Ciò che non è la Realtà Assoluta, l’unica oggettiva, ciò che non è il Tutto-Uno-Assoluto – ossia la molteplicità che risulta dall’essere una parte della Realtà unica totale – è relativo, soggettivo, illusorio.
Fonte: Aspetto granulare del molteplice. Aspetto unitario del sentire, dal libro: Cerchio Firenze 77, Per un mondo migliore, ed. Mediterranee.
Ciclo “Contemplare il paradigma“. Nei brani dei testi sottoposti ad analisi, il grassetto di termini e frasi riguarda parole chiave e concetti cardine da sottoporre alla contemplazione secondo il sentire del curatore; ogni lettore, chiaramente, può sentire in modo differente.
Il commento di uma non vuole spiegare il testo di Kempis e del Cerchio Firenze 77, sono semplici contemplazioni sviluppate a partire da un impulso presente nel testo.
La molteplicità è una dimensione d’esistenza che ha una duplice estensione.
- La prima vede il soggetto concepire la realtà come a sé esterna e creare così un rapporto soggetto-oggetto.
Si può dire che questa dimensione sia doppiamente illusoria perché all’errore di ritenersi divisi, separati da tutto quanto esiste, si aggiungono gli errori di parallasse che sono propri del meccanismo della percezione: meccanismo essenzialmente soggettivo.
- L’altra dimensione d’esistenza non conosce errore di parallasse perché si svolge al di fuori del rapporto soggetto-oggetto: il soggetto si identifica con l’oggetto pur restando ancora una realtà parziale e quindi relativa.
Tutto ciò che è relativo, è quello che è in dipendenza delle limitazioni che lo condizionano. Voi sapete che per molti, moltissimi anni gli uomini hanno creduto che il sole girasse attorno alla Terra e anche oggi, pur sapendo che le cose stanno diversamente, l’apparenza non cambia. Per cambiarla è necessario spostare il proprio punto di vista.
Tutto il mondo relativo è in dipendenza del punto di vista.
Così, se si osserva la molteplicità dal punto di vista del divenire, allora è vero che gli «esseri» sono creature di Dio, che vi sono i piani di esistenza, la legge di evoluzione, la reincarnazione, eccetera.
Se invece si osserva la molteplicità al di là di come essa appare per scoprirne la struttura, allora tutte queste immagini scompaiono perché si scopre un aspetto estremamente granulare, tanto che i singoli granuli, le singole unità elementari costituite dalla divina sostanza Spirito, virtualmente circoscritta, non appaiono comporre esseri e mondi, ma sembrano aggregate solo in funzione del Tutto-Uno-Assoluto. Dico «sembrano» perché non voglio che voi crediate che il Tutto-Uno-Assoluto abbia una natura composita. No, certo.
Come un organismo umano è un insieme armoniosissimo di miliardi e miliardi di cellule, che tuttavia rivela sempre e in ogni suo punto la natura pluralistica di una perfetta democrazia (mentre la consapevolezza che si manifesta in quell’organismo, nei singoli momenti esistenziali, ha un carattere estremamente unitario e monolitico, essendo articolata solo nel senso della successione del tempo), così il Tutto-Uno-Assoluto ha più il carattere unitario e monolitico della consapevolezza – considerata a prescindere dalla successione temporale – che non quello di un insieme organico costituito dalla molteplicità.
Quest’ultima poi – lo ripeto – ha un aspetto così granulare da cancellare le immagini degli esseri e dei mondi, come la forma di un oggetto osservato a occhio nudo, all’ingrandimento del microscopio sparisce rivelando aspetti diversi. Questa dimensione, in cui sfumano gli esseri e i mondi, è più vicina alla Realtà ultima che non il mondo dei soggetti e quello della percezione.
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