Elias: un divenire senza prima e dopo [E225]

«Perfino la coscienza stessa non è un assoluto, poiché si altera continuamente. Cambia, esplora ed espande continuamente.»

☉ La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.

MONOGRAFIE
33. L’esperienza di Essere ed Esistere e la tensione con il Cerchio Firenze 77
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda relativa alle fonti a fondo pagina.
Capitolo 6

Il capitolo precedente ha stabilito una distinzione essenziale: il potenziale può essere presente senza che le singole probabilità siano già determinate. Le probabilità vengono create nella scelta e nel momento.

Ma proprio la parola momento apre la difficoltà maggiore dell’intera ricostruzione. Se una probabilità viene creata «nel momento», sembrerebbe necessario distinguere un prima, nel quale quella probabilità non esisteva, e un dopo, nel quale esiste. Eppure Elias afferma ripetutamente che, al livello della coscienza, non vi è una successione fondamentale di prima e dopo: il tempo è simultaneo.

Come può dunque esserci un autentico becoming («divenire»), e perfino un’autentica creazione del nuovo, senza successione?
[Raccordo editoriale — Sessioni 549, 827, 160; ponte verso Sessioni 208, 991, 151]

La Sessione 208 contiene una delle formulazioni più radicali del problema.

Norm tenta di ricostruire in sequenza la formazione delle famiglie di Essenza e delle realtà fisiche: prima qualcosa sarebbe accaduto, poi qualcos’altro sarebbe stato creato.
Elias interrompe questa impostazione lineare e afferma:

«It is an action of continuous becoming»
— «È un’azione di divenire continuo».

Aggiunge:

«Within each moment, a new physical reality or area of non-physical reality is being formed, for it is continuously becoming»
— «In ogni momento si forma una nuova realtà fisica o un’area di realtà non fisica, poiché vi è un continuo divenire».

E subito dopo:

«There is no process!»
— «Non c’è processo!»
[Elias — Sessione 208]

L’apparente paradosso è già tutto qui. Elias parla di formazione, di nuovo e di divenire continuo, ma nega contemporaneamente che questa azione costituisca un processo.

La spiegazione che segue chiarisce almeno il senso della negazione:

«I offer to you only information which seems as a process, for your understanding of your own physical creation»
— «Vi offro informazioni che appaiono come un processo soltanto per permettervi di comprenderle nei termini della vostra creazione fisica».

E quindi:

«In actuality, all is occurring presently within an immense action of becoming and exploring of consciousness»
— «In realtà, tutto sta accadendo presentemente entro un’immensa azione di divenire e di esplorazione della coscienza».
[Elias — Sessione 208]

Elias non sta dunque sostituendo un processo lento con un processo più rapido. Sta negando la struttura stessa della successione come descrizione fondamentale.
Il linguaggio sequenziale viene utilizzato perché il focus fisico comprende attraverso il tempo lineare; la realtà della coscienza viene invece descritta come un’azione che accade presentemente. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 208]

A questo punto sarebbe facile compiere un passaggio ulteriore: se tutto accade simultaneamente, allora tutto deve essere già definitivamente costituito.
Ma questo passaggio non appartiene a Elias.

La Sessione 151 offre una precisazione particolarmente importante. Elias parla della possibilità di modificare la propria relazione con quelli che, entro il tempo lineare, vengono percepiti come eventi passati. Afferma che la scelta non è limitata a un movimento «in avanti»:

«There is no forward»
— «Non esiste un avanti».

E soprattutto:

«all events are not fixed. They are not static. They also are simultaneous. There is no before and after.»
— «Gli eventi non sono fissi. Non sono statici. Sono anche simultanei. Non esiste un prima e un dopo.» [Elias — Sessione 151]

Questa frase impedisce di identificare la simultaneità con una totalità immobile.
Nello stesso enunciato Elias sostiene infatti tre cose:

  • gli eventi sono simultanei;
  • non esiste un prima e un dopo fondamentale;
  • gli eventi non sono fissi né statici. [Elias — Sessione 151]

Quindi, nel corpus di Elias, simultaneità e cambiamento non sono opposti.
[Raccordo editoriale — Sessione 151]

La difficoltà consiste precisamente nel comprendere come possano non esserlo.

La Sessione 991 rende impossibile interpretare questa dinamica come un semplice effetto del nostro modo lineare di percepire.
Paul sta discutendo del numero dei focus di un’Essenza. Elias gli ha spiegato che è possibile creare nuovi focus. Paul cerca allora di ricondurre questa affermazione alla distinzione fra tempo lineare e tempo simultaneo. Domanda:

«The total numbering, in simultaneous time, does not change»
— «Il numero totale, nel tempo simultaneo, non cambia».

Questa frase è di Paul, non di Elias.
Elias la corregge:

«The total numbering within simultaneous time does not cease to change»
— «Il numero totale, nel tempo simultaneo, non cessa di cambiare».
[Elias — Sessione 991]

La differenza è decisiva. Paul propone una totalità simultanea invariabile.
Elias afferma invece che anche nel tempo simultaneo il cambiamento non cessa.
[Elias — Sessione 991]

Quando Paul interpreta allora un determinato numero come una sorta di snapshot («istantanea»), Elias accetta l’immagine «in a manner of speaking» — «in un certo senso», e precisa che si tratta di una traduzione in termini lineari. [Elias — Sessione 991]

Poco dopo esplicita il principio generale:

«Consciousness is continuous movement»
— «La coscienza è movimento continuo».

E aggiunge:

«Even consciousness itself is not an absolute, for it is continuously altering. It is continuously changing, exploring, expanding.»
— «Perfino la coscienza stessa non è un assoluto, poiché si altera continuamente. Cambia, esplora ed espande continuamente.»

Paul propone il termine:
«Becoming» — «Divenire».
Elias lo conferma:
«Becoming» — «Divenire».
[Elias — Sessione 991]

La conclusione documentale è molto forte: per Elias la simultaneità non elimina il divenire.

Non si tratta semplicemente del fatto che, dal nostro punto di vista lineare, una realtà immutabile ci appaia mutevole. Elias attribuisce esplicitamente il continuo cambiamento alla coscienza stessa. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 991]

Questo consente anche di evitare un’altra possibile soluzione apparente. Si potrebbe pensare che la coscienza, in sé, sia immutabile, mentre il cambiamento esista soltanto nelle dimensioni che incorporano il tempo.

Ma la Sessione 991 non consente facilmente questa lettura: Elias dice che la coscienza stessa si altera e cambia continuamente. [Elias — Sessione 991]

La Sessione 208, analogamente, colloca l’azione del divenire e dell’esplorazione nella coscienza e afferma che tutte queste azioni stanno accadendo presentemente, non che vengano prodotte dalla successione temporale. [Elias — Sessione 208]

La linearità sembra dunque costituire una particolare modalità di percezione e di esperienza del cambiamento, non la condizione che rende possibile il cambiamento in quanto tale.
[Raccordo editoriale — Sessioni 208, 991]

La Sessione 151 aiuta a vedere quanto Elias distingua la presenza del tempo dalla realtà stessa della coscienza.

Egli afferma che il focus può essere pensato come se occupasse simultaneamente due diverse dimensioni: una dimensione della coscienza che non possiede un quadro temporale, e un’altra che lo possiede. [Elias — Sessione 151]

Il focus fisico traduce quindi parte della propria esperienza attraverso una struttura temporale, mentre altre espressioni della coscienza non sono organizzate allo stesso modo.
La Sessione 151 dice inoltre esplicitamente che:

«There is no before and after. This is a creation only of time framework dimensions»
— «Non esiste un prima e un dopo. Questa è una creazione propria soltanto delle dimensioni che incorporano un quadro temporale». [Elias — Sessione 151]

— Il prima e dopo appartiene dunque alla configurazione temporale.
— Il cambiamento, invece, non viene abolito insieme al prima e dopo.
[Elias / raccordo editoriale — Sessioni 151, 991]

Questa distinzione è uno dei punti concettualmente più difficili di Elias.

La Sessione 549 introduce un’ulteriore tensione. Elias afferma che, rispetto alla simultaneità del tempo:

«consciousness itself is not expanding, for it already IS»
— «la coscienza stessa non si sta espandendo, perché già È».
[Elias — Sessione 549]

E aggiunge che, creando una probabilità, non si sta «aggiungendo» qualcosa alla coscienza. La coscienza è già All That Is («Tutto Ciò Che È»).

Nello stesso passaggio, però, Elias afferma che Essenza e coscienza sono in:

«a continuous state of becoming»
— «uno stato continuo di divenire».
[Elias — Sessione 549]

E precisa:

«This becoming is, in physical terms, an expansion of awareness and experience, but not an expansion of what you are»
— «Questo divenire è, in termini fisici, un’espansione della consapevolezza e dell’esperienza, ma non un’espansione di ciò che siete».
[Elias — Sessione 549]

Questa formulazione è importante ma non risolve completamente il problema. Permette di distinguere fra l’espansione quantitativa di una totalità — come se la coscienza diventasse più grande aggiungendo qualcosa che prima era esterno ad essa — e il continuo divenire della coscienza in termini di consapevolezza che si amplia attraverso l’esperienza.

Non spiega però completamente come una coscienza che «già È» possa generare espressioni realmente nuove che, secondo le Sessioni 329 e 777, non preesistevano.
[Raccordo editoriale — Sessione 549; raccordo con Sessioni 329, 777]

Qui la tensione deve rimanere visibile.

La Sessione 202112031 mostra che Elias mantiene questa struttura anche molti anni dopo.
Descrive la coscienza come impegnata a esplorare ogni proprio aspetto:

«to discover what can be newly created»
— «per scoprire ciò che può essere creato di nuovo».

E parla di:

«a never-ending expression of new and creating»
— «un’espressione senza fine del nuovo e del creare».
[Elias — Sessione 202112031]

Pochissime righe dopo, l’interlocutore osserva:

«No end, no beginning»
— «Nessuna fine, nessun inizio».

Elias conferma. Spiega quindi che la coscienza:

«has always been; there IS»
— «è sempre stata; È»

e aggiunge:

«consciousness […] is not a thing, it’s an action»
— «la coscienza […] non è una cosa, è un’azione».

Le manifestazioni che sorgono da questa azione possono possedere inizi e fini; la coscienza stessa no. [Elias — Sessione 202112031]

Nello stesso breve passaggio troviamo dunque:

  • assenza di inizio;
  • assenza di fine;
  • essere;
  • azione;
  • esplorazione continua;
  • nuova creazione. [Elias — Sessione 202112031]

Elias non sacrifica uno di questi elementi per rendere più semplice il sistema.

Possiamo ora definire, come raccordo editoriale, il modello che emerge da queste fonti.
La simultaneità di Elias è una simultaneità dinamica. Questa espressione non appartiene a Elias. Serve a distinguere ciò che egli descrive da una simultaneità concepita come totalità definitivamente data e immutabile. [Raccordo editoriale — Sessioni 208, 991, 151]

Le fonti affermano infatti che:

  • non esiste un prima e un dopo fondamentale;
    [Elias — Sessione 151]
  • tutto sta accadendo presentemente;
    [Elias — Sessione 208]
  • non vi è un processo lineare;
    [Elias — Sessione 208]
  • gli eventi simultanei non sono fissi né statici;
    [Elias — Sessione 151]
  • nel tempo simultaneo il cambiamento «non cessa»;
    [Elias — Sessione 991]
  • la coscienza stessa continua ad alterarsi, cambiare, esplorare ed espandersi;
    [Elias — Sessione 991]
  • la coscienza non possiede inizio né fine ed è un’azione, non una cosa;
    [Elias — Sessione 202112031]
  • e questa azione continua a generare nuove espressioni.
    [Elias — Sessione 202112031]

La denominazione «simultaneità dinamica» è dunque una sintesi editoriale di grado B, affidabile e vicina ad Elias; i singoli elementi che la compongono sono direttamente documentati. [Raccordo editoriale — Sessioni 208, 991, 151, 202112031]

Questa ricostruzione chiarisce ciò che Elias afferma. Non rende però pienamente intelligibile come possa essere possibile.
Questo limite è importante.

— Normalmente, «nuovo» significa che qualcosa non era e poi è.
— «Cambiamento» significa che uno stato differisce da uno stato precedente.
— «Divenire» sembra implicare una differenza fra ciò che non è ancora espresso e ciò che viene espresso.

Ma Elias nega che, a livello fondamentale, vi sia un prima e un dopo.
[Raccordo editoriale — Sessioni 151, 208, 991]

Non possiamo risolvere questa tensione introducendo arbitrariamente un secondo tempo, un meta-tempo o una successione nascosta della coscienza. Nessuna delle fonti esaminate autorizza una simile costruzione.

Allo stesso modo, non possiamo eliminare la tensione dichiarando che il nuovo sia soltanto apparente, perché le Sessioni 329 e 777 affermano precisamente che vengono create espressioni che non preesistevano.
[Raccordo editoriale — Sessioni 208, 991, 151, 549, 202112031; raccordo con Sessioni 329, 777]

Il corpus sostiene dunque simultaneamente:

non vi è successione fondamentale;
la coscienza cambia continuamente;
la coscienza crea realmente nuove espressioni.
[Elias / raccordo editoriale — Sessioni 208, 991, 151, 329, 777]

La logica che consenta di tenere insieme completamente queste tre affermazioni non viene esplicitata da Elias nelle fonti disponibili.

Possiamo quindi arrivare a una conclusione forte ma circoscritta:

per Elias il non-tempo non equivale all’immobilità.

Il suo «eterno presente», se possiamo utilizzare provvisoriamente questa espressione descrittiva, non è un blocco statico nel quale tutto sia fissato una volta per tutte.
[Raccordo editoriale — Sessioni 151, 991, 208]

Ma dobbiamo aggiungere immediatamente una cautela: «eterno presente» non è qui ancora una categoria che possiamo sovrapporre senza residui a quella utilizzata da altri sistemi metafisici.

La formulazione più fedele alle fonti rimane:

tutto accade presentemente, senza un processo lineare, e tuttavia la coscienza non cessa di cambiare, esplorare e creare.
[Elias / raccordo editoriale — Sessioni 208, 991]

Questa è la posizione documentabile. Il modo in cui essa possa essere logicamente articolata senza reintrodurre clandestinamente una successione rimane invece un problema aperto.

Ed è precisamente a questo punto che il confronto con il Cerchio Firenze 77 diventa necessario. Nel CF, l’Eterno Presente conduce a una conclusione molto diversa: se nell’Assoluto non vi è divenire, ogni situazione e ogni variante devono essere già comprese nella totalità.

Elias, al contrario, vuole mantenere insieme non-tempo e creazione autentica.
Il confronto fra queste due concezioni permetterà di vedere con precisione dove esse coincidono e dove, invece, si separano radicalmente.
[Raccordo editoriale — Sessioni 208, 991, 549, 329, 777; ponte verso il confronto con il CF nel Capitolo 7]

[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

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