Se l’Essenza già possiede ciò che è, che cosa avviene quando un focus comprende qualcosa attraverso la propria vita? E in quale senso quella comprensione appartiene anche all’Essenza?
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MONOGRAFIE
41. Il divenire della consapevolezza
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Traduzione integrale della sessione 15
Capitolo 7
Che cosa cambia attraverso il vivere
Il capitolo precedente ha individuato un rapporto esplicito fra esperienza, incorporazione della conoscenza e possibilità di non ripetere determinate espressioni distruttive. Ora dobbiamo precisare che cosa significhi questa incorporazione. Se l’Essenza già possiede ciò che è, che cosa avviene quando un focus comprende qualcosa attraverso la propria vita? E in quale senso quella comprensione appartiene anche all’Essenza? [Domande editoriali — Sessione 15.]
La questione riguarda una differenza concreta. Una persona può conoscere una spiegazione, riconoscerla come convincente e continuare a vivere come se non la conoscesse. Può sapere, per esempio, che non ha bisogno dell’approvazione di tutti e tuttavia sentirsi minacciata ogni volta che qualcuno la disapprova. Quando comincia a comprendere come quella paura orienti le sue scelte, il rapporto con ciò che sa cambia. La conoscenza entra nelle situazioni in cui decide, parla, si trattiene o reagisce. [Esempio editoriale.]
È questa differenza che indichiamo con l’espressione conoscenza vissuta (comprensione, secondo il Sentiero, ndr). Non basta avere una frase a disposizione: ciò che si comprende comincia a partecipare al modo di vivere. La formula è nostra; nella sessione 15 Elias parla di conoscenza incorporata come realtà attraverso l’esperienza. [Precisazione terminologica — Sessione 15.]
La conoscenza che viene incorporata
Nel dialogo con Debbie, Elias afferma:
“You may have knowledge of something, but without the experience of this knowledge, you do not incorporate it as reality.”
«Potete avere conoscenza di qualcosa, ma senza sperimentare questa conoscenza non la incorporate come realtà.»
[Sessione 15; traduzione italiana redazionale.]
Il contesto conta: la domanda riguarda l’esperienza della negatività e la sua necessità. Elias risponde indicando una differenza fra conoscere e incorporare attraverso l’esperire. Poco dopo collega l’incorporazione al venir meno del motivo di continuare a ripetere una determinata esperienza. Il vivere ha dunque conseguenze sul conoscere e sulle espressioni che si scelgono. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Possiamo distinguere, per rendere leggibile questo passaggio, il sapere che qualcosa è possibile, lo sperimentarlo e il comprenderlo nella propria esistenza. Non sono tre stadi universali stabiliti da Elias. Sono distinzioni utili a evitare che la parola “conoscenza” indichi indifferentemente una nozione, un’esperienza e la comprensione che vi prende forma. [Distinzione editoriale a partire dalla Sessione 15.]
Anche l’espressione “rendere riconoscibile ciò che già è” diventa così più precisa. Chi riconosce è la persona nella propria esperienza; ciò che riconosce può essere una paura, una possibilità di scelta, un modo di trattare se stessa o gli altri. Il riconoscimento riguarda il proprio vivere. Il rapporto di questo processo con l’Essenza richiede un ulteriore passaggio. [Chiarimento editoriale.]
L’esperienza appartiene a chi la vive
Nella sessione 1879 Marta propone a Elias una comprensione: esperienza ed essere che sperimenta non sono separati; l’esperienza diventa conoscenza e consapevolezza. Elias conferma. Il dialogo parte dall’Area Regionale 4 e riconosce la non separazione anche nelle altre aree della coscienza. Quando Marta affronta l’individualità, Elias aggiunge il riferimento alla personalità. L’unità non cancella quindi l’espressione individuale. [Raccordo editoriale — Sessione 1879; formulazione di Marta confermata da Elias.]
Questo passo permette di correggere l’immagine di un focus che raccolga dati da consegnare a un’Essenza esterna alla sua esperienza. Nel quadro del dialogo, il conoscere prende forma nell’esperire stesso. L’Essenza non è uno spettatore posto altrove, al quale venga inviato successivamente il risultato della vita. È una conseguenza interpretativa della non separazione, non la descrizione di un meccanismo di trasferimento. [Conseguenza editoriale — Sessione 1879.]
Dire “la comprensione del focus appartiene all’Essenza” conserva così la concretezza della persona. Non significa che la sua sofferenza sia irrilevante perché qualcun altro ne ricava conoscenza. Significa che non possiamo collocare l’esperienza del focus fuori dalla realtà dell’Essenza e poi domandarci come farvela entrare. [Chiarimento editoriale — Sessione 1879.]
Unità non significa identica esperienza di tutto
La sessione 147 impedisce però di confondere questa unità con un’esperienza individuale indistinta. Elias parla di Essenze che non hanno scelto la manifestazione fisica: distingue la loro partecipazione attraverso la coscienza dalla comprensione dell’esperienza emotiva propria di chi la vive. Afferma inoltre che differenze di conoscenza non stabiliscono una superiorità fra esseri e che il divenire non raggiunge una conclusione definitiva. [Raccordo editoriale — Sessione 147.]
La distinzione è essenziale: appartenere alla coscienza non equivale ad aver vissuto individualmente ogni possibile esperienza. La specificità del vivere mantiene quindi un significato. Per la nostra indagine, questo sostiene l’esigenza di 👉 distinguere la conoscenza disponibile nella coscienza dalla comprensione propria di una determinata esperienza, senza pretendere che il passo spieghi interamente il loro rapporto. [Sintesi editoriale — Sessione 147.]
Anche l’Essenza è nel divenire
La sessione 15 affronta direttamente questo punto. Ron domanda a Elias se anche lui stia imparando. Elias risponde usando quel linguaggio con la precisazione “nei vostri termini” e parla del proprio rapporto con Essenze dalla consapevolezza più ampia. Nello stesso intervento afferma di possedere già tutto e descrive ciò che avviene come incorporazione e consapevolezza della propria divinità. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Il passaggio della sessione 15:
RON: Hai affermato che la tua essenza si sta espandendo, proprio come la nostra, il che, secondo la mia interpretazione, significa che stai imparando proprio come noi, “secondo i nostri termini”. Ritieni di stare imparando da noi e, se sì, cosa?
ELIAS: No. Non imparo da voi. Questo non vuole essere un “insulto” alla vostra focalizzazione. Ho già sperimentato questa focalizzazione. Ho imparato dall’esperienza di questa focalizzazione fisica. Non è più necessario per la mia esperienza.
Il mio apprendimento, come lo interpretereste voi, proviene da essenze che si sono espanse più ampiamente del mio stesso focus e che hanno incorporato ancora di più la consapevolezza della loro intera essenza, sebbene non esista essenza che abbia incorporato tutto, poiché in tal caso sarebbe perfetta, e la perfezione non esiste.
Come ho detto, voi non state raggiungendo qualcosa, così come io non sto raggiungendo qualcosa. Io, come voi, possiedo già tutto. È solo una questione della mia integrazione e della mia consapevolezza della mia stessa divinità, così come avviene per le vostre essenze. Non esiste un’espressione più elevata, solo più ampia.
Vorrei anche precisare, tuttavia, che io vi trasmetto l’esperienza della mia consapevolezza, così come altri trasmettono a me l’esperienza della loro consapevolezza. Proprio come ciò che vi trasmetto vi spinge verso un movimento vibrazionale più elevato nell’ampliamento della vostra consapevolezza, ciò che loro mi trasmettono spinge me, allo stesso modo.
Queste affermazioni compaiono insieme. La pienezza dell’essere non elimina il movimento della consapevolezza. Inoltre, Elias attribuisce tale movimento a se stesso: non lo riserva al focus umano e non presenta la propria condizione come un punto nel quale il conoscere sia definitivamente concluso. Nella stessa sessione parla della propria Essenza come continuamente intenta ad ampliare la consapevolezza. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
La sessione 549 precisa che il divenire è un ampliamento di consapevolezza ed esperienza, non un ampliamento di ciò che si è. Elias estende l’esplorazione anche all’attenzione dell’Essenza nelle aree non fisiche. Ricorda però che il linguaggio dell’espansione traduce questi processi nei nostri termini e incontra limiti quando presuppone il tempo fisico. [Raccordo editoriale — Sessione 549.]
Possiamo quindi conservare la sostanza dell’ipotesi iniziale: 👉 l’esperienza rende vissuto e riconoscibile ciò che appartiene già all’essere. Questa è una nostra formulazione di raccordo. Non implica che ogni evento concreto esista già come episodio compiuto: nella medesima sessione Elias distingue il potenziale delle probabilità dalla loro attualizzazione, che avviene nel momento. “Già appartiene all’essere” non equivale dunque a “è già stato tutto vissuto”. [Ipotesi editoriale e delimitazione — Sessione 549.]
Perché Elias evita la parola “apprendimento”
Nella sessione 437 Elias ammette un uso figurato del termine: se apprendere significa accedere a informazioni e assimilarle, la parola può descrivere un aspetto dell’esperienza. Si oppone invece all’immagine dell’esistenza come scuola di esseri inferiori che devono diventare superiori. Presenta il manifestarsi come esplorazione delle proprie capacità e assimilazione di esperienze. [Raccordo editoriale — Sessione 437.]
Il linguaggio della sessione 15, dove parla di imparare da Essenze più ampie, e quello della 437, dove respinge il modello scolastico, non sono identici. La prima distingue comunque ampiezza e superiorità; la seconda spiega perché evita certe parole. Il raccordo sostenibile riguarda l’esperienza che viene assimilata, senza trasformare tale processo in una graduatoria del valore degli esseri. Rimane da approfondire quanto le differenti formulazioni descrivano lo stesso rapporto fra conoscenza e consapevolezza. [Confronto editoriale — Sessioni 15 e 437.]
Quando la consapevolezza diventa operante
Nel capitolo precedente abbiamo incontrato la formula “incorporazione dell’Essenza nell’esperienza fisica”. Il seguito della sessione 15 permette di chiarirla: Elias parla di consapevolezza della propria Essenza e collega il suo ampliamento all’espressione naturale dell’amore e della bellezza. In questo contesto, incorporare significa rendere quella consapevolezza operante nell’esistenza fisica. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Lo stesso discorso descrive i blocchi di emozioni e impulsi come un accumulo che può assumere forme distruttive. Collegando questi passaggi, possiamo formulare la seguente lettura: quanto più il focus vive consapevolmente la propria realtà di Essenza, tanto più la sua espressione può diventare fluida e armoniosa, e la violenza perdere la propria necessità. È una sintesi del testo, non una citazione letterale. [Sintesi editoriale — Sessione 15.]
La rimozione degli ostacoli e l’incorporazione della conoscenza sono due aspetti da considerare insieme. Se una persona comprende qualcosa del proprio modo di reagire, può smettere di alimentare un conflitto; se smette di combattere continuamente ciò che sente, può riconoscere aspetti di sé prima trascurati. Questo collegamento illustra la nostra lettura: la sessione non stabilisce una sequenza obbligatoria né una proporzione misurabile fra blocchi e violenza. [Sviluppo editoriale a partire dalla Sessione 15.]
Un esempio: dalla difesa all’ascolto
Immaginiamo una persona che viva ogni osservazione come una svalutazione. Sa che un dissenso non equivale necessariamente a un rifiuto, ma nelle conversazioni si difende, interrompe e alza la voce. La spiegazione che conosce non basta ancora a cambiare il modo in cui attraversa quelle situazioni. [Esempio editoriale, non tratto da una sessione.]
Durante alcuni incontri comincia ad accorgersi di ciò che accade: teme di perdere la stima dell’altro e tenta di impedirlo imponendo la propria ragione. Riesce poi, in una circostanza concreta, ad ascoltare senza contrattaccare. Scopre che può restare in relazione pur essendo in disaccordo. Non ha soltanto ricordato una buona regola: ha sperimentato una possibilità che prima le sembrava impraticabile. [Esempio editoriale.]
Se questa comprensione entra stabilmente nel suo vivere, il bisogno di difendersi in quel modo può diminuire. La persona può anche decidere di interrompere una conversazione o porre un limite, ma senza dover umiliare l’interlocutore. L’armonia, nell’esempio, consiste nella minore necessità di distruggere la relazione per proteggere il proprio valore. Non richiede di approvare tutto o di rinunciare alle proprie scelte. [Esempio editoriale.]
L’esempio non dimostra la cosmologia di Elias. Rende comprensibile una differenza: attraversare una situazione e incorporarne la comprensione non sono espressioni intercambiabili. Una vicenda può ripetersi a lungo prima che la persona riconosca come vi partecipa; l’intensità del conflitto, da sola, non ci dice quale comprensione sia maturata. [Commento all’esempio editoriale.]
Quale necessità possiamo affermare?
La sessione 15 sostiene una relazione fra esperienza e incorporazione della conoscenza. Sostiene anche che determinate ripetizioni perdono il proprio motivo quando l’esperienza è stata incorporata. Questi due punti permettono di riconoscere una funzione del vivere che va oltre l’accumulazione di episodi. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Occorre però distinguere la necessità di esperire per conoscere in modo vissuto dalla necessità di attraversare proprio una certa sofferenza. Sono affermazioni diverse. Un’esperienza dolorosa può entrare in un processo di comprensione; ciò non dimostra che quella comprensione fosse possibile soltanto mediante quel dolore, né che un dolore più grande produca una comprensione maggiore. Il testo non fornisce questa equivalenza. [Distinzione editoriale a partire dalla Sessione 15.]
Non possiamo neppure ricavare dalla persistenza del dolore una misura della mancata comprensione di chi lo vive. Nel caso della violenza, il comportamento di chi la esercita e la sofferenza di chi la subisce restano distinti. Il nesso fra consapevolezza e superamento delle espressioni distruttive non autorizza ad attribuire alla vittima una carenza capace di spiegare l’atto altrui. [Delimitazione editoriale.]
Il punto da portare nel confronto con il CF77
La domanda iniziale era se l’esperienza del focus avesse una funzione reale nella conoscenza di sé. I passaggi esaminati permettono di rispondere affermativamente: vivere, incorporare e ampliare la consapevolezza sono collegati. Nella sessione 15 questo collegamento arriva fino al cambiamento dell’espressione concreta: ciò che veniva ripetuto può non essere più necessario. [Sintesi editoriale — Sessione 15.]
Il confronto con il CF77 dovrà partire da qui. Dovremo verificare se la distinzione fra completezza nell’Eterno Presente e comprensione che matura nel divenire illumini il rapporto che abbiamo incontrato in Elias. La domanda non sarà soltanto se i due insegnamenti adoperino parole diverse, ma se attribuiscano all’esperienza una funzione sostanzialmente convergente: rendere vissuta una comprensione che modifica il modo di manifestarsi. È l’ipotesi da esaminare nel prossimo capitolo, attraverso le fonti del Cerchio. [Ipotesi comparativa e programma editoriale.]
Fonti e attribuzioni
La sessione 15 è stata consultata nel testo integrale condiviso dall’autore. Le altre sessioni sono state verificate nelle trascrizioni EliasWeb. Le espressioni “conoscenza vissuta” e “consapevolezza operante” sono formulazioni editoriali; non vengono introdotte come termini tecnici autonomi di Elias. Gli esempi sono redazionali.
- Sessione 15 — 18 giugno 1995: incorporazione della conoscenza, ripetizione, blocchi, amore e bellezza, ampliamento della consapevolezza dell’Essenza.
- Sessione 147 — 12 gennaio 1997: specificità della comprensione esperienziale e divenire senza conclusione definitiva.
- Sessione 437 — 3 agosto 1999: assimilazione dell’esperienza e critica del modello scolastico dell’esistenza.
- Sessione 549 — 20 gennaio 2000: ampliamento della consapevolezza, potenzialità e attualizzazione, limiti del linguaggio temporale.
- Sessione 1879 — 3 dicembre 2005: esperienza e conoscenza; formulazioni di Marta confermate da Elias, con la precisazione sulla personalità.
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

Con questo testo si prospettano tasselli che prima mi mancavano .
Importante la distinzione tra fare esperienza e incorporare la stessa .