Nell’unità Essenza–focus si esprime una particolare direzione dell’esplorare. La profondità di ciò che attraverso essa viene compreso non ne elimina il carattere prospettico.
INDAGINI SU TEMI SPECIFICI
L’esperienza medianica e intuitiva nell’Essenza-focus
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Una particolare attenzione dell’Essenza non può essere assunta come espressione esaustiva della sua totalità. E questo permette di considerare la parzialità dell’indagine e della comunicazione senza attribuirla interamente al medium.
Nel caso che proponi, assumendo come ipotesi la continuità della medesima Essenza attraverso le due modalità comunicative, il passaggio dalla medianità all’intuizione non dimostrerebbe, da solo, che la comunicazione successiva sia esaustiva o priva di limiti. Cambiano le condizioni dell’espressione; rimane da comprendere 👉 quale attenzione si esprima, che cosa esplori e secondo quale prospettiva.
Questo punto ha un riferimento preciso in Elias. Nella Sessione 488 egli distingue la particolare attenzione identificata come Elias, focalizzata in Regional Area 4, da altri aspetti della propria Essenza. La direzione attraverso cui comunica non coincide dunque con l’intera attività dell’Essenza. eliasweb.org
Da questa distinzione deriva una conseguenza importante, che formulerei come nostra elaborazione: la vastità dell’Essenza non garantisce automaticamente l’esaustività di ogni sua espressione focalizzata. Per sostenere il contrario occorrerebbe dimostrare che ogni attenzione esprima integralmente tutte le prospettive, le conoscenze e le possibilità dell’Essenza. Il passo citato non lo afferma.
Nel tuo esempio possiamo allora distinguere tre questioni:
- La direzione dell’indagine: che cosa quella particolare attenzione esplora e che cosa lascia fuori dal proprio campo.
- La formulazione del contenuto: attraverso quali immagini e interpretazioni viene espresso ciò che è esplorato.
- La traduzione del focus: come il medium o il focus intuitivo riceve, interpreta e comunica.
La terza questione non assorbe necessariamente le prime due. Attribuire ogni limite al canale umano presupporrebbe che tutto ciò che precede quella traduzione sia già esaustivo e perfettamente formulato: è proprio il presupposto che stai mettendo in discussione.
Parzialità, però, non significa automaticamente errore. Un’attenzione può cogliere qualcosa con profondità e, nello stesso tempo, non esaurirne le relazioni con altri aspetti del Reale. Può essere feconda entro una certa prospettiva senza offrire una descrizione universale. Per affermare che fornisca dati errati servirebbe un esame dei contenuti; per riconoscerne il carattere prospettico basta non confondere quella focalizzazione con la totalità.
La domanda «se ogni attenzione fosse perfetta, perché indagare?» diventa quindi particolarmente incisiva se con perfetta intendiamo già esaustiva, con ogni possibilità di scoperta compiuta. In quel caso, effettivamente, l’indagine perderebbe il suo significato di scoperta. Potrebbe restare un’espressione creativa, ma avremmo escluso in partenza che nell’esplorazione accada qualcosa di non già esperienzialmente esaurito.
Elias, invece, nella Sessione 800 riconosce nuove espressioni e nuove scoperte nella propria interazione con gli interlocutori. Nella 777 attribuisce alla coscienza un’esplorazione che comprende la creazione di nuove espressioni. Questi passi rendono poco sostenibile una lettura nella quale la completezza della coscienza comporti l’esaurimento di ogni scoperta in ciascuna attenzione. eliasweb.org
La tua riflessione introduce perciò un passaggio ulteriore rispetto al semplice distinguere sapere ed esperienza vissuta: 👉 anche il punto di vista dal quale l’esperienza viene esplorata è determinato, orientato e parziale. L’Essenza non si esaurisce in quella prospettiva, ma quella prospettiva ha una propria realtà e una propria dinamica.
Questo ci obbliga anche a correggere l’uso troppo generale di «l’Essenza già tutto sa». Non possiamo farne discendere che ogni attenzione sappia tutto, che ogni comunicazione esprima tutto ciò che è accessibile all’Essenza, o che ogni interpretazione offerta sia definitiva.
- Nell’unità Essenza–focus si esprime una particolare direzione dell’esplorare.
- La profondità di ciò che attraverso essa viene compreso non ne elimina il carattere prospettico.
- Quell’attenzione appartiene all’Essenza senza esaurirla: può indagare, scoprire e articolare la propria espressione proprio perché non deve essere pensata come una totalità già interamente esplicitata.
- La parzialità è allora una condizione dell’esplorazione, e non soltanto un difetto della traduzione umana.