Cerchio Firenze 77: esistere in Dio 44

[…] Forse l’approfondimento più grande che abbiamo operato e al quale poniamo tuttora mano, è proprio in questo concetto di come dobbiamo vederci nel nostro futuro esistenziale.

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
– Dai mondi invisibili
– Oltre l’illusione
– Per un mondo migliore
– Le grandi verità
– Oltre il silenzio
– La Fonte preziosa
– Insegnamento filosofico del Cerchio Firenze 77,indice generale dei temi e dei post della categoria “Contemplare il paradigma” di questo sito. Contemplazioni di uma.
– Libri del Cerchio Firenze 77: indice dei commenti di E.Ruggini su YouTube con indicazione dei temi e riassunto vocale di alcuni minuti del contenuto di ciascun commento.
– File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
– L’Opera Omnia del CF77

Come ho detto, ciascuno di voi pensava a se stesso come a un essere destinato a crescere, a crescere a dismisura, rimanendo essenzialmente se stesso.
Anche l’amore ai fratelli era visto come un sentimento che si doveva avere nel quadro di un’acquistata divinità, sentimento e divinità che lasciavano però ciascuno ben diviso dagli altri.
Se limitiamo noi stessi alla percezione delle singole fasi della nostra esistenza, di quale futuro possiamo parlare? Noi, quali ci sentiamo, non sopravviviamo a un attimo. Noi come personalità non andiamo oltre una vita, noi come «sentire individuale» non siamo che un momento del «sentire» dell’individualità, noi come individualità non oltrepassiamo un Cosmo. Allora di quale futuro esistenziale possiamo parlare?

In qualunque modo vogliamo considerarci, mai siamo gli stessi, ogni attimo siamo un essere diverso, perciò se per sopravvivenza s’intende la continuità dello stesso essere immutato, la sopravvivenza non esiste. Di più: se la molteplicità è un’apparenza, noi esistiamo solo nell’illusione, non siamo nella Realtà assoluta come individui da Dio distinti: la Realtà assoluta è solo Lui.

Riflettiamo: chi siamo noi se non «sentire relativi» che apparentemente si susseguono l’uno dopo l’altro, l’uno diverso dall’altro? Noi nasciamo nella separatività, che è un’illusione, e troviamo una continuità nel divenire, che è ancora un’illusione. Ma poiché l’illusione per propria natura è un processo della limitazione, cioè limitato, cioè finito, cioè che finisce, che ne sarà di noi?
In Realtà esiste solo Dio. Ciò che dall’illusione è costruito, con essa si dissolve.

[…] Nelle antiche scuole d’iniziazione, gli iniziandi erano sottoposti alla prova dell’aria, dell’acqua, della terra e del fuoco, perché vincessero la paura e se stessi. Io vi chiedo una sola prova, ma che per difficoltà le supera tutte: siete voi tanto forti e coraggiosi da credere alla morte vera? Gli atei lo sono. Debbo concludere che voi credete per paura e per egoismo? In altre parole, avete trasceso l’io egoistico e personale tanto da pensare alla sua fine rimanendo sereni? No? Bene! Credete che il divenire non finisca mai e che con il suo perenne scorrere si realizzerà la vostra perpetua esistenza. Ancora l’illusione per tenervi in vita. E chi non sa rinunciarvi, più oltre non ascolti.

Ma chi vuol conoscere la Verità, deve essere disposto a morire nel vero senso della parola, convinto che con la morte tutto finisca: morte senza possibilità di sopravvivenza. Solo se è disposto a tanto ricerca la Verità per la Verità e non per accrescere se stesso. Si, fratelli, ve lo ripeto: rassegnatevi. Noi finiamo perché finiscono tutte le nostre debolezze, i nostri vizi, il nostro soffrire, il nostro sentirsi e imporsi diversi dagli altri, la nostra crudeltà, il nostro egoismo, perché questi siamo noi oggi e finendo questi, noi finiamo! Capite che cosa intendo? Mi preme che voi lo comprendiate. Non ci limitiamo a enunciare delle Verità, cerchiamo di renderle a voi accessibili.
Ciò che vi diciamo del vostro futuro non è una semplice – per quanto fondata – supposizione di ciò che sarà; il futuro esiste già, niente noi abbiamo da supporre. Ma non è neppure la fedele descrizione di ciò che constatiamo – la qual cosa potreste e non potreste credere – è anche, insieme, la spiegazione del perché non può essere che così.

Comprendo la vostra obiezione, voi dite: «Tu stai parlando di Dio». Come Dio può essere raggiungibile dalla ragione?

  • «Se dico che Dio è infinito, esprimo un concetto e voi capite che cosa intendo, anche se non potete sperimentare l’infinità di Dio.
  • Se dico che Dio è un sentire esprimo una realtà che non è raggiungibile, esperimentabile dall’intelletto, ma esprimo anche un concetto che è raggiungibile dalla ragione.
  • Se dico che Dio è uno stato di coscienza in cui il Tutto è fuso nell’Unità, non vi do la possibilità di sperimentare questo stato di coscienza, ma vi do l’unico concetto che possa conciliare l’esistenza di un Dio assoluto, eterno, infinito, immutabile, onnisciente, onnipresente, onnipossente, completo, perfetto, ecc. ecc. con la molteplicità degli esseri e dei mondi.

Se Egli è la sola Realtà assoluta, ne discende che noi esistiamo solo nelle varie realtà relative. Ciascuna realtà relativa è sempre soggettiva, come ho creduto di spiegare nello scorso ciclo di riunioni.
Che cosa significa «soggettiva»? Che dipende dal modo di pensare e di «sentire» di un soggetto, dice il dizionario. In effetti non esiste un soggetto che «sente»; il soggetto è il «sentire» stesso e rappresenta ciò che esprime, o se preferite, la «parte» dell’unica Realtà che esprime; essendo una parte, è dunque un «sentire» limitato.

Ma come può realizzarsi la limitazione di un «sentire», se non nel sentirsi di essere limitato? E come può sentirsi limitato un «sentire» se non fosse, in qualche modo, subordinato alla sequenzialità e alla separatività? Ossia a un tempo e uno spazio posti come oggettivi? Ciò che è oggettivo appare soggettivo allorché è posto oggettivo un soggettivo. È questo il modo con il quale è realizzata la limitazione del «sentire», limitazione che, se fosse reale, smembrerebbe il Tutto in un numero indeterminato di frammenti, ciascuno dei quali fine a se stesso, ammesso anche che così potesse esistere. Perciò il modo con il quale è realizzata la limitazione del «sentire» fa sì che questa limitazione non sia reale.

Il rivelarsi come proveniente «da» e tendente «a», è questo modo che limita e lega ciascun «sentire» all’altro, creando gli esseri; ma al tempo stesso conduce gli esseri nella fusione del Tutto, acciocché la limitazione non sia reale. Sì, fratelli, al di là delle nostre limitazioni, dell’essere o del credere d’essere in un certo modo, al di là di ogni trasformazione che sembra subiamo, permane una continuità nel sentirsi d’esistere che è la vera sopravvivenza. Questa continuità conduce ognuno a riconoscersi uno col Tutto, ossia quello stato di coscienza chiamato Dio, dal quale nulla e nessuno può mai essere uscito, tornare o dipartirsi al di là del tempo.

Dopo la morte che avete accettata, ecco dunque la resurrezione: essere Lui che non può certo esprimersi in un «io sono»; coscienza d’essere al di là di ogni separazione, di ogni divenire; supremo «sentire» che non conosce distinzione alcuna: eternità.

Che cosa sono la luce e l’ombra, il bene e il male, l’io e il non-io, se non contrarie polarità in forza delle quali esistiamo? Dolore, gioia, libertà, schiavitù, vita e morte, opposti fra cui si libra, incerto e soffocato, un «sentire» che è il seme della divinità, ed è quello che conduce ogni essere a Dio, oltre ogni contrasto, ogni separazione, ogni limitazione.

Ma allora, dopo avervi prospettato la vera morte, vi ho forse dato quello che mai nessuno ha osato darvi, vi ho forse fatto credere che voi siete Dio. No, noi non siamo Dio, noi quali ci sentiamo, non sopravviviamo a un attimo perché ogni attimo siamo un essere diverso: ma la continuità del nostro «essere», legando l’un attimo all’altro, va oltre l’illusorio succedersi di essi e ci conduce di fronte all’unica Realtà nella quale non possiamo che riconoscerci:
Lui, perché Lui tutto comprende,
Lui, in cui si è Tutto e si è Uno nell’Eterno Presente.
Lui, che è la vera natura di noi stessi, la reale condizione d’esistenza del Tutto.

Se allora io e voi in Lui ci identifichiamo, ci riconosciamo, chi sono io, e voi chi siete?

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