Secondo Elias, il collettivo combina eventi, creazioni e filosofie appartenenti a diversi individui e li assegna a determinate figure.
☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
6. Il Cristo e il cristianesimo secondo Elias
☉Fonti del capitolo presente: a fondo pagina
Capitolo 5
Nel capitolo precedente abbiamo raggiunto una distinzione decisiva: secondo Elias, la figura religiosa del Cristo non coincide con la biografia del Gesù storico. L’individuo esiste, ma molte esperienze, idee e narrazioni vengono prodotte collettivamente e concentrate su determinate figure, che assumono la funzione di simboli e focal point.
A questo punto, però, una formula come «costruzione collettiva» può diventare a sua volta equivoca. Nel linguaggio ordinario siamo portati a tradurla immediatamente così: se una storia è stata costruita collettivamente, allora l’evento raccontato non è mai accaduto. Il corpus di Elias non consente questa equivalenza.
Al contrario, quando entra nel dettaglio dei racconti religiosi, Elias attribuisce loro statuti differenti. Alcuni eventi sarebbero realmente accaduti ma attraverso individui diversi da quelli ai quali furono successivamente attribuiti. Altri sarebbero stati fisicamente actualized attraverso una percezione collettiva. Altri ancora vengono definiti semplicemente stories. In altri casi Elias parla di interpretation: un fenomeno reale sarebbe stato letto e narrato in una forma diversa da ciò che stava effettivamente accadendo.
Il problema non può quindi essere ridotto all’alternativa: vero / falso.
Occorre invece chiedere, ogni volta: che tipo di realtà Elias sta attribuendo a questo racconto?
1. Un evento può essere reale senza appartenere alla persona alla quale viene attribuito
La Sessione 301 fornisce uno dei passaggi più importanti per comprendere questo punto.
L’interlocutore domanda a Elias delle grandi figure religiose — Buddha, Maometto, Cristo — e chiede, in sostanza, quanto esse siano reali e quanto invece siano state create dagli esseri umani.
Elias distingue immediatamente due livelli. Da una parte afferma che gli individui attorno ai quali si sono formate quelle tradizioni hanno effettivamente occupato focus fisici. Dall’altra precisa che molta parte delle storie che li circondano è stata creata collettivamente.
Ma la precisazione successiva è ancora più importante. Elias non dice semplicemente che gli eventi sono inventati. Dice che gli eventi sono avvenuti, ma non necessariamente attraverso gli individui ai quali sono stati successivamente attribuiti.
La sua formulazione contiene due nuclei che vanno conservati:
“The events have been created in actuality”
“assigned to certain individuals as a focal point”
Gli eventi sono stati effettivamente creati, attribuiti a determinati individui affinché fungessero da punto focale.
— Sessione 301
Ci troviamo quindi davanti a una struttura diversa dalla falsificazione di una biografia. Un’esperienza può essere avvenuta realmente nel quadro fisico descritto da Elias e tuttavia essere stata vissuta da un individuo differente. Successivamente, esperienze, azioni e filosofie appartenenti a persone diverse possono essere riunite e attribuite a una figura principale.
La figura diventa così il punto nel quale il collettivo concentra una pluralità di elementi.
L’evento realmente avvenuto e l’attribuzione storica dell’evento non sono per Elias la stessa questione.
2. Perché concentrare molti eventi su una sola figura?
La Sessione 301 offre anche una spiegazione della funzione di questa concentrazione.
Secondo Elias, il collettivo combina eventi, creazioni e filosofie appartenenti a diversi individui e li assegna a determinate figure perché una figura unica esercita una maggiore forza sull’attenzione oggettiva.
Molti individui, ciascuno portatore di un’esperienza o di un’idea, producono un’immagine dispersa. Una sola figura alla quale vengono attribuiti molti eventi straordinari, un insegnamento e una particolare autorità diventa invece un punto di riferimento molto più potente. La concentrazione produce dunque un focal point.
Questo non significa che il focal point abbia personalmente generato tutto ciò che gli viene attribuito. Significa che diventa il luogo simbolico nel quale quelle esperienze vengono raccolte e rese riconoscibili.
La stessa Sessione 301 collega questa dinamica alla creazione dell’autorità. Attribuendo a una figura molte capacità, molte esperienze e una filosofia complessiva, il collettivo tende a percepirla come eccezionale e separata dagli individui ordinari.
Qui riappare, sotto un’altra forma, un principio già incontrato: il simbolo può diventare molto più ampio dell’individuo che gli fornisce uno dei riferimenti storici.
Nel caso del Cristo questo significa che la potenza culturale della figura non può essere usata come prova che ogni elemento della narrazione appartenga biograficamente al focus Gesù.
3. La Sessione 306: la storia come presentazione di un concetto
La Sessione 306 aggiunge un altro elemento. Nel contesto di una discussione che coinvolge Saulo/Paolo e il movimento cristiano, Elias parla di racconti presentati come accadimenti fisici e li descrive come:
“presentments of concepts in a form of story”
presentazioni di concetti sotto forma di storia
— Sessione 306
Aggiunge che tali presentazioni non sono necessariamente state create nella forma esatta espressa nei termini biblici.
Il punto è delicato. Una story può quindi avere la funzione di dare una forma oggettivamente riconoscibile a un movimento o a un concetto senza costituire, per questo, la registrazione letterale di un episodio così come viene narrato.
Elias parla di movimenti nella coscienza che coinvolgono molti individui e afferma che l’attenzione viene concentrata su figure specifiche, definite “designated symbols” o portatrici del simbolo.
La funzione del racconto non è allora soltanto quella di riferire un fatto. Può anche rendere visibile, attraverso una figura e una sequenza narrativa, qualcosa che appartiene a un movimento molto più ampio. Questo aiuta a comprendere perché, nella stessa sessione, Elias dica che il Gesù conosciuto storicamente avrebbe avuto nel proprio tempo molta meno importanza e fama di quella successivamente attribuitagli nei termini biblici.
La sproporzione non è accidentale. È precisamente ciò che ci si aspetterebbe quando un individuo diventa il punto di concentrazione simbolica di un movimento collettivo.
4. “Story” non è una categoria unica
Sarebbe però ancora troppo semplice concludere: ogni volta che Elias usa la parola story, significa che non è accaduto nulla. Il corpus mostra una situazione più complessa.
La Sessione 301 afferma che alcuni eventi sono realmente avvenuti, pur essendo stati attribuiti alla persona sbagliata. La 306 descrive alcune storie come presentazioni di concetti. La 1879, già esaminata, afferma che le scritture e le espressioni generate dagli individui sono reali come creazioni della loro percezione e che gli individui producono esperienze in relazione a quelle storie.
Quindi il termine story non deve essere automaticamente tradotto con menzogna, invenzione priva di realtà o evento inesistente.
Può indicare che la forma narrativa non coincide con la biografia letterale dell’individuo; può essere una costruzione collettiva; può concentrare eventi realmente vissuti da altri; può rendere oggettivamente riconoscibile un concetto o un movimento. Occorre sempre verificare il contesto specifico.
5. Un evento può essere actualized dalla percezione collettiva
La Sessione 201609031 offre un esempio particolarmente utile perché Elias distingue, nello stesso dialogo, diversi racconti biblici senza applicare loro una categoria uniforme.
Judy chiede dei bastoni di Mosè e Aronne che, secondo il racconto, si trasformano in serpenti. Domanda se si tratti di una storia oppure di qualcosa realmente accaduto.
Elias risponde che furono “actual events”. Poi spiega l’accadimento attraverso ciò che chiama mass perception. Un gruppo di individui condivide una percezione, una fiducia e un’aspettativa; 👉quella percezione collettiva genera una manifestazione fisica comune. Elias insiste che non si tratterebbe di individui che immaginano una cosa inesistente: 👉nella realtà da loro creata, la manifestazione si produce fisicamente. (in tempi recenti, Međugorje per intenderci, e probabilmente molte delle manifestazioni mariane o di santi, ndr)
Questo è un passaggio importante perché introduce uno statuto che non coincide né con l’evento individuale ordinario né con la semplice narrazione simbolica.
Secondo Elias, un episodio può essere fisicamente reale proprio perché collettivamente creato.
Qui il rapporto fra realtà e costruzione collettiva si rovescia rispetto alla nostra intuizione comune. Nella prospettiva del corpus, dire che qualcosa viene creato attraverso una percezione collettiva non diminuisce necessariamente la sua realtà fisica. Può essere precisamente il modo attraverso cui quell’evento viene actualized.
Fonte: Sessione 201609031.
6. Un racconto può invece essere soltanto una “story”
Pochi minuti dopo, nella stessa sessione, Judy chiede della colonna di nube durante il giorno e della colonna di fuoco durante la notte che avrebbe guidato il popolo nel deserto.
La risposta di Elias è diversa: “a story.”
Non introduce in questo caso una spiegazione attraverso la mass perception. Non propone un evento differente successivamente riattribuito. Non fornisce un fenomeno fisico sottostante. Nel limite di ciò che viene detto in questo passaggio, assegna semplicemente al racconto lo statuto di story.
Questo confronto interno alla stessa sessione è metodologicamente molto importante.
Elias distingue episodio per episodio.
Il bastone-serpente viene trattato come evento actualized attraverso la percezione collettiva.
La colonna di nube e fuoco viene trattata come story.
La differenza non viene eliminata dal fatto che entrambi appartengano alla stessa tradizione religiosa.
7. Un racconto può essere un’interpretazione di un evento differente
La stessa Sessione 201609031 offre una terza possibilità. Judy richiama il racconto di Giosuè nel quale il sole e la luna sembrano arrestarsi durante una battaglia. Chiede se si tratti di una storia o di un evento reale.
Elias risponde che si trattò di una interpretation.
Secondo la sua spiegazione, ciò che stava accadendo era collegato a un fenomeno astronomico, indicato nella trascrizione come precursore di un’eclissi; l’episodio venne interpretato nella forma successivamente conservata dal racconto.
Qui la struttura è ancora diversa.
Non abbiamo:
nulla è accaduto → viene inventata una storia.
Abbiamo piuttosto:
accade un fenomeno → viene percepito e interpretato → l’interpretazione diventa racconto.
La distinzione è essenziale perché mostra che, nel corpus, una narrazione può contenere un riferimento a qualcosa di realmente sperimentato senza descrivere letteralmente ciò che stava accadendo.
8. Una griglia editoriale, non una dottrina di Elias
Per non confondere questi livelli possiamo utilizzare una griglia operativa. È importante precisare che Elias non presenta formalmente questa tassonomia. È uno strumento editoriale costruito a partire dalle distinzioni concrete presenti nelle sessioni.
| Stato del racconto | Che cosa indica nel nostro dossier | Fonti principali |
|---|---|---|
| Evento individuale | esperienza realmente attribuibile alla persona indicata | da verificare caso per caso |
| Evento realmente accaduto ma riattribuito | esperienza reale di altri individui successivamente concentrata sulla figura simbolica | 301 |
| Evento collettivamente actualized | manifestazione fisica generata attraverso una percezione condivisa | 201609031 |
| Story | racconto che non viene confermato come evento nella forma narrata | 306; 201609031 |
| Interpretation | narrazione derivata dall’interpretazione di un fenomeno differente | 201609031 |
| Symbol / focal point | figura sulla quale vengono concentrate esperienze, concetti e movimento collettivo | 301; 306; 530 |
Questa griglia non deve diventare una nuova rigidità. Serve precisamente al contrario: impedisce di collocare in un’unica categoria materiali che Elias tratta in modi diversi.
9. Cosa possiamo dire, a questo punto, dei racconti su Gesù
Le conseguenze per la monografia sul Cristo sono importanti, ma devono essere formulate con cautela. Sappiamo ormai che, secondo Elias, molta parte di ciò che viene attribuito a Gesù non appartiene all’esperienza personale del Gesù storico.
Sappiamo anche che esperienze di individui differenti possono essere concentrate su una figura religiosa, che alcuni racconti possono presentare concetti in forma narrativa e che una creazione collettiva può perfino produrre un evento fisicamente condiviso.
Non sappiamo però, sulla base di questi principi generali, a quale categoria appartenga ogni singolo episodio evangelico.
Non possiamo quindi procedere per deduzione e affermare, per esempio:
- tutti i miracoli attribuiti a Gesù furono eventi collettivamente actualized; oppure:
- tutti i miracoli furono compiuti da altri individui e successivamente attribuiti a Gesù; oppure:
- tutti i miracoli sono soltanto stories simboliche.
Il corpus non autorizza nessuna di queste generalizzazioni. Ogni episodio richiederebbe una fonte specifica.
Questa cautela sarà particolarmente importante quando incontreremo la crocifissione, la morte, la resurrezione e gli altri elementi biografici. In quei casi non potremo usare la teoria della costruzione collettiva per risolvere autonomamente le contraddizioni del corpus. Se Elias offre versioni incompatibili, dovremo conservarle come incompatibili.
10. La realtà di una storia non dipende dalla sua letteralità
Possiamo ora precisare un punto che nella prospettiva di Elias è particolarmente radicale.
Una storia può non essere una registrazione letterale della biografia di un individuo e tuttavia essere reale in diversi sensi.
- Può riferirsi a un evento realmente vissuto da qualcun altro.
- Può essere una manifestazione prodotta da una percezione collettiva.
- Può essere un’interpretazione culturalmente configurata di un fenomeno.
- Può funzionare come simbolo attraverso il quale un movimento collettivo acquista una forma riconoscibile.
- Può inoltre generare esperienze reali negli individui che interagiscono con quella storia.
Questo è precisamente il motivo per cui la formula “è solo un mito” sarebbe inadeguata alla ricostruzione dell’insegnamento di Elias.
La domanda più fedele non è: è vero oppure è falso? È:
quale relazione esiste, in questo caso, fra evento, percezione, attribuzione, interpretazione, simbolo e racconto?
11. Una precisazione sulla figura di Gesù
Nel riorganizzare la struttura della monografia abbiamo scelto di non dedicare un intero capitolo alla questione della presunta superiorità di Gesù, perché il punto è già stato stabilito nei capitoli precedenti. Conviene però conservarne qui la precisazione essenziale.
Nella Sessione 254 Elias nega direttamente che Gesù fosse più connesso all’Essenza degli altri individui. Riconosce una maggiore espressione di subjective awareness e, di conseguenza, di objective awareness rispetto a molti individui, ma la collega alla scelta, al value fulfillment (adempimento esistenziale) e all’intent di quel focus, non a una capacità diversa. Gli altri, afferma Elias, incorporano la stessa capacità.
Questa distinzione completa il quadro del presente capitolo. La concentrazione di eventi e capacità su una figura può produrre l’immagine di un essere eccezionale. Ma nel sistema di Elias la funzione simbolica e una maggiore espressione di awareness non stabiliscono una differenza ontologica fra Gesù e gli altri individui.
Il simbolo può essere eccezionalmente potente senza che il focus debba appartenere a una categoria superiore di essere.
Fonte principale: Sessione 254.
12. Il quinto nodo della monografia
A questo punto possiamo aggiungere un nuovo mattone alla ricostruzione.
- Il Christ entity è un simbolo e un focal point di un movimento della coscienza.
- Gesù è un focus individuale dell’Essenza.
- Quella Essenza si esprime, nello stesso quadro storico, attraverso più focus.
- La figura religiosa del Cristo raccoglie esperienze, idee e narrazioni che eccedono la biografia del singolo Gesù storico.
Ora possiamo aggiungere:
la costruzione collettiva della figura religiosa non possiede, nel corpus di Elias, un solo statuto. Un racconto può riferirsi a un evento realmente accaduto ma riattribuito, a un evento actualized dalla percezione collettiva, a una story, a un’interpretation o alla presentazione simbolica di un movimento più ampio.
Per questo motivo non sarà possibile leggere il materiale cristiano attraverso una sola chiave. La stessa figura può concentrare livelli differenti di realtà e di narrazione. Ed è proprio questa distinzione che prepara il passaggio successivo.
Finora abbiamo indagato come una figura religiosa viene costruita e quale rapporto possa avere il racconto con l’evento. Resta ora da affrontare un’altra domanda:
che cosa accade al contenuto del messaggio quando attraversa tempi, culture e sistemi di credenze differenti?
Le sessioni del 2016 offriranno una risposta particolarmente precisa: Elias distingue il contenuto concettuale dalla forma linguistica e religiosa attraverso cui viene espresso e parla esplicitamente della possibilità di tradurlo nuovamente nel contesto dello Shift.
Questo sarà il tema del prossimo capitolo: Il messaggio e le sue traduzioni.
Nota sulle fonti
Le fonti portanti del capitolo sono le Sessioni 301, 306 e 201609031.
La 301 stabilisce la distinzione fra esistenza delle figure religiose, eventi realmente accaduti, riattribuzione di esperienze e concentrazione su un focal point.
La 306 mostra la funzione delle stories come presentazioni di concetti e dei singoli individui come designated symbols all’interno di movimenti collettivi.
La 201609031, disponibile come audio e trascrizione operativa, è il controllo metodologico più utile perché, nello stesso dialogo, Elias distingue concretamente fra actual event, story e interpretation, introducendo inoltre il ruolo della mass perception nella produzione di un evento fisicamente condiviso.
Le Sessioni 1476 e 1879 restano fonti di raccordo con il Capitolo 4 per la costruzione collettiva delle esperienze attribuite a Gesù. La 254 viene richiamata soltanto per conservare, senza trasformarla in un capitolo ridondante, la distinzione fra maggiore espressione di awareness e maggiore capacità.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org