☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
3. Le espressioni della coscienza
☉Fonti del capitolo presente [Sessione…]
PARTE V — Le relazioni nella simultaneità — Capitolo 2
Nel capitolo precedente abbiamo visto che i focus non costituiscono manifestazioni isolate. Essi appartengono alla medesima Essenza e, per questo motivo, la loro relazione non può essere interpretata esclusivamente secondo i criteri della realtà fisica.
Sorge allora una domanda: perché è così difficile comprendere il modo in cui le Essenze si relazionano tra loro?
Elias risponde osservando che il linguaggio della realtà fisica nasce dalla percezione. Quando descriviamo una relazione immaginiamo inevitabilmente due individui distinti che si incontrano, comunicano o si scambiano qualcosa. Questa rappresentazione, però, appartiene esclusivamente all’esperienza del focus fisico.
Per questo Elias premette che qualsiasi spiegazione delle relazioni tra Essenze risulta inevitabilmente limitata dal linguaggio umano.
“This is difficult to be explaining to you within physical language and terminology… I am translating into your language concepts that do not translate well within the confines of your understanding.”
È difficile spiegarvelo usando il linguaggio e la terminologia del mondo fisico… Sto traducendo nella vostra lingua concetti che non si prestano bene a essere tradotti entro i limiti della vostra comprensione.
Per chiarire questa difficoltà, Elias distingue il modo in cui opera il focus da quello in cui opera l’Essenza.
Il focus vive attraverso la percezione. È la percezione che costruisce l’esperienza della separazione, permettendo di distinguere un individuo dall’altro, ciò che appartiene a sé da ciò che proviene dall’esterno, il soggetto dall’oggetto.
L’Essenza, invece, non utilizza questa modalità di esperienza. Elias afferma con estrema chiarezza:
“Within essence, there is no creation of perception, for perception is a translation, and within essence, this translation is unnecessary.”
Nell’essenza non vi è creazione della percezione, poiché la percezione è una traduzione, e nell’essenza tale traduzione non è necessaria.
Questa affermazione costituisce uno dei passaggi fondamentali del suo insegnamento. La percezione non appartiene alla coscienza in quanto tale. Appartiene alla manifestazione fisica. Essa rappresenta una traduzione della realtà, necessaria affinché il focus possa vivere l’esperienza dell’individualità, della separazione e dell’esplorazione oggettiva.
Per questo motivo le categorie con cui il focus interpreta le relazioni — incontro, distanza, comunicazione, scambio — non possono essere trasferite automaticamente al livello dell’Essenza.
Quando Elias descrive ciò che avviene tra Essenze, egli invita quindi ad abbandonare l’immagine di individui che entrano in relazione.
Nell’Essenza non esiste quella separazione percettiva che rende necessaria tale rappresentazione. Di conseguenza, anche il linguaggio si rivela inevitabilmente approssimativo.
Le parole possono orientare la comprensione, ma non possono riprodurre direttamente un’esperienza che non è mediata dalla percezione. Per questa ragione Elias insiste sul fatto che il lettore non dovrebbe cercare di immaginare ciò che accade nell’Essenza utilizzando i modelli abituali della realtà fisica.
Prima ancora di comprendere come le Essenze si relazionano, è necessario comprendere perché tale relazione non possa essere descritta come un rapporto tra individui distinti.
Solo dopo aver chiarito questo punto diventa possibile affrontare il concetto che Elias utilizza per descrivere questa particolare modalità di relazione: la mergence (la fusione).
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org