La testimonianza di una monaca certosina tratta dal sito Cartusialover.
Sono entrata in Certosa spinta da un’attrazione per la vita certosina.
Iniziare a sperimentare Dio non è stato né facile né piacevole.
Prima di tutto bisogna essere docili.
Serve una certa flessibilità per poter lavorare con Lui e lasciarlo operare in noi.
Bisogna essere in grado di sentire la Sua voce quando vuole istruirci.
Come potrei poter sentire la Sua voce con solo rumore e grida nel cuore, per non parlare di una lotta continua?
Inoltre, Dio è Verità. Come potrei incontrarLo se non fossi sincera con Lui (cioè, se non conoscessi me stessa)?
In questo senso, la cella è stata una vera maestra per me. A poco a poco ho scoperto tutti gli aspetti di me stessa, soprattutto quelli più sgradevoli, quelli che preferirei non vedere o non mostrare: l’orgoglio, l’amor proprio, l’egoismo, il disgusto per certi compiti, e anche la difficoltà di vivere con persone dal temperamento diverso.
Ecco cosa accadde: la solitudine mi fece affrontare la verità, la mia verità e quella di Dio. Così, di fronte a questa brutale verità su me stessa, mi sentii costretta a iniziare il duro lavoro di liberarmi da questo fardello della mia intelligenza, del mio cuore e della mia volontà.
Tutto il mio apparato mentale era rivolto verso il male e le realtà inferiori.
Decisi di iniziare un serio sforzo di vera conversione, che consisteva nel mettere ordine nella mia vita interiore, con molta pazienza, costanza, preghiere e suppliche a Dio, affinché purificasse la mia intelligenza instabile, il mio cuore errante e la mia debole volontà, e facesse sì che queste facoltà prendessero a poco a poco la retta via, la via che conduce all’umiltà interiore e ci permette di dimorare in Dio.
Devo ringraziare il Signore, perché la vita in Certosa è stata per me una meravigliosa avventura, pur con i suoi alti e bassi, nella luce e nell’oscurità, nella serenità e nel dolore, ma anche nella gioia di vivere insieme e nella speranza di raggiungere insieme la pienezza della vita eterna.
Ringrazio il Signore per aver progressivamente risvegliato in me, fin dal mio ingresso in Certosa, il gusto per le cose dello spirito: lettura, meditazione, lectio divina, ecc…, e per avermi rassicurato nella mia decisione di mettere Dio al di sopra di tutto, a tutti i costi.
Per me questo significa non diventare subito santa, ma sottomettermi a Lui nel grigiore della vita quotidiana, che è un invito del Signore a donarmi completamente a Lui.
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