Esistere e l’analogia Potenza–Atto sono qui adottate come proposta interpretativa di uma, sviluppata nel dialogo editoriale. La conclusione comparativa riguarda il processo studiato e non l’identità complessiva degli insegnamenti.

[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

1 commento su “Elias: Essere ed Esistere, il senso dell’esperienza [E271]”

  1. Testo che fa chiarezza sul significato del dolore e nel confronto tra CF ed Elias , si scopre come i due insegnamenti di somiglino , in questo .

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