Cerchio Firenze 77: immaginario viaggio nel Cosmo 29

In un’epoca in cui molto si parla di viaggi cosmici, vogliamo anche noi compiere un viaggio immaginario, sulla base di quello che vi abbiamo detto: dall’Eterno Presente – se ciò fosse possibile – vogliamo dare un rapido sguardo al Cosmo, per scoprire il senso e la portata delle varianti.

Libri del Cerchio Firenze 77 con l’insegnamento fondamentale:
Dai mondi invisibili
Oltre l’illusione
Per un mondo migliore
Le grandi verità
Oltre il silenzio
La Fonte preziosa
– Insegnamento filosofico del Cerchio Firenze 77, indice generale dei temi e dei post della categoria “Contemplare il paradigma” di questo sito. Contemplazioni di uma.
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File vocali originali del CF77 dal 1965 al 1984
L’Opera Omnia del CF77

Se del Cosmo esiste già tutto, nell’ipotesi che adesso ponevo di questo viaggio immaginario, quale paesaggio troveremo? É chiaro che dovremmo fissare la mèta del nostro peregrinare, cioè dovremmo fissare in quale punto e in quale tempo approdare.
Infatti, poiché tutto esiste già, non troveremo l’epoca che voi state vivendo, ma tutte le epoche. Ponendo di scegliere questo tempo e questo spazio, noi troveremmo una staticità dell’esistente e non percepiremmo movimento se non limitassimo la nostra attenzione a ciascuna situazione e al moto che queste situazioni avviano, da una all’altra. Solo allora troveremmo il movimento che voi percepite ora.

Dunque Eterno Presente e Cosmo non sono poi tanto lontani fra loro. Per entrare nel Cosmo si tratta di limitarsi, limitare la propria percezione alla situazione che si desidera seguire, perché tutte le situazioni esistono già. Così pure se volessimo visitare il piano akasico, dovremmo scegliere a quale punto di successione dei «sentire» noi vorremmo fissare la nostra attenzione; altrimenti egualmente troveremmo una situazione statica perché il moto – quale voi lo conoscete e lo «sentite» – nel senso assoluto non esiste.

Voi sapete che la successione nel piano akasico si chiama passare da un «sentire» elementare a un «sentire» in forma più intensa, che avviene contemporaneamente per ogni individuo, perché tutto ciò che è equipollente, vibra, agisce, svolge la sua funzione nello stesso modo. Da qui nasce la contemporaneità del «sentire» nel piano akasico. Se nel piano akasico esistono tante forme di «sentire», dalla più semplice alla più complessa, e illusoriamente sbocciano, tanto per dire qualcosa, ciò non può che avvenire contemporaneamente per ciascun grado di «sentire» analogo. Non vi sarebbe motivo che «sentire» equipollenti esistessero in modo diverso.
Due corde di violino che siano accordate sulla stessa nota, vibrano all’unisono. Tanti sono gli esempi che potremmo fare; ma credo che non vi sia bisogno d’altro per comprendere questo concetto.

Nel piano akasico ogni «sentire» individuale è presente e di ciascun individuo la gamma completa. Come nel piano fisico, ogni fotogramma rappresentante i veicoli fisici di ciascun individuo è presente. Lo scorrere, ho detto, si ha solo se si limita l’attenzione a ciascun fotogramma e al movimento cui questo fotogramma induce. Così la vibrazione del «sentire» nel piano akasico avviene in modo analogo; ogni «sentire» è presente, ma è per sua natura che induce e sfocia in un «sentire» successivo. In forza di un «sentire» alla volta nasce lo scorrere del «sentire» nel piano akasico; che, come abbiamo visto, dà luogo alla vita di «sentire» in tutti gli altri piani: di sensazione, di emozione, di pensiero, di sentimento. Alla vita dell’individuo, in parole povere.

Se dunque noi vogliamo scendere nel piano akasico, dobbiamo fissare la nostra attenzione a un livello di «sentire» e legarci a quello per seguirne lo scorrere. E allora vedremmo che l’aspetto del Cosmo acquista tutto un significato diverso, una luce assai differente. Mentre da uomini vedevamo una serie di avvenimenti scorrere contemporaneamente, cioè secondo l’epoca e lo spazio scelti, adesso non più: adesso vediamo che tutte le epoche e tutti gli avvenimenti sono ricettacoli di «sentire». Individui ubicati in tempi e spazi diversi, sentono contempora­neamente, giacché il «sentire» equipollente vibra all’unisono.

Cosi Tizio dell’antica Roma, vive e «sente» contemporanea­mente al rag. Rossi della vostra epoca.
A questo punto, quale significato può avere la variante? Se tutto è già, come si può parlare di libertà dell’uomo? Certo tutto esiste già, non v’è dubbio su questo. È una deduzione logica, forse di altri postulati; ma certo che ha una sua valida spiegazione. Se l’Assoluto è il Tutto, tutto sa, tutto conosce, tutto comprende; anche le nostre scelte dunque esistono già.

Ma siamo poi sicuri che dire: «poiché tutto esiste già» vuol dire che io non ho scelta alcuna? Siamo sicuri che dire: «tutto è già esistente» significa che l’individuo non abbia libertà? È questa, infatti, una deduzione errata, perché ho detto or ora che Dio non ha, a un certo momento – momento che non può esistere – emanato o creato il Cosmo. Il Cosmo è esistito da sempre (si veda il post 11, ndr). L’inizio e la fine del Cosmo sono nell’ambito stesso del Cosmo (del programma proprio di ciascun Cosmo, ndr), perché il Cosmo è limitato ed ha un inizio e una fine; ma ciò non ha riscontro nell’Eterno Presente.

Se Dio avesse emanato il Cosmo nel senso che le religioni danno al concetto della Creazione, questa non potrebbe essere avvenuta che in un solo attimo. E l’attimo in cui il Tutto avrebbe emanato il Tutto, comprese le vostre scelte, le avrebbe emanate quali voi le vivete, non in base a un suo disegno, ma in base alle vostre scelte. Non è un sillogismo.
Dunque voi che scegliete, non seguite un disegno di Dio. Piuttosto è giusto il contrario: il disegno di Dio è quello che è in base alle vostre scelte. La cosa, come vedete, è molto diversa. Dire che tutto esiste già, non significa dire che l’uomo non ha scelta. Dobbiamo dire che tutto esiste già in funzione e in virtù delle scelte dell’uomo, degli individui.

«Come? – voi direte. – Ma noi ancora non le abbiamo operate queste scelte!». Non ha alcuna importanza, ripeto. Nella mente dell’Onniscienza non esistono questi limiti. Tutto è stato fatto secondo un disegno che lascia all’uomo una certa libertà. I limiti di questa libertà voi li conoscete.

Ma come può allora esistere una variante se già tutto esiste? Ma per dire, e per essere, che l’uomo esista e viva e «senta» nei limiti della sua libertà relativa, è necessario che questa libertà di fatto si concretizzi nel Cosmo. Per dire che l’uomo ha una certa libertà, il Tutto deve esistere nella misura di questa libertà. Per dire, per esistere un Kempis che ha la possibilità di fare una scelta, deve esistere nel Cosmo un’azione e la sua variante; ovverosia offrire questa possibilità di scelta, anche se già esiste la scelta che io farò.

Ripeto: tutte le volte che l’individuo ha la possibilità reale e concreta – non facente parte quindi di quella libertà illusoria che decuplica la libertà individuale – di poter fare un’azione o non farla – dunque anche quelle azioni che rientrano nella sua libertà relativa spuria – esiste una variante. Il duplice svolgimento degli eventi è egualmente vivente ed esistente.

[…] È vero, può accadere – debbo dirlo? – che un fatto che voi considerate avvenuto in un modo, sia da altri vissuto in un modo diverso. Che un colpevole, visto da centinaia di testimoni, in effetti sia innocente, perché ha vissuto una versione diversa dell’avvenimento. E allora, come giudicare? Voi stessi avete convenuto che l’uomo non può, non ha gli elementi per giudicare.

Non smarritevi in questa realtà che sembra sfuggirvi. Non temete di perdervi. Pensate come tutto è stato fatto in modo perfetto. Pensate come tutto è stato fatto nel rispetto di una vostra libertà, anche se questa libertà vi viene concessa gradualmente per il vostro stesso bene. Pensate a quante cose nuove avete conosciute che vi sono state date in modo, forse, incredibile. Pensate a come gli eventi nascondano substrati, cono­scenze, fatti, fattori, influenze diversi. E abbiate la forza di non smarrire la ragione.

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Natascia

Testo complesso. Sono sempre gli stessi temi che mi ingarbugliano il cervello. Inevitabilmente la mente si attiva e forse lascia meno spazio alla contemplazione del testo. Da ruminare.

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