La distinzione fra consapevolezza e percezione è uno dei punti più importanti per comprendere la vita non fisica.
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
5. La vita dell’Essenza non rivolta alla manifestazione fisica
☉Fonti del capitolo presente [Sessione 1479; 1412; 363; 506; 847; 194]
Capitolo 4
Nei capitoli precedenti abbiamo progressivamente spostato il punto di osservazione. La coscienza non è stata considerata come una somma di individui separati, ma come una cooperazione energetica. L’Essenza, a sua volta, non è risultata coincidente con il singolo focus, bensì con una realtà molto più ampia, articolata attraverso molteplici attenzioni.
A questo punto possiamo affrontare direttamente la domanda che costituisce il centro della monografia:
Che cosa caratterizza la vita dell’Essenza quando una particolare attenzione non è orientata verso la manifestazione fisica?
La risposta più importante che emerge dalle sessioni considerate è forse anche quella che più facilmente può essere fraintesa.
L’Essenza non vive necessariamente in un ambiente.
La domanda stessa presuppone infatti una condizione fisica: un soggetto collocato in un luogo, circondato da un ambiente, che percepisce oggetti e interagisce con altri soggetti.
Elias mette esplicitamente in discussione questa rappresentazione.
In una conversazione nella quale Marta cerca di immaginare “l’ambiente” nel quale Elias esisterebbe, egli risponde in modo netto: non c’è ambiente. Esiste consapevolezza, ma non esiste espressione oggettiva.
Questa precisazione è fondamentale. Non significa che nella coscienza non accada nulla.
Significa che l’attività della coscienza non deve essere tradotta necessariamente nella forma di un ambiente oggettivo.
Consapevolezza senza percezione
La distinzione fra consapevolezza e percezione è uno dei punti più importanti per comprendere la vita non fisica.
Nella Sessione 1412 Elias chiarisce che la percezione è associata alle dimensioni fisiche e alla loro espressione oggettiva. Quando Marta domanda come possa funzionare la percezione in un’area non fisica della coscienza, Elias risponde che 👉nelle aree non fisiche non si incorpora percezione, perché essa non è necessaria. La funzione della percezione è generare manifestazione fisica.
Nota di uma: la vita dell’Essenza – come quella della coscienza – è vita di sentire: in sé non genera creazione/percezione. Questa è la ragione per cui il contemplativo può parlare di vuoto, di assenza, di Essenza: usa questi termini ad espressione di ciò che sperimenta, uno stato che non appartiene ai mondi della rappresentazione ma al puro sentire.
Questa affermazione modifica radicalmente l’immagine abituale del non fisico. Non dobbiamo immaginare un mondo non fisico nel quale l’Essenza continui semplicemente a vedere, ascoltare e percepire, ma in un ambiente diverso da quello fisico. La differenza è più profonda.
La percezione appartiene alla modalità fisica di esperienza.
La consapevolezza, invece, non viene meno quando la percezione oggettiva non è presente.
Per questo Elias può dire:
“There is awareness, but there is no objective expression.”
C’è consapevolezza, ma non c’è espressione oggettiva.
La coscienza non viene dunque privata dell’esperienza quando viene meno la percezione oggettiva. Viene meno una particolare modalità di traduzione dell’esperienza.
L’assenza di un ambiente non significa assenza di attività
Questo punto deve essere mantenuto con grande attenzione. Se non esiste un ambiente non fisico nel senso oggettivo del termine, non ne consegue che l’Essenza sia inattiva.
Al contrario, Elias descrive una pluralità di attività e di interazioni che non sono tradotte nella forma di un ambiente oggettivo.
Nella Sessione 363 afferma che le Essenze possono interagire non fisicamente e impegnarsi in una mergence (fusione), nella quale avvengono condivisione, investigazione ed esplorazione di qualità presenti nell’Essenza. Queste attività non sono filtrate attraverso la percezione.
Qui compare un elemento essenziale per la nostra domanda. L’attività non fisica comprende:
- interazione;
- mergence;
- condivisione;
- investigazione;
- esplorazione;
- scambio energetico.
Ma nessuno di questi termini deve essere automaticamente tradotto nelle corrispondenti forme fisiche.
Quando Elias parla di “esplorazione“, non sta necessariamente descrivendo qualcuno che si sposta in un luogo.
Quando parla di “interazione“, non sta necessariamente descrivendo due individui che si incontrano in un un ambiente.
Quando parla di “mergence“, non sta descrivendo semplicemente una fusione di corpi o di forme.
Sono termini utilizzati dal linguaggio del focus per indicare attività della coscienza che, nella loro natura propria, non sono strutturate attraverso la percezione fisica.
L’interazione continua all’interno dell’Essenza
La Sessione 363 porta questo principio ancora oltre. Elias afferma che esiste un continuo scambio di energia all’interno dell’Essenza, in tutti gli aspetti o aree della sua attenzione. Per questo, tutta l’Essenza è continuamente interattiva con il focus e, in determinati modi, continuamente lo influenza.
Questa formulazione è estremamente importante. L’Essenza non è quindi un contenitore che contiene molte attenzioni indipendenti. Le diverse attenzioni rimangono in continua relazione energetica.
La singola attenzione può essere orientata verso un’esperienza fisica, ma ciò non la separa dall’attività più ampia dell’Essenza.
Elias precisa infatti che anche quando l’interazione non fisica dell’Essenza non viene tradotta nello stesso modo nell’esperienza del focus, essa continua ad avere un effetto sul focus. La differenza sta nella traduzione.
La traduzione appartiene alla manifestazione
Qui diventa indispensabile il contributo della Sessione 506. Elias distingue l’esperienza e l’informazione dalla loro traduzione in conoscenza oggettiva.
L’azione di “relaying” (trasmissione), per esempio, è descritta come l’azione mediante la quale una traduzione viene compiuta in conoscenza oggettiva.
Le inner senses (i sensi interiori) possono ricevere informazioni attraverso l’esperienza diretta. Quando però queste informazioni devono essere comprese oggettivamente, può essere necessaria una traduzione, proprio perché l’informazione è estranea alla familiarità oggettiva del focus.
Questo permette di formulare una distinzione essenziale: 👉l’esperienza della coscienza non coincide con la sua traduzione oggettiva.
Il focus riceve e traduce. L’Essenza non ha bisogno di trasformare ogni attività in una percezione oggettiva. Di conseguenza, quando chiediamo che cosa faccia l’Essenza in assenza di manifestazione fisica, dobbiamo evitare di cercare necessariamente immagini, luoghi, forme, successioni o percezioni.
Stiamo cercando attività della coscienza prima della loro traduzione nella modalità percettiva del focus.
Molte attenzioni, molte aree di coscienza
La Sessione 1479 offre una precisazione ulteriore. Marta chiede a Elias come possa essere concepita la sua esistenza senza percezione oggettiva. Dopo avere chiarito che non esiste un “ambiente”, Elias spiega che un’Essenza può occupare una particolare area di coscienza, o, più precisamente, che differenti attenzioni dell’Essenza possono occupare differenti aree di coscienza. A seconda dell’area nella quale una determinata attenzione è presente, essa può anche possedere una certa flessibilità e mobilità nel muoversi da un’area all’altra.
Questa è una delle formulazioni più utili per la nostra ricerca perché mostra che, quando Elias parla della vita dell’Essenza, non sta descrivendo una singola condizione uniforme. Esistono differenti attenzioni. Esse possono essere impegnate in differenti aree della coscienza.
Alcune possono essere orientate verso manifestazioni fisiche. Altre possono essere impegnate in aree non fisiche. E l’Essenza non deve spostarsi integralmente da una modalità all’altra. Sono le attenzioni a orientarsi.
L’attenzione può lasciare una manifestazione senza distruggerla
Questo principio era già presente nella formulazione della Sessione 847 e diventa particolarmente importante per la nostra domanda. Elias spiega che un’Essenza può rivolgere la propria attenzione a differenti aree della coscienza e che, poiché il tempo è simultaneo, può esistere una manifestazione fisica senza che l’attenzione dell’Essenza sia più rivolta a quella manifestazione. Il fatto che l’attenzione venga spostata non significa che la manifestazione cessi di esistere.
Questa precisazione è decisiva. Non abbiamo: manifestazione → fine → Essenza libera.
Abbiamo piuttosto: manifestazione presente → attenzione orientata altrove.
La manifestazione continua a esistere nel proprio contesto simultaneo, mentre l’attenzione dell’Essenza può essere impegnata altrove.
Elias offre persino un’analogia con il corpo fisico: il corpo continua a funzionare anche quando l’attenzione oggettiva e soggettiva non è rivolta ad esso. Questo rende molto più precisa la nostra domanda iniziale.
Non dobbiamo chiederci che cosa accada all’Essenza dopo che un focus ha terminato la propria manifestazione.
Dobbiamo chiederci dove è orientata l’attenzione dell’Essenza quando non è più orientata a quella manifestazione.
L’Essenza non deve creare una nuova realtà oggettiva
La Sessione 1479 contiene un’altra affermazione particolarmente significativa. Marta immagina che Elias possa creare un ambiente fisico diverso attraverso una proiezione di una propria attenzione. Elias conferma la possibilità, ma aggiunge che per lui questo incorpora poco interesse, perché non è necessario generare un’immagine fisica oggettiva.
Questa frase è probabilmente una delle più importanti per l’intera monografia.
Per il focus fisico, la manifestazione è essenziale all’esperienza. Per l’Essenza, invece, la produzione di un’immagine oggettiva non è necessariamente necessaria.
Questo non significa che l’Essenza non possa manifestare. Significa che non ne ha bisogno per essere consapevole, interagire, esplorare o muovere la propria attenzione. La manifestazione è quindi una possibilità dell’attività della coscienza, non una condizione della sua esistenza.
L’Essenza continua a influenzare i propri focus
La Sessione 363 permette di completare questo quadro. L’interazione non fisica fra Essenze e l’attività che avviene nelle diverse aree dell’attenzione continuano ad avere effetti sui focus fisici. Tuttavia, poiché il focus è orientato verso l’elaborazione e l’esplorazione dell’esperienza fisica, molte di queste attività non vengono tradotte oggettivamente.
Questo significa che il focus fisico non è isolato dall’attività non fisica dell’Essenza. È semplicemente specializzato in una particolare traduzione. L’assenza di consapevolezza oggettiva di una determinata interazione non implica quindi che l’interazione non stia avvenendo. È il filtro della percezione fisica a determinare ciò che viene oggettivamente riconosciuto.
Una vita senza successione
A questo punto possiamo tornare al problema del tempo. Se l’Essenza può avere simultaneamente attenzioni orientate verso differenti aree della coscienza e se un’attenzione può spostarsi da una manifestazione senza che quella manifestazione cessi di esistere, allora la vita dell’Essenza non può essere descritta adeguatamente come una successione di stati. Non abbiamo:
prima fisico,
poi non fisico,
poi nuovamente fisico.
Abbiamo una realtà nella quale differenti attenzioni dell’Essenza partecipano simultaneamente a differenti esperienze.
La Sessione 194 lo esprime in modo esplicito: i focus sono simultanei e non si verificano realmente in successione; la successione è il modo in cui il focus fisico organizza la propria realtà. La domanda “che cosa succede dopo?” perde quindi ulteriormente il proprio significato.
Che cosa possiamo dire, allora, della vita dell’Essenza?
A questo punto possiamo formulare una prima descrizione positiva, pur mantenendo la distinzione fra fonte e ricostruzione.
Quando una particolare attenzione non è orientata verso una manifestazione fisica, l’Essenza non appare come inattiva, né come collocata in un ambiente alternativo.
Le sessioni descrivono:
- consapevolezza senza percezione oggettiva;
- interazione energetica continua;
- condivisione e investigazione di qualità dell’Essenza;
- mergence con altre Essenze;
- movimento delle attenzioni fra differenti aree della coscienza;
- influenza reciproca fra le diverse attenzioni;
- possibilità di orientare l’attenzione verso altre esperienze senza che le precedenti manifestazioni cessino di esistere.
La caratteristica fondamentale non è dunque un particolare “luogo” nel quale l’Essenza vive.
È la libertà dell’attenzione rispetto alla necessità della manifestazione oggettiva.
Che cosa affermano esplicitamente le sessioni
Le fonti considerate consentono di stabilire direttamente che:
- nelle aree non fisiche della coscienza vi è consapevolezza ma non percezione oggettiva;
- la percezione è necessaria alla generazione della manifestazione fisica;
- le Essenze possono interagire non fisicamente e impegnarsi in mergence, condivisione, investigazione ed esplorazione;
- esiste un continuo scambio di energia fra le diverse aree dell’attenzione dell’Essenza;
- differenti attenzioni dell’Essenza possono occupare differenti aree della coscienza;
- l’attenzione può essere spostata da una manifestazione senza che la manifestazione stessa cessi di esistere;
- non è necessario generare un’immagine fisica oggettiva perché l’Essenza sia consapevole o attiva.
Ricostruzione editoriale
Possiamo quindi formulare, come sintesi del materiale esaminato:
La vita dell’Essenza non orientata verso una particolare manifestazione fisica non consiste nell’assenza di esperienza, né nel passaggio a un ambiente non fisico analogo a quello fisico. È un’attività della coscienza nella quale l’attenzione può essere orientata verso differenti aree, mentre continuano la consapevolezza, l’interazione energetica, la condivisione, l’investigazione e l’esplorazione, senza la necessità della percezione oggettiva e della conseguente manifestazione fisica.
Nota di uma. In altri termini: essendo tutto simultaneo, tutto accade in uno stato di eterno presente e, in quello stato, tutto esiste “coperto”, reso possibile da un’attenzione dell’Essenza. In questa simultaneità delle attenzioni, di tutte le attenzioni, ciascuna attenzione, in sé, è quella prevalente.
È la stessa cosa che accade per i focus: tutti sono simultaneamente, ma io sento solo questo.
Questa è una ricostruzione editoriale, non una frase pronunciata da Elias.
Ma in questo caso la ricostruzione è sostenuta da una convergenza particolarmente forte: 1412 + 1479 + 363 + 506 + 847.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org