Un post ricco di domande e di approfondimenti, fondamentale nell’ecologia di questa monografia e nella ricerca che porta alla luce.
☉ La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
33. L’esperienza di Essere ed Esistere e la tensione con il Cerchio Firenze 77
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda relativa alle fonti a fondo pagina.
Capitolo 2
Nel capitolo precedente abbiamo incontrato una struttura apparentemente insolita: l’esperienza possiede uno scopo, ma questo scopo non consiste nel raggiungere uno stato finale. Non vi è una linea d’arrivo della coscienza, e tuttavia Elias non descrive l’esplorazione come un’attività priva di significato. Occorre allora spostare la domanda. Se la coscienza non esplora per diventare, alla fine, qualcosa che ancora non è, che rapporto esiste fra il suo esplorare e il suo stesso essere? [Raccordo editoriale — Sessioni 1104, 1290, 1872; ponte verso Sessioni 144, 166, 264]
Una delle formulazioni più nette compare nella Sessione 144:
«The intent of consciousness is to be» — «L’intento della coscienza è essere».
L’affermazione nasce da una discussione sullo scopo, sull’intento e sul value fulfillment («realizzazione del valore»). Elias precisa che creature, piante, pianeta e universo non possiedono necessariamente un intent («intento») nel senso particolare in cui lo possiede un focus umano. Ma, riferendosi alla coscienza in quanto tale, afferma che il suo intento è essere.
Subito dopo collega questo essere al value fulfillment («realizzazione del valore»):
— ogni espressione della coscienza esiste attraverso il proprio value fulfillment,
— e il suo purpose («scopo») risiede nella propria beingness («essere, condizione dell’essere»).
[Elias — Sessione 144]
Elias formula il punto in modo ancora più preciso:
«its purpose is in its own beingness» — «il suo scopo è nel suo stesso essere».
Lo scopo non viene quindi posto fuori dalla coscienza, come una condizione ancora assente alla quale essa dovrebbe pervenire. È ricondotto al suo stesso essere. [Elias — Sessione 144]
Nota di uma:
— l’intento della coscienza è essere;
— ogni espressione della coscienza esiste come valore esistenziale;
— lo scopo di ogni espressione è realizzare lo stato d’essere, la condizione d’essere
Questa è una sintesi nostra, propria del Sentiero contemplativo. Vedremo più avanti se e quanto è anche di Elias.

Questo non significa ancora che possiamo identificare senza residui being («essere»), esperienza, esplorazione e value fulfillment («realizzazione del valore»). Elias non costruisce in questa sessione una teoria sistematica dei rapporti fra questi termini. Stabilisce però un punto preciso: l’essere della coscienza non è subordinato a un fine esterno che debba conferirgli una giustificazione. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 144]
Il value fulfillment («realizzazione del valore») come azione dell’esistenza
La Sessione 166 consente di precisare ulteriormente questo punto. Quando value fulfillment («realizzazione del valore») viene interpretato come qualcosa da raggiungere, Elias corregge esplicitamente questa impostazione. Non è un obiettivo, non è qualcosa verso cui ci si muove e non è il risultato finale di uno sforzo:
«You do not move towards value fulfillment. You be»
— «Non ti muovi verso la realizzazione del valore. Tu sei».
[Elias — Sessione 166]
La distinzione è essenziale. Il value fulfillment non descrive un termine futuro nel quale il valore dell’esistenza sarà finalmente compiuto. Elias lo colloca nell’essere e nella creatività. Non si procede verso di esso: lo si esprime nell’essere. [Elias — Sessione 166]
La Sessione 264 porta questa idea ancora più vicino alla domanda della monografia. Alla richiesta di individuare categorie di value fulfillment («realizzazione del valore»), Elias risponde:
«Value fulfillment is the natural action of your existence. It is the action of becoming» — «La realizzazione del valore è l’azione naturale della vostra esistenza. È l’azione del divenire». [Elias — Sessione 264]
Qui il value fulfillment non è semplicemente qualcosa che accompagna l’esistenza: viene definito la sua «azione naturale». E questa azione viene identificata con il becoming («divenire»). [Elias — Sessione 264]
Occorre tuttavia evitare un equivoco. Becoming («divenire») potrebbe suggerire, nel linguaggio ordinario, il passaggio da una condizione incompleta a una più compiuta: diventare ciò che ancora non si è. Ma questa lettura sarebbe incompatibile con l’assenza di una linea d’arrivo già stabilita dalle fonti. Il becoming di Elias non può quindi essere tradotto automaticamente come miglioramento, perfezionamento o acquisizione di uno stato superiore. [Raccordo editoriale — Sessioni 1290, 1872, 264]
La Sessione 264 suggerisce piuttosto
— un’esistenza inseparabile dalla propria attività.
— Il value fulfillment («realizzazione del valore») è azione dell’esistenza;
— questa azione è becoming («divenire»); e il particolare intent («intento») di un focus influenza il modo nel quale questo divenire viene espresso. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 264]
Essere, in questa prospettiva, non indica semplicemente una condizione immobile alla quale, in un secondo momento, si aggiungano delle attività. L’esistenza stessa viene descritta attraverso un’azione. [Raccordo editoriale — Sessioni 144, 166, 264]
Nota di uma: “L’esistenza stessa viene descritta attraverso un’azione”. In sé, questa affermazione, ripetuta da Elias, sarebbe una banalità; è evidente che porta con sé un significato più profondo.
Secondo la nostra comprensione, ha un senso entro la tensione essere-divenire, tensione che tende a superare affermando che essere si rivela in divenire.
Divenire-becoming non va inteso come processo evolutivo ma proprio nella sua sostanza:
becoming
— traduzione letterale: venire a essere;
— nucleo filologico: giungere a una condizione/espressione.
— ulteriore possibilità: 👉essere l’essere
L’azione – che è l’esistere – vela e svela l’essere in quanto, in sé, altro non è che essere.
Esistenza-azione-essere sono indissolubili: esistere è azione che sperimenta/rivela/dichiara essere.
Vedremo più avanti se il corpus ci sostiene in questa impostazione.
Essere ed esplorare
È a questo punto che diventa possibile accostare queste affermazioni a ciò che Elias dice dell’esperienza e dell’esplorazione.
Nella Sessione 209 egli afferma che tutto viene creato nell’Essenza
«for the experience, in the action of becoming and exploring consciousness»
— «per l’esperienza, nell’azione del divenire e dell’esplorare la coscienza».
Esperienza, becoming («divenire») ed esplorazione vengono qui presentati congiuntamente.
[Elias — Sessione 209]
Nota di uma: la sostanza più profonda dell’esplorazione non è espressa dal “fare” ma dall’essere che si rivela nel fare. L’esplorazione senza fine di cui parla Elias è pertanto essere senza fine: sperimentazione di essere senza tempo.
Essere non è staticità e immobilità.
Divenire non è diventare, è creazione senza fine.
Nella creazione senza fine, È, essere senza fine.
Nella stessa Sessione 209, Elias spiega che la dimensione fisica è stata intenzionalmente configurata in modo da concentrare l’attenzione, così da consentire quella che definisce purity of experience («purezza dell’esperienza»). La focalizzazione non viene descritta come una caduta da superare per ritornare a una condizione superiore: è una modalità scelta attraverso la quale l’esperienza assume una particolare intensità e specificità.
[Elias — Sessione 209]
Questo consente un primo raccordo. Se nella Sessione 144 l’intento della coscienza è essere, e nelle Sessioni 166 e 264 l’essere e il value fulfillment sono descritti in termini di azione, la Sessione 209 mostra che questa azione comprende esperienza, divenire ed esplorazione. [Raccordo editoriale — Sessioni 144, 166, 264, 209]
Nota di uma: “Questa azione comprende esperienza, divenire ed esplorazione”.
Esplorazione di cosa? Ogni esperienza è fine a se stessa, potremmo affermare, e sembrerebbe che così i conti tornino. Ma l’espressione non significa assolutamente nulla: un movimento della mano è fine a se stesso perché è essere, non in quanto semplice e isolato movimento della mano. Posso muovere la mano in mille e mille modi diversi, ma, in sé, non avrebbe alcun senso esistenziale – value fulfillment se non fosse che il movimento, in sé, è essere.
Solo se Elias intende l’esplorazione come la manifestazione della creazione-esperienza indissolubile dalla rivelazione esperenziale di essere, l’insieme sta in piedi.
La Sessione 329 porta la questione ancora più vicino alla domanda «perché?». Norm tenta di formulare una causa del movimento della coscienza: forse esiste una propensione, un desiderio o addirittura un bisogno di continuare a creare e a muoversi.
Elias rifiuta il termine need («bisogno») e risponde:
«It merely is»
— «Semplicemente è».
Aggiunge che questa è l’azione della coscienza:
«to be continuously becoming, continuously discovering and exploring»
— «essere continuamente nel divenire, continuamente nello scoprire e nell’esplorare».
[Elias — Sessione 329]
Nota di uma: se stessimo alla lettera potremmo iscrivere la coscienza al Club delle Giovani Marmotte, ma è chiaro che si parla di altro.
La chiave è in questa espressione che il contemplativo comprende pienamente: «Semplicemente è».
Accade ed È. Diviene ed È. Manifesta ed È. Siamo nel regno dell’indissolubile: esplorare l’essere, con il verbo esplorare intrinseco a essere, e viceversa. Essere che non è una situazione congelata in un eterno presente immobile, ma è essenza d’essere dinamica e creativa, senza limite.
Se questa nostra lettura ha un senso, allora non c’è tensione reale tra Elias e il CF77…
La risposta è importante perché Elias non riconduce l’esplorazione a una mancanza. Non afferma che la coscienza abbia bisogno di esperienze perché le manchi qualcosa che deve acquisire. E non introduce neppure un desiderio precedente che debba essere soddisfatto. Di fronte alla richiesta di una causa di questo genere, risponde che questa azione «semplicemente è». [Elias — Sessione 329]
Ciò non equivale necessariamente a dire che la domanda sia priva di senso. Piuttosto, Elias sembra rifiutare il modello causale implicito nella domanda: prima una coscienza in una determinata condizione, poi un bisogno o un desiderio, infine l’attività intrapresa per soddisfarlo. La sua risposta colloca invece il continuo divenire, scoprire ed esplorare nell’azione stessa della coscienza. [Raccordo editoriale — Sessione 329]
L’esplorazione come modalità dell’essere
Possiamo ora riunire i passaggi.
- «L’intento della coscienza è essere» e «il suo scopo è nel suo stesso essere». [Elias — Sessione 144]
- Il value fulfillment («realizzazione del valore») non è un obiettivo verso cui muoversi: «Tu sei». [Elias — Sessione 166]
- Il value fulfillment è «l’azione naturale dell’esistenza» ed è «l’azione del divenire». [Elias — Sessione 264]
- Tutto viene creato nell’Essenza «per l’esperienza, nell’azione del divenire e dell’esplorare la coscienza». [Elias — Sessione 209]
- Il continuo divenire, scoprire ed esplorare non nasce da un bisogno: «Semplicemente è». [Elias — Sessione 329]
Nota di uma: Il value fulfillment è «l’azione naturale dell’esistenza» ed è «l’azione del divenire»
Non si comprende perché la realizzazione del valore sia un’azione e non uno stato, se non si considera che per Elias tutto è azione, la stessa esistenza della coscienza è azione.
Ma, più in profondità, il contemplativo può osservare la “realizzazione del valore”, la “realizzazione dell’essere”, il suo accadere come “fatto”, come sostanza d’essere. Il fatto non è uno stato e non è un processo, lo chiamiamo fatto proprio perché è altro dallo stato e dal processo, un evento che insieme È e diviene. La sostanza d’essere È come esperienza, non un flash immobile ed eterno, sostanza d’essere viva e pulsante che non diviene in senso convenzionale.
Il raccordo fra queste affermazioni è forte, ma deve rimanere epistemicamente controllato. Elias non pronuncia letteralmente la formula: «l’esplorazione è la manifestazione dell’Essere e dell’Esistere». Questa formulazione appartiene alla ricostruzione editoriale della monografia. [Raccordo editoriale — Sessioni 144, 166, 264, 209, 329]
Le fonti permettono tuttavia di avanzarla in forma più prudente:
- se l’intento della coscienza è essere;
- se il value fulfillment («realizzazione del valore») è azione naturale dell’esistenza;
- se questa azione è becoming («divenire»);
- e se il divenire della coscienza si esprime come esperienza, scoperta ed esplorazione, allora l’esplorazione può essere letta non come un mezzo attraverso cui la coscienza raggiunge l’essere, ma come una modalità attraverso cui il suo essere si esprime.
👉Essere l’essere. [Raccordo editoriale — Sessioni 144, 166, 264, 209, 329]
La differenza è decisiva. In una concezione orientata al compimento si potrebbe dire: la coscienza esplora per diventare ciò che deve ancora essere. Le fonti di Elias non sostengono questa struttura. La coscienza non viene presentata come incompleta e bisognosa dell’esperienza per raggiungere una propria forma definitiva. Il suo essere è invece descritto insieme all’azione, al divenire, alla creatività e all’esplorazione: un’unità indissolubile. [Raccordo editoriale — Sessioni 144, 166, 264, 209, 329]
Non occorre quindi immaginare una coscienza dapprima completa ma immobile e, successivamente, chiedersi quale causa la induca a cominciare a fare esperienza. Una simile sequenza non compare nelle fonti. Alla domanda su ciò che spingerebbe la coscienza a questo movimento, Elias risponde precisamente che non si tratta di un bisogno: l’azione «semplicemente è». [Elias / raccordo editoriale — Sessione 329; raccordo con Sessioni 144, 264]
Nota di uma: La coscienza è azione, moto: stato e moto. L’essere è stato e moto, fatto esistenziale. Questo è evidente all’esperienza, problematico da esprimere.
La formula «manifestazione dell’Essere e dell’Esistere» può dunque essere mantenuta come chiave interpretativa della monografia, ma con un limite preciso: essa non è una definizione di Elias. È il nome che attribuiamo al raccordo documentale fra il suo «l’intento della coscienza è essere», il value fulfillment come azione dell’esistenza e il continuo divenire ed esplorare della coscienza. [Raccordo editoriale — Sessioni 144, 166, 264, 209, 329]
La conclusione raggiunta è quindi circoscritta ma significativa: l’esplorazione può essere interpretata come una modalità dell’essere della coscienza, non come il percorso attraverso cui essa dovrebbe finalmente completarsi. [Raccordo editoriale — Sessioni 144, 166, 264, 209, 329]
Nota di uma: in termini contemplativi, l’esplorazione è l’essere-in-atto.
Resta però da comprendere come questa azione si esprima nell’articolazione fra Essenza e focus. Se l’Essenza non è una realtà incompleta che necessita dei propri focus per aggiungere ciò che le manca, che cosa significa che essa si manifesta attraverso molteplici direzioni di esperienza? E in quale senso ogni focus può contribuire all’espressione dell’Essenza senza «completarla»? [Raccordo editoriale — Sessioni 209, 144, 264; ponte verso Sessioni 268, 1031, 357]
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

La questione pone interrogativi importanti. Cercherò di sintetizzarli a VDM