Elias: non esiste una linea d’arrivo, un traguardo dell’esistenza [E213]

Non esiste una linea d’arrivo, ma esistono continuamente risultati reali. Non esiste un prodotto finale, ma ogni momento del processo genera esperienza e nuove possibilità di conoscenza.

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📌 SPIRITUALITÀ, PRATICHE, MAESTRI, ILLUMINAZIONE secondo Elias: un volume digitale che raccoglie i post della Monografia 8

MONOGRAFIE
8. Spiritualità, pratiche, maestri, illuminazione
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 21

Nella Sessione 1447 una partecipante descrive una difficoltà familiare a molte persone impegnate in una ricerca interiore: sente di avere continuamente bisogno di rassicurazioni sul fatto di procedere nella direzione giusta, ma contemporaneamente si svaluta perché ritiene che dovrebbe riuscire a comprendere tutto senza aiuto. Si paragona a una studentessa insufficiente in una classe di studenti eccellenti. [Interlocutrice — Sessione 1447]

Elias individua anzitutto il problema nel confronto. Ogni individuo esprime un proprio movimento, metodi e scelte differenti; confrontarli per stabilire chi stia procedendo meglio produce facilmente una svalutazione di sé. [Elias — Sessione 1447]

È in questo contesto che pronuncia una delle frasi fondamentali per il nostro tema:

“It is not a race. There is no finish line.”
«Non è una gara. Non esiste una linea d’arrivo.»
Elias, Sessione 1447.

L’affermazione non riguarda soltanto l’inutilità di competere con altri praticanti. Mette in discussione la struttura stessa attraverso cui l’individuo tende a valutare il proprio percorso: immagina una condizione futura nella quale potrà finalmente riconoscersi adeguato, e misura la propria esperienza presente in funzione della distanza che ancora lo separerebbe da quella condizione. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1447]

Elias prosegue osservando che gli individui si preoccupano molto dei risultati, li utilizzano per misurare il proprio valore e li assumono come termini di confronto. Ma ciò che stanno effettivamente vivendo, precisa, sono processi. [Elias — Sessione 1447]
La sua distinzione è particolarmente incisiva:

“It is the generation of the creating, not the created.”
«È il generare la creazione, non ciò che è stato creato.»
Elias, Sessione 1447.

Elias invita così a prestare attenzione a ciò che si sta facendo e creando, anziché concentrare il riconoscimento di sé esclusivamente su ciò che risulta già compiuto. È il processo stesso a esprimere l’individuo e a offrirgli informazioni. [Elias — Sessione 1447]

Questo non significa che il risultato sia inesistente o irrilevante. Significa che il valore dell’esperienza non comincia soltanto quando una determinata condizione viene raggiunta. Ciò che viene generato durante il processo possiede già realtà e significato. [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

La Sessione 1586 approfondisce notevolmente questo principio. L’interlocutrice racconta di essere riuscita a riconoscere alcune proprie risposte automatiche e a modificarle intenzionalmente. Eppure continua ad avvertire una difficoltà: poiché certe disposizioni e certi giudizi si ripresentano, tende a pensare che il proprio processo di accettazione non sia ancora completo e che, fino al raggiungimento di quella condizione finale, ella rimanga in qualche misura inadeguata. [Interlocutrice — Sessione 1586]

Elias individua in questa impostazione la stessa credenza che spinge a considerare un processo come qualcosa che, una volta iniziato, debba percorrere necessariamente una determinata traiettoria fino al risultato conclusivo. [Elias — Sessione 1586]

La sua risposta è esplicita:

“Your outcomes are occurring in every moment — your process is an outcome. There is no finished product.”
«I vostri risultati si producono in ogni momento: il vostro processo è un risultato. Non esiste un prodotto finito.»
Elias, Sessione 1586.

Il passaggio modifica il rapporto abituale fra processo e risultato. Non vi è, da una parte, una lunga preparazione ancora incompleta e, dall’altra, un risultato nel quale soltanto alla fine si realizzerebbe ciò che si cercava.
👉Ogni momento del processo genera già un risultato, anche quando l’esplorazione continua. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1586]

Elias applica direttamente questa distinzione all’acceptance («accettazione»).
L’accettazione non è presentata come un premio che l’individuo conquista al termine di un lungo viaggio e che, da quel momento, continua automaticamente a possedere. È un’azione che egli genera in ogni momento. [Elias — Sessione 1586]

La precisazione è importante perché una condizione definitivamente acquisita, nella quale l’individuo non debba più scegliere se e come esprimere accettazione, eliminerebbe proprio la possibilità della scelta. [Elias — Sessione 1586]

Una persona può quindi esprimere genuinamente accettazione in una determinata circostanza e, successivamente, incontrare una situazione nella quale si ritrova a esprimere giudizio o resistenza. Questo non rende irreale l’accettazione precedentemente vissuta, né trasforma la nuova esperienza in una prova del fallimento dell’intero percorso. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1586]

L’accettazione non viene conservata come un oggetto ormai posseduto: continua a essere espressa, riconosciuta e scelta nell’esperienza. [Raccordo editoriale — Sessione 1586]

Nella Sessione 1447 Elias individua una convinzione ricorrente: quando una persona ha acquisito una determinata informazione, tende ad aspettarsi che le esperienze problematiche a essa associate non debbano più presentarsi. [Elias — Sessione 1447]

Se una circostanza spiacevole ritorna, l’individuo conclude facilmente di aver fallito, di non aver capito abbastanza o di non essere realmente cambiato. [Elias — Sessione 1447]

Ma Elias distingue la comprensione intellettuale dall’applicazione esperienziale. Si possono conoscere le parole e i concetti relativi all’attenzione e alla presenza senza che questo significhi esprimerli automaticamente in ogni situazione. [Elias — Sessione 1447]

L’informazione acquisita non equivale quindi all’eliminazione definitiva di una modalità di esperienza. L’approfondimento consiste anche nel riconoscere più chiaramente ciò che si sta effettivamente generando quando una situazione torna a presentarsi. [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

Il ritorno di una difficoltà non cancella necessariamente ciò che è già stato conosciuto e sperimentato. [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

La Sessione 1586 contiene un esempio particolarmente significativo di come la ricerca di un risultato finale possa sopravvivere anche quando l’individuo crede di averla abbandonata.

L’interlocutrice racconta che, durante il proprio precedente percorso Zen, aveva riconosciuto il limite dell’illuminazione intesa come prodotto finito. Successivamente, avvicinandosi alle informazioni di Elias, aveva però trasferito la medesima aspettativa sullo Shift in Consciousness («cambiamento nella coscienza»): non cercava più di diventare illuminata, ma di diventare fully shifted («pienamente realizzata nello Shift»). [Interlocutrice — Sessione 1586]

Elias le fa notare che aveva cambiato il termine, mantenendone sostanzialmente lo stesso significato. [Elias — Sessione 1586]

La questione è importante perché rivela come un’aspettativa possa sopravvivere al cambiamento del linguaggio. Anche quando una persona abbandona l’idea di raggiungere il nirvana o l’illuminazione definitiva, può trasferire la stessa struttura su un nuovo ideale: essere finalmente pienamente trasformata, perfettamente consapevole o definitivamente libera da certe disposizioni. [Raccordo editoriale — Sessione 1586]

In tal caso non è cambiata la concezione del percorso, ma soltanto il nome attribuito alla sua presunta conclusione. [Raccordo editoriale — Sessione 1586]

A questo punto emerge una delle distinzioni più interessanti della Sessione 1586. L’interlocutrice collega inconsapevolmente l’essere ancora all’interno di un processo con il non essere abbastanza. Poiché non ha raggiunto il risultato finale dell’accettazione, continua a percepirsi come qualcosa di incompleto che diventerà adeguato soltanto in futuro. [Interlocutrice / Elias — Sessione 1586]

Elias modifica questa prospettiva. Il fatto di continuare a esplorare non deve necessariamente essere vissuto attraverso la difesa, l’insufficienza o la svalutazione. Può invece essere riconosciuto come possibilità continua di scoprire, scegliere e generare nuove esperienze. [Elias — Sessione 1586]

Il punto non è negare che l’individuo possa ampliare la propria consapevolezza. È interrompere l’equivalenza fra «sto ancora esplorando» e «non sono ancora abbastanza». [Raccordo editoriale — Sessione 1586]

L’assenza di un compimento definitivo non rende incompleto il valore di ciò che viene vissuto. [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

Un’altra conseguenza riguarda il modo in cui vengono interpretate le esperienze sgradevoli. Nella Sessione 1447 Elias osserva che molte persone, quando incontrano conflitto o disagio, lo considerano immediatamente un’indicazione di fallimento. Si aspettano che l’acquisizione di una maggiore comprensione impedisca il ripetersi di determinate esperienze. [Elias — Sessione 1447]

Elias contesta questa equivalenza: il disagio non è sinonimo di assenza di valore. Anche le esperienze non piacevoli possono offrire informazioni e partecipare all’esplorazione individuale. [Elias — Sessione 1447]

La Sessione 1586 converge su questo punto. Elias chiarisce che neppure un individuo che esprima un ampliamento molto significativo della consapevolezza deve necessariamente vivere in uno stato costante di benessere o assenza di conflitto. Può continuare a scegliere esperienze differenti e comprenderle mentre le genera. [Elias — Sessione 1586]

Il cambiamento documentato dalle fonti non consiste quindi necessariamente nella scomparsa di tutto ciò che viene percepito come negativo, ma anche nella diversa consapevolezza con cui si partecipa alla propria esperienza. [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

Si potrebbe obiettare che, eliminando un risultato finale, venga meno anche il significato dell’impegno. Perché dedicarsi a una pratica, approfondire una conoscenza o perseguire una determinata direzione se non esiste uno stato nel quale poter dichiarare concluso il lavoro? [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

Ma Elias non contesta la possibilità di scegliere e generare risultati. Al contrario, nella 1586 valorizza il riconoscimento delle risposte automatiche e la capacità di modificarle attraverso scelte differenti; nella 1447 richiama continuamente l’attenzione su ciò che l’individuo sta effettivamente creando. [Elias — Sessioni 1447, 1586]

Occorre pertanto distinguere due tipi di compimento.
— Un conto è portare a realizzazione una scelta, una pratica, un’esperienza o un proposito determinato.
— Un altro è immaginare che la somma di queste realizzazioni debba culminare in un essere definitivamente completato. Questa distinzione è un raccordo editoriale, ma rispetta il rapporto fra processo e risultati sviluppato nelle due sessioni. [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

La ricerca può dunque conservare pienamente intento, direzione e determinazione senza trasformarsi in una corsa verso un ipotetico individuo futuro finalmente compiuto. [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

Possiamo richiamare qui, senza riaprire l’argomento delle pratiche già sviluppato nei capitoli precedenti, una conseguenza della distinzione formulata da Elias.

Se il processo genera risultati in ogni momento, una particolare esperienza può essere realmente compiuta e riconosciuta come tale, senza rappresentare la conclusione dell’intero percorso. [Raccordo editoriale — Sessione 1586]

Un individuo può quindi vivere una concreta soddisfazione per ciò che ha sperimentato e realizzato, pur sapendo che la propria esplorazione continua. La compiutezza di un’esperienza e il carattere aperto dell’esistenza non sono necessariamente in contraddizione. [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

In questo senso, l’assenza di una linea d’arrivo non impoverisce i risultati. Li restituisce al processo nel quale vengono effettivamente generati. [Raccordo editoriale — Sessione 1586]

La Sessione 1447 contesta la tendenza a trattare il cammino come una gara e a misurare il proprio valore confrontando i risultati raggiunti. Elias sposta il centro su ciò che l’individuo sta facendo e generando: è il processo stesso a costituire l’espressione di sé e a fornire informazioni. [Elias — Sessione 1447]

La Sessione 1586 approfondisce ulteriormente questo principio:
— i risultati si producono in ogni momento;
— 👉il processo è esso stesso risultato e non conduce a un prodotto spirituale definitivamente concluso. [Elias — Sessione 1586]

Questo non elimina cambiamento, apprendimento, approfondimento o capacità di scegliere diversamente. Elimina piuttosto la necessità di collocarne il valore in una condizione finale nella quale l’individuo dovrebbe diventare qualcosa di definitivamente compiuto. [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

Non esiste una linea d’arrivo, ma esistono continuamente risultati reali. Non esiste un prodotto finale, ma ogni momento del processo genera esperienza e nuove possibilità di conoscenza. [Raccordo editoriale — Sessioni 1447, 1586]

Rimane allora una questione: se l’esplorazione non si conclude, che cosa significa sviluppare una reale padronanza? La Sessione 202309061 risponde attraverso una particolare immagine: il maestro che, dopo avere attraversato i livelli di apprendimento, ritorna all’inizio con una consapevolezza differente. Sarà il tema del Capitolo 22. [Raccordo editoriale — ponte verso Sessione 202309061]


  • Sessione 1447 — confronto, gara spirituale, processo creativo e valore delle esperienze.
  • Sessione 1586 — il processo come risultato continuo; accettazione in ogni momento; critica del fully shifted come nuovo ideale di compimento.

[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

2 commenti su “Elias: non esiste una linea d’arrivo, un traguardo dell’esistenza [E213]”

  1. Mi viene da pensare che l’umano abbia bisogno di confini e che crearsi una meta, un punto d’arrivo costituisca una sorta di definizione rassicurante in cui possa identificarsi, anche quando non raggiunge l’obiettivo.

    Accettare che sia semplicemente il processo ad avere importanza, sottrae questa opportunità e lascia spazio ad una non definizione di sé, possibile solo se sia interiorizzato l’approccio contemplativo.

    Rispondi

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