«La differente evoluzione che si può riscontrare fra protagonisti di una stessa vicenda dei piani grossolani, si spiega con la non contemporanea percezione di quella vicenda da parte dei suoi protagonisti.»
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MONOGRAFIE
45. Non contemporaneità dei sentire nel CF77 e in Elias
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 1
1. La domanda riguarda chi vive la scena
Due persone si incontrano. Parlano, si ascoltano, rispondono l’una all’altra. La scena presenta tutti i segni di una partecipazione comune: ciascuna vede l’altra agire e riceve risposte alle proprie parole. Nel modo ordinario di concepire l’incontro, questa reciprocità manifesta basta a farci supporre che entrambe stiano vivendo contemporaneamente ciò che accade.
Il Cerchio Firenze 77 mette in discussione proprio questa implicazione. La presenza di più individui nella rappresentazione di una situazione non comporta necessariamente che i loro sentire siano contemporaneamente partecipi di quella situazione. La questione riguarda il rapporto fra i fotogrammi vissuti e il sentire di ciascuno dei protagonisti. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, Riunione 276, 3 aprile 1968, pp. 2312–2313.]
Kempis formula il principio in questi termini:
«In questo stesso fotogramma in cui più individui, più veicoli fisici sono rappresentati, può non esistere – e non esiste – una contemporaneità di “sentire” individuale.»
CF77, Opera Omnia, Riunione 276, 3 aprile 1968, p. 2312.
Il seguito chiarisce che i diversi individui possono percepire quel fotogramma non nello stesso istante. Il tempo e lo spazio di ciascuno non vengono per questo sciolti da ogni relazione con quelli altrui: al termine della spiegazione, Kempis afferma che ciascun individuo ha il proprio tempo e il proprio spazio e tuttavia vive in dipendenza degli altri. La non contemporaneità non equivale quindi a una totale indipendenza delle esistenze. [CF77, Opera Omnia, Riunione 276, 3 aprile 1968, p. 2313.]
2. Perché non è soltanto una diversa interpretazione
La diversa interpretazione soggettiva presuppone che entrambi vivano l’incontro e gli attribuiscano significati differenti. Uno può trovarlo piacevole, l’altro faticoso; uno può considerare una frase affettuosa, l’altro invadente. La differenza riguarda ciò che ciascuno prova o pensa della situazione.
Il problema posto dal CF77 è diverso: mentre uno vive la scena, l’altro può esservi rappresentato senza sentirla contemporaneamente a lui. Non basta dunque osservare che l’altro parla, si muove, risponde, manifesta emozioni o ragiona per dedurre che il suo sentire sia contemporaneo al nostro. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, Riunione 291, 2 aprile 1969, pp. 2431–2432.]
La distinzione è essenziale anche per il significato del verbo «sentire». In questo contesto, «non sentire contemporaneamente la scena» non significa essere distratti, insensibili o incapaci di capirne il valore. Non descrive una carenza psicologica del personaggio che osserviamo. Descrive il rapporto fra la situazione rappresentata e il sentire dell’individuo. [Chiarimento editoriale ricavato dalla distinzione fra veicoli e corpo akasico nella Riunione 291.]
3. I veicoli e chi sente
Per rendere accessibile questa distinzione, nella Riunione 291 il Cerchio ricorre all’immagine dei vestiti. Il corpo fisico è paragonato all’abito esterno; il veicolo astrale alla sottoveste; il veicolo mentale alla biancheria. Il corpo akasico viene distinto da questi rivestimenti.
L’esempio invita a considerare la scena della riunione separando idealmente i veicoli dai loro proprietari. I veicoli sono rappresentati nell’attività: parlano, gesticolano, rispondono. Ciò che accade nella scena continua a presentare i caratteri di un incontro fra persone. Il passaggio serve a mostrare che la rappresentazione dell’attività dei veicoli non basta a stabilire la contemporanea partecipazione del sentire. [CF77, Opera Omnia, Riunione 291, 2 aprile 1969, p. 2431.]
Si tratta di un esempio didattico. Non è necessario trasformare l’immagine dei vestiti in una descrizione materiale del corpo akasico che entra ed esce da involucri. Il contenuto da conservare è la distinzione che l’esempio rende visibile: la scena mostra l’attività dei veicoli; il suo essere sentita riguarda l’individuo. [Raccordo editoriale — medesima Riunione, pp. 2431–2432.]
4. La medesima serata vissuta da Bettina e da Nella
Il Cerchio introduce nell’esempio una partecipante alla volta. Bettina vive la serata. Vede gli altri muoversi e parlare; ciò che essi fanno suscita la sua esperienza. Per lei la scena possiede la consistenza di una normale riunione con altre persone.
L’esempio passa quindi a Nella. La scena si ripresenta dall’inizio e Nella vive la propria esperienza della medesima serata. Anche lei incontra gli altri, conversa con loro e li vede reagire. Il fatto che Bettina sia rappresentata nella scena vissuta da Nella non significa che Bettina stia nuovamente sentendo la serata insieme a lei. [CF77, Opera Omnia, Riunione 291, 2 aprile 1969, p. 2432.]
La spiegazione chiede quale importanza abbia, per Bettina, che la sua figura compaia nelle altre esperienze della medesima situazione, quando lei l’ha vissuta una volta sola. In linea teorica la serie di fotogrammi può essere vissuta dai diversi individui rappresentati; questo non moltiplica, per ciascuno, le volte in cui sente il proprio episodio.
Il «prima Bettina, poi Nella» appartiene alla forma espositiva dell’esempio. Non autorizza a introdurre un secondo orologio universale che, dall’esterno, misuri il turno di ciascuna. La Riunione 280 precisa infatti che la non contemporaneità riguarda l’individuo e il tempo, mentre nell’Eterno Presente viene meno quella successione. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, Riunioni 280, 29 maggio 1968, p. 2342, e 291, 2 aprile 1969, pp. 2431–2432.]
5. La contemporaneità fisica e il grado del sentire
Il principio non viene enunciato soltanto come possibilità astratta. Nella Riunione 382, il Cerchio lo richiama per spiegare la differente evoluzione che appare fra protagonisti di una medesima vicenda:
«“sentire” analoghi vibrano simultaneamente, e la differente evoluzione che si può riscontrare fra protagonisti di una stessa vicenda dei piani grossolani, si spiega con la non contemporanea percezione di quella vicenda da parte dei suoi protagonisti.»
CF77, Opera Omnia, Riunione 382, 20 novembre 1976, p. 3250.
La medesima scena fisica può dunque rappresentare individui di differente grado di sentire. La loro compresenza nella vicenda non dimostra che quei diversi sentire vibrino simultaneamente. Il testo distingue la collocazione dei protagonisti nei piani grossolani dal rapporto fra i sentire, ricondotto a una simultaneità degli analoghi. [CF77, Opera Omnia, Riunione 382, 20 novembre 1976, p. 3250.]
Per conservare questa distinzione, è utile tenere separate due domande: quali individui sono rappresentati nella stessa vicenda? Quali sentire vibrano simultaneamente? La risposta alla prima non risolve automaticamente la seconda. [Raccordo editoriale — medesima Riunione.]
Non ridurremo pertanto il principio alla maturazione psicologica con cui, anni dopo, qualcuno comprende il significato di un incontro passato. Qui è in discussione la contemporaneità del suo essere vissuto, non soltanto la comprensione successiva di un ricordo. Né introdurremo senza ulteriore documentazione una legge secondo cui l’accesso alla scena richiederebbe di raggiungere il grado del sentire dell’altro protagonista. Il rapporto esplicitamente formulato è quello fra sentire analoghi e simultaneità, e fra sentire di grado diverso e non contemporanea percezione della vicenda. [Delimitazione editoriale — Riunione 382, p. 3250.]
6. La non contemporaneità non cancella l’altro
Il Cerchio affronta direttamente l’impressione di solitudine che questa spiegazione può suscitare. Se io sento la scena senza che gli altri la sentano contemporaneamente a me, potrei concludere di essere solo nel Cosmo.
Nella Riunione 280, Kempis riconduce questa conclusione alla prospettiva temporale. La non contemporaneità riguarda l’individuo nel tempo; non costituisce una separazione assoluta nell’essenza reale del Tutto. La spiegazione oppone alla solitudine percepita nell’illusione temporale l’eterna presenza e unione al Tutto. [CF77, Opera Omnia, Riunione 280, 29 maggio 1968, pp. 2341–2342.]
Anche il valore dell’azione verso gli altri viene preservato. Nella Riunione 281 si afferma che la gentilezza rivolta ai propri simili mantiene il medesimo valore, indipendentemente dalla conoscenza della non contemporaneità. Il sentire dell’altro non viene annullato perché non è contemporaneo al nostro: la formulazione contempla che esso sia, sia stato o sarà presente dietro quella figura. [CF77, Opera Omnia, Riunione 281, 14 giugno 1968, pp. 2352–2353.]
Il principio non offre quindi una ragione per trattare l’altro come irrilevante. La sua esperienza non è ridotta alla collocazione che noi le attribuiamo nel nostro presente.
7. La scena non è un programma da eseguire
Nell’esempio di Bettina e Nella, entrambe vivono la medesima riunione: ciascuna vede le altre persone parlare, muoversi e rispondere, ma il suo vivere quella situazione non è necessariamente contemporaneo al viverla degli altri partecipanti. Questa spiegazione potrebbe far pensare a una scena già pronta, simile a un film, nella quale ciascun individuo entri a turno. Per evitare questo equivoco, occorre leggere l’esempio insieme alle precisazioni formulate dal Cerchio nel 1983.
Nelle Riunioni 495 e 496, il Cerchio chiarisce che le situazioni cosmiche non devono essere concepite come un programma oggettivamente preesistente che gli individui sono obbligati a eseguire. Percezione e creazione si identificano. L’Eterno Presente esprime l’esistenza oltre la successione di quanto i sentire creano-percepiscono; non è una trama che costringa dall’esterno i comportamenti.
Questa precisazione conserva espressamente il principio della non contemporanea creazione-percezione di una comune situazione cosmica da parte di sentire di grado diverso. Il suo significato non dipende dunque dall’ipotesi di fotogrammi oggettivi, separati dagli esseri che li vivono. [CF77, Opera Omnia, Riunione 495, 11 ottobre 1983, pp. 4298–4299; Riunione 496, 15 ottobre 1983, p. 4303.]
La domanda con cui si chiude questo primo passaggio può ora essere posta con precisione: la realtà dell’altro nella scena che vivo implica la contemporanea partecipazione della sua esperienza? Il CF77 risponde che questa implicazione non è necessaria. È su questo nodo, mantenendo distinta la sua specifica spiegazione attraverso i sentire, che si può interrogare il corpus di Elias.
Registro delle fonti e prosecuzione
CF77 — passi verificati nell’Opera Omnia
Le pagine indicate sono quelle della numerazione visibile dell’Opera Omnia, non l’indice delle pagine dei singoli PDF.
| Riunione | Data | Pagine | Funzione |
|---|---|---|---|
| 276 | 3 aprile 1968 | 2312–2313 | Enunciazione del principio e rapporto fra tempi individuali. |
| 280 | 29 maggio 1968 | 2341–2342 | Solitudine, tempo ed eterna unione al Tutto. |
| 281 | 14 giugno 1968 | 2352–2353 | Valore dell’azione verso gli altri. |
| 291 | 2 aprile 1969 | 2431–2432 | Esempio dei veicoli e della serata vissuta da Bettina e Nella. |
| 382 | 20 novembre 1976 | 3250 | Sentire analoghi, simultaneità e differenze di evoluzione nella scena. |
| 495 | 11 ottobre 1983 | 4298–4299 | Creazione-percezione ed Eterno Presente. |
| 496 | 15 ottobre 1983 | 4303 | Precisazione sul carattere non oggettivamente preesistente dei fotogrammi. |
Elias — base verificata nella ricerca iniziale
| Sessione | Transcript | Funzione prevista |
|---|---|---|
| 1007 | https://eliasweb.org/Session/1007 | Deposito di energia e partecipazione dell’attenzione dell’altro. |
| 1278 | https://eliasweb.org/Session/1278 | Interazione vissuta da uno senza esperienza corrispondente dell’altro; somiglianza ordinaria delle manifestazioni. |
| 1083 | https://eliasweb.org/Session/1083 | Differenti percezioni ed espressioni fisiche dello stesso evento. |
| 1411 | https://eliasweb.org/Session/1411 | Scenari differenti e simultaneità; esempio dell’automobile. |
Questi riferimenti sostengono l’avvio del confronto, non una verifica esaustiva del corpus Elias. Il risultato negativo resta circoscritto: nei testi finora esaminati non è stata individuata l’enunciazione del principio CF77 nella sua interezza.
Questioni aperte per i capitoli successivi
- Distinguere l’assenza di esperienza oggettiva dell’altro dall’assenza della sua attenzione e verificare il rapporto fra le due formulazioni nei rispettivi contesti.
- Verificare se Elias descriva il successivo vivere della medesima interazione da parte dell’altro, senza dedurlo dalla sola simultaneità.
- Non assumere che deposito di energia e veicoli rappresentati siano la stessa cosa.
- Non assumere che l’attenzione sia l’equivalente del sentire CF77.
- Conservare la distinzione fra non contemporaneità della medesima scena e differenti scenari sperimentati.
- Affrontare il rapporto fra grado del sentire e successione senza introdurre un tempo universale esterno alle esperienze individuali.
Prossimo nodo di redazione: capitolo 2, a partire dalle spiegazioni continue delle Sessioni 1007 e 1278.
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

Utile ripasso di concetti già affrontati e a ll’inizio di non facile assimilazione .