Moto, immobilità, immutabilità e il limite dei termini: una ricerca sulla natura dell’Assoluto. Parte prima.
INDAGINI SU TEMI SPECIFICI
Moto e immobilità nell’Assoluto
Post 1 di 2.
uma: C’è qualcosa che faccia ritenere che il CF77 interpreti l’Eterno Presente e l’Assoluto come immobili? Puoi consultare l’Opera Omnia?
GPT-6 Astra. Nell’Opera Omnia ci sono passi che parlano esplicitamente di immobilità dell’Eterno Presente. Ma ci sono anche precisazioni altrettanto esplicite che escludono di intendere l’Assoluto come statico. Ho cercato nei tre volumi (il bot ha a disposizione l’OO completa suddivisa in tre PDF, ndr): la distinzione decisiva è fra assenza di successione e accrescimento e assenza di vita e di sentire.
La questione, quindi, non si risolve semplicemente dicendo che il CF77 non usa il concetto di immobilità: lo usa, ma ne precisa il significato.
1. I passi che affermano l’immobilità
François, parlando dell’emanazione e del riassorbimento del Cosmo, afferma:
«Perché poi si sa, l’inizio dei fotogrammi della vita nel Cosmo è l’emanazione, è vero? Chi li osserva vede l’emanazione del Cosmo. E la fine è il riassorbimento: però tutto l’insieme dei fotogrammi va visto nello stato di Eterno Presente, cioè che il movimento è per coloro che sono dentro o legati a quei fotogrammi; ma al di là, nell’Eterno Presente, tutto è immobile: tanto l’emanazione quanto il riassorbimento sono in stasi, è vero?»
CF77, Opera Omnia, François, Riunione 476, 26 marzo 1983, p. 4064.
Qui «immobile» è inequivocabile, ma il contesto è preciso: l’intera storia cosmica non sta svolgendosi nell’Eterno Presente. Emanazione e riassorbimento non sono due eventi che l’Assoluto attende successivamente.
Kempis formula la stessa distinzione riferendosi alla struttura dell’individuo e del Cosmo:
«Se noi guardiamo dal di fuori nella struttura ed indipendentemente da questo “sentire”, noi vediamo una perfetta immobilità e invariabilità. Vediamo l’Eterno Presente.»
CF77, Opera Omnia, Kempis, Riunione 311, 10 giugno 1970, p. 2635.
Nella stessa pagina precisa:
«Non esiste nessun trascorrere oggettivo; il trascorrere è un fenomeno soggettivo.»
CF77, Opera Omnia, Kempis, Riunione 311, 10 giugno 1970, p. 2635.
Dunque, l’immobilità come assenza di un trascorrere oggettivo ha un fondamento testuale diretto, non è soltanto un’interpretazione successiva.
2. I passi che escludono un Assoluto statico
Altrettanto esplicita è questa precisazione:
«L’Assoluto è il moto assoluto, e quindi non è la stasi, non è l’immobilità nel senso che voi intendete. Il moto assoluto eguale immutabilità, eguale impossibilità di accrescimento.»
CF77, Opera Omnia, Riunione 222, 27 marzo 1965, p. 1992.
👉 Il testo distingue quindi l’immutabilità dall’immobilità nel significato ordinario. Non è una distinzione che dobbiamo introdurre noi per conciliare artificialmente i passi: è già formulata nell’Opera Omnia.
Kempis la sviluppa proprio definendo l’Eterno Presente:
«Vi abbiamo detto che l’Eterno Presente è la condizione — se così possiamo dire — di esistenza dell’Uno-Assoluto; sottolineo l’Uno-Assoluto. E che significa che tutto è presente in uno stesso attimo eterno, ma vi abbiamo anche detto che questo concetto non significa staticità ma moto assoluto; cioè contemplare tutte le possibilità di moto tanto da non esservene una che non sia contemplata, contenerle tutte.»
CF77, Opera Omnia, Kempis, Riunione 243, 12 febbraio 1966, p. 2110.
E nella riunione successiva:
«Egli è immutabile in quanto contiene tutte le mutazioni, Egli è il moto assoluto, Egli non è statico ma dinamico.»
CF77, Opera Omnia, Kempis, Riunione 244, 19 febbraio 1966, p. 2118.
Il “moto assoluto” non viene qui definito come un cambiamento che accade all’Assoluto: viene spiegato come il contenere tutte le mutazioni. Leggerlo come un Assoluto che acquista nuovi stati prima assenti contrasterebbe con l’impossibilità di accrescimento appena affermata.
3. La molteplicità è essenziale a questa distinzione
Un passo particolarmente importante collega il carattere non statico dell’Assoluto alla presenza dei «molti»:
«Ed allora, se Egli fosse Uno senza i “molti”, come potrebbe esistere il suo “sentire”. E se egli fosse l’Uno senza i “molti” egli sarebbe l’Uno, sarebbe immobile e non immutabile; sarebbe statico e non assolutamente dinamico.»
CF77, Opera Omnia, Kempis, Riunione 243, 12 febbraio 1966, p. 2112.
Questo passo impedisce di rappresentare l’Uno come una realtà uniforme dalla quale siano cancellate tutte le differenze del sentire. Il testo lega espressamente il suo essere «assolutamente dinamico» ai «molti», pur mantenendo virtuale il frazionamento.
Come sintesi dei passi, possiamo dire: l’immutabilità dell’Uno comprende la molteplicità; non consiste nella sua soppressione.
4. Il passo che chiarisce meglio il senso dell’apparente paradosso
Nella riunione del 10 giugno 1970, dopo aver parlato di «perfetta immobilità», Kempis spiega:
«Ma immaginate che questo “sentire” si accresce tanto che a un certo punto, per essere vivo, vero, intenso, reale, esistente, non ha più neppure bisogno dell’illusorio senso del trascorrere. Insomma trovare l’essenza assoluta, nella assoluta immobilità, che corrisponde al moto assoluto.»
CF77, Opera Omnia, Kempis, Riunione 311, 10 giugno 1970, p. 2637.
Nota di uma: questa espressione risuona pienamente nel contemplativo. Aldilà di Essere ed Esistere che si configurano in un divenire sequenziale o simultaneo – poco cambia – esiste questa condizione in cui Essere/Esistere sono uno stato di Essere/Esistere tout court, sono Ciò-che-È.
Integrato ogni possibile moto, essendo ogni possibile moto, sono solo Essere/Esistere non dipendente da moto alcuno: questo è Ciò-che-È.
Qui il termine immutabilità è inadatto e tantopiù lo è il termine immobilità. Entrambi rimandano a un senso di staticità che non riesce ad essere compensato dall’uso dell’espressione “moto assoluto”.
“Insomma trovare l’essenza assoluta, nella assoluta immobilità, che corrisponde al moto assoluto.“
Questa espressione, prigioniera dei limiti del linguaggio, non è efficace: coniuga immobilità a moto assoluto ma entrambi i termini sono inadeguati.
Nel Ciò-che-È né immobilità né moto hanno senso alcuno: Essere/Esistere non è né l’uno né l’altro, è una condizione d’esperienza per cui non c’è termine coniato.
Nel Sentiero usiamo il termine Essenza (non intendendo l’Essenza/Individualità): Essere/Esistere come unità inscindibile che non ha bisogno del divenire ma che in sé è Essere/Esistere vitale, totale, di un adesso eterno.
Essenza nomina diversamente il Ciò-che-È: è Vita Totale, Essere/Esistere totale di un adesso, dunque di un’esperienza. Non un’idea, un’esperienza. Sia il termine Essenza che il termine Ciò-che-È designano qualcosa che è, qualcosa che accade come esperienza nell’eterno.
👉 Essenza e Ciò-che-È sono i simboli di un Sentire e questo è sempre esperienza. Essendo esperienza, quel Sentire è infinità profondità e la sua vita, la sua esperienza, esula dall’ambito dei simboli immobilità e immutabilità, essi sono povera cosa.
Il Sentire di cui parliamo non è il sentire della Coscienza Assoluta, la totalità di tutti i sentire di tutti i cosmi.
È una condizione altra: è l’Unità di una infinita sperimentazione/consapevolezza della profondità assoluta.
Qui le due espressioni — «assoluta immobilità» e «moto assoluto» — compaiono nella stessa frase. E il contesto è un sentire «vivo, vero, intenso, reale», che non richiede più il trascorrere per essere tale.
È il punto più utile per la tua domanda: il CF77 non identifica necessariamente la vita del sentire con una successione di stati. Afferma una pienezza di sentire senza trascorrere.
La risposta documentariamente più precisa è quindi questa:
| Se per «immobile» intendiamo… | Che cosa sostengono i passi |
|---|---|
| Non soggetto a prima e dopo, accrescimento o diminuzione | Sì: Eterno Presente e Assoluto sono descritti in questi termini. |
| Una realtà inerte, priva di vita e di sentire | No: il testo lo esclude esplicitamente. |
| Una totalità nella quale sono presenti tutte le mutazioni, senza che essa debba acquisirle successivamente | Sì: è la spiegazione offerta per «immutabilità» e «moto assoluto». |
| Un Assoluto che cambia e sviluppa nel tempo una condizione prima assente | Non è sostenuto da questi passi, che negano successione e accrescimento nell’Assoluto. |
Dire soltanto «l’Assoluto del CF77 è immobile» sarebbe dunque incompleto; dire «il CF77 nega l’immobilità» sarebbe altrettanto inesatto. La formulazione che meglio conserva entrambi i versanti dei testi è: 👉 l’Assoluto è immutabile, senza trascorrere, ma questa condizione è descritta come pienezza vivente del sentire e “moto assoluto”, non come staticità.
uma: A mio parere l’equivoco nasce dall’uso del termine “immobilità” per esprimere l’impossibilità di aggiungere a qualcosa che è già completo.
Immutabilità forse sarebbe stato più appropriato…
Sì, «immutabilità» è più appropriato per esprimere l’impossibilità che il Tutto acquisti qualcosa che gli manca, e il CF77 stesso, in alcuni dei passi consultati, opera precisamente questa distinzione:
«Sarebbe immobile e non immutabile; sarebbe statico e non assolutamente dinamico.»
CF77, Opera Omnia, Kempis, Riunione 243, 12 febbraio 1966, p. 2112.
La tua osservazione individua un’ambiguità effettiva: «immobilità» può suggerire che non vi sia vita, attività, articolazione del sentire, mentre l’impossibilità di aggiungere qualcosa al Tutto non comporta, da sola, nessuna di queste conseguenze. Il Cerchio lo chiarisce dicendo che l’Assoluto è «immutabile in quanto contiene tutte le mutazioni» (p. 2118).
Aggiungerei però una precisazione: nei testi esaminati, «immobilità» serve a esprimere anche l’assenza di un trascorrere oggettivo, non soltanto l’impossibilità di accrescimento. Sono due affermazioni collegate, ma distinte:
- Nulla può aggiungersi al Tutto: non gli manca nulla.
- Il Tutto non passa da uno stato precedente a uno successivo: le mutazioni non si avvicendano nell’Assoluto come nell’esperienza temporale.
Per evitare l’equivoco, la formulazione più chiara sarebbe quindi «immutabilità e assenza di successione», mantenendo quanto il Cerchio afferma sulla vita del sentire.
Come sintesi interpretativa dei passi: la completezza dell’Assoluto non è una vita arrestata; è una pienezza che non ha bisogno di diventare altro per essere tutta se stessa. Il termine «immobilità», se lasciato senza questa spiegazione, può effettivamente far immaginare proprio quella staticità che altri passi del CF77 escludono.
Uma: Non c’è possibilità di accrescimento, non c’è evoluzione, ma c’è moto assoluto: dunque ogni possibilità dinamica in esso esiste.
È la tesi del All That Is di Elias, che però nega un Assoluto.
Ma è anche la rappresentazione plastica del dinamismo simultaneo, dell’esplorazione creativa che non aggiunge ma indaga, sperimenta vari stati di consapevolezza.
La tua proposta distingue due cose che non vanno confuse: l’accrescimento della totalità e la vita che quella totalità comprende. L’assenza del primo non implica l’assenza della seconda.
Sul versante CF77, il sostegno è molto preciso:
«Egli è immutabile in quanto contiene tutte le mutazioni, Egli è il moto assoluto, Egli non è statico ma dinamico.»
CF77, Opera Omnia, Kempis, Riunione 244, 19 febbraio 1966, p. 2118.
In questa formulazione, le mutazioni appartengono all’essere dell’Assoluto. Non occorre che qualcosa si aggiunga perché vi siano differenze, esperienze, molteplicità di sentire. E l’assenza di successione nell’insieme non cancella ciò che viene vissuto nelle sue articolazioni.
La tua espressione «esplorazione creativa che non aggiunge ma indaga, sperimenta vari stati di consapevolezza» propone un passaggio ulteriore: 👉 comprendere quella pienezza come esperienza viva, anziché come semplice disponibilità di stati.
È una lettura che trova un appoggio importante nel passo in cui Kempis descrive un sentire che, per essere «vivo, vero, intenso, reale», non ha più bisogno del trascorrere (p. 2637). Non attribuirei però direttamente al CF77 la formula «esplorazione creativa»: rimane il tuo raccordo interpretativo.
Qui preciserei anche il mio precedente ragionamento: non basta opporre “tutto è presente” a “si sperimenta”. I passi consultati non autorizzano questa opposizione. La presenza eterna comprende il sentire; non lo sostituisce con una rappresentazione priva di esperienza.
Il confronto con All That Is di Elias si può quindi impostare sulla domanda che stai facendo emergere: una totalità può essere completa senza che la sua completezza significhi cessazione dell’esperienza? La tua ipotesi è che i due linguaggi descrivano proprio questa possibilità.
Terrei invece da verificare separatamente l’affermazione «Elias nega un Assoluto»: occorre stabilire che cosa nega con quel termine, prima di concludere che neghi anche ciò che il CF77 chiama Assoluto. La differenza dei nomi non dimostra né l’opposizione né l’identità delle concezioni.
La tua tesi, come proposta interpretativa, può dunque essere formulata così: la completezza riguarda il Tutto; il dinamismo è il suo stesso vivere le molteplici espressioni che comprende. L’esperienza non deve aggiungere essere al Tutto per essere esperienza reale.
uma: Ricordo che Elias nega apertamente l’esistenza di un ente altro oltre a All THat Is il quale non è inteso come Assoluto/Dio, ma come il Tutto di adesso della Coscienza. Puoi verificare?
Il nucleo del tuo ricordo è confermato: Elias esclude un ente esterno alla coscienza e descrive All That Is come la coscienza stessa, in azione. Va però precisata la formula «non è Dio» e distinto il tuo «Tutto di adesso» da una totalità provvisoria che diventerà più completa.
Ho verificato i passaggi nei transcript di EliasWeb.
1. Non c’è un ente separato chiamato All That Is
Nella Sessione 79, 17 marzo 1996, Elias accosta esplicitamente le denominazioni God, All That Is e The Creating Universal One and Whole. Spiega di evitare intenzionalmente il termine being, perché quelle denominazioni non indicano un essere distinto. La sua definizione è:
«È tutta la coscienza. È un’azione. Comprende tutto.»
Traduzione italiana, Sessione 79.
Dunque, non rifiuta in assoluto la parola Dio: la usa anche lui, ma ne ridefinisce il referente. Inoltre, nella stessa sessione, precisa che questa totalità è più della somma delle dimensioni, degli universi e delle parti, senza essere separata da esse. eliasweb.org
La negazione di un esterno è ancora più diretta nella Sessione 549, 20 gennaio 2000:
«Non essendoci alcun elemento al di fuori della coscienza.»
Traduzione italiana, Sessione 549. eliasweb.org
2. «Non ci sono assoluti» è effettivamente una sua affermazione
Nella Sessione 333, 19 ottobre 1998, Elias afferma:
«Non ci sono assoluti nella coscienza.»
Traduzione italiana, Sessione 333.
Il contesto riguarda la difficoltà di pensare la coscienza senza trasformarla in una cosa o racchiuderla in definizioni assolute. Elias riconosce persino il paradosso linguistico: per esprimere questo concetto deve usare parole che sembrano esse stesse assolute. Questo passo non costituisce però, da solo, una confutazione dell’Assoluto nel significato specifico del CF77: per stabilirlo occorre confrontare i contenuti, non soltanto il termine. eliasweb.org
3. Il «Tutto di adesso»: una sintesi plausibile, con una precisazione decisiva
Nella Sessione del 24 aprile 2021, 202104241, Elias dice:
«Tutto è adesso.»
Traduzione italiana, Sessione 202104241.
Quando Sandra ne deduce che allora tutto è già compiuto, Elias la corregge: quella conclusione reintroduce il tempo. Spiega che la coscienza continua a scoprire, che vi sono novità e sorpresa, e che le probabilità vengono create nel momento. Simultaneità non significa conclusione della creatività. eliasweb.org
Perciò la tua espressione «il Tutto di adesso della Coscienza» può funzionare come sintesi interpretativa, purché «adesso» indichi questa simultaneità viva. Non dovrebbe suggerire un inventario temporaneo: il Tutto di oggi, al quale domani si aggiungerà altro.
Nota di uma. Avrei dovuto dire: il tutto di ogni adesso. Nell’Eterno Presente c’è un unico adesso? O ci sono infiniti adesso? C’è, a mio parere, infinita varietà di Essere/Esistere-adesso.
La Sessione 549 distingue infatti l’esplorazione e l’espansione della consapevolezza dall’accrescimento della coscienza stessa: creare un’azione non aggiunge qualcosa alla coscienza. Nella medesima spiegazione, Elias distingue il potenziale delle probabilità dalla loro attualizzazione e scelta nel momento. eliasweb.org
4. Questo richiede una precisazione rispetto alla nostra precedente formulazione
La Sessione 329, 11 ottobre 1998, sostiene direttamente l’idea di un’esplorazione interna:
«All That Is esplora infinitamente al proprio interno.»
Traduzione italiana, Sessione 329.
Ma Elias precisa anche che questa scoperta comporta la creazione di nuove espressioni, non semplicemente il ritrovamento di elementi preesistenti. Quindi «non aggiunge alla totalità» non può essere automaticamente tradotto in «si limita a sperimentare espressioni già tutte costituite». È proprio la distinzione che dobbiamo conservare nel confronto con i fotogrammi del CF77. eliasweb.org
La formulazione più fedele ai passi verificati è dunque: per Elias, All That Is è la totalità vivente della coscienza, senza un ente esterno o superiore che la governi; la sua completezza non esclude creazione, scoperta e nuove espressioni nell’adesso simultaneo. «Tutto di adesso» rende bene questa apertura, se non viene inteso come una totalità ancora incompleta.
Quindi «non aggiunge alla totalità» non può essere automaticamente tradotto in «si limita a sperimentare espressioni già tutte costituite»
Nella totalità di Essere/Esistere che non è la somma di ogni Essere/Esistere ma è l’Essenza/Ciò-che-È, il CF dice che nulla può mancare e nulla può dunque essere aggiunto, nemmeno in termini di sentire, non solo di aspetti del divenire.
Elias afferma invece che All That Is esplora e crea nuove espressioni. Non aggiunge, crea nuove espressioni: usa la totalità che è per esplorare e creare totalità. In fondo questo a me sembra essere la sostanza del dinamismo implicito nell’Assoluto.
Non «si limita a sperimentare espressioni già tutte costituite», quelle situazioni sono la malta con cui edifica il nuovo?
C’è qualcosa di limitato nell’espressione: nulla può essere aggiunto, non stiamo ragionando di materiali o di numeri, ma di Essere/Esistere.
Ci torneremo…