Riflessioni e contemplazioni 2

La numerazione dei post è progressiva, i numeri mancanti sono relativi a post per la lettura dei quali non avete le credenziali.

10. Estranei

Quando il sentire non è condiviso si parla la stessa lingua ma non ci si intende.
Si usano le stesse immagini ma non hanno lo stesso valore.
Si può condividere anche la vita ma è come procedere su binari paralleli.

15. Il ciclo degli sguardi. Contemplazione e divenire seguendo gli sguardi.

Riflessioni e contemplazioni 3
Riflessioni e contemplazioni 1

Negli eventuali commenti, se necessario, indicate il numero del brano al quale vi riferite.


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Anna

1
A volte i condizionamenti che subiamo si rendono invisibili finché l’altro non butta un sasso che mina un certo stato: ho imparato a prendere in considerazione la visione dell’altro, ad ascoltare le motivazioni che lo muovono.
Spesso è successo di ritenere quelle motivazioni più che condivisibili e quindi di far vacillare le proprie stimolando il sorgere di nuove visioni.
Questo l’approccio per aprire lo sguardo, l’accoglienza

Mariela

Direi che questo post si allinea con l’argomento #pensieri postato sulla chat Sentiero.
Questo chiarimento aiuta molto la comprensione dei concetti esposti.

Catia

20
Il chiarimento dato attraverso il post era necessario.
Grazie

Nadia

12
A volte si propende da un lato a volte dall’altro ma la consapevolezza dell’insieme è sempre presente: discernimento ed equilibrio le chiavi.

Mariella Principi

Sicuramente il gusto estetico è frutto del suo tempo e di interpretazione, altrimenti non esisterebbe l’ Estetica come disciplina.
Quindi anche noi l’archiviamo nella sfera dell’identità che attraverso i corpi transitori (mente ed emozioni) misura e parametra
e giudica
Ma allora è un ingombro?

roberto

No, un ingombro non credo, un condizionamento sicuramente.
Ecco la necessità di vedere l’estetica di una maniglia traballante che per essere usata richiede ingegno.

Secondo la logica corrente una maniglia serve per una funzione e deve assolverla al meglio, ma se quella maniglia è funzionale anche ad altro?

Allo stesso modo noi apprezziamo certe forme e suoni, ma è solo un punto di vista soggettivo, esistono altri approcci che valutano altri fattori.

Ecco che centrale diviene non essere vincolati a un dato gusto estetico, come non esserlo a una certa funzionalità determinata, ma saper cambiare repentinamente sguardo.

Quando ti trovi davanti alla maniglia fatta col fil di ferro deve saperne cogliere l’estetica e la funzionalità altre…

Detto questo il gusto estetico personale è certamente frutto di comprensioni e armonie interiori particolari.

Mariella Principi

1
Leggendo quanto hai scritto mi chiedo come lo sguardo edonista e la ricerca del bello siano considerate all’interno del nostro paradigma. È una domanda che non mi sono mai posta. C’è in me una predisposizione al bello e al gusto estetico delle cose.
(Nella nostra società il bello spesso coincide con la griffe, ma io non sto parlando di questo.)
Certamente può parlare dell’identità, ma non solo.

roberto

È il bello oggettivo? No, lo sappiano. Ricade sotto il dominio dell’interpretazione. La merda d’artista di Manzoni sta lì a dimostrarlo
Questo vale anche per una maniglia rotta o fatta col fil di ferro, bisogna considerare con che occhi vedi…
Un prato rasato è esteticamente migliore di uno incolto?

Natascia

9 il contadino ed il bue

Parole che toccano nel profondo.
Per onorare il lavoro compiuto fino ad ora, mi interrogo su come poter migliorare il mio impegno.
Preziosa è l’indicazione dei compagni che più solleciti e più avveduti, mi esortano.
C’è tristezza nel cuore per non essere stati in grado di dare l’adeguato contributo.

Catia

Tutti i pensieri postati entrano nell’anima perché è come vedere volare un’aquila che ci invita a nostra volta a volare ma le nostre ali non sono adatte o pronte ancora a quel volo.

L’ultimo post è di una chiarezza cristallina sul tuo stato d*essere e sul nostro.
Muove dispiace nell’intimo scoprire quanto abbiamo tanto ricevuto pensando che fosse nostra prerogativa riceverlo, senza pensare di “convertirci ” vale a dire di muovere le zolle e dissodare il terreno per poterlo rendere fertile e idoneo a riceve i doni elargiti.

Natascia

8. Uno spreco
Quando si è investito tanto, non per qualche personale tornaconto, ma perché il Sentire busso forte, credo che un po d’amarezza è il minimo che si possa provare.

Consapevoli che si è solo strumenti nelle mani dell’Assoluto, constatare che dell’abbondanza di contenuti messi a disposizione, così poco viene colto è davvero uno spreco.

Leonardo P.

8.
Nulla di più vero. La mancanza di riposta potrebbe far pensare a una aspettativa disattesa, in verità, in modo più profondo, è il venir meno di un circolo vibratorio che non si conclude. C’è l'”1″ ma non l’altro “1” affinché si generi il 3. Questo circolo inespresso, questa forza mobilitata ma trattenuta e non lasciata fluire, perché l’altro si sottrae, brucia.

Natascia

Lasciare che il proprio sistema d’ordine si infranga, è cosa difficile.
Significa perdere la propria identità, ciò che struttura.
Potremo sentirci vento che va, dopo che avremo compreso fino in fondo che dietro quell’identita’ non c’è niente e che ciò che vi avevamo costruito sopra è inconsistente.
Dopo, forse, potremmo accettare l’idea di usare una maniglia fatta con un filo di ferro, senza dover aggiungere null’altro.

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