Elias: essere e comprendere: confronto con CF77 [E270]

Nel confronto con il CF77 il dolore viene collocato in una relazione con la comprensione, anziché lasciato come episodio privo di ulteriore significato.

☉ La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati.
La pagina Facebook di Elias

MONOGRAFIE
41. Il divenire della consapevolezza
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 8

La completezza dell’essere e il divenire della comprensione possono essere affermati insieme. Questo è il punto emerso dalla sessione 15 di Elias: possedere già tutto non equivale ad aver incorporato tutto nella propria consapevolezza. Il confronto con il Cerchio Firenze 77 deve partire da questa distinzione, verificando come ciascun insegnamento descriva il rapporto fra ciò che siamo e ciò che viviamo consapevolmente. [Impostazione editoriale — Elias, Sessione 15.]

Definire il CF77 “sequenziale” ed Elias “simultaneo” è utile soltanto finché non nasconde una parte dei rispettivi discorsi. Il CF77 colloca esplicitamente l’evoluzione nell’Eterno Presente; Elias afferma un continuo ampliamento della consapevolezza anche per le Essenze. La domanda decisiva diventa quindi: che funzione ha l’esperienza in una realtà che non deve ricevere dall’esterno qualcosa per essere completa? [Raccordo comparativo — CF77, Opera Omnia, pp. 2171–2173 e 3242–3243; Elias, Sessione 15.]

Nella riunione del 7 maggio 1966, Kempis presenta l’Individualità come una gamma di “sentire”. La rappresenta mediante una spirale dispiegata nell’Eterno Presente: i suoi punti indicano sentire diversi, sempre più estesi e profondi, fino al Sentire Assoluto. Subito precisa che parliamo di un raggiungere perché osserviamo secondo una successione; nell’Eterno Presente non avviene in quel modo. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, Riunione 252, pp. 2171–2172.]

La distinzione fra gli stati non viene eliminata. Viene ricollocata: la successione attraverso cui li rappresentiamo non coincide con la loro condizione nell’Eterno Presente. Lo stesso testo distingue inoltre la sostanza spirituale dalla diversità del sentire. L’ampliamento non richiede che venga aggiunta una sostanza estranea: riguarda il sentire e la coscienza. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, Riunione 252, pp. 2172–2173.]

In una successiva esposizione, Kempis formula il rapporto in modo particolarmente netto: i sentire sono uniti in una successione logica dal più semplice al più complesso; l’essere, considerato nella propria continuità, è una serie di sentire. Non si tratta quindi soltanto di eventi collocati uno dopo l’altro nel tempo fisico. La relazione fra gli stati appartiene alla descrizione della coscienza. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, p. 3243.]

Possiamo perciò precisare la nostra ipotesi iniziale. Nel CF77, dire che l’Individualità comprende già l’intero percorso non significa che l’individuo, nel sentire che sta vivendo, possieda consapevolmente tutte le comprensioni. La totalità della serie e il singolo stato di sentire non sono la stessa prospettiva. È proprio questa distinzione che permette di parlare di evoluzione senza attribuire un accrescimento temporale all’Assoluto. [Sintesi editoriale — CF77, Opera Omnia, pp. 2171–2173 e 3243.]

La stessa riunione distingue il corpo akasico dagli altri veicoli. Mentre questi evolvono organizzandosi, il corpo akasico si costituisce: è chiamato corpo della coscienza perché, costituendosi, dà all’individuo la coscienza, dai primi barlumi alla fratellanza universale. Il suo successivo abbandono non comporta la perdita della comprensione raggiunta, ma il suo trascendimento nella coscienza cosmica. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, Riunione 252, p. 2168.]

Questa articolazione impedisce di usare come sinonimi individuo, Individualità, corpo akasico e Assoluto. La completezza della realtà non cancella la costituzione della coscienza individuale. Il riferimento al corpo akasico descrive precisamente un aspetto di quel processo, entro la struttura propria dell’insegnamento del Cerchio. [Sintesi editoriale — CF77, Opera Omnia, Riunione 252, pp. 2168–2173.]

Non trasferiremo automaticamente questa struttura in Elias. Il confronto riguarda anzitutto la relazione fra completezza e comprensione vissuta, non la ricerca di un nome eliasiano da applicare a ciascun veicolo del CF77. [Criterio editoriale del confronto.]

Nella riunione del 13 gennaio 1962 viene posta una domanda diretta: è possibile evolvere senza dolore? Dali distingue le sensazioni spiacevoli della vita preumana dalla sofferenza umana, che comprende anche il dolore morale. Parlando dell’uomo, presenta il dolore come rimedio alle cristallizzazioni e come esperienza che dona comprensione. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, Riunione 142, pp. 1275–1278.]

Alla domanda sulla possibilità di evolvere senza dolore risponde affermativamente, ma la collega a una coscienza già sufficientemente costituita. Prima, il dolore viene descritto come necessario sia in relazione agli effetti delle cause mosse, sia per interrompere i ristagni. Successivamente perde la propria ragione d’essere. Il testo lega dunque la necessità del dolore a una condizione della coscienza, non alla natura immutabile dell’esistere. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, Riunione 142, pp. 1278–1280.]

Il passo contiene inoltre una risposta alla difficoltà che ha aperto questa indagine: chi soffre può apparire irritato, inasprito, incapace di comprendere. Dali colloca i frutti della comprensione al termine dell’esperienza dolorosa, anche dopo il trapasso se essa termina con la morte. La sua affermazione è generale: la comprensione viene acquisita anche quando non è visibile durante la sofferenza. Questa è la tesi del testo; non una constatazione verificabile osservando dall’esterno ogni persona. [Raccordo editoriale e distinzione metodologica — CF77, Opera Omnia, Riunione 142, pp. 1280–1281.]

In un altro intervento, Kempis collega il superamento dell’egoismo alla comprensione della comune realtà degli esseri. Finché l’uomo non comprende che il proprio essere deve estendersi oltre quei limiti, la legge del dolore lo richiama alla comprensione. Il riconoscimento dell’altro come un altro se stesso permette agli ideali morali di diventare realtà vissute. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, p. 3299.]

Il contesto è significativo: poco prima, lo stesso intervento ha affermato che quanto viviamo esiste nell’Eterno Presente e che la manifestazione non aggiunge nulla a Dio nel senso temporale. Completezza e trasformazione del vivere vengono quindi sostenute nello stesso discorso. L’unità dell’essere non rende superflua la comprensione dell’individuo: chiarisce ciò che quella comprensione porta a vivere. [Raccordo editoriale — CF77, Opera Omnia, pp. 3298–3299.]

Possiamo ora tornare alla sessione 15. Ron domanda a Elias se anche lui stia imparando. Elias distingue la propria esperienza attuale da quella fisica già vissuta e parla di Essenze che hanno incorporato una consapevolezza più ampia. Afferma poi:

“I, as you, already possess everything. It is only a question of my incorporation and my awareness of my own divinity, as is the same with your essences.”
«Io, come voi, possiedo già tutto. Si tratta soltanto della mia incorporazione e della mia consapevolezza della mia stessa divinità, così come avviene per le vostre Essenze.»
[Elias, Sessione 15; traduzione italiana redazionale.]

L’affermazione della completezza non interrompe il ragionamento sull’ampliamento. Ne precisa il significato. Elias aggiunge che comunica l’esperienza della propria consapevolezza agli interlocutori, così come altre Essenze la comunicano a lui; questa comunicazione sollecita un ulteriore ampliamento. Il processo riguarda quindi anche l’Essenza e le relazioni fra Essenze. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]

Il dato interno all’insegnamento è esplicito: esistono differenze di consapevolezza incorporata, e tali differenze non sono immobili. Il rifiuto di un’espressione “più elevata” non elimina un’espressione “più ampia”. Non possiamo usare la prima affermazione per cancellare la seconda. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]

Nella medesima sessione, Elias distingue tra conoscere qualcosa e incorporarlo come realtà attraverso l’esperienza. Quando l’esperienza è incorporata, ripeterla può perdere il proprio motivo. Collega inoltre una più ampia consapevolezza dell’Essenza al venir meno della necessità di violenza e negatività e all’espressione naturale dell’amore e della bellezza. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]

La convergenza con i passi del CF77 riguarda così un rapporto preciso. In entrambi gli insegnamenti, una diversa condizione del conoscere vissuto cambia le forme attraverso cui l’esperienza si esprime. Ciò che prima aveva una funzione può non averla più. L’esperienza non è descritta soltanto come varietà: partecipa a una trasformazione del rapporto con sé e con gli altri. [Sintesi comparativa — CF77, Opera Omnia, pp. 1278–1281 e 3299; Elias, Sessione 15.]

La sessione 549 conferma, nel linguaggio di Elias, che il divenire amplia consapevolezza ed esperienza senza ampliare ciò che si è. La sessione 437 ammette l’assimilazione delle informazioni, pur respingendo l’idea della vita come scuola per esseri inferiori. Il riconoscimento del processo non dipende quindi dall’accettazione del termine “evoluzione”. [Raccordo editoriale — Sessioni 437 e 549.]

L’ipotesi proposta all’inizio può ora essere formulata con maggiore precisione. Nei passi CF77 sul dolore, l’incomprensione e il ristagno rendono necessaria un’esperienza capace di muovere la coscienza. In Elias, la conoscenza non incorporata attraverso l’esperire e la successiva incorporazione spiegano perché un’esperienza venga attraversata e perché la sua ripetizione possa perdere significato. Su questo rapporto, il confronto ha un fondamento testuale sostanziale. [Sintesi comparativa — CF77, Opera Omnia, pp. 1278–1281; Elias, Sessione 15.]

Non-comprensione e desiderio di esperienza non sono però sinonimi in ogni contesto. La curiosità e l’esplorazione di cui parla Elias comprendono anche espressioni creative e piacevoli, senza che il testo le presenti tutte come rimedi a una carenza. La convergenza più solida riguarda dunque la funzione dell’esperienza nell’incorporare conoscenza e nel modificare la manifestazione; non richiede di ricondurre ogni esplorazione a un difetto iniziale. [Delimitazione comparativa — Elias, Sessione 437; CF77, Opera Omnia, p. 1280.]

Una forma concreta di esperienza può pertanto essere letta nei due linguaggi secondo un rapporto convergente: la comprensione ancora limitata prende parte al vivere, il vivere contribuisce alla comprensione, la comprensione modifica ciò che diviene necessario ripetere. È una formulazione comparativa nostra, riferita al processo esaminato, non una frase comune ai due corpus. [Ipotesi di equivalenza funzionale.]

Il CF77 descrive i sentire in una successione logica fino al Sentire Assoluto e colloca le situazioni cosmiche nell’Eterno Presente. Ciò che nell’esperienza temporale appare come futuro appartiene, nell’Eterno Presente, alla realtà simultanea: non deve attendere un “poi” per esistere. La successione vissuta e la simultaneità vengono dunque affermate insieme. Anche Elias mantiene simultaneità e dinamismo: nella sessione 549 distingue il potenziale delle probabilità dalle azioni create nel momento, senza presentare questa creazione come un’aggiunta alla coscienza. Il punto comune è che la completezza della realtà non annulla il vivere e il creare dell’esperienza.

Il CF77 ricorre all’immagine dei fotogrammi per spiegare come la successione vissuta possa appartenere a una realtà che esiste interamente nell’Eterno Presente. I fotogrammi non vengono prodotti dal trascorrere del tempo: il sentire li collega in una sequenza, dando luogo all’esperienza del divenire. Il confronto con Elias riguarda dunque, anzitutto, il rapporto fra simultaneità e dinamismo dell’esperienza. Su un piano distinto, sono le varianti del CF77 e le probabilità di Elias a richiedere un confronto, perché riguardano le alternative dell’esperienza e la libertà di scelta. Confondere questi due piani introdurrebbe una divergenza che il confronto proposto non dimostra. [Sintesi comparativa editoriale.]

Anche l’esito viene descritto diversamente. Il CF77 parla dell’identificazione nel Sentire Assoluto; Elias, nella sessione 15, insiste sull’incorporazione mai definitivamente esaurita e nega una perfezione conclusiva. Questa differenza non elimina il processo comune che abbiamo individuato, ma impedisce di dichiarare identiche le due cosmologie. [Confronto delle formulazioni — CF77, Opera Omnia, pp. 2172 e 3243; Elias, Sessione 15.]

“Coscienza”, “consapevolezza” e “sentire” richiedono attenzione alle distinzioni proprie di ciascun insegnamento. A pagina 3243 il CF77 distingue, per esempio, la coscienza d’essere dalla consapevolezza umana. Il confronto che proponiamo riguarda il processo descritto:
— nel CF77 l’esperienza contribuisce alla maturazione della comprensione e all’ampliamento del sentire;
— in Elias contribuisce a incorporare la conoscenza nella realtà vissuta e ad ampliare la consapevolezza. La nostra ipotesi è che queste formulazioni descrivano un processo sostanzialmente comune. Per verificarla occorre rispettare il significato dei termini nei diversi contesti, senza assumere che la loro diversità linguistica implichi necessariamente una diversità del processo. [Sintesi e ipotesi comparativa — CF77, Opera Omnia, pp. 1278–1281 e 3243; Elias, Sessione 15.]

Il risultato del confronto è una equivalenza funzionale circoscritta: nei passaggi esaminati,
— l’esperienza partecipa alla comprensione vissuta,
— e l’ampliamento di questa comprensione rende superabili determinate forme dell’esperire.
— La completezza dell’essere non annulla questo movimento.
— La simultaneità non impone l’immobilità della consapevolezza. [Valutazione comparativa editoriale.]

Questo risultato modifica la lettura della frase “l’Essenza fa esperienza”. Nel contesto della sessione 15, essa include un processo di incorporazione e una possibilità di superamento della ripetizione distruttiva. Il confronto con il CF77 aiuta a riconoscere la consistenza di quel processo: il dolore viene collocato in una relazione con la comprensione, anziché lasciato come episodio privo di ulteriore significato. [Sintesi comparativa.]

Rimane distinta la domanda su ciascuna sofferenza concreta. Il CF77 afferma una comprensione che può maturare oltre la visibilità immediata; Elias presenta anche accordi e scelte non coscientemente riconosciuti dal focus. Queste spiegazioni metafisiche non rendono conoscibile dall’esterno il significato del dolore altrui. Comprenderne la logica non equivale a sapere perché una determinata persona soffra o perché debba continuare a farlo. [Limite dell’applicazione individuale.]

Il punto acquisito è però sostanziale: 👉 possedere già tutto e divenire nella comprensione non sono affermazioni che si escludono. Entrambi gli insegnamenti, nei rispettivi linguaggi, ci obbligano a pensarle insieme. È da questa relazione, e dalle differenze che abbiamo conservato, che il capitolo conclusivo dovrà riprendere la domanda iniziale sul senso dell’esperienza. [Conclusione editoriale del confronto.]


Per il CF77 sono stati consultati i tre file dell’Opera Omnia: OO 1-2021.pdf, OO 2022-3200.pdf, OO3201-fine.pdf. I riferimenti seguenti indicano la numerazione stampata nel testo, che in alcuni punti differisce da quella dell’indice iniziale.

  • Dali, Riunione 142, 13 gennaio 1962, pp. 1275–1281: domanda sull’evoluzione senza dolore, cristallizzazione, comprensione e cessazione della necessità del dolore. Il titolo della riunione si trova a p. 1273.
  • Kempis, Riunione 252, 7 maggio 1966, pp. 2167–2173: corpo akasico, Individualità, gamma di sentire e spirale nell’Eterno Presente.
  • Kempis, pp. 3241–3244: rapporto fra essere e coscienza, fotogrammi, successione logica dei sentire e Sentire Assoluto. Numero e data della riunione non verificati in questa consultazione.
  • Kempis, pp. 3297–3299: Assoluto, manifestazione, comunione degli esseri e moralità. Numero e data della riunione non verificati in questa consultazione.

Per Elias:

“Equivalenza funzionale circoscritta” è la valutazione editoriale del rapporto fra i passi esaminati. Non identifica Individualità ed Essenza in ogni loro aspetto e non afferma l’identità complessiva dei due insegnamenti.

[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

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