Domanda relativa all’espressione seguente presente nella sessione 270:
«Qual è il vostro scopo all’interno di questa dimensione? Il vostro scopo è 👉manifestarvi per l’esperienza della messa a fuoco fisica all’interno di una dimensione 👉concentrata sugli aspetti sessuali ed emotivi dell’esperienza fisica.
Vorrei approfondire questa affermazione perché sembra che siamo qui essenzialmente per coltivare la dimensione sessuale ed emotiva. O intende che questa è una nostra limitazione, che la introduciamo noi? Ne parla altrove?
Risposta: non è una limitazione che “introduciamo noi” per errore o per fraintendimento — è una scelta di disegno, deliberata, fatta a livello di essenza prima della manifestazione fisica. È esplicito anche nelle righe finali: esistono altre dimensioni fisiche che non hanno alcun orientamento sessuale, dove sessualità ed emozione non sono gli elementi costitutivi. Questa particolare dimensione, in cui ci troviamo, è invece stata progettata specificamente attorno a questi due elementi.
È importante notare la distinzione che Elias fa tra sessualità e l’atto sessuale: lui usa “sexuality” non per indicare il sesso fisico in senso ristretto, ma — come abbiamo già visto nel blocco sull’orientamento (381) — come uno dei due “ingredienti” fondamentali della percezione stessa in questa dimensione, quello che dà “solidità” alla realtà fisica. Qui in 270 lo dice in modo ancora più radicale: persino una pietra, se vi sintonizzate su di essa, evoca in voi una sensazione di genere e un’emozione, perché tutta la realtà di questa dimensione riflette questi due elementi.
Quindi la risposta alla tua domanda è netta: non siamo qui “per coltivare” sessualità ed emozione come scopo a sé, ma l’intera architettura sensoriale ed esperienziale di questa specifica dimensione fisica è costruita su questi due assi. Non potremmo fare esperienza qui senza passare attraverso quei due canali, perché sono il materiale stesso di cui questa realtà è fatta — un po’ come, in un’altra dimensione fisica priva di orientamento sessuale (che Elias dice esistere), l’esperienza si organizzerebbe attorno ad assi completamente diversi.
Il passaggio aggiunge anche un dettaglio molto concreto e spesso frainteso: l’essenza si impegna ad attraversare almeno tre focus in questa dimensione, uno per ciascuno dei tre orientamenti (maschile, femminile, “other”/quello che voi chiamereste omosessuale) — non per obbligo morale, ma perché fa parte dell’accordo stesso che si accetta nel scegliere di manifestarsi qui, per esaurire l’esplorazione di questo particolare aspetto dell’esperienza fisica.
Perché questa manifestazione?
ELIAS: «Esaminiamo questo argomento della compassione, della sofferenza e della vostra realtà in questa dimensione fisica.
In questo, hai ragione che ho affermato: in questa dimensione fisica, vi manifestate per fare esperienza.
Non vi manifestate in questa realtà fisica per imparare o per elevarvi attraverso un processo di insegnamento e apprendimento verso piani di coscienza più alti. Non state vivendo questa particolare dimensione come un piano di coscienza inferiore.
State semplicemente manifestandovi, in un’espressione di creatività, nella materia fisica, in una dimensione fisica — o area di coscienza che è stata designata come fisica — e in questo, vi permettete l’opportunità di esplorare diverse espressioni di creatività; diverse esplorazioni di come possiate manifestare la realtà in qualsiasi forma all’interno di un’esperienza fisica.
Quindi, ancora una volta vi dico, non vi manifestate in questa dimensione per creare una missione, per così dire. Non esiste alcun elemento all’interno della vostra realtà fisica che sia rotto e debba essere riparato. Non esiste alcun elemento nella vostra realtà che debba essere salvato.»
ELIAS: «State manifestandovi per esplorare e fare esperienza, e a qualsiasi individuo chieda quale possa essere il proprio scopo all’interno di questa dimensione fisica, continuerò a dire che il vostro scopo in questa dimensione fisica e la vostra manifestazione è fare esperienza.
Non siete manifestati per insegnare. Non siete manifestati per imparare. Non siete manifestati per guidare. Non siete manifestati per riparare. Non siete manifestati per salvare. Siete manifestati per fare esperienza ed esplorare, e in questa particolare dimensione fisica, l’emozione è un elemento di base della vostra realtà.
Quindi, dato che create una realtà fisica per esplorarla, perché non dovreste esplorare ogni aspetto di espressione che possa essere creato in connessione con l’emozione?» [Sessione con Rodney — numero da verificare]
ELIAS: «La vostra essenza non si manifesta per fare esperienza per qualche ragione mistica! Il suo pieno adempimento di valore (value fulfillment) si esprime attraverso 👉il piacere. È questo verso cui il sé tende, ed è anche per questo che incorporate positivo e negativo: negativo è tutto ciò che non incorpora piacere, positivo è ciò verso cui tendete, ciò che è piacevole. Questa è la vostra scelta.» [Sessione 74, 25 febbraio 1996]
Questi due passaggi: il primo smonta in modo definitivo e quasi liturgico ogni residuo di linguaggio “missionario” (insegnare, imparare, guidare, riparare, salvare — tutti negati esplicitamente, uno per uno), e introduce l’idea che l’emozione stessa, essendo un elemento di base di questa realtà, va esplorata in tutta la sua gamma — inclusa la sofferenza, che non è quindi un errore da correggere ma un aspetto legittimo dell’esplorazione.
Il secondo, più breve, va alla radice ultima: non c’è una “ragione mistica” dietro l’esperienza, il motore è semplicemente il piacere come pieno adempimento di valore — anticipando proprio quel concetto di value fulfillment che affronteremo prossimamente.
Sull’evoluzione della coscienza
ELIAS «E posso dirvi con assoluta certezza che non esistono LIVELLI all’interno della coscienza, e questo non è il punto. Vi manifestate in questa particolare dimensione fisica perché offre un’espressione estremamente diversificata di capacità fisica di esplorazione della coscienza. […] Questa credenza, in realtà, è incoerente con la coscienza stessa, perché VOI SIETE coscienza. Siete essenza; quindi occupate già tutte le aree della coscienza. Quindi a cosa dovreste aspirare che già non possedete?»
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ELIAS «Questo può rivelarvi che non siete di meno. Non esistono piani superiori. Non esistono piani! Occupate tutta la coscienza. Quindi fate esperienza di tutti questi aspetti dell’esperienza. Potete, in un aspetto — una lente, un focus di essenza — fare esperienza di ciò che nei vostri termini potrebbe essere espresso come un piano di esistenza molto inferiore, perché potreste scegliere di essere cristallizzati come roccia; ma questo non è un piano di esistenza inferiore, perché non siete in una scuola! Non state “imparando”. State facendo esperienza e state divenendo. State esplorando il sé, così come tutta la coscienza è in uno stato continuo di esplorazione di sé. […] Non sono superiori o inferiori, né niente nel mezzo. Dove dovreste arrivare di superiore, se non esiste un superiore? Esiste solo l’espanso, e voi siete già espansi! È sufficiente questo?»
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ELIAS «All’interno del vostro corpo fisico, incorporate una coscienza collettiva, perché ogni cellula, ogni molecola nella vostra espressione fisica incorpora coscienza. Ogni elemento incorpora il proprio adempimento di valore individualmente. Possiede il proprio scopo, per così dire; la propria funzione. Cooperate anche collettivamente, con tutte le altre cellule e molecole nella vostra espressione fisica, per creare l’espressione dell’insieme, muovendovi efficacemente.»
Adempimento di valore
Value fulfillment: è il modo in cui ogni elemento della coscienza — un’essenza, un focus, ma anche una cellula o una molecola del tuo corpo — esprime pienamente e nella propria unicità ciò che è, contribuendo al tempo stesso all’espressione dell’insieme di cui fa parte.
Non è il raggiungimento di un fine esterno, né un traguardo da meritare: è semplicemente l’atto di esistere nella propria pienezza, qualunque forma quell’esistenza prenda. Una pietra adempie il proprio valore essendo pietra fino in fondo; una cellula del tuo corpo lo adempie svolgendo la propria funzione specifica e cooperando con le altre. Per gli individui, Elias lo lega strettamente al piacere: ciò verso cui tendi naturalmente, quando non sei bloccato da giudizi o credenze, è la direzione del tuo value fulfillment.
È un concetto distinto dallo “scopo” in senso teleologico (qualcosa che giustifica l’esistenza dall’esterno): qui il valore non si misura rispetto a un fine futuro, ma si realizza già, momento per momento, nell’espressione stessa.
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ELIAS «L’aspetto benefico di conoscere oggettivamente le identificazioni delle famiglie di essenza ≣ in un particolare focus è che potete permettervi una comprensione più piena o più chiara delle qualità che incorporate in questo particolare focus […] Questa NON è un’identificazione di ciò che definite, nelle vostre credenze, sviluppo spirituale, crescita o posizione.»
Elias non dice semplicemente “non c’è evoluzione” come negazione vuota — offre un argomento logico preciso. Se l’essenza È coscienza, e la coscienza non ha gradi né esterno, allora il linguaggio del “diventare migliore” o “salire di livello” presuppone una separazione (un qui in basso, un là in alto) che semplicemente non esiste nella struttura del sistema. Non è quindi una differenza di opinione su quanto valga la vita, ma una conseguenza diretta della definizione stessa di essenza come totalità della coscienza, già posseduta integralmente da ogni focus.
Elias «Quello che vi dico è che in realtà tutti i vostri focus stanno avvenendo ora. Non vi manifestate o create la nascita, e il muovervi attraverso un focus, e creare la morte, e poi rimanifestarvi. Stanno tutti avvenendo ora, perché tutta la realtà sta avvenendo ora. […] Mentre vi disimpegnate da questa realtà — o in quel momento che definite morte — continuerete a essere il voi che identificate. Il voi che conoscete continuerà in aree non fisiche della coscienza, perché vi siete già offerti l’esperienza di questa particolare dimensione fisica, e poiché l’essenza è focalizzata in moltissime diverse attenzioni all’interno di un’unica dimensione fisica, non è necessario che nessun singolo focus rientri in quella dimensione fisica.»
Quello che probabilmente accade nella nostra esperienza — e qui è dove il linguaggio diventa davvero difficile da non rendere lineare — non è che la consapevolezza “si spenga qui per accendersi lì”. È piuttosto che l’attenzione, che ora è concentrata quasi esclusivamente su questo focus (con l’esclusione quasi totale di tutti gli altri, nel momento del disimpegno si riconfigura e l’esclusione cessa — non perché qualcosa si accenda da zero, ma perché il velo che teneva fuori dalla tua consapevolezza tutto il resto, che era già lì, si dissolve.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org