☉La pagina base dell’insegnamento di Elias con le informazioni necessarie e l’elenco dei post pubblicati. In questa pagina le sessioni tradotte in veste integrale o come estratti.
MONOGRAFIE
4. La sofferenza
☉Fonti del capitolo presente [Sessione 3; 1381]
Capitolo 9
L’insegnamento di Elias propone una concezione della sofferenza che si distingue nettamente da molte interpretazioni religiose, spirituali e filosofiche.
Questa distinzione non nasce da una critica diretta di altre tradizioni, ma dal modo in cui Elias descrive costantemente l’esperienza, il focus e l’Essenza.
Dall’insieme del corpus emergono alcuni punti che sembrano costituire autentici principi del suo insegnamento.
La sofferenza non è una punizione
Elias non collega mai il dolore o la sofferenza a una colpa da espiare, a un limite di comprensione.
L’Essenza non distribuisce esperienze dolorose come premio o castigo.
Il focus genera la propria esperienza attraverso la percezione, le credenze, gli intenti e le scelte: è in questo contesto che si può generare l’esperienza della sofferenza.
La sofferenza non è una redenzione
In nessuna delle sessioni analizzate Elias afferma che sia necessario soffrire per purificarsi, elevarsi o avvicinarsi all’Essenza. Al contrario, nella Sessione 3 afferma esplicitamente:
“Pain is unnecessary.”
Il dolore non è necessario.
La sofferenza non costituisce una via privilegiata verso la consapevolezza.
La sofferenza non è un obbligo evolutivo
L’esperienza fisica non viene descritta come un percorso obbligato di crescita attraverso il dolore.
L’Essenza esplora tutte le possibilità dell’esperienza. Tra queste vi sono anche quelle che il focus vive come sofferenza.
Esse non sono però considerate superiori o più preziose delle altre, o inferiori e da evitare. Sono, semplicemente, esperienze.
Questa prospettiva trova una formulazione particolarmente chiara nella Sessione 1381, dove Elias osserva che alcuni focus scelgono di esplorare esperienze che noi giudichiamo dolorose o indesiderabili, aggiungendo che, dal punto di vista dell’Essenza, esse sono “merely experiences.” (Semplicemente esperienze).
La sofferenza non definisce il valore del focus
Nel corpus non esiste alcuna gerarchia morale tra focus che vivono esperienze serene e focus che attraversano esperienze dolorose.
La qualità dell’esperienza non misura il valore dell’individuo.
Ogni focus costituisce un’espressione autentica dell’Essenza.
La sofferenza non è un destino inevitabile
Le sessioni dedicate alla paura, alla fiducia, all’allowing e al remembering mostrano costantemente che il focus può modificare la propria esperienza.
La sofferenza non viene presentata come una condanna irreversibile.
Essa può cessare quando cambia la relazione del focus con se stesso, con le proprie credenze e con la propria espressione.
La sofferenza non è il fine dell’esperienza
L’esperienza non esiste per soffrire. Esiste per esplorare.
La sofferenza rappresenta una delle molte modalità attraverso cui un focus può vivere l’esperienza fisica, ma non ne costituisce il significato né l’obiettivo.
Una prospettiva diversa
Nel corso di questa monografia è emerso progressivamente un principio che attraversa molte sessioni dell’insegnamento di Elias.
- La sofferenza appartiene all’esperienza del focus.
- L’Essenza non la interpreta come punizione, sacrificio, prova o redenzione.
- Essa osserva l’esperienza senza attribuirle un valore morale.
Parallelamente, Elias rassicura continuamente il focus che l’espansione della consapevolezza non comporta la perdita della propria identità.
La sofferenza non viene quindi superata attraverso il sacrificio di sé, ma attraverso una relazione diversa con se stessi: una relazione nella quale il focus può permettersi di esprimere pienamente ciò che è, senza temere che questo riconoscimento lo privi della propria individualità.
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Estratti delle trascrizioni di Elias riprodotti in queste pagine: copyright Mary Ennis. Tutti i diritti riservati. Fonte ufficiale delle trascrizioni e delle registrazioni audio di Elias: Eliasweb.org