ELIAS: «Puoi continuare a guardare la situazione. Puoi continuare a mantenere comprensione e ciò che identifichi come compassione per la situazione che questo individuo crea. Ma se non stai formulando un giudizio sulla scelta di questo individuo, e se stai volgendo la tua attenzione a te stesso e alla tua partecipazione, la tua identificazione delle tue emozioni cambierà — e in questo, non c’è motivo di sentirsi dispiaciuti.
Provare dispiacere per un altro individuo riguardo alle sue scelte è un’espressione di 👉invalidazione. Perché ciò che stai esprimendo, quando provi dispiacere per la creazione di un altro individuo, è la tua definizione e valutazione che ciò che ha creato è rotto — e se quella persona dovesse riparare questa rottura, non avresti più motivo di essere dispiaciuto per lei. In questa espressione, stai invalidando la sua esperienza e lei stessa, definendo dentro di te che è inefficiente e inadeguata nel creare la propria realtà, che ci sono elementi della sua realtà che mancano — e non è così!
Partecipate a questa realtà fisica in un viaggio di esplorazione, in un’espressione momentanea, per esplorare la creazione della realtà fisica in ogni tipo di espressione che possiate immaginare. Quindi, mentre tutti voi percorrete questo viaggio, non state creando una realtà che sia rotta.» [Sessione 472, 19 settembre 1999]
Il punto concettuale è netto: la compassione autentica osserva senza giudicare e senza presupporre un difetto da correggere. Il dispiacere (sorryness), per quanto sembri un gesto di empatia, nasconde un giudizio implicito — “la tua realtà è rotta” — e quindi diventa una forma sottile di invalidazione, sia verso l’altro che verso la propria capacità di restare in osservazione senza intervenire. Ndr.
Due ulteriori passaggi significativi sul tema
Passaggio 1 — Rodney (Choice/Probabilities)
[…] ELIAS: «Sì. Ti dico anche che in questo periodo si stanno creando molte espressioni oggettive di trauma, conflitto e confusione, e in questo molte persone incorporano ciò che chiamano compassione verso tutto ciò che si esprime nel trauma associato a questo shift in consciousness.
In questo, ci si muove facilmente nel travestimento, nel camuffamento della nobiltà, nella valutazione di offrire aiuto e compassione ad altri individui che si percepiscono come bisognosi. Ma ti suggerisco di permetterti un nuovo angolo di pensiero, che ti motivi verso una direzione di espressione diversa.
In questo, mentre osservi altri individui vivere quelle espressioni di dolore, dispiacere, sofferenza, trauma, angoscia nella loro realtà, puoi permetterti di riconoscerlo come un’esperienza — senza giudizio — e se scegli di partecipare a queste espressioni, chiediti come puoi essere presente senza giudizio e senza svalutare la scelta dell’altro individuo.
Perché nel tuo [slancio al] salvataggio, stai creando un’espressione oggettiva e visibile di svalutazione della scelta dell’altro individuo o gruppo di individui, perché stai esprimendo loro, oggettivamente, che la loro scelta è inadeguata, insufficiente, scorretta, inaccettabile.»
RODNEY: «Wow. Va bene.»
ELIAS: «Questo non significa che tu non possa scegliere di partecipare a quell’azione, ma la tua espressione più autentica di ciò che identifichi come aiuto è il riconoscimento — l’accoglimento della scelta dell’individuo — e l’assenza di giudizio, senza svalutare la scelta che quella persona ha creato. E se l’altra persona, scegliendo di interagire con te, porta a un cambiamento della situazione, quel cambiamento può nascere da un accordo tra voi due — non da un giudizio, ma dal riconoscimento che l’esperienza è stata creata, è stata esplorata, e che in questo c’è un guadagno per l’essenza, perché è un’esplorazione della coscienza e di tutte le sue manifestazioni.»
Quindi, all’interno del contesto delle vostre credenze, potete accogliere il dolore e la sofferenza con la vostra espressione di riconoscimento e serenità.»
[Sessione incerta, forse nel contesto di https://eliasforum.org/digests/choices_agreements.html]
Passaggio 2 — Patrick: compassione contro pietà
ELIAS: «O stai forzando la tua espressione, perché “dovresti” sentire qualcosa? E se non lo senti, qual è la tua scelta? Forzarti a sentirlo, o permetterti la tua espressione naturale, che — con un po’ di humor — potrebbe essere piuttosto “cattiva”?»
PATRICK: «Ma allora non si dovrebbe provare compassione.»
ELIAS: «Ah. La compassione è diversa. Cos’è la compassione? Capisco qual è la tua definizione di compassione. Qual è?»
PATRICK: «La mia definizione?»
ELIAS: «Sì!»
PATRICK: «Ti porta a sentirti dispiaciuto per qualcun altro.»
ELIAS: «Pietà. E perché dovresti provare pietà?»
PATRICK: «Perché non vedo necessariamente che una persona abbia scelto di finire nel guaio, se vogliamo chiamarlo così, in cui si trova.»
ELIAS: «Ah, ma questo è il punto. L’ha scelto!»
PATRICK: «Ecco perché la rilancio a te…» (Risate)
ELIAS: «Ognuno di voi crea tutta la propria realtà, ogni esperienza. Non lo credete, ma non importa se lo credete o no: è così!
Questo è il motivo per cui sto affrontando con voi questa discussione sulle verità. Perché le verità, non importa se le credete o no, le esprimete comunque, e in questo ognuno di voi crea la propria realtà, che creda o no di crearla.
Ora, “compassione”, nella nostra ridefinizione dei termini — che è un movimento di questo shift in consciousness, perché state anche ridefinendo la vostra realtà, e il modo in cui ridefinite la vostra realtà è ridefinire i vostri termini, i vostri significati.
Nella ridefinizione di compassione, 👉la compassione autentica è comprensione, non pietà — questo non significa che non vi importi. Gli individui confondono il prendersi cura (caring) con la preoccupazione (concern). Definite questi termini come la stessa cosa, come sinonimi. Preoccupazione e prendersi cura — no.
👉Il prendersi cura è un’espressione naturale che incorporate. È un flusso naturale di energia, di interconnessione. È il riconoscimento dell’interconnessione: non siete in realtà separati da tutto ciò che è nella vostra realtà, indipendentemente dall’apparenza delle vostre manifestazioni individuali. C’è di più oltre alle vostre singole manifestazioni: questa espressione del prendersi cura nasce da quella consapevolezza di interconnessione.
👉La preoccupazione è diversa. La preoccupazione è una proiezione della vostra attenzione fuori di voi, focalizzandola su elementi esterni attraverso giudizi. Esprimete preoccupazione in comparazioni e giudizi secondo cui una direzione è migliore e un’altra è peggiore. Vi preoccupate per un altro individuo perché non si sta esprimendo abbastanza bene. Non sta creando la propria realtà abbastanza bene, e voi, dentro di voi, conoscete un metodo migliore.
Ora: come vi state sminuendo, se conoscete un metodo migliore?»
[Sessione incerta, forse nel contesto di https://eliasforum.org/digests/choices_agreements.html]
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