in Elias l’esperienza della negatività viene collegata all’incorporazione della conoscenza, e l’ampliamento della consapevolezza può rendere non più necessaria la sua ripetizione.
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MONOGRAFIE
41. Il divenire della consapevolezza
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 6
“If you have not experienced, you have limited knowledge.”
«Se non avete sperimentato, avete una conoscenza limitata.»
Elias — Sessione 15, 18 giugno 1995. Traduzione italiana redazionale.
La domanda di chi soffre
Dire a una persona che il suo dolore è un’esperienza dell’Essenza non basta a spiegarne il significato. La persona vive quella sofferenza, spesso desidera che finisca e può non riconoscervi alcuna comprensione. La nostra indagine nasce da questa distanza: fra l’affermazione generale secondo cui la coscienza sperimenta e la domanda concreta di chi sta male. Cercare un collegamento richiede di esaminare che cosa Elias attribuisca all’esperienza, oltre al semplice fatto di accadere. [Impostazione editoriale — Sessioni 15 e 1671.]
La sessione 15 offre un elemento decisivo: distingue la conoscenza di qualcosa dalla conoscenza incorporata attraverso l’esperienza e collega l’avvenuta incorporazione al venir meno della necessità di ripetere. (È la comprensione di cui parlano CF77 e CI, ndr)
Il testo permette quindi di affrontare il dolore dentro un processo di conoscenza vissuta. Non spiega ancora ogni sofferenza individuale, ma rende insufficiente una lettura che si fermi a “sono soltanto esperienze”. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Soffrire non rende più degni
Nella sessione 1077 Curtis racconta di sentirsi in colpa quando le cose gli riescono facilmente, mentre altri soffrono. Elias contesta l’idea che la fatica e il dolore conferiscano valore a ciò che si realizza. Afferma che nella sofferenza non vi è una nobiltà capace di rendere la persona più degna. Il contesto è quello di un uomo che associa il conseguimento di ciò che desidera alla necessità di lottare. [Raccordo editoriale — Sessione 1077.]
Questo chiarimento riguarda il valore attribuito al soffrire. Non risponde da solo alla domanda su ciò che una persona può comprendere attraverso un’esperienza dolorosa. Le due questioni vanno distinte: un’esperienza può avere conseguenze nella conoscenza di sé senza diventare un merito, una prova di superiorità o qualcosa da ricercare. Questa distinzione ci permette di accostare la critica della sofferenza nobilitante alla funzione dell’esperienza descritta nella sessione 15. [Distinzione editoriale — Sessioni 15 e 1077.]
La sessione 15 presenta più spiegazioni della violenza
Il discorso della sessione 15 riguarda il bene, il male e le convinzioni che orientano la vita fisica. Elias collega alcune manifestazioni distruttive al blocco di impulsi ed emozioni: descrive un’accumulazione che può esprimersi contro se stessi o verso altri. Presenta però anche casi nei quali l’Essenza sceglie un’esperienza distruttiva in quanto esperienza. Non propone dunque un’unica motivazione per ogni atto. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Queste spiegazioni non sono necessariamente alternative sullo stesso piano. Il blocco di un’emozione riguarda il modo in cui una condotta prende forma; l’accordo fra Essenze riguarda, nel modello di Elias, la partecipazione all’esperienza. Il testo applica infatti il linguaggio dell’accordo anche alla distruttività collegata ai blocchi, quando coinvolge altri. Sarebbe perciò impreciso dividere rigidamente gli eventi in violenze “causate dai conflitti” e violenze “concordate”: le due descrizioni possono sovrapporsi. [Distinzione editoriale — Sessione 15.]
Nel ricostruire il testo occorre inoltre distinguere ciò che Elias afferma da ciò che queste affermazioni dimostrano. La sessione presenta spiegazioni metafisiche e generalizzazioni sui comportamenti umani; non fornisce una verifica empirica delle cause della violenza. Il nostro compito è comprenderne la logica e le implicazioni, senza trasformarle in diagnosi delle persone coinvolte. [Nota metodologica editoriale — Sessione 15.]
Un accordo modificabile non è una condanna a vivere quell’evento
Elias afferma che un’Essenza può cambiare una scelta distruttiva e che l’altra Essenza coinvolta riconosce immediatamente il cambiamento. L’accordo non viene quindi descritto come un contratto irrevocabile. Il fatto che un’esperienza sia stata scelta non obbliga, nel suo stesso modello, a portarla a compimento. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Questo passaggio delimita il significato di necessità. Se la scelta può cambiare, non possiamo presentare ogni evento violento come una tappa dalla quale nessuno possa sottrarsi. Il testo ammette un’altra direzione dell’esperienza. Rimane da comprendere come tale possibilità si esprima nella vita concreta del focus, che può non avere alcuna consapevolezza dell’accordo postulato. [Conseguenza interpretativa — Sessioni 15 e 195.]
Nella sessione 195 Elias distingue infatti la scelta di cui parla dalla consapevolezza oggettiva dei partecipanti: afferma che essi possono non sapere di aver scelto l’esperienza. Il carattere problematico di questa affermazione resta evidente. Un accordo attribuito alle Essenze non è una prova del consenso della persona che subisce una violenza. I due significati non possono essere sostituiti l’uno all’altro. [Raccordo editoriale e distinzione critica — Sessione 195.]
Conoscere qualcosa e incorporarlo come realtà
Il momento centrale della sessione 15 arriva quando Debbie domanda perché vi sia stata, fin dall’inizio, un’espressione negativa. Elias risponde riferendosi all’esperienza e al continuo divenire. Debbie chiede allora se quell’esperienza sia necessaria. La risposta è affermativa e contiene questa spiegazione:
“You may have knowledge of something, but without the experience of this knowledge, you do not incorporate it as reality.”
«Potete avere conoscenza di qualcosa, ma senza sperimentare questa conoscenza non la incorporate come realtà.»
[Sessione 15; traduzione italiana redazionale.]Nota di uma. In altri termini ed estendendo il concetto: la conoscenza deve divenire esperienza e solo allora può dar luogo a comprensione.
Il rapporto fra esperienza e conoscenza non viene aggiunto dall’esterno. Elias lo formula nel dialogo sulla negatività: qualcosa può essere conosciuto senza essere ancora incorporato come realtà vissuta. Per questo la domanda sulla necessità non può essere liquidata richiamando soltanto la completezza dell’Essenza. Nella stessa sessione, completezza e incorporazione attraverso l’esperienza vengono affermate insieme. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Possiamo chiamare “comprensione vissuta” questo conoscere attraverso l’esperire, purché conserviamo la distinzione terminologica: qui Elias parla di conoscenza, esperienza e incorporazione nella realtà. Il collegamento con il “sentire” del CF77 sarà oggetto del confronto successivo; non va inserito nella citazione come se fosse già il lessico di Elias. [Precisazione editoriale — Sessione 15.]
Quando la ripetizione perde la propria funzione
Debbie domanda poi se la consapevolezza si amplierà oltre la negatività. Elias conferma e spiega che un’esperienza può essere ripetuta fino a essere incorporata nella propria realtà; a quel punto non vi è più motivo di continuarla (finché non è avvenuta comprensione, questo significa “incorporata nella propria realtà”, ndr). L’esempio del gioco che, dopo molte ripetizioni, non interessa più accompagna questa spiegazione. Il passaggio riguarda sia l’incorporazione dell’esperienza sia il movimento verso altre esplorazioni. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
La relazione descritta è quindi più precisa di un generico invito a fare esperienza: ciò che viene vissuto può diventare conoscenza incorporata; questa incorporazione modifica il rapporto con la ripetizione dell’esperienza. Non ne segue che ogni singola vicenda abbia un numero prestabilito di ripetizioni o che possiamo sapere, osservando una persona, quando abbia “imparato abbastanza”. Il testo non offre un simile criterio di valutazione. [Sintesi e limite interpretativo — Sessione 15.]
Questa è la correzione che la sessione 15 richiede alla nostra impostazione iniziale. Il nesso fra esperienza e conoscenza vissuta è qui esplicito. La questione ancora aperta riguarda la sua applicazione: come si realizza nella specifica sofferenza di un individuo, e come possiamo riconoscerne gli esiti? [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
Una maggiore consapevolezza rende superflua la violenza
In un altro passaggio della stessa sessione, Elias collega il completamento del “cerchio” all’incorporazione dell’Essenza nell’esperienza fisica e al riconoscimento che violenza e negatività sono espressioni non necessarie. In seguito associa l’ampliamento della consapevolezza all’espressione naturale dell’amore e della bellezza. L’esperienza non viene dunque descritta come una ripetizione senza termine delle medesime forme distruttive. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
La sessione 195 riprende questa direzione in un dialogo particolarmente difficile. Nicky parla della violenza subita dalla figlia e domanda se esperienze simili possano condurre a una consapevolezza più ampia. Elias collega quanto discusso
— al compimento del valore,
— alla motivazione ad ampliare la consapevolezza
— e alla cessazione di quelle azioni. Il passaggio va conservato insieme alle affermazioni sugli accordi: il dialogo comprende anche un orientamento al superamento della violenza. [Raccordo editoriale — Sessione 195.]
Nota di uma:
C’è un nesso diretto tra l’incorporazione nella dimensione fisica e il superamento della violenza.
Significa che quanto più l’Essenza può manifestarsi fluidamente perché non vi sono resistenze e blocchi nel focus, tanto più la manifestazione sarà armoniosa?
Sì: nella sessione 15 la tua lettura ha un sostegno diretto. Elias collega l’ampliamento della consapevolezza dell’Essenza a un cambiamento dell’espressione concreta: la violenza diviene non necessaria e amore e bellezza trovano un’espressione naturale.
Occorre chiarire soprattutto “incorporazione dell’Essenza nell’esperienza fisica”. La formulazione può suggerire che l’Essenza entri in un focus dal quale prima era assente. Nel contesto, invece, Elias parla di incorporare una maggiore consapevolezza della propria Essenza nella vita quotidiana: ciò che siamo viene riconosciuto e vissuto più pienamente nelle nostre risposte, nelle relazioni e nelle scelte.
La tua osservazione su resistenze e blocchi trova riscontro anche in altri passaggi della stessa sessione. Elias descrive il blocco di emozioni e impulsi come un processo di accumulo che può esprimersi distruttivamente, verso se stessi oppure verso altri. Collega poi l’ampliamento della consapevolezza all’espressione spontanea dell’amore e della bellezza. Leggere insieme questi passaggi permette dunque di parlare di una manifestazione più armoniosa quando diminuiscono gli ostacoli all’espressione consapevole dell’Essenza. Questa è una sintesi del ragionamento, non una sua citazione letterale. [Raccordo editoriale — Sessione 15.]
C’è però un elemento da conservare: non si tratta soltanto di rimuovere blocchi, ma anche di comprendere attraverso l’esperienza. Nella stessa sessione Elias afferma che una conoscenza, per diventare realtà vissuta, deve essere incorporata attraverso l’esperienza; quando questo avviene, ripetere determinate espressioni perde la propria funzione. La maggiore fluidità non indica quindi semplicemente “lasciar passare” qualcosa: implica un cambiamento nella consapevolezza con cui si vive.
È proprio qui che il confronto da te proposto acquista forza: l’esperienza distruttiva cessa di essere necessaria in relazione a una consapevolezza più ampia e vissuta. Il passaggio sostiene questa direzione; non stabilisce però una proporzione automatica per cui ogni sofferenza dimostrerebbe una resistenza di chi la subisce.
Nel capitolo renderei quindi esplicito il nesso: quanto più la consapevolezza dell’Essenza diviene operante nella vita del focus, tanto più, secondo questo passo, amore e bellezza possono esprimersi naturalmente e la violenza perdere la propria necessità.
“Necessario” e “non necessario”: la tensione da comprendere
Nella sessione 3, rispondendo a una domanda sul dolore fisico di Mary, Elias afferma che il dolore non è necessario e lo collega alla paura, ai blocchi e al conflitto fra convinzioni. Nella sessione 15, invece, risponde affermativamente alla domanda sulla necessità dell’esperienza negativa. Le formulazioni non possono essere appiattite in una sola frase: appartengono a domande e contesti differenti. [Raccordo editoriale — Sessioni 3 e 15.]
Una lettura possibile distingue la funzione che un’esperienza assume in una determinata condizione dalla sua necessità assoluta. Il dolore può appartenere al modo in cui un individuo sta vivendo e conoscendo se stesso, senza dover essere una legge immutabile dell’esistenza. Quando la consapevolezza cambia, quella forma dell’esperienza può perdere la propria funzione. È una nostra ipotesi di raccordo fra i testi, non una distinzione che Elias presenti qui con questi termini. [Ipotesi interpretativa — Sessioni 3 e 15.]
Questa lettura incontra però un limite: “negatività”, “violenza” e “dolore” non indicano esattamente la stessa cosa. Un atto violento, la sofferenza di chi lo subisce e il giudizio sull’atto sono aspetti diversi. Perciò la risposta generale della sessione 15 non dimostra che ogni dolore sia indispensabile, né che una determinata comprensione sia raggiungibile soltanto attraverso uno specifico atto violento. [Distinzione editoriale — Sessione 15.]
Dire “scelta” non spiega ancora la sofferenza
Nella sessione 1368 Elias presenta la sofferenza come scelta anche quando l’individuo non è oggettivamente consapevole delle convinzioni che la influenzano. Include inoltre conflitto e malattia fra le esperienze che possono appartenere alla direzione di un focus. Queste affermazioni sono più radicali di una semplice osservazione sul valore che si può trovare dopo un’esperienza dolorosa. [Raccordo editoriale — Sessione 1368.]
La difficoltà non scompare sostituendo “scelta” a “sofferenza”. Per chi desidera stare bene e continua a soffrire resta da spiegare il rapporto fra quella presunta scelta e la propria volontà cosciente. Il linguaggio della scelta, da solo, non descrive quale comprensione stia maturando né quando diventerà accessibile. Questa è una domanda critica rivolta all’insegnamento, non una conclusione da attribuire a Elias. [Problema interpretativo — Sessione 1368.]
Nella sessione 1671 Steve esprime proprio lo scarto fra il desiderio di stare bene e la persistenza dei sintomi. Elias gli parla di informazioni offerte a se stesso e distingue il riceverle, comprenderle e applicarle. Il dialogo indica una direzione di ricerca, ma non documenta da solo un esito risolutivo. La spiegazione della comunicazione non coincide ancora con la comprensione effettivamente raggiunta da chi soffre. [Raccordo editoriale — Sessione 1671.]
La compassione appartiene alla stessa esperienza condivisa
Nella sessione 504 George domanda se, accettando la creazione individuale della realtà, dovrebbe ignorare un bambino affamato. Elias respinge questa conseguenza: la partecipazione, la compassione e l’aiuto concreto non sono esclusi. Invita piuttosto a riconoscere le motivazioni con cui si interviene. Chi offre e chi riceve aiuto partecipano entrambi alla relazione. [Raccordo editoriale — Sessione 504.]
Ne deriva una conseguenza importante per la nostra lettura: attribuire all’esperienza una funzione nella conoscenza non impone di lasciare qualcuno nel dolore. Anche l’incontro, il sostegno e il sollievo possono appartenere all’esperienza condivisa. Presumere che l’altro “debba soffrire per comprendere” significherebbe attribuirgli dall’esterno una necessità che non siamo in grado di conoscere. [Conseguenza interpretativa — Sessioni 15 e 504.]
Il risultato e la domanda successiva
La sessione 15 permette di affermare qualcosa di sostanziale: in Elias l’esperienza della negatività viene collegata all’incorporazione della conoscenza, e l’ampliamento della consapevolezza può rendere non più necessaria la sua ripetizione. Questa relazione dà contenuto alla nostra ipotesi: il vivere non aggiunge soltanto episodi a una storia, ma partecipa al conoscersi. [Sintesi editoriale — Sessione 15.]
È su questa relazione che confronteremo Elias con il CF77: non-comprensione, esperienza e maturazione del sentire da una parte; conoscenza non ancora incorporata, esperienza e ampliamento della consapevolezza dall’altra. Per ora è l’ipotesi comparativa da verificare nelle fonti del CF77, mantenendo distinte le rispettive terminologie. Il prossimo capitolo approfondirà prima il passaggio interno a Elias: come l’esperienza diventa conoscenza vissuta, e quale rapporto vi sia fra la comprensione del focus e la consapevolezza dell’Essenza. [Programma di ricerca editoriale — Sessione 15; confronto CF77 da documentare.]
Fonti e attribuzioni
La sessione 15 è stata verificata sul testo integrale condiviso dall’autore, intitolato “Exploring Religious Elements, Belief Systems, and Concepts of Good and Evil”, datato 18 giugno 1995. Le traduzioni italiane sono redazionali. La sessione 3 è pubblicata come versione revisionata e contiene anche note di ricostruzione: la natura del documento va mantenuta presente. Il capitolo ricostruisce affermazioni metafisiche; non le assume come spiegazioni cliniche o prove delle cause di singoli eventi.
- Sessione 3 — 1 maggio 1995: dolore, paura e conflitto fra convinzioni.
- Sessione 15 — 18 giugno 1995: blocchi, accordi modificabili, conoscenza vissuta, ripetizione e ampliamento della consapevolezza. Fonte effettivamente consultata: testo integrale allegato.
- Sessione 195 — 18 luglio 1997: accordi, consapevolezza oggettiva e cessazione delle azioni violente.
- Sessione 504: compassione, aiuto e partecipazione.
- Sessione 1077 — 9 maggio 2002: rifiuto della sofferenza come accrescimento del valore personale.
- Sessione 1368: sofferenza come scelta e mancata consapevolezza delle convinzioni influenti.
- Sessione 1671 — 8 dicembre 2004: persistenza della sofferenza, comunicazione e applicazione delle informazioni.
[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.
© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

Grazie. Stampato.