Se la forma religiosa può cambiare, che cosa accade al Cristo quando cambia la religious era entro la quale quella figura ha assunto la propria funzione?
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
6. Il Cristo e il cristianesimo secondo Elias
☉Fonti del capitolo presente: a fondo pagina
Capitolo 7
Che cosa resta del simbolo quando cambia la cornice religiosa?
Nel capitolo precedente abbiamo visto che, secondo Elias, il contenuto associato alla Christ story non coincide necessariamente con la forma religiosa e linguistica attraverso la quale è stato espresso. Le formulazioni possono essere tradotte secondo differenti time frameworks; alcune cornici interpretative possono cambiare, mentre uno stesso nucleo di significato può essere riconosciuto attraverso un linguaggio diverso.
A questo punto nasce una domanda inevitabile. Se la forma religiosa può cambiare, che cosa accade al Cristo quando cambia la religious era entro la quale quella figura ha assunto la propria funzione?
La domanda non può essere ridotta a: «La religione viene sostituita dallo Shift?»
Il corpus presenta una struttura più complessa. Elias non descrive i sistemi religiosi semplicemente come errori da eliminare. Afferma che hanno svolto una funzione nell’esperienza fisica, che hanno espresso — attraverso simboli e credenze — elementi relativi all’Essenza e alla coscienza, e che hanno anche favorito determinate forme di interconnessione. Allo stesso tempo li descrive come configurazioni che possono produrre separazione, autorità esterna e limitazione.
Lo Shift non cancella quindi retroattivamente la religious era. Cambia il rapporto degli individui con ciò che essa ha espresso. Ed è precisamente qui che il Cristo assume una nuova posizione.
1. La religious era non è soltanto un errore
Una delle fonti più utili è la Sessione 252. Elias vi afferma direttamente che i sistemi di credenze religiose:
“have served you well in many aspects.”
Vi hanno servito bene sotto molti aspetti.
Subito dopo precisa che essi hanno anche limitato gli individui in alcuni aspetti, ma hanno consentito una grande esplorazione e hanno offerto occasioni per esprimersi reciprocamente con minore separazione e maggiore interconnectedness.
Questo passaggio impedisce una lettura semplicistica. Nel modello di Elias, la religione non è soltanto: falsità → superamento → verità.
I sistemi religiosi appartengono alla realtà creata dagli individui e possiedono una funzione esperienziale. Possono limitare e nello stesso tempo consentire determinate espressioni.
La stessa Sessione 252 mostra questa ambivalenza con particolare chiarezza. Da una parte, Elias collega la religious era a una maggiore separazione dall’Essenza; dall’altra riconosce che le espressioni religiose hanno offerto «finestre» attraverso le quali gli individui potevano esprimere qualità di interconnessione, dono, amore e relazione.
Non abbiamo quindi una contrapposizione assoluta:
religione = separazione
Shift = interconnessione
La struttura è più sottile.
La separazione appartiene alla configurazione della realtà fisica e ai sistemi di credenze attraverso cui essa viene esperita; tuttavia, proprio all’interno di quei sistemi, gli individui possono anche produrre espressioni che attenuano la separazione e che aprono spiragli sull’interconnessione.
Fonte principale: Sessione 252.
2. Dio e Heaven come traduzioni di Essenza e coscienza
La Sessione 254 consente di precisare che cosa Elias ritenga si trovi dietro alcune delle principali rappresentazioni religiose.
Parlando dei concetti religiosi, afferma:
“these are all the truths of essence and consciousness that you have merely labeled differently and developed belief systems around.”
Queste sono tutte verità essenziali e fondamentali della coscienza, che voi avete semplicemente etichettato in modo diverso e attorno alle quali avete sviluppato dei sistemi di credenze.
La frase è particolarmente importante. Elias non dice che i concetti religiosi siano privi di qualsiasi referente o contenuto. Dice che elementi relativi all’Essenza e alla coscienza sono stati denominati diversamente e attorno a tali denominazioni sono stati costruiti sistemi di credenze.
Subito dopo offre due esempi:
“You are the god.”
Quel dio sei tu.
e:
“The heavens is merely a label for all of consciousness.”
I cieli non sono che un’etichetta per l’intera coscienza.
Il processo che descrive è un’esteriorizzazione. Ciò che viene riferito all’Essenza e alla coscienza assume, nella configurazione religiosa, la forma di qualcosa di distinto dall’individuo:
- God diventa un essere celeste più potente del sé;
- Heaven diventa un luogo nel quale si può entrare;
- Hell (inferno) diventa un altro luogo nel quale si può essere collocati.
Elias conclude che si tratta di parole e di etichette costruite, attraverso i sistemi di credenze, attorno a concetti relativi all’Essenza, alla coscienza e alla paura.
Questo passaggio illumina anche il Capitolo 6. Quando la seconda Beatitudine collocava il conforto in Heaven dopo la morte, Elias poteva ritradurre quella rappresentazione in termini di un knowing della non-perdita perché, nel suo sistema, Heaven non designa in ultima analisi un luogo separato. È una configurazione religiosa di qualcosa che egli riconduce alla coscienza.
La traduzione nello Shift non consiste quindi semplicemente nel cambiare vocabolario. Modifica il rapporto fra l’individuo e ciò che il simbolo religioso designava.
3. Il movimento decisivo: dall’esterno al non-separato
La struttura descritta dalla Sessione 254 può essere rappresentata editorialmente così:
Essenza / coscienza
→ traduzione religiosa
→ Dio, Heaven, autorità separata
Questa sequenza non è temporale né causale. Serve soltanto a mostrare il rapporto fra livelli descrittivi. Nel sistema religioso, ciò che appartiene alla realtà dell’individuo e della coscienza viene percepito attraverso una forma esterna.
Nel quadro dello Shift, Elias descrive invece un ampliamento dell’awareness attraverso il quale gli individui riconoscono più direttamente Essenza, coscienza e proprie capacità.
La Sessione 254 dice che, con lo Shift, gli individui possono diventare maggiormente consapevoli dell’Essenza e della coscienza e accettare i sistemi di credenze che circondano le precedenti etichette religiose. Quando una credenza viene accettata, aggiunge Elias, essa diventa transparent: non scompare, ma non limita più nello stesso modo la percezione.
Questa parola — transparent — è decisiva. Il processo non è:
credenza religiosa → distruzione della credenza.
È piuttosto:
credenza religiosa → riconoscimento e accettazione → minore opacità.
La forma può ancora esistere, ma non viene più necessariamente scambiata per una realtà separata e assoluta.
Fonte principale: Sessione 254.
4. Lo Shift non introduce semplicemente una nuova religione
La Sessione 252 contiene una precisazione diretta:
“The purpose of the shift is not to be incorporating more religious belief systems.”
Lo scopo di questo cambiamento non è quello di integrare un maggior numero di sistemi di credenze religiose.
Alla domanda se lo Shift comporti quindi «meno» credenze religiose, Elias non risponde semplicemente sì. Sposta il discorso.
Il punto, dice, è l’ampliamento dell’awareness, una maggiore conoscenza delle proprie capacità, una maggiore creatività e una minore limitazione. Aggiunge che l’azione dello Shift comprende l’accettazione dei sistemi di credenze già presenti, così che essi risultino meno limitanti e consentano:
“a freer expression of essence and less separation from essence.”
Una più libera espressione dell’essenza e una minore separazione da essa.
Questa distinzione impedisce di trasformare lo Shift in una nuova religione che sostituisce quella precedente. Non avremo:
cristianesimo → nuova dottrina dello Shift.
Avremo piuttosto un cambiamento nella modalità attraverso cui gli individui si rapportano alle credenze, ai simboli e alla propria realtà.
Quando Helen domanda se le strutture religiose non abbiano più alcuna funzione, Elias risponde che esse:
“HAVE served you well to this now.”
Vi hanno servito bene fino ad ora.
e aggiunge che non servono più nello stesso modo perché risultano limitanti rispetto al desiderio di esprimersi più ampiamente e di essere consapevoli di più aspetti della realtà.
Anche qui occorre evitare il linguaggio evoluzionista. Elias descrive un cambiamento di configurazione e di interesse, non una scala ontologica nella quale un’umanità «inferiore» diventa spiritualmente superiore.
5. La religious era come configurazione della separazione
La Sessione 252 contiene però anche una formulazione più radicale. Nel discutere il rapporto fra religione ed Essenza, Elias afferma che i sistemi religiosi servono, in un certo senso, 👉a separare il focus dall’Essenza, e collega questa funzione alla «purity of experiencing your physical focus». Purezza dell’esperienza della tua concentrazione fisica.
Questa frase deve essere mantenuta nella sua radicalità ma anche nel suo contesto. Elias non sta affermando che l’Essenza sia realmente separata dal focus. Il corpus complessivo nega ripetutamente una separazione ontologica di questo tipo. Sta descrivendo la configurazione dell’esperienza.
La religious era può quindi essere compresa come una struttura entro la quale l’individuo vive ciò che è proprio dell’Essenza attraverso immagini di alterità:
- la conoscenza diventa rivelazione proveniente da un altro;
- la capacità diventa potere di un essere superiore;
- l’Essenza diventa qualcosa che sembra stare oltre il sé;
- la totalità della coscienza diventa un Heaven concepito come luogo;
- il valore del simbolo può trasformarsi nell’autorità della figura.
La separazione è quindi esperita e rappresentata, non ontologicamente prodotta. Questa distinzione è essenziale anche per il Cristo.
6. Il Cristo dentro la religious era
Nei capitoli precedenti abbiamo visto che, per Elias, il Christ entity è un symbol, un figurehead e un focal point of a movement of energy.
All’interno della religious era, però, quel focal point viene interpretato attraverso i sistemi di credenze disponibili. La figura può allora diventare:
- un essere unico e irripetibile;
- un’autorità spirituale separata;
- il possessore di capacità che gli altri non avrebbero;
- il mediatore fra l’individuo e Dio;
- il centro di una storia nella quale esperienze collettive vengono concentrate su una singola personalità.
Nei capitoli precedenti abbiamo già verificato che Elias decostruisce uno per uno questi passaggi.
- Gesù non è l’intera Essenza.
- Non possiede una capacità maggiore degli altri individui.
- Molte esperienze attribuitegli sono costruzioni o attribuzioni collettive.
Il Christ entity non è riducibile al singolo individuo. Il simbolo religioso è quindi reale come creazione e come focal point, ma la sua interpretazione può incorporare la separazione caratteristica della religious era.
Questo consente ora di formulare un principio più preciso:
la funzione simbolica del Cristo non coincide necessariamente con l’interpretazione religiosa che viene costruita attorno a quella funzione.
Questa è una ricostruzione fedele ad Elias, fondata soprattutto sulle Sessioni 530, 254, 252, 1476 e 301.
7. «You have exhausted your era of religious belief systems»
La Sessione 185 utilizza un’espressione particolarmente netta:
“You have exhausted your era of religious belief systems.”
Avete esaurito la vostra era di sistemi di credenze religiose.
La parola exhausted potrebbe essere facilmente interpretata come annuncio della scomparsa della religione. Il resto del corpus impedisce però questa conclusione.
Nella stessa Sessione 185 Elias inserisce lo Shift in un cambiamento della relazione con i sistemi di credenze e con la propria creatività. Nelle sessioni successive chiarisce ripetutamente che le credenze non vengono eliminate. Perciò exhausted va letto con prudenza.
Il corpus consente di dire che, secondo Elias, la configurazione religiosa che ha organizzato per lungo tempo l’esperienza collettiva non mantiene più la stessa funzione dominante nel movimento dello Shift. Non consente invece di dire:
«La religione sparirà.»
Né consente:
«Il cristianesimo non avrà più alcuna funzione.»
Quest’ultimo punto diventa esplicito in una sessione molto più tarda.
8. La Sessione 1555: il Cristo può ancora essere un focal point
Nel 2004 un interlocutore osserva un rinnovato interesse per la Christ essence e per il cristianesimo e domanda se ciò sia collegato al movimento dello Shift.
Elias risponde che anche questo può costituire:
“another movement and evidence of the movement of this shift in consciousness”
Un ulteriore passo e la prova del dinamismo di questo mutamento nella coscienza.
Ma precisa immediatamente:
“not necessarily to be generating a movement associated with the establishments of different religions.”
non necessariamente finalizzato a creare un movimento connesso alle strutture consolidate delle diverse religioni.
Questa distinzione è decisiva. Il ritorno del linguaggio cristiano non significa necessariamente ricostruire un’istituzione religiosa. Elias afferma piuttosto che esso può offrire un’avenue (una via) attraverso la quale gli individui diventano maggiormente consapevoli di sé, delle proprie scelte e del proprio movimento.
Prosegue:
“They may be incorporating a focal point…”
Potrebbero incorporare un punto focale…
e aggiunge che si tratta di un’altra via per esplorare se stessi, utilizzando:
“somewhat of a different language concerning it.”
un linguaggio un po’ diverso al riguardo.
Più avanti amplia il principio. Differenti individui possono utilizzare differenti focal points. Elias stesso può funzionare come un focal point; altri individui possono utilizzare altre figure, altri linguaggi e altre forme per concentrare l’attenzione e ampliare l’awareness.
Questa fonte impedisce una conclusione che sarebbe stata apparentemente naturale dopo la dichiarazione della 185 sull’esaurimento della religious era.
Il Cristo non deve necessariamente scomparire insieme alla funzione storica della religione.
Può cambiare funzione.
Fonte principale: Sessione 1555.
9. Dal Cristo come autorità al Cristo come linguaggio
A questo punto possiamo distinguere due modi molto diversi di utilizzare la stessa figura. Nel primo, il Cristo viene incorporato entro una struttura di separazione:
Cristo → essere superiore → autorità → verità ricevuta dall’esterno.
Nel secondo, la figura può essere utilizzata come focal point:
Cristo → simbolo / linguaggio → concentrazione dell’attenzione → esplorazione di sé.
Questa seconda sequenza è una ricostruzione editoriale. Elias non la formula schematicamente in questi termini. Ma la Sessione 1555 sostiene direttamente gli elementi essenziali: focal point, avenue, different language, maggiore awareness di sé e delle proprie scelte.
La differenza non sta quindi necessariamente nel simbolo utilizzato. Sta nel rapporto che l’individuo stabilisce con il simbolo.
👉La stessa immagine religiosa può essere assunta come autorità esterna oppure utilizzata come linguaggio attraverso cui esplorare se stessi.
Questo è uno dei risultati più importanti dell’intera monografia. Lo Shift non richiede che ogni parola religiosa venga abbandonata. Richiede, nel quadro descritto da Elias, che essa non venga automaticamente trasformata in separazione e autorità.
10. Un simbolo può sopravvivere alla cornice che lo ha prodotto
La Sessione 530 aveva già offerto una chiave importante. Parlando dei termini utilizzati nell’insegnamento, Elias dice:
“They are merely terms. They are offered in conjunction with the existing held belief systems…”
Sono semplici termini. Vengono proposti in relazione ai sistemi di credenze già esistenti…
Il linguaggio entra quindi nella comunicazione attraverso ciò che gli individui già conoscono. Il termine Christ entity può essere utilizzato proprio perché appartiene a una configurazione simbolica riconoscibile.
La Sessione 1555 mostra il movimento complementare. Lo stesso linguaggio può continuare a essere utilizzato anche quando cambia la comprensione che lo sostiene.
Questo converge direttamente con ciò che abbiamo visto nel Capitolo 6:
- il contenuto non è fissato per sempre nella sua formulazione;
- la formulazione può essere ritradotta;
- un simbolo può assumere una funzione diversa;
- il linguaggio cristiano può essere ancora utilizzato senza riprodurre necessariamente l’intera struttura della religione organizzata.
La continuità del simbolo non implica la continuità invariata del sistema di credenze.
11. Il Cristo non viene sostituito da Elias
La Sessione 1555 contiene un dettaglio metodologicamente prezioso. Quando Elias spiega che alcuni individui possono utilizzare il Cristo come focal point, aggiunge che anche lui stesso costituisce:
“another avenue”
e:
“another focal point.”
Questo impedisce di trasformare l’insegnamento di Elias nel successore religioso del cristianesimo. Elias non dice: prima Cristo, ora Elias.
Dice esattamente il contrario: individui differenti possono incorporare different focal points e differenti linguaggi.
Il valore del focal point non deriva quindi dall’essere l’unico accesso alla verità. Deriva dalla funzione che può assumere nell’attenzione e nell’esplorazione dell’individuo.
Questo riporta direttamente alla definizione del Capitolo 1.
Un focal point non è ciò che costituisce il focal point.
È una configurazione attraverso la quale qualcosa viene reso riconoscibile e utilizzabile.
12. Il settimo nodo della monografia
Possiamo ora aggiungere un ulteriore mattone alla ricostruzione.
Nei capitoli precedenti abbiamo distinto:
- il Christ entity dal singolo Gesù;
- Gesù dall’intera Essenza;
- i tre focus simultanei;
- il Gesù storico dalla costruzione collettiva del Cristo religioso;
- l’evento dalla narrazione e dall’interpretazione;
- il contenuto dalla forma culturale attraverso cui viene espresso.
Ora possiamo aggiungere:
la funzione del simbolo Cristo non è inseparabile dalla religious era che lo ha storicamente configurato. Secondo Elias, i sistemi religiosi hanno svolto una funzione reale nell’esperienza e hanno espresso, attraverso credenze e immagini, elementi relativi all’Essenza e alla coscienza; nello Shift, però, quelle forme possono perdere la loro funzione di separazione e autorità esterna.
Il Cristo può allora continuare a essere utilizzato come focal point e come linguaggio di esplorazione, senza che ciò implichi necessariamente la ricostituzione di una religione.
Questa è una ricostruzione fedele ad Elias, fondata soprattutto sulla convergenza delle Sessioni 252, 254, 185, 530 e 1555.
Il punto non è quindi: fine della religione → fine del Cristo.
È più precisamente:
cambiamento della funzione religiosa → possibile ridefinizione della funzione del simbolo.
Questo passaggio prepara direttamente il problema successivo. Se il Cristo può continuare a funzionare come simbolo anche nello Shift, che cosa significa allora la “seconda venuta”?È davvero il ritorno di Gesù?
Oppure il corpus utilizza quel linguaggio religioso per indicare una struttura completamente diversa?
È qui che entreranno Paolo, la mergence e Rose.
Nota sulle fonti
Le fonti portanti del capitolo sono le Sessioni 252, 254, 185 e 1555. La 530 viene richiamata soltanto come raccordo con la definizione del Christ entity già acquisita nel Capitolo 1.
La 252 stabilisce che i sistemi religiosi hanno «served you well» pur incorporando limitazioni, e precisa che lo Shift non consiste nell’introdurre nuovi sistemi religiosi ma nell’ampliare l’awareness, accettare le credenze e consentire una espressione meno separata dall’Essenza.
La 254 interpreta God e Heaven come etichette e costruzioni di credenza attorno a elementi relativi all’Essenza e alla coscienza; introduce inoltre la metafora della credenza resa transparent attraverso l’accettazione.
La 185 contiene la formulazione “You have exhausted your era of religious belief systems.” Questa frase non viene utilizzata per predire la scomparsa della religione, perché le fonti successive mostrano che credenze e simboli possono continuare a essere utilizzati con funzioni differenti.
La 1555 è la fonte tarda decisiva: il rinnovato interesse per la Christ essence e il cristianesimo può essere un’espressione dello Shift senza implicare la creazione di una nuova religione; differenti individui possono utilizzare differenti focal points e differenti linguaggi come vie di esplorazione di sé e ampliamento dell’awareness.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org