Qual è la natura dell’attività dell’Essenza quando la manifestazione fisica non costituisce il suo orientamento principale?
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
5. La vita dell’Essenza non rivolta alla manifestazione fisica
☉Fonti del capitolo presente [Sessione… ]
Capitolo 1
Ogni ricerca autentica inizia molto prima della risposta. Inizia dalla domanda. Anche nel Corpus Elias, molte difficoltà interpretative non derivano dall’assenza di spiegazioni, ma dal fatto che continuiamo a porre domande appartenenti a una diversa visione della realtà.
La domanda tradizionale è nota: che cosa accade all’anima dopo la morte?
Oppure: che cosa fa l’Essenza fra un’incarnazione e l’altra?
Queste domande presuppongono una struttura lineare dell’esistenza. Esiste una vita, poi una morte, quindi un intervallo e infine una nuova incarnazione. Il tempo costituisce l’asse sul quale si dispone l’intera vicenda della coscienza.
Questa impostazione è comune a gran parte delle tradizioni religiose ed esoteriche. Anche quando si parla di reincarnazione, l’immagine di fondo rimane sostanzialmente la stessa: la coscienza attraversa una successione di esistenze, intervallate da periodi nei quali prepara l’esperienza successiva, riflette su quella appena conclusa o permane in una condizione di riposo.
Il Corpus Elias non parte da questa rappresentazione. Anzi, nel corso delle sessioni considerate, essa viene progressivamente svuotata del suo significato.
La Sessione 104 introduce un primo elemento decisivo: la coscienza è descritta come una cooperazione energetica continua. L’energia non conosce separazione; la cooperazione non nasce dall’incontro di individualità isolate, ma costituisce la natura stessa della coscienza. Se questo principio viene assunto fino alle sue conseguenze, diventa difficile immaginare periodi nei quali la coscienza interrompa la propria attività in attesa di una successiva manifestazione fisica.
Le sessioni successive ampliano ulteriormente questa prospettiva. Nella 1004, nella 1006 e nella 1021 l’attenzione si sposta progressivamente dal “diventare qualcosa” al riconoscimento di ciò che è già presente. L’Essenza non viene descritta come una meta futura da raggiungere, ma come la realtà costantemente presente con la quale il focus può imparare a entrare in relazione sempre più consapevolmente.
La Sessione 1030 introduce poi un cambiamento ancora più radicale. L’Essenza non appare più come un soggetto che osserva un singolo focus incarnato, ma come una realtà capace di sostenere simultaneamente molte attenzioni. La manifestazione fisica perde così il ruolo di centro esclusivo dell’attività dell’Essenza: diventa una delle molte modalità attraverso cui essa si esprime.
Con la 1033 il riconoscimento viene ulteriormente approfondito. Elias insiste sul fatto che ciò che viene riconosciuto non è la forma, ma l’energia. Questo principio suggerisce una modalità di relazione che non dipende dall’identità fisica né dalla successione degli eventi, ma da una familiarità energetica che trascende la manifestazione.
Infine, le sessioni 1410, 1484 e 1548 portano alle estreme conseguenze questa trasformazione della prospettiva. La simultaneità non viene presentata come una possibilità eccezionale, bensì come una caratteristica propria dell’Essenza. La successione, che domina l’esperienza del focus fisico, non sembra descrivere adeguatamente la vita della coscienza nella sua dimensione più ampia.
A questo punto la domanda iniziale non può più rimanere invariata.
Non ha più senso chiedere: che cosa fa l’Essenza fra un’incarnazione e l’altra? Perché la domanda continua a presupporre che la manifestazione fisica costituisca il ritmo fondamentale della vita della coscienza.
La domanda che emerge dal corpus è diversa. Qual è la natura dell’attività dell’Essenza quando la manifestazione fisica non costituisce il suo orientamento principale?
Il cambiamento può apparire soltanto terminologico. In realtà modifica completamente il campo della ricerca.
Nel primo caso immaginiamo un intervallo temporale. Nel secondo cerchiamo di comprendere una modalità dell’essere. Nel primo caso la manifestazione fisica rimane il riferimento fondamentale. Nel secondo essa diventa una delle possibili espressioni di una realtà molto più ampia.
Che cosa affermano esplicitamente le sessioni
Le sessioni considerate affermano esplicitamente che:
- la coscienza è cooperazione energetica (104);
- la realtà viene continuamente tradotta dall’individuo (506);
- il focus può riconoscere sempre più chiaramente la propria relazione con l’Essenza (1004, 1006, 1021);
- l’Essenza sostiene simultaneamente molte attenzioni (1030);
- il riconoscimento autentico riguarda l’energia e non la forma (1033);
- la simultaneità appartiene alla natura dell’Essenza (1484, 1548).
Ricostruzione editoriale
Nessuna delle sessioni considerate afferma esplicitamente che la domanda “che cosa accade fra un’incarnazione e l’altra?” sia errata. Questa conclusione nasce dalla convergenza dei principi esposti nel corpus.
Dal momento in cui la coscienza viene descritta come cooperazione continua, l’Essenza come simultaneità di attenzioni e la successione come caratteristica del focus fisico, la domanda tradizionale perde progressivamente il proprio fondamento teorico.
La prima operazione richiesta al lettore non consiste quindi nell’accettare una nuova risposta, ma nel riconoscere che la domanda stessa deve essere riformulata.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org