“Un’informazione che la persona si sta offrendo senza prestarvi attenzione. Il dolore può richiamare con forza l’attenzione su di sé”.
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MONOGRAFIE
12. Salute, malattia e guarigione
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 4
1. La stessa manifestazione può appartenere a esperienze differenti
Descrivere come, secondo Elias, venga creata una manifestazione fisica non permette ancora di comprenderne la ragione individuale. Perché una persona incorpora proprio quella condizione, mentre un’altra vive un’esperienza diversa? E due persone con una malattia simile stanno necessariamente esplorando lo stesso tema?
Nella Sessione 1545, Holly domanda perché nella sua famiglia ricorrano problemi di salute e diversi familiari siano morti di cancro. Elias distingue le credenze condivise dalle ragioni individuali. Una somiglianza nelle manifestazioni non basta a stabilire un’identità delle ragioni. Fra le possibilità che menziona vi sono l’esplorazione della propria capacità di modificare la condizione, il confronto con la morte senza necessariamente sceglierla e l’impiego della malattia come modalità di disimpegno, cioè di conclusione della vita fisica. [Parafrasi — Sessione 1545.]
Il nome della malattia, quindi, non contiene già la spiegazione dell’esperienza personale. Gli esempi di Elias mostrano possibilità diverse; non costituiscono un elenco nel quale classificare qualcuno conoscendo soltanto la sua diagnosi. [Raccordo editoriale — Sessione 1545.]
2. La relazione con la direzione dell’individuo
Nella Sessione 196, un interlocutore chiede se la creazione della malattia sia collegata all’intent del focus. Elias risponde che le creazioni dell’individuo sono, in una certa misura, allineate al suo intent e le collega alla realizzazione del valore, o value fulfillment. [Parafrasi — Sessione 196.]
Per seguire il ragionamento, occorre precisare i referenti.
— Il focus è qui l’espressione individuale che vive questa esperienza fisica;
— l’intent ne indica la direzione di esplorazione.
— Il riferimento alla realizzazione del valore colloca la manifestazione nel rapporto fra ciò che l’individuo vive e ciò che trova espressione attraverso il suo vivere. Nel passo, Elias non sta assegnando un valore morale alla malattia. [Chiarimento editoriale del lessico nel contesto della Sessione 196.]
Il collegamento con l’intent non fornisce però una spiegazione già completa del singolo caso. Dire che una manifestazione partecipa alla direzione dell’individuo lascia ancora da comprendere in quale modo vi partecipi.
Nella stessa sessione Elias respinge inoltre l’inferenza secondo cui accettare le proprie credenze comporterebbe necessariamente smettere di creare malattia. L’accettazione non pone fine alla creazione di esperienze. [Parafrasi — Sessione 196.]
3. Come può avere valore un’esperienza che non piace?
Questa domanda emerge esplicitamente nel dialogo con Carl della Sessione 1810. Carl soffre di dolore alla gamba associato a un problema vertebrale e domanda perché qualcuno dovrebbe voler creare dolore.
Elias distingue il valore dell’esperienza dal fatto che essa sia piacevole. Propone, come possibilità, il rapporto con un’informazione che la persona si sta offrendo senza prestarvi attenzione. Il dolore può richiamare con forza l’attenzione su di sé; la persona può però concentrarsi interamente sul disagio e continuare a non riconoscere ciò che sta comunicando a se stessa. [Parafrasi — Sessione 1810.]
Il passaggio diventa più comprensibile distinguendo la sofferenza provata dalla funzione che l’esperienza può assumere. Nel caso discusso, Elias collega il valore alla comunicazione e all’attenzione: non sta dicendo che Carl trovi piacevole il dolore. Né il passo permette di affermare che ogni dolore abbia questa medesima funzione. [Raccordo editoriale — Sessione 1810.]
La domanda sul valore può riguardare che cosa la persona stia esprimendo o rendendo percepibile attraverso un’esperienza che, al tempo stesso, desidera modificare. [Sintesi editoriale — Sessione 1810.]
4. Cercare una ragione non significa cercare una lezione obbligatoria
Nel dialogo della Sessione 1298, Steve interpreta le proprie difficoltà come se una parte di sé ne subordinasse la cessazione a un comportamento corretto. Domanda se, imparando e rispettando determinate regole etiche, possa liberarsi della manifestazione.
Elias non conferma questa interpretazione. Riporta l’attenzione alle credenze, alla loro influenza sulla percezione e a ciò che Steve sta effettivamente facendo. Gli propone di interrogarsi 👉 su che cosa ottenga o realizzi continuando a creare quella condizione. [Parafrasi — Sessione 1298.]
La differenza fra le due domande è sostanziale.
— «Quale regola devo rispettare perché la malattia mi venga tolta?» presuppone un’autorità che giudica e concede la guarigione.
— «Che cosa sto realizzando attraverso questa esperienza?» cerca invece di riconoscere il rapporto fra la manifestazione e l’attività dell’individuo. Elias respinge nel dialogo proprio l’idea che si tratti semplicemente di comportarsi in modo appropriato. [Raccordo editoriale — Sessione 1298.]
5. L’esperienza familiare non cancella quella individuale
Holly propone anche una lettura collettiva: la sua famiglia avrebbe creato insieme quelle malattie. Elias precisa che parla di cooperazione, non di creazione della manifestazione altrui. I familiari partecipano a esplorazioni affini e si offrono energia; ciascuno crea la propria espressione e il proprio modo di partecipare. [Parafrasi — Sessione 1545.]
La distinzione conserva due aspetti: la relazione fra i familiari è significativa, ma non rende intercambiabili le loro esperienze. Partecipare alla vicenda di una persona malata non significa aver creato la sua malattia. [Raccordo editoriale — Sessione 1545.]
6. La gravità non rivela da sola la direzione scelta
Un altro possibile equivoco consiste nel dedurre la ragione di una malattia dal suo esito temuto: se può condurre alla morte, allora sarebbe stata creata necessariamente per morire.
La Sessione 1733 consente di distinguere queste due affermazioni. Daryl domanda se una manifestazione che sta vivendo possa comportare un prossimo disimpegno. Elias la descrive come una situazione potenzialmente seria, ma precisa che, in quel momento, non implica necessariamente il disimpegno. Nel seguito del dialogo mantiene aperte diverse possibilità, compresa quella di affrontare la manifestazione attraverso metodi differenti. [Parafrasi — Sessione 1733.]
Il punto pertinente qui è circoscritto: un esito possibile non equivale a una ragione individuale già accertata. Nella risposta di Elias, il potenziale di morte e la scelta di morire non sono automaticamente identici. Non possiamo pertanto ricavare dalla sola gravità di una condizione quale direzione stia scegliendo la persona. [Raccordo editoriale — Sessione 1733.]
Il rapporto fra malattia grave, scelte e disimpegno richiederà un capitolo specifico. Qui serve a mostrare il limite di una spiegazione che pretenda di conoscere l’individuo partendo soltanto dalle caratteristiche della malattia.
7. È necessario comprendere il perché prima di poter cambiare?
La ricerca della ragione individuale può diventare un ulteriore vincolo se si assume che, finché quella ragione rimane sconosciuta, nessun cambiamento sia possibile.
Nella Sessione 201608211, Elias propone un ordine diverso: affrontare ciò che si manifesta nel presente prima di ricostruirne il perché. Nell’esempio di un disturbo alla gola distingue la ragione per cui l’individuo coinvolge quella parte del corpo da ciò che richiede attenzione nell’esperienza immediata. Aggiunge che, occupandosi di quanto accade ora, il perché può emergere spontaneamente e che 👉 scoprirlo può anche non essere necessario. [Parafrasi — Sessione 201608211.]
Questo passaggio non rende priva di interesse la comprensione della propria esperienza. Evita però di trasformarla in una prova da superare per ottenere il diritto di stare meglio. La persona può rivolgersi a ciò che vive, riconoscere il disagio e cercare aiuto senza possedere già una spiegazione completa della ragione individuale. [Raccordo editoriale — Sessione 201608211.]
La domanda «Perché proprio questa malattia?» resta dunque una domanda sull’individuo concreto. Non ha una risposta ricavabile automaticamente dalla diagnosi, dalla storia familiare o dalla gravità. La ricerca di quella risposta richiede inoltre di distinguere la comprensione dall’accusa rivolta a se stessi: è il nodo del prossimo capitolo, Creare non significa essere colpevoli.
Fonti verificate per questo capitolo
Sono stati verificati i passaggi pertinenti dei transcript originali. Il testo distingue parafrasi, chiarimenti e raccordi editoriali; non contiene citazioni letterali.
- Sessione 196 — Change/Healing/Acceptance, 20 luglio 1997. Rapporto con intent e realizzazione del valore; accettazione delle credenze e creazione di esperienze.
- Sessione 1298 — Your Subjective Awareness Is Not Controlling You, 21 marzo 2003. Dialogo con Steve: comportamento corretto, credenze e funzione della manifestazione.
- Sessione 1545 — You Create What You Concentrate Upon, 15 aprile 2004. Dialogo con Holly: pluralità delle ragioni individuali; distinzione fra cooperazione familiare e co-creazione.
- Sessione 1733 — Discussing a Serious Physical Manifestation, 21 marzo 2005. Distinzione fra manifestazione potenzialmente grave e scelta del disimpegno.
- Sessione 1810 — Creating Illness and Pain, 29 luglio 2005. Dialogo con Carl: valore, disagio, attenzione e comunicazione.
- Sessione 201608211 — Healing Defined, 21 agosto 2016. Priorità del presente e possibilità di affrontare la manifestazione senza conoscerne oggettivamente il perché.
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org
