Contemplazioni, non commenti, sul testo della via della Conoscenza: il dolore per una perdita e la scomparsa di sé.
L’amore sorge dal riconoscersi nessuno, morta la pretesa di essere qualcuno, poiché si impone la consapevolezza di non avere importanza, di non distinguersi, di non-essere quel che ci si attribuisce.
L’amore divino è dietro le quinte, incomprensibile nel come si manifesta: non è definibile né nel bene né nel male, non è gioia né dolore, nulla dona perché non è azione, ma stato.
Dicendo stato si esprime la non-azione; perché l’azione c’è soltanto agli occhi di chi persevera nell’essere qualcuno, mentre se si parla di nessuno è unicamente stato. Nello stato non c’è intenzione, perché non c’è niente da modificare, non c’è niente da trasformare o maturare, non c’è niente da perseguire, niente da aggiungere e niente da raggiungere, c’è solo niente.
Espressioni che bastano a se stesse. Di questi temi ho parlato a lungo, non vi ritornerò.
Così si chiude questo ciclo di contemplazioni sul tema: il dolore per una perdita e la scomparsa di sé.
In quello scomparire si è liberi.