«Senza l’esperienza, ciò che incorporate è una comprensione intellettuale, ma non necessariamente un conoscere.»
☉ La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
8. Spiritualità, pratiche, maestri, illuminazione
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda relativa alle fonti a fondo pagina.
Capitolo 12
AVVERTENZA: nel testo i termini “comprensione”, “capire” sono usati con altro significato rispetto a quello abituale nel Sentiero. Il termine knowing («conoscere vissuto») è l’equivalente del nostro comprendere.
Capire non è ancora conoscere
Si può comprendere molto senza che ciò che si è compreso abbia ancora la stessa realtà di qualcosa che si è vissuto. Una spiegazione può apparire coerente, una concezione può essere accettata intellettualmente e un individuo può persino riuscire a esporla con precisione. Nella Sessione 2047 Elias introduce però una distinzione netta fra comprensione intellettuale, esperienza e knowing («conoscere vissuto»). [Elias / raccordo editoriale — Sessione 2047]
“Experience is what generates the reality AND the knowing.”
(«È l’esperienza che genera la realtà e il conoscere.»)
— Elias, Sessione 2047
La formulazione è particolarmente forte. Elias non dice soltanto che l’esperienza conferma ciò che già si sa. Dice che l’esperienza genera la reality («realtà») e il knowing («conoscere»). [Elias — Sessione 2047]
Il passaggio fondamentale non avviene quindi semplicemente quando un’idea diventa più chiara, ma quando ciò che era compreso viene effettivamente sperimentato. È allora che acquista quella qualità di realtà che Elias distingue dalla sola comprensione concettuale. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 2047] (Nel Sentiero diremmo che allora c’è piena comprensione)
Ciò che può essere incorporato senza essere ancora knowing
Elias precisa ulteriormente la distinzione:
“Without the experience, what you incorporate is an intellectual understanding, but not necessarily a knowing.”
(«Senza l’esperienza, ciò che incorporate è una comprensione intellettuale, ma non necessariamente un conoscere.»)
— Elias, Sessione 2047
Questo passaggio impedisce di identificare troppo rapidamente incorporation («incorporazione») e knowing («conoscere vissuto»). Qualcosa può essere incorporato come comprensione intellettuale e tuttavia non possedere ancora la qualità che Elias chiama knowing. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 2047]
Per questa ragione il titolo «dall’esperienza all’incorporazione» deve essere letto con cautela. Non stiamo proponendo una sequenza tecnica secondo cui ogni pratica produrrebbe un’esperienza che, in una fase successiva, diventerebbe automaticamente conoscenza. Le fonti documentano qualcosa di più preciso: l’esperienza è ciò che conferisce realtà al conoscere. [Raccordo editoriale — Sessione 2047]
La differenza fra sapere un concetto e averlo sperimentato
La Sessione 1558 torna sul medesimo punto con una formulazione ancora più esplicita:
“Without experience, you do not generate a reality. What you know in reality is what you have experienced.”
(«Senza esperienza non generate una realtà. Ciò che conoscete nella realtà è ciò che avete sperimentato.») — Elias, Sessione 1558
Elias aggiunge:
“Experience is powerful; that is what generates the knowing.”
(«L’esperienza è potente; è ciò che genera il conoscere.»)
— Elias, Sessione 1558
La convergenza con la 2047 è molto forte. Il knowing («conoscere vissuto») non viene presentato come semplice incremento di informazioni. L’elemento decisivo è l’esperienza attraverso la quale ciò che poteva essere concepito o compreso assume realtà per l’individuo. [Elias / raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558]
Questo permette anche di comprendere perché due persone possano possedere la stessa informazione senza che essa abbia per entrambe lo stesso significato vissuto. La fonte non formula direttamente questo esempio, ma la distinzione fra comprensione intellettuale ed esperienza autorizza a dire che conoscere una proposizione e averne esperienza non sono, per Elias, la stessa azione. [Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558]
L’esperienza non è un’illustrazione della teoria
In questa prospettiva, l’esperienza non è semplicemente un esempio che dimostra una teoria già posseduta. Ha una funzione più radicale: genera una realtà che la sola comprensione non genera nello stesso modo. [Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558]
Questo modifica anche il criterio con cui possono essere considerate le pratiche affrontate nei capitoli precedenti. La questione non è soltanto se una meditazione produca quiete, se una disciplina favorisca determinate comunicazioni o se uno stato sia particolarmente intenso. La domanda diventa: che cosa viene realmente conosciuto attraverso ciò che è stato sperimentato? [Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558]
La domanda non costituisce una formula esplicita di Elias; è il raccordo editoriale che permette di collegare le sue spiegazioni sul knowing («conoscere») al sottocorpus sulle pratiche. [Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558]
L’eccezionalità non è il criterio
Ne consegue una distinzione importante per questa monografia. Un’esperienza non acquista valore conoscitivo semplicemente perché è insolita, spettacolare o difficile da produrre. La Sessione 1581 mostra una condizione di forte chiarezza e ampliamento dell’awareness («consapevolezza»); Elias ne riconosce il valore come esplorazione e manifestazione delle capacità dell’individuo, senza trasformarne l’eccezionalità in un rango. [Elias — Sessione 1581]
La 2047 e la 1558 spostano ulteriormente il criterio: ciò che conta, rispetto al knowing («conoscere vissuto»), è il carattere esperienziale e reale di ciò che viene vissuto, non la sua spettacolarità. [Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558, 1581]
Per questo un’esperienza straordinaria non possiede automaticamente un valore maggiore di un’esperienza ordinaria. Le fonti non costruiscono una scala nella quale gli stati più intensi generino necessariamente una conoscenza «più alta». L’esperienza è potente perché genera realtà e knowing, non perché debba essere eccezionale. [Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558]
Remembrance: non ricordare qualcosa, ma essere
La Sessione 1558 introduce un ulteriore termine importante, remembrance («ricordo», ma in Elias non nel semplice senso di memoria»):
“Remembrance is not memory, it is being…”
(«Il remembrance non è memoria, è essere…»).
— Elias, Sessione 1558
Elias aggiunge che questo beingness («essere, condizione dell’essere») non può essere espresso senza esperienza effettiva. [Elias — Sessione 1558]
Il remembrance non viene quindi presentato come recupero mentale di un’informazione dimenticata. Elias lo distingue esplicitamente dalla memoria e lo associa al being («essere»), che richiede esperienza concreta per potersi esprimere. [Elias — Sessione 1558]
Questo passaggio porta la differenza fra comprensione ed esperienza ancora più in profondità. Non si tratta semplicemente di ricordare mentalmente «chi si è» o di possedere una teoria più ampia sul sé. Ciò che Elias chiama remembrance riguarda una qualità dell’essere che non può essere sostituita dalla sola rappresentazione concettuale. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1558]
Non basta ripetere una formulazione
È possibile allora comprendere perché l’accumulo di concetti, per quanto accurato, non equivalga necessariamente a ciò che Elias chiama knowing. Una persona può conoscere una definizione, ripetere un insegnamento e riconoscerne intellettualmente la coerenza; questo può costituire un’effettiva comprensione, ma la 2047 distingue tale comprensione dal conoscere generato dall’esperienza. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 2047]
La differenza non svaluta l’intelletto. Elias non afferma che la comprensione concettuale sia inutile o falsa. Dice qualcosa di più delimitato: senza esperienza, ciò che viene incorporato può restare una comprensione intellettuale e non necessariamente diventare knowing («conoscere vissuto»). [Elias — Sessione 2047]
Non è dunque necessario contrapporre teoria ed esperienza. La distinzione riguarda ciò che ciascuna può generare. Un concetto può orientare e rendere comprensibile qualcosa; l’esperienza gli conferisce una realtà che non deriva dalla sola formulazione del concetto. [Raccordo editoriale — Sessione 2047]
Anche una pratica può restare soltanto un’esperienza speciale
Questa distinzione permette di riprendere, senza ripeterlo, il problema del capitolo precedente. Si può avere una pratica efficace e persino un’esperienza particolarmente riuscita, e poi concentrare tutta l’attenzione sulla possibilità di produrla nuovamente. In quel caso il criterio continua a essere lo stato in sé. [Raccordo editoriale — Sessioni 201604151, 2047]
Le fonti sul knowing suggeriscono un criterio diverso: il punto decisivo non è conservare l’esperienza nella sua forma originaria, ma ciò che essa ha reso reale attraverso l’averla vissuta. [Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558]
Questa è una ricostruzione editoriale e non va trasformata in una sequenza prescrittiva. Elias non formula una teoria generale secondo cui ogni esperienza spirituale debba attraversare determinate «fasi di integrazione». Le fonti consentono però di distinguere chiaramente la riproduzione di uno stato dal knowing generato dall’esperienza. [Raccordo editoriale — Sessioni 201604151, 2047, 1558]
Non ogni incorporazione è automaticamente pacifica
Anche il termine «integrazione» richiede cautela. La Sessione 1558 mostra che un’esperienza collegata all’Essenza può essere potente e anche scuotere il senso abituale dell’identità. Il passaggio dall’esperienza al conoscere non deve quindi essere descritto come un processo necessariamente sereno o privo di tensioni. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1558]
L’esperienza possiede precisamente la forza di rendere reale qualcosa che prima poteva essere soltanto compreso. Questa maggiore realtà può ampliare l’individuo, ma può anche mettere in discussione configurazioni attraverso le quali egli si era precedentemente definito. [Raccordo editoriale — Sessione 1558]
La fonte impedisce dunque di trasformare incorporation («incorporazione») in un’immagine troppo lineare: «ho avuto l’esperienza, quindi ora tutto è definitivamente assimilato». Il corpus autorizza una relazione fra esperienza e knowing, non un automatismo di integrazione perfetta. [Raccordo editoriale — Sessioni 1558, 2047]
Dal momento speciale al modo di vivere
A questo punto emerge la funzione che il tema dell’incorporation («incorporazione») assume nella monografia. Le pratiche possono offrire condizioni particolari, facilitare percezioni e generare esperienze. Ma il criterio non rimane confinato al momento in cui l’esperienza accade. [Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558]
Se l’esperienza genera knowing («conoscere vissuto»), ciò che è stato sperimentato non appartiene soltanto al ricordo di un episodio. Può entrare nel modo in cui l’individuo riconosce ciò che è reale per sé. [Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558]
È precisamente in questo senso che la nozione di remembrance («ricordo come essere») della 1558 diventa significativa: non conservazione mentale dell’esperienza, ma una qualità dell’essere che non può essere separata dall’aver effettivamente vissuto. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1558]
Conclusione
Le Sessioni 2047 e 1558 stabiliscono una distinzione fondamentale: la comprensione intellettuale e il knowing («conoscere vissuto») non sono equivalenti. L’esperienza è ciò che, nelle parole di Elias, genera la realtà e il conoscere. [Elias — Sessioni 2047, 1558]
Per questo il valore di una pratica non può essere misurato soltanto dall’intensità dello stato che produce. Un’esperienza insolita può avere grande forza; un’esperienza semplice può generare un knowing altrettanto reale. Il criterio documentato non è l’eccezionalità, ma l’esperienza attraverso la quale qualcosa diventa reale. [Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558, 1581]
Allo stesso modo, remembrance («ricordo») non significa recuperare mentalmente un sapere già formulato: Elias lo definisce being («essere») e afferma che tale essere non può esprimersi senza esperienza effettiva. [Elias — Sessione 1558]
Resta allora una domanda molto concreta: dove si vede ciò che è stato realmente incorporato e conosciuto? Non necessariamente negli stati speciali, ma nel modo in cui si vive, si percepisce e si sceglie quando nessuna esperienza straordinaria è in corso.
Il passaggio successivo porta quindi alla vita ordinaria come banco di prova.
[Raccordo editoriale — Sessioni 2047, 1558; ponte verso Sessioni 202202221, 1114]
Fonti
- Sessione 2047 — Eliasweb
- Sessione 1558 — Eliasweb
- Sessione 1581 — Eliasweb
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
