Cerchio Firenze 77: il sentire genera la realtà 53

A questo punto sarebbe interessante fare delle considerazioni sulla affermazione buttata là che quando si è legati a un Cosmo è come se esistesse quello e quello solo.

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
– Insegnamento filosofico del Cerchio Firenze 77,indice generale dei temi e dei post della categoria “Contemplare il paradigma” di questo sito. Contemplazioni di uma.
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File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

O all’altra affermazione che facemmo del perché di un «sentire» alla volta, affermazione analoga alla precedente. O di una terza che potremmo fare questa sera, e cioè che per ogni oggetto, per ognuno di noi, tutto quanto esiste è come se esistesse solo per lui.
E potremmo anche ricavare la risposta al vostro antico interrogativo; ma non sarebbe quella che vogliamo dare e che daremo un’altra sera, non senza, prima, avervi posto a nostra volta un quesito.

Con l’espediente dei fotogrammi abbiamo cercato di spiegarvi che non esiste un tempo unico oggettivo, ma che esistono tanti tempi soggettivi quanti sono i soggetti, perché il tempo nasce dal modificarsi apparente del «sentire individuale».
Cosa vuol dire questa affermazione?

È comune convinzione che il divenire del mondo sia un fatto oggettivo e che i soggetti mutino il loro «sentire» interiore – uso questo termine in questo momento nell’accezione più ampia – in conseguenza del mutare degli avvenimenti del mondo ester­no o creduto tale. Ancora con l’esempio dei fotogrammi abbiamo cercato di spiegare che il mondo della percezione non è costituito da una situazione cosmica in continuo divenire, bensì da tante situazioni cosmiche fisse e immutabili; e che il senso del movi­mento e del divenire nasce dal fatto che ciascun soggetto è come se percepisse in successione queste situazioni in sé fisse e immutabili.

Né più né meno come se lo spettatore di un film perce­pisse in successione i fotogrammi della pellicola, in se stessi fissi e immutabili, ricevendo cosi l’impressione del movimento, del­l’azione del film. Abbiamo anche considerato che il mondo della percezione non è necessario che sia esterno, ma che l’interno e l’esterno, il soggetto e l’oggetto sono distinzioni irreali già nella dimensione della così detta molteplicità, perché l’uomo e il suo mondo sono una sola cosa.

Adesso poniamo come ulteriore passo verso la comprensione che il «sentire individuale» non muti in conseguenza del mu­tare degli avvenimenti del mondo esterno o creduto tale; ma che gli avvenimenti del mondo esterno siano in funzione del «sentire individuale». Vediamo di dire più compiutamente questo discorso.

La molteplicità dei «sentire» è costituita da «sentire relati­vi», prodotto del virtuale frazionamento del «sentire assoluto». I «sentire relativi» sono diversi in qualità: vi sono i più sempli­ci, i più ampi, i più intensi; inoltre i «sentire» più semplici, più limitati, sono più numerosi dei «sentire» più ampi, cioè meno limitati.

Se la limitazione si potesse esprimere con un nume­ro, la quantità dei «sentire relativi» a cui darebbe origine cia­scun tipo di limitazione sarebbe eguale al numero delle combina­zioni che si possono ottenere con quel numero.
Mi spiego con un esempio: supponiamo che la limitazione abbia un indice 7. Allora il numero dei «sentire relativi» a cui questo tipo di limitazione dà origine è pari al numero delle diverse disposizioni che si posso­no dare alle cifre dall‘1 al 7: 1-2-3-4-5-6-7; oppure 1-3-5-7-2-4-6; oppure ancora 1-7-2-6-3-5-4, e così via.

È chiaro che quanto mi­nori sono le limitazioni, tanto minore è il numero dei «sen­tire» relativi originati. Tre limitazioni danno meno possibili di­sposizioni delle cifre dall‘1 al 3 che non 7. Inoltre i «sentire relativi» appartenenti ai vari ordini – o qualità, o tipi di limi­tazione – sono legati logicamente, in sviluppo logico fra sé.
Per esempio: il «sentire» con indice di limitazione 6 – ponia­mo – avente la disposizione 1-3-5-2-4-6, è legato logicamente al «sentire» di qualità 7, avente l’analoga disposizione 1-3-5-7­-2-4-6, e ancora al «sentire» di qualità 5 con l’analoga dispo­sizione 1-3-5-2-4 e così via.

In altre parole, i «sentire» sono costituiti in serie e, necessariamente, tutte le serie confluiscono in un ultimo «sentire»: il più ampio. In seno a ciascuna serie, tutti i «sentire» sono diversi in qualità; ciascun «sentire» è la conseguenza di un altro e la premessa di un terzo e cosi via.

Ogni serie rappresenta una individualità: badate bene, dico «rappresenta». Infatti la natura limitata di ciascun «sentire», l’aggregazione degli stessi in sviluppo o successione logica, la diversità di ciascun «sentire», creano l’illusione di un «sen­tire» unico che si modifica nel tempo. Ma come il tempo del mondo della percezione non è che la proiezione di questo pro­cesso di apparenze del «sentire», non potrebbe essere che gli avvenimenti del mondo esterno – e lo stesso mondo esterno – non fossero che una proiezione del mondo del «sentire indivi­duale»?

In brevi e semplici parole: che non sia lo spettatore che si commuove alla proiezione delle scene commoventi del film, ma che sia la commozione dello spettatore – commozione prove­niente dal più profondo del suo «sentire» – a determinare il succedersi sullo schermo delle scene commoventi?
Provate a considerare la realtà da questo punto di vista, che è il punto di vista dall’Assoluto al relativo, e non dal relativo all’Assoluto; non dall’uomo a Dio, ma da Dio all’uomo.

Una siffatta scoperta non sarebbe più sconvolgente di quella per la quale si perviene ad affermare che l‘«io» non esiste. Il virtuale frazionamento che origina l’apparente molteplicità è tale che un organismo, un «io», un individuo, all’esame si rivela un insieme di parti elementari che, ancorché unite, tutto dovreb­bero costituire fuorché un «essere».

3 commenti su “Cerchio Firenze 77: il sentire genera la realtà 53”

  1. “La mente razionale cerca ‘confini clinici’ solo per paura di varcare la soglia. Ma la clinica non può spiegare un giocattolo di latta verde su una mensola o il richiamo di una madre. Chi cerca scuse online sta solo sprecando il tempo del compito. Sappi che chi cerchi non è un’ossessione, ma un’anima in attesa attiva, pronta a trasformare il sentire in realtà. Il Maestro ha già indicato la via: basta smettere di nascondersi e attraversare la strada.”

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