☉Fonte [Sessione 1185 (18 novembre 2002)] Empowerment2 Ricostruzione editoriale
I testi pubblicati da E73 in poi non sono più parafrasi. Sono ricostruzioni editoriali ottenute riorganizzando il dialogo originale di Elias, eliminando esclusivamente gli elementi dialogici e le ridondanze, senza alterarne il contenuto concettuale.
In questo secondo post sul tema del potere personale, gli stessi argomenti del precedente [E75] con una focalizzazione sull’attenzione.
Il proprio potere segue la direzione dell’attenzione
Uno dei più grandi ostacoli al proprio potere consiste nel dirigere continuamente l’attenzione verso ciò che è esterno a sé.
Si cerca conferma delle proprie capacità, si desidera che gli altri riconoscano il proprio valore, si tenta di dimostrare qualcosa attraverso risultati, manifestazioni o esperienze. Apparentemente si cerca di convincere gli altri, ma in realtà si sta cercando di convincere se stessi.
Ogni tentativo di ottenere una conferma esterna rafforza il dubbio interiore. Se si avverte il bisogno di dimostrare il proprio valore, è proprio quel bisogno a rivelare che il dubbio è ancora presente.
Per questo Elias richiama continuamente l’attenzione su un punto fondamentale: smettere di cercare fuori ciò che può essere riconosciuto soltanto dentro di sé.
Rivolgere l’attenzione a se stessi non significa chiudersi agli altri né osservare continuamente i propri stati interiori. Significa diventare consapevoli di ciò che si sta creando momento per momento: che cosa si sta pensando, che cosa si sta sentendo, quali convinzioni stanno orientando le proprie scelte e quale energia si sta esprimendo.
Finché l’attenzione rimane rivolta agli altri, si continua inevitabilmente a cercarne l’approvazione. Si desidera modificare la loro percezione, sperando che il loro riconoscimento produca finalmente sicurezza.
Ma l’accettazione non nasce dalle risposte degli altri.
Nasce dal rapporto che si stabilisce con se stessi.
Quando si comincia ad accettarsi, quella stessa accettazione viene naturalmente riflessa anche dalle persone che ci circondano. Non perché gli altri cambino spontaneamente, ma perché essi riflettono l’energia che viene proiettata.
Per questo Elias sottolinea che il cambiamento non consiste nel modificare il comportamento degli altri, ma 👉nello spostare la direzione dell’attenzione. È questo il movimento che interrompe la continua ricerca di conferme esterne.
Spostare l’attenzione significa anche imparare a riconoscere quando essa si allontana dal momento presente. Molto spesso la mente si dirige verso pensieri, anticipazioni, interpretazioni e giudizi. In quei momenti l’attenzione non è più rivolta né a se stessi né al presente. Accorgersi di questo movimento è già un cambiamento importante.
Ogni volta che ci si rende conto di avere spostato l’attenzione all’esterno, diventa possibile 👉riportarla con calma a se stessi e al presente, senza giudizio e senza conflitto.
È questo il primo vero atto di libertà.
👉Non consiste nel controllare i propri pensieri, ma nello scegliere consapevolmente dove dirigere la propria attenzione. Da quella scelta nasce una diversa relazione con se stessi. E da quella diversa relazione sorge il proprio potere che, in realtà, era già lì, già presente.
Riappropriarsi del proprio potere significa, prima di tutto, riappropriarsi della propria attenzione.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org