M.Pesce: esperienze di Gesù e trasmissione ai discepoli 4

Esaminiamo ora due passi dei vangeli sinottici che parlano di altre esperienze religiose di Gesù. Mt. 11:25-27 e Lc 10:21-22 (Q) sostiene che Gesù aveva ricevuto delle rivelazioni speciali da Dio: la sua conoscenza di Dio è infatti più grande di quella di chiunque altro; il figlio e il padre si conoscono l’uno con l’altro in un modo profondo e reciproco:

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. [11.26] Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. [11.27] Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare (apokalypsai) (11, 25-27).

L’affermazione “nessuno conosce il Padre se non il Figlio” (11:27), sembra dire che Gesù aveva una straordinaria conoscenza di Dio e perciò uno straordinario contatto con lui. Il contesto vv. 25 e 27 mostra che questa conoscenza era stata comunicata a Gesù mediante apokalypsis, un termine che può implicare una molteplicità di tipi differenti di esperienze soprannaturali, anche la trasmissione della gloria di Dio e la trasformazione dell’io a causa di questa trasmissione.
Questo tipo di esperienza può essere definita “mistica” nel senso della “connessione intima” con Dio di Idel*. L’affermazione “tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio” sembra riferirsi non a una singola esperienza di Gesù, ma a una condizione derivata da una continua serie di esperienze. Questa conoscenza è negata e sconosciuta ai sapienti (sofoi e sunetoi) ma può essere comunicata ad altri dal figlio.

L’affermazione “nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare” è particolarmente importante perché esprime la convinzione di Q** (e perciò anche di Matteo e Luca) che le esperienze di contatto con il soprannaturale che sono tipiche dei primi seguaci di Gesù dopo la sua morte abbiano origine*** in Gesù stesso.

Luca 10:18 dice che Gesù ebbe una visione mentre i suoi discepoli predicavano: “Vidi Satana precipitare dai cieli come una folgore”. Questo testo parla di un’esperienza che consiste solo in una visione. Forse Luca vede una connessione tra questa visione e la rivelazione di cui parla poco dopo in 10:21-22.

In realtà, i due testi (Mt 11:25-27 // Lc 10:21-22 e Lc 10:18) dicono che Gesù ebbe esperienze soprannaturali, ma non le descrivono. Al contrario, nei casi del battesimo, tentazione e trasfigurazione i vangeli descrivono l’esperienza. Ciò suggerisce che anche nei casi riportati da Luca 10:18 e Matteo 11:25-27, gli evangelisti pensavano che si fossero verificati fenomeno simili: visioni, ascolto di voci soprannaturali, rivelazioni, trasformazioni corporee, comunicazione di conoscenza, e di potere corporeo. Se così fosse avremmo uno squarcio molto importante sulle esperienze soprannaturali attribuite a Gesù.

*M. Idel
**Q

Fonte: Gesù mistico?, 2012, Academia
Mauro Pesce

2 commenti su “M.Pesce: esperienze di Gesù e trasmissione ai discepoli 4”

  1. Non mi sembra che il centro del tema siano le esperienze soprannaturali attribuite a Gesù.
    L’importante è che Lui avesse questa profonda connessione col Padre, rappresentando il Cristo la Coscienza Cosmica .

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  2. “il figlio e il padre si conoscono l’uno con l’altro in un modo profondo e reciproco”

    Mi fa pensare alla profonda comprensione della comune natura unitaria.
    Condivido che alla base, per ogni discepolo debba esserci una condizione, disposizione precisa, affinché si avvii questo processo di comprensione.

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