Una persona può quindi disporre di informazioni, esperienza o capacità utili a un’altra senza che questa differenza stabilisca una gerarchia dell’essere.
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MONOGRAFIE
8. Spiritualità, pratiche, maestri, illuminazione
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Capitolo 15
Cercare aiuto significa non saper trovare da sé?
Dopo aver considerato una via spirituale come scelta deliberata di conoscenza e consapevolezza, emerge una questione inevitabile. Se il centro della ricerca è l’individuo, se nessuno può vivere o conoscere al suo posto e se la direzione non deve essere delegata, perché cercare una guida? Perché rivolgersi a qualcuno che sembra vedere, comprendere o conoscere più di noi? [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 135, 186]
Nel corpus di Elias le due cose non vengono presentate come incompatibili. Cercare aiuto non significa necessariamente svalutare la propria capacità di trovare; può significare utilizzare una relazione, un’informazione o un’esperienza come elemento del proprio processo di riconoscimento. [Elias / raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
La questione decisiva non è quindi semplicemente se vi sia o non vi sia una guida. È dove rimane la direzione mentre quella relazione viene vissuta. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
Una guida che non vuole essere un maestro
La Sessione 1004 nasce precisamente da una difficoltà di questo tipo. L’interlocutrice teme di attribuire alle informazioni di Elias la stessa autorità assoluta che aveva precedentemente attribuito ad altre figure spirituali. È lei a proporre l’immagine dello stepping-stone («pietra di passaggio», «passaggio intermedio»); Elias accetta questa qualificazione e chiarisce direttamente la propria funzione. [Interlocutrice / Elias — Sessione 1004]
“I am interactive with you merely to be encouraging of you to seek yourself…”
(«Interagisco con voi semplicemente per incoraggiarvi a cercare voi stessi…»). — Elias, Sessione 1004
Elias aggiunge che non vuole essere considerato un master («maestro» nel senso di autorità superiore) e che la relazione deve avvenire su un piano di uguaglianza. [Elias — Sessione 1004]
Questa formulazione modifica radicalmente l’immagine tradizionale della guida. Il centro della relazione non è trasferire l’autorità dal discepolo al maestro, ma utilizzare l’incontro affinché l’individuo torni a rivolgere l’attenzione verso sé stesso. [Raccordo editoriale — Sessione 1004]
L’informazione come strumento
Elias definisce anche il ruolo dell’informazione che offre:
“My offering of information to you is expressed merely in encouragement to you to be turning your attention to yourself.”
(«La mia offerta di informazioni a voi è espressa semplicemente come incoraggiamento a rivolgere la vostra attenzione a voi stessi.») — Elias, Sessione 1004
E ancora descrive l’informazione come possibile tool («strumento») attraverso cui riportare l’attenzione a sé e re-familiarize yourself with you («riacquistare familiarità con voi stessi»). [Elias — Sessione 1004]
La guida, in questa prospettiva, non consegna all’individuo una verità che egli sarebbe incapace di raggiungere. Offre qualcosa che può essere utilizzato per riconoscere più chiaramente ciò che l’individuo già esprime, le proprie comunicazioni e la propria capacità di dirigersi. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1004]
Questo non rende inutile l’informazione esterna. Ne modifica la funzione: l’informazione vale in quanto strumento di riconoscimento, non in quanto sostituto del riconoscimento personale. [Raccordo editoriale — Sessione 1004]
Essere aiutati senza essere diminuiti
La Sessione 135 rende ancora più netto questo punto. Quando l’interlocutore attribuisce a Elias il titolo di master («maestro superiore») e gli chiede direzione, Elias rifiuta il titolo, ma non rifiuta la relazione di aiuto. [Interlocutore / Elias — Sessione 135]
“I am always available for helpfulness…”
(«Sono sempre disponibile ad essere d’aiuto…»). — Elias, Sessione 135
Subito dopo Elias afferma che non esistono masters («maestri» intesi come essenze superiori), perché nessuna essenza è maggiore di un’altra. [Elias — Sessione 135]
Le due affermazioni devono essere conservate insieme. Elias non dice: «poiché nessuno è superiore, nessuno può aiutare nessuno». Dice piuttosto che l’aiuto non richiede superiorità ontologica. [Raccordo editoriale — Sessione 135]
Una persona può quindi disporre di informazioni, esperienza o capacità utili a un’altra senza che questa differenza stabilisca una gerarchia dell’essere. [Raccordo editoriale — Sessioni 135, 1004]
Qualcuno può ricordarci ciò che possiamo fare
La Sessione 186 offre una formulazione particolarmente concreta. In un contesto relativo alla guarigione, Elias afferma:
“No individual shall heal you. You shall accomplish this yourself, although other individuals may be helpful in reminding you of your ability.”
(«Nessun individuo vi guarirà. Sarete voi a realizzare questo, anche se altri individui possono essere utili nel ricordarvi la vostra capacità.») — Elias, Sessione 186
Il contesto è specifico e non deve essere trasformato in una definizione universale della guida spirituale. Ma il principio che emerge converge fortemente con la Sessione 1004: l’altro può essere realmente utile senza compiere al nostro posto l’azione che ci riguarda. [Elias / raccordo editoriale — Sessioni 186, 1004]
La guida può dunque ricordare una capacità, mettere in evidenza qualcosa che non stavamo riconoscendo, offrire un’informazione o una prospettiva; ciò che ne facciamo rimane però esperienza e scelta dell’individuo. [Raccordo editoriale — Sessioni 186, 1004]
Perché abbiamo bisogno dell’altro, se tutto deve tornare a noi?
Potrebbe allora sembrare che la guida sia quasi superflua: se tutto deve infine essere riconosciuto da sé, perché non farne semplicemente a meno? Le fonti non conducono a questa conclusione. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
Il fatto che una capacità sia propria non significa che sia già riconosciuta con chiarezza. Elias parla esplicitamente di re-familiarize yourself with you («riacquistare familiarità con voi stessi»): la funzione dell’informazione può essere precisamente facilitare questa familiarizzazione. [Elias — Sessione 1004]
L’altro può quindi partecipare al processo perché in una relazione può rendere visibile qualcosa che, in quella data configurazione dell’esperienza, non stavamo riconoscendo altrettanto facilmente. [Raccordo editoriale — Sessione 1004]
Questo permette di comprendere la ricerca di una guida senza interpretarla necessariamente come dipendenza. Cercare qualcuno può essere una delle modalità attraverso cui l’individuo organizza la propria esplorazione. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
La guida non deve confermare la nostra insufficienza
Esiste però un punto delicato. Se la relazione con la guida viene fondata sull’idea «io non so, lui sa», la differenza di esperienza può facilmente diventare svalutazione di sé. La Sessione 1004 reagisce precisamente a questa possibilità insistendo sull’uguaglianza della relazione. [Elias — Sessione 1004]
Elias non nega che qualcuno possa possedere informazioni che un altro non possiede. Nega che questo autorizzi a trasformare la differenza in superiorità dell’essere. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 135]
Ricevere informazione non significa quindi dichiararsi incapaci. Si può riconoscere che l’altro sappia qualcosa che noi ancora non sappiamo, abbia sviluppato determinate capacità o abbia attraversato esperienze differenti, mantenendo contemporaneamente intatta la propria capacità di scegliere e conoscere attraverso l’esperienza. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 135, 186]
La relazione diventa problematica non quando esiste una differenza, ma quando quella differenza viene tradotta in una minorità dell’allievo. [Raccordo editoriale — Sessioni 135, 1004]
Una guida non consegna la conoscenza vissuta
Questo limite emerge anche se colleghiamo la relazione di guida alle Sessioni 2047 e 1558 già considerate. Elias distingue infatti informazione e comprensione intellettuale dal knowing («conoscere vissuto») generato dall’esperienza. [Elias — Sessioni 2047, 1558]
Una guida può dunque fornire informazione, indicare possibilità, descrivere un’esperienza o proporre una pratica; non può però trasferire direttamente il proprio knowing nell’altro. Ciò che diventa conoscenza reale deve essere sperimentato dall’individuo. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 2047, 1558]
Questo chiarisce ulteriormente perché l’aiuto esterno e l’autodirezione non siano contrari. Proprio perché nessuno può vivere l’esperienza al nostro posto, l’informazione ricevuta conserva il carattere di strumento. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 2047]
Il maestro può indicare; il conoscere rimane esperienziale. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 2047, 1558]
Lo stepping-stone non è la destinazione
L’immagine dello stepping-stone («pietra di passaggio») è particolarmente efficace perché impedisce di trasformare la guida nella destinazione stessa della ricerca. [Interlocutrice / Elias — Sessione 1004]
Una pietra permette di passare, sostiene un movimento, facilita un attraversamento. Non richiede che ci si fermi sopra definitivamente. Questa seconda formulazione è una nostra esplicitazione dell’immagine proposta dall’interlocutrice e accolta da Elias. [Raccordo editoriale — Sessione 1004]
La relazione con una guida può quindi avere fasi, funzioni e intensità differenti. Ciò che resta costante nel modello della 1004 è la direzione dell’informazione: essa dovrebbe ricondurre l’attenzione all’individuo anziché renderlo progressivamente dipendente dall’autorità esterna. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1004]
La guida riesce, paradossalmente, quando l’altro diventa più capace di riconoscersi. [Raccordo editoriale — Sessione 1004]
Cercare una guida può essere una scelta autodiretta
Questo consente di sciogliere una falsa opposizione. Essere self-directed («autodiretti») non significa necessariamente fare tutto da soli. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
L’autodirezione riguarda chi mantiene la capacità di scegliere, valutare, sperimentare e attribuire significato a ciò che riceve. L’individuo può quindi scegliere una guida, utilizzare ciò che essa offre e perfino affidarsi temporaneamente alla sua maggiore esperienza in un determinato ambito senza per questo consegnarle la direzione complessiva di sé. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
Questa distinzione è particolarmente importante dopo il capitolo sul monachesimo come via di conoscenza. Una disciplina intensa non implica che ogni elemento debba essere inventato autonomamente; una tradizione, un insegnante o una struttura possono partecipare alla ricerca. Il criterio resta il modo in cui vengono utilizzati. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 503]
Chiedere aiuto può quindi essere esso stesso un atto di autodirezione quando l’individuo riconosce che quella relazione serve alla propria esplorazione. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
La differenza di esperienza è reale
Rifiutare la gerarchia non significa negare ogni differenza fra guida e praticante. La Sessione 186 distingue esplicitamente una diversa esperienza da un presunto higher plane («piano superiore»). [Elias — Sessione 186]
Una persona può quindi avere attraversato esperienze che un’altra non ha ancora attraversato, avere maggiore familiarità con una pratica o saper articolare passaggi che un’altra non sa ancora strutturare. Niente di questo richiede di attribuirle una natura superiore. [Raccordo editoriale — Sessioni 186, 1004]
Questa distinzione diventerà fondamentale nei capitoli successivi: uguaglianza dell’essere non significa uguaglianza momentanea di esperienza o competenza. [Raccordo editoriale — Sessioni 135, 186]
È precisamente per questo che una guida può essere utile senza dover essere elevata al rango di maestro assoluto. [Raccordo editoriale — Sessioni 135, 186, 1004]
Che cosa stiamo realmente cercando nella guida?
Le fonti permettono allora di riformulare la domanda iniziale. Forse non cerchiamo necessariamente qualcuno che possieda ciò che noi non possediamo; possiamo cercare qualcuno che ci aiuti a riconoscere, articolare o sperimentare più chiaramente ciò verso cui stiamo già dirigendo la nostra attenzione. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
Nel modello della 1004, la guida offre informazioni perché l’attenzione ritorni al sé. Nella 186, l’altro può ricordarci una capacità che rimane nostra. Nella 135, l’aiuto viene esplicitamente separato dalla superiorità. [Elias / raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186, 135]
Ne emerge una relazione molto diversa da quella fondata sull’idea «io sono incompleto e il maestro possiede ciò che mi manca». La guida non completa l’individuo: può contribuire a una situazione nella quale l’individuo riconosce più chiaramente le proprie possibilità. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
Non rendere irreale l’altro
Dire che una guida entra nel nostro processo non significa che essa sia soltanto una proiezione o una figura priva di realtà propria. Le fonti utilizzate in questo capitolo non autorizzano questa conclusione. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
La relazione è reale proprio perché vi partecipano soggetti differenti, con informazioni ed esperienze differenti. Ciò che Elias ricolloca nell’individuo è l’autorità sulle proprie scelte e sulla propria direzione, non l’esistenza dell’altro. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 135, 186]
Pertanto, affermare che una guida può essere parte del processo scelto dall’individuo non equivale a dire che egli inventi un personaggio funzionale alla propria esperienza. Significa più sobriamente che anche la relazione con quella persona entra nelle scelte e nelle esperienze attraverso cui egli dirige la propria ricerca. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 186]
Conclusione
La Sessione 1004 offre la formulazione più chiara del rapporto fra guida e autodirezione. Elias accetta l’immagine dello stepping-stone («pietra di passaggio») e descrive la propria informazione come un tool («strumento») che dovrebbe riportare l’attenzione all’individuo e aiutarlo a riacquistare familiarità con sé stesso. [Interlocutrice / Elias — Sessione 1004]
La Sessione 135 aggiunge che l’aiuto non richiede una gerarchia: Elias rifiuta il titolo di master («maestro superiore») ma continua a dichiararsi disponibile all’helpfulness («aiuto, disponibilità ad aiutare»). [Elias — Sessione 135]
La Sessione 186 completa il quadro: un’altra persona può ricordarci una capacità e aiutarci, ma l’azione che riguarda la nostra esperienza deve essere compiuta da noi. [Elias — Sessione 186]
Cercare una guida non significa dunque necessariamente ammettere di non saper trovare da sé. Può essere una modalità della stessa autodirezione: scegliere una relazione dalla quale ricevere informazioni, prospettive, sostegno o esperienza, conservando però in sé il luogo della scelta e del conoscere. [Raccordo editoriale — Sessioni 1004, 135, 186]
Rimane però una domanda decisiva. Se la guida non deve semplicemente impartire risposte, che cosa fa concretamente un buon insegnante? Come ascolta, propone, corregge e struttura un’esperienza senza sostituirsi all’altro? È il problema del Capitolo 16. [Raccordo editoriale — Sessione 1004; ponte verso Sessioni 202105191, 202506121]
Fonti
- Sessione 1004 — guida come stepping-stone, informazione come strumento e ritorno al sé
- Sessione 135 — aiuto senza superiorità ontologica
- Sessione 186 — l’altro può ricordare la capacità senza agire al posto dell’individuo
- Sessioni 2047 e 1558 — convergenza sul carattere esperienziale del knowing
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
