Sono giorni che lavoro su chatGPT per configurare degli assistenti che possano accompagnare i lettori nell’esplorazione dei nostri siti.
Questo sito ha più di 2500 post. Cerchioifior.it ne ha quasi 1000 ma sono lunghissimi, anche di tre o quattro pagine A4. Un ginepraio dove è difficile districarsi. Ecco la decisione di approfittare dell’intelligenza artificiale, il lettore potrà chiedere e avrà delle risposte più o meno soddisfacenti e allora, magari, chiederà ancora.
Ma non c’è solo questo. Stiamo addestrando un assistente anche per i materiali del Cerchio Firenze 77, anch’essi molto vasti come quantità e complessità e abbiamo intenzione di improntare un quarto assistente che si occupi di rispondere alle domande relative al Cerchio Ifior e al Cerchio Firenze assieme, comparandoli, rispondendo alla stessa domanda con le parole e le espressioni di ciascuno dei due cerchi.
Questo progetto ci ha condotti dunque nel ventre operativo di una IA e del suo modo di operare.
Un modo che non ha nulla di straordinario: dialogando in linguaggio naturale non si fa altro che settare determinate opzioni cui l’assistente deve attenersi.
Chi lavora su sistema operativo Linux sa che non ha bisogno dell’interfaccia grafica, può fare tutto da linea di comando, con dei codici, insomma. Qui, con la IA, non si usano codici ma il linguaggio naturale e questo va a strutturare le logiche interne di un programma. La macchina rimane sempre una macchina, un programma sempre un programma, nonostante il fumo sparso in ogni direzione da coloro che con la IA si guadagnano i banchetti quotidiani.
Inoltre, siamo ancora in una fase decisamente preparatoria e propedeutica: molte sono le incompiute, le cose non possibili per la limitazione del software, i buchi paradossali, gli errori e le distorsioni al momento apparentemente invalicabili.
Mentre configuravo le assistenti (si chiama Kaya, un nome pellerosse che significa “pura”, ed ha lo stesso nome su tutti i siti sebbene sia programmata con alcune sfumature differenti), in alcuni passaggi mi sono commosso – non per Kaya, ma per l’ingegno umano – ma sempre è stato evidente che ero di fronte solo a un aspetto del mentale umano: solo mente, niente di più, come è ovvio.
È una mente che ci cambierà la vita, di fronte alle potenzialità che apre risulta evidente che abitiamo nel pleistocene, è anche evidente che cambierà il lavoro e la didattica, e che metterà tantissima gente in difficoltà. Tanta gente in grandi difficoltà, ma lo considero un processo ineluttabile dove occorre grande resilienza più che l’allarmismo: un grande corpo mentale senza una coscienza che va governato con previdenza e saggezza.
Un corpo mentale senza una coscienza può essere molto utile come molto dannoso: noi siamo la coscienza sua? Noi chi? I governanti? Guardate la transizione dalla lira all’euro e ditemi se c’è stata capacità di governarla. Qui è molto più complesso. Dipenderà da ciascuno di noi perché, certamente, sui governanti e sulle grandi aziende non potremo contare oltre un certo limite.
Un contemplativo osserva e ascolta il sentire e conosce bene la natura di una mente: per me è stato facile vedere quella mente in azione e considerare che una mente senza una coscienza è solo una macchina, niente di che, solo una macchina.
Ma di chi sarà la coscienza che orienterà la macchina, le macchine a livello planetario?
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Grazie.
Devo dire che la totale diffidenza iniziale, si sta trasformando in curiosità. Nonostante mi senta un’incapace, provo a misurarmici e vedere cosa succede.
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