Elias. Illuminazione: esperienza transitoria o permanente? [E212]

L’illuminazione può essere pensata come qualcosa che si manifesta nell’esperienza senza dover diventare una condizione permanente posseduta dall’individuo?

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📌 SPIRITUALITÀ, PRATICHE, MAESTRI, ILLUMINAZIONE secondo Elias: un volume digitale che raccoglie i post della Monografia 8

MONOGRAFIE
8. Spiritualità, pratiche, maestri, illuminazione
☉ [Sessioni indicate nel testo] Legenda delle fonti a fondo pagina.
Capitolo 20

La parola enlightenment («illuminazione») porta con sé un’immagine molto forte: una condizione definitiva, riconoscibile, nella quale l’individuo avrebbe superato una volta per tutte una precedente limitazione. Il materiale di Elias non sostiene una definizione così univoca. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

La Sessione 200702181 parte da un’esperienza concreta. L’interlocutore paragona ciò che ha vissuto a un breve enlightenment («illuminazione») o satori («satori», esperienza improvvisa di comprensione nella terminologia Zen) e domanda a Elias se la definizione sia appropriata. Elias non rifiuta il termine. [Interlocutore / Elias — Sessione 200702181]

“Yes, you could express it in that manner.”
(«Sì, potreste esprimerlo in questo modo.») — Elias, Sessione 200702181

Il primo dato è quindi semplice ma importante: Elias ammette che una particolare esperienza possa essere chiamata enlightenment. [Elias — Sessione 200702181]

Subito dopo, però, Elias relativizza radicalmente il significato del termine:

“The definition or the identification of enlightenment would be different for different individuals…”
(«La definizione o l’identificazione dell’illuminazione sarebbe differente per individui differenti…»). — Elias, Sessione 200702181

E precisa che essa sarebbe associata a ciò che la persona genera come connessione con ciò che percepisce come the most sacred («ciò che considera più sacro»). [Elias — Sessione 200702181]

Questa formulazione impedisce di trattare l’illuminazione come un fenomeno dotato di una definizione unica e universale. Elias la collega alla configurazione individuale dell’esperienza e a ciò che quella persona riconosce come sacro. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 200702181]

Il «sacro», inoltre, non viene qui stabilito dall’esterno. La frase riguarda ciò che l’individuo percepisce come più sacro. [Elias — Sessione 200702181]

Questo sposta sensibilmente il problema. Enlightenment può essere meno il nome di una categoria oggettiva nella quale entrare e più il nome attribuito a una particolare qualità di esperienza. [Raccordo editoriale — Sessione 200702181]

Non significa che l’esperienza sia irreale o semplicemente soggettiva nel senso di arbitraria. Significa che il termine attraverso cui viene riconosciuta dipende anche dal significato che quella esperienza assume per l’individuo. [Raccordo editoriale — Sessione 200702181]

La Sessione 200702181 non fornisce quindi una tassonomia dell’illuminazione. Fa qualcosa di diverso: permette di conservare il termine, ma ne sottrae la pretesa di indicare necessariamente la stessa cosa per tutti. [Raccordo editoriale — Sessione 200702181]

La Sessione 1586 aggiunge un secondo elemento decisivo, ma qui l’attribuzione deve essere conservata con precisione. [Raccordo editoriale — Sessione 1586]

È l’interlocutrice a formulare:

“Enlightenment is not a finished product, that you can only be enlightened in moments.”
(«L’illuminazione non è un prodotto finito; si può essere illuminati soltanto in momenti.»)

Elias risponde:

“Correct.”
(«Corretto.») — Sessione 1586

Non dobbiamo quindi trasformare l’intera frase in una formulazione autonoma di Elias. Ciò che possiamo affermare è che Elias conferma esplicitamente questa formulazione dell’interlocutrice. [Interlocutrice / Elias — Sessione 1586]

La conseguenza è notevole: l’illuminazione può essere pensata come qualcosa che si manifesta nell’esperienza senza dover diventare una condizione permanente posseduta dall’individuo. [Raccordo editoriale — Sessione 1586]

Se un individuo sperimenta un momento che può essere chiamato «illuminazione», non segue automaticamente che egli diventi da quel momento un illuminato nel senso di una nuova identità stabile. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

Questa distinzione è forse il nodo più importante del capitolo. Una cosa è riconoscere una qualità dell’esperienza; un’altra è trasformarla in un attributo permanente della persona. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

La prima possibilità è chiaramente sostenuta dalle fonti. La seconda non lo è. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

Il linguaggio tradizionale tende spesso a sostantivare l’esperienza: dall’avere sperimentato un momento di illuminazione si passa facilmente all’essere «un illuminato». Il corpus di Elias invita invece a mantenere distinti questi due livelli. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

La Sessione 1586 contiene anche una formulazione diretta di Elias:

“Your outcomes are occurring in every moment — your process is an outcome. There is no finished product.”
(«I vostri risultati stanno avvenendo in ogni momento — il vostro processo è un risultato. Non esiste un prodotto finito.») — Elias, Sessione 1586

Per questo capitolo utilizziamo questa frase soltanto per delimitare il significato di enlightenment: non come approfondimento generale della questione del compimento, che appartiene al Capitolo 21. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1586]

Il punto qui è che un’esperienza di illuminazione non certifica l’avvenuta conclusione della persona. [Raccordo editoriale — Sessione 1586]

Può essere pienamente reale nel momento in cui viene vissuta senza diventare il possesso permanente di uno stato. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

La Sessione 1673 permette di evitare un’altra semplificazione. L’interlocutrice propone l’idea che tutti siano già enlightened («illuminati») e debbano semplicemente ricordarlo. Elias risponde soltanto:

“Partially.”
(«Parzialmente.») — Elias, Sessione 1673

Non ratifica dunque integralmente la formula. [Interlocutrice / Elias — Sessione 1673]

Elias sposta invece la discussione verso less separation («minore separazione»): minore isolamento e una relazione diversa con sé stessi, gli altri e ciò che appartiene alla propria realtà. [Elias — Sessione 1673]

Per questo non possiamo attribuirgli la proposizione «siamo tutti già illuminati» come sua dottrina. [Raccordo editoriale — Sessione 1673]

Il passaggio della 1673 è utile proprio perché, quando l’interlocutrice tenta di trasformare enlightenment in una condizione già posseduta da tutti, Elias non insiste sull’etichetta. Sposta l’attenzione su ciò che concretamente cambia nell’esperienza: minore separazione. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 1673]

Questo suggerisce una cautela metodologica: spesso è più fedele al corpus domandare che cosa viene sperimentato piuttosto che stabilire se la persona «è illuminata». [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1673]

L’esperienza può comprendere una diversa percezione di sé, del rapporto con gli altri o della connessione con ciò che viene vissuto; il termine enlightenment può essere uno dei modi attraverso cui una persona riconosce quel momento. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1673]

Non è necessario trasformarlo in una classificazione permanente dell’individuo. [Raccordo editoriale — Sessioni 1586, 1673]

Anche l’immaginario della persona illuminata come costantemente serena, positiva o beata richiede cautela. Il corpus non autorizza a utilizzare queste qualità come prova dell’illuminazione. [Raccordo editoriale — Sessione 202208241]

In altre fonti Elias contesta infatti l’associazione automatica fra maggiore espressione dell’Essenza e bliss («beatitudine»), comfort o positività permanente. [Elias — Sessione 202208241]

Questo riferimento rimane secondario nel presente capitolo, perché la questione verrà ripresa nel contesto del non-compimento; ma serve a evitare che «illuminazione» venga trasformata nel nome di uno stato emotivo uniforme e continuo. [Raccordo editoriale — Sessione 202208241]

Anche la Sessione 201401141 contribuisce a delimitare il termine. In risposta a una descrizione di pratiche Dzogchen, Elias contesta l’idea che separarsi maggiormente dall’espressione fisica significhi diventare più interconnessi, più illuminati o più spirituali. [Elias — Sessione 201401141]

“The idea of disconnecting from physical expression as being more interconnected or more enlightened or even more spiritual is a distortion.”
(«L’idea che disconnettersi dall’espressione fisica significhi essere più interconnessi, più illuminati o persino più spirituali è una distorsione.») — Elias, Sessione 201401141

Non riapriamo qui il tema della fisicità, già trattato ampiamente. La fonte serve soltanto a stabilire un limite: “illuminazione” non può essere dedotta dal grado di distacco dall’esperienza fisica. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 201401141]

La Sessione 200702181 permette così di conservare interamente la profondità dell’esperienza. Elias non la svaluta, non corregge l’interlocutore dicendogli che ciò che ha vissuto non è illuminazione. [Interlocutore / Elias — Sessione 200702181]

Ma nello stesso momento rifiuta implicitamente di trasformare quel riconoscimento in una definizione generale valida per tutti: l’identificazione dell’illuminazione varia secondo gli individui e secondo ciò che essi percepiscono come sacro. [Elias — Sessione 200702181]

Questa è forse la posizione più equilibrata che il corpus consente: l’esperienza può essere autentica senza che la sua etichetta diventi universale. [Raccordo editoriale — Sessione 200702181]

Possiamo quindi utilizzare con prudenza una parola come «riconoscimento». Elias non definisce tecnicamente enlightenment con questo termine nelle fonti qui considerate; si tratta di una nostra sintesi. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

Il vantaggio è che «riconoscimento» non suggerisce necessariamente l’acquisizione permanente di qualcosa che prima non esisteva. Permette di indicare un momento nel quale una certa qualità dell’esperienza diventa vissuta, evidente o significativa per l’individuo. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

In questo senso possiamo dire che il corpus documenta meglio momenti o esperienze riconosciuti come illuminazione che non una categoria stabile chiamata «persona illuminata». [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

Relativizzare il termine non significa renderlo privo di significato. [Raccordo editoriale — Sessione 200702181]

Se una persona vive un’esperienza che la mette in contatto con ciò che considera profondamente sacro e la riconosce come enlightenment, Elias consente quella denominazione. [Elias / raccordo editoriale — Sessione 200702181]

Ciò che viene meno è la possibilità di usare quella parola come misura universale attraverso cui classificare tutte le esperienze e tutte le persone. [Raccordo editoriale — Sessione 200702181]

Il termine conserva quindi un valore esperienziale, ma perde gran parte della sua funzione classificatoria. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

Da questa impostazione deriva anche che non abbiamo nelle fonti una lista di condizioni che debbano verificarsi affinché un’esperienza possa essere certificata come illuminazione. [Raccordo editoriale — Sessione 200702181]

Non troviamo una durata minima, una particolare emozione obbligatoria, un determinato stato di coscienza o una sequenza universale di passaggi. [Raccordo editoriale — Sessione 200702181]

Al contrario, Elias insiste sulla variabilità dell’identificazione individuale. [Elias — Sessione 200702181]

Questo non significa che qualsiasi esperienza debba automaticamente essere chiamata illuminazione; significa che il corpus non ci fornisce un criterio universale attraverso cui imporre dall’esterno quella denominazione. [Raccordo editoriale — Sessione 200702181]

La differenza più significativa riguarda forse il verbo implicito che utilizziamo. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

— «Essere illuminato» suggerisce una condizione posseduta.
— «Sperimentare qualcosa riconoscibile come illuminazione» conserva invece il carattere dinamico e individuale documentato nelle fonti. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

La seconda formulazione è quindi più vicina al materiale disponibile, purché non venga trasformata a sua volta in una definizione tecnica che Elias non ha fornito. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586]

Elias non elimina la parola enlightenment («illuminazione»). Nella Sessione 200702181 accetta che una particolare esperienza possa essere chiamata in questo modo. [Elias — Sessione 200702181]

Ma subito precisa che la definizione o identificazione dell’illuminazione varia da individuo a individuo ed è collegata a ciò che ciascuno percepisce come più sacro. [Elias — Sessione 200702181]

La Sessione 1586 introduce un secondo limite fondamentale: l’idea dell’illuminazione «in momenti» viene proposta dall’interlocutrice e confermata da Elias. Non abbiamo quindi bisogno di trasformare l’esperienza in uno status definitivamente acquisito. [Interlocutrice / Elias — Sessione 1586]

E la Sessione 1673 impedisce l’operazione opposta: neppure la formula «siamo tutti già illuminati» può essere attribuita direttamente a Elias, che la accoglie soltanto «parzialmente» e sposta l’attenzione verso una minore separazione. [Interlocutrice / Elias — Sessione 1673]

La formulazione più prudente è dunque questa: nel corpus di Elias, l’illuminazione è meglio documentata come esperienza o riconoscimento individuale, anche momentaneo, che come condizione universale, uniforme e stabilmente posseduta. [Raccordo editoriale — Sessioni 200702181, 1586, 1673]

Ma questa conclusione apre immediatamente un problema più ampio. Se non possiamo identificare l’illuminazione con uno stato definitivamente acquisito, che cosa accade all’idea stessa di un traguardo spirituale? Se il processo non conduce a un prodotto finale, che cosa significa avanzare, realizzare, approfondire? È il tema del Capitolo 21. [Raccordo editoriale — ponte verso Sessioni 1447, 1586]


  • Sessione 200702181 — enlightenment («illuminazione») come identificazione individuale dell’esperienza in rapporto a ciò che viene percepito come sacro.
  • Sessione 1586 — «illuminazione in momenti», formulazione dell’interlocutrice confermata da Elias; nessun finished product («prodotto finito»).
  • Sessione 1673 — «siamo tutti illuminati» accolto soltanto «parzialmente»; spostamento verso less separation («minore separazione»).
  • Sessione 201401141 — limite secondario: illuminazione non identificabile con il distacco dall’espressione fisica.

[Elias — Sessione X]: affermazione direttamente attribuibile a Elias;
[Interlocutore / Elias — Sessione X]: la formulazione nasce dal dialogo e occorre distinguere proposta e risposta;
[Raccordo editoriale — Sessione/i X]: formulazione nostra, ricavata dalle fonti indicate.


© Copyright
Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org

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